Tumore al seno e all'ovaio: misure preventive da adottare

Tumore al seno e all’ovaio, quali sono le misure preventive da adottare?

 Il tumore al seno rappresenta la prima causa di morte per malattia oncologica nella popolazione femminile.
La ricerca scientifica sta compiendo enormi passi avanti nella lotta contro iltumore ovarico  al seno, al cervello e al colon-retto tramite lo sviluppo di terapie innovative e personalizzate, test di screening e nuovi metodi di diagnosi. Inoltre, recentemente, si è rafforzato molto il concetto secondo cui prima ancora di “curare” un tumore è possibile prevenirne l’eventuale insorgenza, così da limitarne le probabili gravi conseguenze.
Il tumore al seno rappresenta la prima causa di morte per malattia oncologica nella popolazione femminile1. Tuttavia, le possibilità di sopravvivenza a cinque anni da una diagnosi precoce di tumore al seno delle donne trattate arriva fino al 98%¹. I tumori originano da alterazioni nelle cellule favorite da uno stile di vita poco sano, un’alimentazione scorretta, inquinamento e mutazioni genetiche. Quest’ultime sono la causa dei tumori familiari e la trasmissibilità è legata appunto alla trasmissione di una mutazione genetica, come nel caso del tumore al seno e all’ovaio. Infatti, il 10% circa di queste neoplasie è riconducibile a mutazioni a carico dei geni BRCA (BReast CAncer)2,3.
La profilassi, che si divide in primaria e in secondaria, è la procedura medica che ha la finalità di prevenire la comparsa di un tumore.
La profilassi primaria prevede l’identificazione di eventuali fattori di rischio alla base dell’insorgenza tumorale. Cosa si può fare per conoscerli? Il primo step è quello di informarsi correttamente per attuare un piano di prevenzione vero e proprio. Un’alimentazione sana e la pratica regolare di attività sportiva contribuiscono enormemente a diminuire il rischio d’insorgenza di tumori4. Tuttavia, alcuni tipi di tumore, come quello al seno e all’ovaio, possono essere causati da mutazioni genetiche che è bene conoscere. Le donne con mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 hanno l’87% di probabilità in più di sviluppare il cancro al seno, mentre per il tumore all’ovaio la percentuale è di circa il 40%5.
La profilassi secondaria consiste invece nella diagnosi tempestiva di una patologia tumorale grazie alla quale è possibile intervenire in maniera precoce e mirata così da aumentare le opportunità terapeutiche e le possibilità di guarigione.
Percorsi di screening e controlli periodici con medici specialisti permettono di effettuare una diagnosi precoce. Individuare l’eventuale presenza di mutazioni a carico dei geni BRCA, associate al tumore alla mammella e all’ovaio, è dunque essenziale per la prevenzione. Per questo è consigliabile sottoporsi ad esempio al test BRCA, un test genetico specifico effettuato con un semplice campione di sangue o di saliva da cui viene analizzato il DNA per rilevare eventuali mutazioni.
Fonti:
  1. Nastro Rosa 2014 – LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)
  2. Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42
  3. Pal T, PermuthWey J, Betts JA, et al. BRCA1 and BRCA2 mutations account for a large proportion of ovarian carcinoma cases. Cancer 2005; 104(12):2807–16
  4. Diet, nutrition and the prevention of cancer – Timothy J. Key, Arthur Schatzkin, Walter C. Willett, Naomi E. Allen, Elizabeth A. Spencer and Ruth C. Travis
  5. Ferla R. et al. (2007). Founder mutations in BRCA1 and BRCA2 genes. Annals of Oncology. 18; (Supplement 6):vi93-vi98
     Per maggiori informazioni sul test BRCA visita: www.brcasorgente.it

