Cosa fare in caso di rottura di protesi mammarie dopo mastectomia

ROTTURA PROTESI MAMMARIE DOPO MASTOPLASTICA ADDITIVA

Le pazienti sottoposte a mastoplastica additiva con protesi mammarie al silicone in gel coesivo debbono sapere che le protesi mammarie hanno una durata limitata nel tempo e in caso di rottura o di contrattura capsulare potrebbe essere necessario rimuoverle e sostituirle.

Vari fattori possono concorrere alla rottura protesica, quali ad esempio difetti di produzione (rarissimi), importanti traumi al seno, infezioni,contrattura capsulare e comunque sono soggette a deterioramento con il passare degli anni.

Attualmente l'incidenza di rottura degli impianti protesici è comunemente stimata intorno al 4-6 %

Anche la contrattura capsulare può verificarsi con il passare degli anni e può essere bilaterale o monolaterale. Il tessuto cicatriziale che avvolge la protesi (capsula) può infiammarsi e ispessirsi , strangolarla  e deformarla, con conseguente dolore e  talvolta dislocazione.

SE LA TUA PROTESI MAMMARIA SI ROMPE

Tutte le protesi mammarie prima o poi si romperanno. Che durino a  vita sarà ancora tutto da dimostrare.

Alcune si possono rompere anche nei primi anni , ma più passano gli anni e più sale il rischio di rottura .Tuttavia non è sempre semplice riconoscere la rottura.  Vedremo ora alcune informazioni che possono esserti utili.

PROTESI MAMMARIE AL SILICONE

Se si rompe una protesi mammaria in gel di silicone, il contenuto (specilamente in quelle di ultima generazione in gel coesivo) di solito perde molto lentamente. Una protesi rotta talvolta viene scoperta solo quando si rimuove anche per altre cause.

In tal caso comunque possono accadere 2 cose:

1) Rottura intracapsulare : sono le più frequenti (90%)  Il gel di silicone esce dall’involucro della protesi, ma resta all’interno della tasca protesica, ed è un evenienza molto frequente nelle protesi di ultima generazione in gel coesivo.

2) Rotture extracapsulari   (10 %)  Il silicone talvolta può uscire dalla tasca protesica, Può avvenire in caso di protesi di vecchia generazione il silicone liquido o semiliquido .In questi casi l’evento è più pericoloso in quanto il silicone può migrare soprattutto ai linfonodi ascellari e talvolta si è riscontrato anche a livello dei polmoni.

Come posso scoprire se le protesi sono rotte?

In alcuni casi si nota un pò di dolore alla palpazione della mammella e si può avere una cambiamento delle dimensioni e della forma di questa. Talvolta  è successo che alcune pazienti non abbiano  avvisato nessun sintomo e cambiamento e quindi solo una rimozione dettata  per altri motivi ne ha dato riscontro. Puo succedere  ad  esempio che in caso di  esami strumentali occasionali  quali  ad esempio la risonanza magnetica o un ecografia ci siano stati referti  di sospetta rottura protesica senza che la paziente avesse nessun sintomo.

Cosa si deve fare se le protesi sono rotte?

Il consiglio migliore che si possa dare è quello di ricorrere quanto prima alla rimozione :  in questo caso sta sempre al chirurgo una volta consigliare alla paziente cosa sia migliore fare cio[ se rimuovere e sostituirle oppure se sia il caso di rimuoverle , aspettare che la situazione locale migliori e riposizionarle doipo alcuni mesi.

RIMOZIONE E SOSTITUZIONE PROTESI MAMMARIE

La rimozione delle protesi rotte in gel di silicone e soprattutto in silicone semiliquido non è sempre un intervento semplice come alcune donne pensano.

La rimozione delle protesi mammarie talvolta richiede una buona esperienza e capacità da parte del chirurgo in quanto  gli interventi potrebbero essere  complessi e  in caso di rimozione  anche della  capsula potrebbero non garantire un risultato estetico ottimale .

E molto importante che il chirurgo valuti se sia il caso di rimuovere sempre insieme alla protesi rotta anche la capsula in un blocco unico, in quanto altrimenti può rimanere silicone fuoriuscito oppure essersi creati focolai di batteri che possono dare problemi nel postoperatorio soprattutto se si opta per mettere nuove protesi. Se sono presenti focolai di infezione sarebbe opportuno sempre non inserire nuove protesi ma optare per una buona detersione, terapia antibiotica e possibilità di rimettere le protes ia  a distanza di alcuni mesi.

RUOLO DELLA RISONANZA NELLO STUDIO DELLE PROTESI

 Ruolo della Risonanza nello studio delle protesi - Mastoplastica Additiva
L'impiego della Risonanza magnetica nello studio degli impianti protesici mammari fu introdotta negli anni '90 per mettere in evidenza possibili complicanze delle protesi in silicone.Infatti le sequenze riescono a differenziare molto bene il silicone dal circostante tessuto ghiandolare.

In particolar modo le immagini della risonanza danno informaziuoni molto utili in caso di rottura intracapsulare, di rottura extracapsulare con stravaso di silicone, di dislocamento  delle protesi ed in alcuni casi anche di presenza di focolai di infezione.

Molto utile la risonanza è nei casi di contrattura capsulare dando molte notizie sull'eventuale spessore della capsula periprotesica e della possibile iniziale deformazione della protesi , che potrebbe portare ad una futura rottura.

Per maggiori informazioni vai su www.mastoplasticaroma.com a cura del Prof. Massimo Vergine

Utilità dei test genomici nel tumore della mammella


Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della chemioterapia per pazienti con tumore al seno sensibile agli estrogeni
Salvavita, eppure tossica. Gli effetti indesiderati della chemioterapia sono ben noti: caduta dei capelli, fatigue, alterazione della funzionalità di fegato e reni, nausea, vomito e disturbi neurologici – solo per dirne alcuni. Per una donna in lotta contro il tumore al seno, sono per forza ripercussioni necessarie? Con l’avvento dei test genomici (o multigenici), da anni, si cerca di dare una risposta personalizzata a questa domanda. Si tratta di esami che analizzano gruppi di geni del tumore, per stimare la risposta alla chemioterapia e la possibilità che si sviluppi una recidiva negli anni. L’obiettivo è capire in quali casi la sola terapia ormonale sia sufficiente a rallentare la progressione del cancro. E dal San Antonio Breast Cancer Symposium, che si è da poco concluso in Texas, arrivano nuovi dati a conferma della validità di questi test.

Rischio di recidiva a distanza del carcinoma mammario positivo per il recettore ormonale 20 anni dopo la diagnosi iniziale



La somministrazione di terapia endocrina per 5 anni riduce sostanzialmente i tassi di recidiva durante e dopo il trattamento nelle donne con carcinoma mammario posato in stadio precoce, con recettori estrogenici (ER). Estendere tale terapia oltre i 5 anni offre ulteriore protezione, ma ha ulteriori effetti collaterali. Ottenere dati sul rischio assoluto di ricorrenza a distanza successiva se la terapia si arresta a 5 anni potrebbe aiutare a determinare se estendere il trattamento.

METODI

In questa meta-analisi dei risultati di 88 studi condotti su 62.923 donne con carcinoma mammario ER-positivo che erano esenti da malattia dopo 5 anni di terapia endocrina programmata, abbiamo utilizzato le analisi di regressione di Kaplan-Meier e Cox, stratificate in base allo studio e al trattamento, per valutare le associazioni di diametro del tumore e stato linfonodale (TN), grado del tumore e altri fattori con esiti dei pazienti durante il periodo da 5 a 20 anni.

RISULTATI

Le recidive del cancro al seno si sono verificate ad un ritmo costante durante tutto il periodo di studio da 5 a 20 anni. Il rischio di recidiva a distanza era fortemente correlato con lo stato originale di TN
. Tra i pazienti con malattia di stadio T1, il rischio di recidiva a distanza era del 13% senza coinvolgimento nodale (T1N0), il 20% con uno o tre nodi coinvolti (T1N1-3) e il 34% con quattro o nove nodi coinvolti (T1N4- 9); tra quelli con malattia di stadio T2, i rischi erano del 19% con T2N0, il 26% con T2N1-3 e il 41% con T2N4-9. Il rischio di morte per cancro al seno era analogamente dipendente dallo stato di TN, ma il rischio di cancro al seno controlaterale non lo era. Dato lo stato di TN, i fattori di grado tumorale (disponibili in 43.590 pazienti) e lo stato di Ki-67 (disponibile in 7692 pazienti), che sono fortemente correlati tra loro, erano solo di moderato valore predittivo indipendente per recidiva a distanza, ma lo stato per quanto riguarda il recettore del progesterone (in 54.115 pazienti) e il recettore del fattore di crescita epidermico umano tipo 2 (HER2) (in 15.418 pazienti in studi senza uso di trastuzumab) non era predittivo. Durante il periodo di studio da 5 a 20 anni, il rischio assoluto di recidiva a distanza tra i pazienti con carcinoma mammario T1N0 era del 10% per malattia di basso grado, del 13% per malattia di grado moderato e del 17% per malattia di alto grado; i rischi corrispondenti di qualsiasi recidiva o di un carcinoma mammario controlaterale erano del 17%, 22% e 26%, rispettivamente.

CONCLUSIONI

Dopo 5 anni di terapia endocrina adiuvante, le recidive del carcinoma mammario hanno continuato a verificarsi in modo costante per tutto il periodo di studio da 5 a 20 anni. Il rischio di recidiva a distanza era fortemente correlato con lo stato di TN originale, con rischi che vanno dal 10 al 41%, a seconda dello stato di TN e del grado di tumore.

La ricerca è pubblicata in the Nov. 9, 2017 issue of the New England Journal of Medicine. Read the abstract of “20-Year Risks of Breast-Cancer Recurrence after Stopping Endocrine Therapy at 5 Years.”


A cura del prof. Massimo Vergine   www.senologia.eu

Torna l'OTTOBRE ROSA per la prevenzione del tumore al seno


CIVITAVECCHIA – Torna anche quest’anno “Ottobre Rosa”, la campagna di prevenzione contro i tumori al seno. Durante tutto il mese, l’offerta della mammografia di screening verrà ampliata anche alle donne che non rientrano nei percorsi organizzati. Oltre ai centri di screening ci sono 45 strutture sanitarie che hanno aderito all’iniziativa per effettuare mammografie di prevenzione.
“Se hai tra i 45 e i 49 anni ad ottobre puoi prenotare una mammografia gratuita presso le Strutture Sanitarie e nella tua Asl. Se hai tra i 50 e i 74 anni la regione Lazio ti offre tutto l’anno percorsi di prevenzione gratuiti del tumore al seno”. La scritta su sfondo rosa è stampata sugli opuscoli che in questi giorni si stanno distribuendo in tutte le strutture sanitarie aperte al pubblico del territorio della Asl Roma 4.
E’ importante ricordare il percorso offerto tutto l’anno dello screening gratuito: riceverai una lettera di invito con un appuntamento già fissato presso il centro di screening della Asl di appartenenza per essere inserita nel percorso; in caso di risultato di test sospetto o dubbio, verrai invitata ad eseguire esami di approfondimento presso un centro specializzato. In caso in cui dagli accertamenti emergano patologie, il centro di screening di 2 livello ti garantisce l’assistenza al percorso di cura dove sarai assistita.
Oggi l’85% delle donne che si ammalano di tumore del seno possono guarire. Circa 30.000 ogni anno. La lotta al tumore al seno parte dalla prevenzione :la prevenzione ti salva la vita. Una donna ogni 10 viene colpita dal tumore al seno e anche se il tasso di mortalità è in diminuzione i casi aumentano di anno in anno. La migliore arma rimane la prevenzione costante e accurata che ogni donna dovrebbe segnare nel proprio calendario. Una mammografia fatta in tempo può cambiare le cose e salvarti la vita.
Un prezioso sostegno per lo svolgimento della campagna, viene dato come ogni anno dalle volontarie dell’associazione ANDOS Onlus (Associazione nazionale donne operate al seno) che si stanno occupando in questi giorni della distribuzione degli opuscoli, e dell’accoglienza in tutti i presidi coinvolti.

Prevenzione Tumori nelle donne: gli esami da fare dai 25 anni in avanti



Prevenzione contro i tumori: ecco tutti i controlli e gli esami che le donne dai 25 anni in su dovrebbero fare. L’elenco è stato stilato dalla Fondazione Umberto Veronesi con il suo progetto Pink is Goodvolto a promuove la prevenzione come veicolo indispensabile per individuare il tumore al seno e gli altri tumori femminili nelle loro primissime fasi.
    
Si tratta di accertamenti e trattamenti specifici che possono essere prescritti dal proprio medico di base, spiega l’Huffington Post. La Fondazione ha elencato gli esami ai quali sarebbe meglio sottoporsi in base alla propria età.
dei segnali allarmanti, con un una pagina dedicata sul suo sito, la Fondazione ha elencato gli esami ai quali sottoporsi in base all’età:
DAI 25 AI 40 ANNI – Autopalpazione del seno (2 o 3 giorno dopo ogni ciclo mestruale). Almeno una volta visita senologica, ecografia mammaria e visita ginecologica con almeno una volta ecografia transvaginale, da ripetere secondo il parere del medico di fiducia. Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
DAI 40 AI 50 ANNI: Autopalpazione del seno (2-3 giorni dopo ogni ciclo mestruale). Visita senologica, mammografia ed ecografia mammaria e visita ginecologica con ecografia transvaginale (ogni 1-2 anni). Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
OLTRE I 50 ANNI: Autopalpazione del seno (una volta al mese). Visita senologica, mammografia ed ecografia mammaria, visita ginecologica con ecografia transvaginale (ogni anno). Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
Oltre a questi esami è importante pensare anche alla prevenzione nella quotidianità, che passa attraverso uno stile di vita sano, con una alimentazione equilibrata ed esercizio fisico. Il consiglio è di fare almeno trenta minuti al giorno di attività motoria, di seguire una dieta ricca di fibre (frutta, verdura e cereali integrali), limitare il consumo di sale e di alcolici, ma anche di zuccheri e carni lavorate.
Grazie ai passi avanti compiuti dagli studi scientifici, oggi nove donne su dieci a cui il tumore è stato diagnosticato in fase iniziale guariscono. “La ricerca ha cambiato la vita di migliaia di donne”, scrive Fondazione Veronesi, “per questo è importante che si continui a lavorare per individuare soluzioni innovative, anticipando il più possibile la diagnosi, trovando nuove terapie e nuovi farmaci, in grado di sconfiggere definitivamente il tumore al seno”.

Seno tuberoso

Il seno tuberoso è una malformazione di sviluppo ghiandolare così chiamata per la somiglianza con una radice tuberiforme.
La base della mammella è ridotta sia nel diametro orizzontale che nel diametro ventrale e durante lo sviluppo si proietta in avanti ma non raggiunge la caratteristica di mammella normale.
I primi chirurghi che negli anni 70 hanno studiato la malformazione della mammella tuberosa dal punto di vista anatomico hanno concluso sulle seguenti alterazioni
1) ipertrofia del complesso areola-capezzolo
2) pseudoerniazione del contenuto mammario attraverso l'areola
3) ipoplasia mammaria frequentemente associata ad asimmetria
4) restringimento verticale con riduzione del diametro super-inferiore della base della mammella
5) restringimento del diametro trasversale della base della mammella

Possibili cause del seno tuberoso


Durante l'età puberale con lo stimolo ormonale si verifica di solito lo sviluppo della mammella sia della base che della proiezione in avanti.
Secondo molti chirurghi la causa principale si fa risalire ad una malformazione della fascia superficiale soprattutto nel polo inferiore che provocherebbe delle aderenze tra derma e piano muscolare.
Tale anomalia crea un anormale sviluppo della mammella nella sua base, e quindi l'accrescimento avverrebbe prevalentemente in avanti causando la forma tuberosa e l'allargamento dell'areola.
In alcuni casi si verifica anche l'erniazione della ghiandola attraverso l'areola.

Classificazione delle mammelle tuberose


Nel corso di questi ultimi anni si è cercato di dare una classificazione in base al grado delle anomalie presenti nella mammella tuberosa con le seguenti 4 classi
Tipo 1) Ipoplasia del quadrante infero-interno
Tipo 2) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con sufficiente cute nella regione sotto-areolare.
Tipo 3) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con insufficiente cute nella regione sotto-areolare
Tipo 4) restringimento mammario grave. base mammaria molto piccola.

tecnica chirurgica per le mammelle tuberose


Nel corso degli anni sono state proposte numerose tecniche per la correzione chirurgica delle mammelle tuberose.
Le tecniche attualmente più seguite tendono comunque a correggere la deformità dovuta all'anello costrittore tramite un confezionamento di un lembo dermo-adiposo-ghiandolare a peduncolo inferiore.
In caso ci sia un ipoplasia mammaria si può inserire una protesi mammaria al gel coesivo di silicone.
In quasi tutti i casi viene ridotta il diametro dell'areola praticando una sutura periareolare a "borsa di tabacco" in nylon.

Informazioni sulla mammella tuberosa

Per ulteriori  informazioni e appuntamenti
Prof. Massimo Vergine
           
Per maggiori informazioni
La mammella tuberosa è una malformazione di sviluppo ghiandolare così chiamata per la somiglianza con una radice tuberiforme.
La base della mammella è ridotta sia nel diametro orizzontale che nel diametro ventrale e durante lo sviluppo si proietta in avanti ma non raggiunge la caratteristica di mammella normale.
I primi chirurghi che negli anni 70 hanno studiato la malformazione della mammella tuberosa dal punto di vista anatomico hanno concluso sulle seguenti alterazioni
1) ipertrofia del complesso areola-capezzolo
2) pseudoerniazione del contenuto mammario attraverso l'areola
3) ipoplasia mammaria frequentemente associata ad asimmetria
4) restringimento verticale con riduzione del diametro super-inferiore della base della mammella
5) restringimento del diametro trasversale della base della mammella

Possibili cause della mammella tuberosa


Durante l'età puberale con lo stimolo ormonale si verifica di solito lo sviluppo della mammella sia della base che della proiezione in avanti.
Secondo molti chirurghi la causa principale si fa risalire ad una malformazione della fascia superficiale soprattutto nel polo inferiore che provocherebbe delle aderenze tra derma e piano muscolare.
Tale anomalia crea un anormale sviluppo della mammella nella sua base, e quindi l'accrescimento avverrebbe prevalentemente in avanti causando la forma tuberosa e l'allargamento dell'areola.
In alcuni casi si verifica anche l'erniazione della ghiandola attraverso l'areola.

Classificazione delle mammelle tuberose


Nel corso di questi ultimi anni si è cercato di dare una classificazione in base al grado delle anomalie presenti nella mammella tuberosa con le seguenti 4 classi
Tipo 1) Ipoplasia del quadrante infero-interno
Tipo 2) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con sufficiente cute nella regione sotto-areolare.
Tipo 3) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con insufficiente cute nella regione sotto-areolare
Tipo 4) restringimento mammario grave. base mammaria molto piccola.

tecnica chirurgica per le mammelle tuberose


Nel corso degli anni sono state proposte numerose tecniche per la correzione chirurgica delle mammelle tuberose.
Le tecniche attualmente più seguite tendono comunque a correggere la deformità dovuta all'anello costrittore tramite un confezionamento di un lembo dermo-adiposo-ghiandolare a peduncolo inferiore.
In caso ci sia un ipoplasia mammaria si può inserire una protesi mammaria al gel coesivo di silicone.
In quasi tutti i casi viene ridotta il diametro dell'areola praticando una sutura periareolare a "borsa di tabacco" in nylon.

Informazioni sulla mammella tuberosa

Per ulteriori  informazioni e appuntamenti
Prof. Massimo Vergine
           
http://www.mastoplasticaroma.com/1/mammella_tuberosa_2487339.html


Studio medico-One Day medical center


Via Attilio Ambrosini114-Roma tel.: 06.45212038

  cellulare .:  3396166430


Studio medico-One Day medical center


Via Attilio Ambrosini114-Roma tel.: 06.45212038

  cellulare .:  3396166430

IL fibroadenoma della mammella

 

IL fibroadenoma della mammella

I fibroadenomi sono tumori benigni che si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale . Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.

ASPETTO CLINICO
Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa mediante autopalpazione con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO
Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi.
La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente.

A cura del prof. Massimo Vergine

Per maggiori informazioni sulle patologie mammarie http://www.senologia.eu





Cosa fare in caso di rottura di protesi mammarie dopo mastectomia

ROTTURA PROTESI MAMMARIE DOPO MASTOPLASTICA ADDITIVA Le pazienti sottoposte a mastoplastica additiva con protesi mammarie al silicone in...