Ereditarietà dei tumori del seno e delle ovaie


Ereditarietà dei tumori al seno ed alle ovaie 

Sindromi neoplastiche ereditarie
I tumori sono malattie tipicamente multifattoriali, alla cui insorgenza, cioè, concorrono molte concause, sia di tipo ambientale che genetico. Nella maggior parte dei casi (le cosiddette forme sporadiche, oltre 80% dei casi) l’insorgenza di un tumore in un singolo individuo appare casuale o eventualmente associata all’esposizione a specifici fattori di rischio (per esempio, il fumo di sigaretta o le radiazioni) o a particolari stili di vita (per esempio, le abitudini alimentari, o la sedentarietà). In alcuni casi, tuttavia, una o più tipologie di tumore possono colpire più individui della stessa famiglia (forme familiari). Lo studio approfondito di queste circostanze ha condotto alla identificazione di alterazioni genetiche che possono essere trasmesse di generazione in generazione (cioè ereditate) e che sono fortemente legate alla trasformazione di una cellula normale in una tumorale. Ad oggi, conosciamo un gran numero di sindromi neoplastiche ereditarie, cioè condizioni in cui la ricorrenza familiare di tumore riconosce come causa principale la trasmissione ereditaria di specifiche alterazioni genetiche.
Mentre in alcuni casi, ereditare una di queste alterazioni genetiche comporta quasi certamente lo sviluppo di un tumore (come nel caso delle mutazioni del gene APC nei soggetti affetti da Poliposi Adenomatosa Familiare del colon), in altri casi l’alterazione genetica eventualmente ereditata non conferisce certezza di sviluppare la neoplasia, ma determina un aumento sensibile del rischio che questo accada, rispetto alla popolazione generale.
Alterazioni genetiche e rischio di tumori al seno
Per quanto riguarda i tumori al seno (ed alle ovaie) circa il 5-10% dei casi è associato ad alterazioni genetiche ereditabili, ed in questi casi, di solito, la malattia si manifesta in più membri della stessa famiglia.
Nel 1994/95 sono stati identificati i due principali geni coinvolti nell’ereditarietà dei tumori al seno e alle ovaie: BRCA1 e BRCA2. Le proteine codificate da questi geni sono molto importanti per la riparazione dei danni al DNA e la regolazione del ciclo cellulare. Ciascun individuo possiede due copie di questi due geni, ed il loro normale funzionamento non comporta alcun rischio per la salute. Tuttavia alcuni individui possono avere una copia alterata di BRCA1 o BRCA2. I dati delle statistiche (metanalisi) più recenti indicano che i portatori di mutazioni di BRCA1 hanno un rischio del 55-65% di sviluppare un tumore al seno entro i 70 anni, mentre le mutazioni di BRCA2 conferiscono un rischio del 45-47%. Inoltre i soggetti portatori di mutazioni di BRCA1 hanno un rischio del 39% di sviluppare un tumore ovarico, mentre per i soggetti con mutazione di BRCA2 questo rischio è del 11-17%. Nelle donne che già hanno sviluppato un tumore della mammella il riscontro di una mutazione in uno di questi due geni comporta una maggiore probabilità di sviluppare un altro tumore nella mammella sana o nelle ovaie.
È importante sottolineare che la precisa entità del rischio varia per ciascuna donna portatrice di mutazione ed andrà accertata in ogni singolo caso da un professionista competente, nell’ambito di una valutazione generale dell’individuo, del suo quadro clinico, della sua storia familiare e della sua esposizione ad altri fattori di rischio.
Anche gli uomini portatori di alterazioni nel gene BRCA2 hanno maggior probabilità di manifestare un tumore della mammella, altrimenti molto raro in questo sesso, e presentano un lieve aumento del rischio di sviluppare un tumore della prostata.
Raramente la ricorrenza familiare di tumori al seno può essere associata a mutazioni in altri geni tra cui PTEN e p53 (responsabili rispettivamente della sindrome di Cowden e della sindrome di Li-Fraumeni), mentre la ricorrenza di tumori all’ovaio può essere anche associata alla sindrome di Lynch, legata alle mutazioni dei geni del MMR. Sebbene mutazioni in altri geni (tra cui CHEK2, ATM, BRIP1, PALB2) siano state segnalate in famiglie con ricorrenza di tumori al seno, si stima che il loro effetto sul rischio di ammalare sia più basso rispetto a BRCA1 e BRCA2 ed il loro rilievo per la gestione clinica dei portatori di mutazione è, ad oggi, ancora dibattuto.
Trasmissione genetica
Molti soggetti portatori di alterazioni genetiche in BRCA1 e BRCA2 si chiedono quale sia la probabilità di aver trasmesso questa condizione ai propri figli. È importante sottolineare che sia uomini che donne portatrici di un gene BRCA alterato, indipendentemente dal manifestarsi o meno della malattia, possono trasmettere la mutazione ai propri figli con una probabilità del 50% per ciascun figlio.
Prevenzione nei soggetti portatori di mutazioni dei geni BRCA1/2
In considerazione dell’elevato rischio di ammalare di tumore, i soggetti portatori di mutazioni in BRCA1 e BRCA2 necessitano di adeguate misure di prevenzione. Le misure preventive minime consistono nel monitoraggio periodico dello stato del seno tramite autopalplazione, esame obiettivo da parte di un medico, ecografia, risonanza magnetica nucleare e/o mammografia. È opportuno che questo programma di “sorveglianza” venga eseguito secondo un calendario prestabilito e con una cadenza semestrale/annuale, in centri altamente qualificati nello specifico settore. Analoghe procedure di “sorveglianza” devono essere disposte per il monitoraggio delle ovaie.
Le procedure di sorveglianza puntano ad una diagnosi quanto più precoce possibile e si sono dimostrate effettivamente efficaci nel ridurre la mortalità per tumori al seno in individui portatori di mutazioni di BRCA1 e BRCA2, ma non sono ovviamente in grado di ridurre il rischio di insorgenza di tumore. Ad oggi solo la mastectomia bilaterale preventiva è una misura efficace nell’abbattere il rischio di tumore al seno di oltre il 90%. Ugualmente, solo la salpingo-ovariectomia preventiva abbatte di una egual misura il rischio di tumore ovarico. È importante sottolineare che questa ultima procedura riduce del 50% anche il rischio di tumore al seno.
Sono allo studio alcuni protocolli di prevenzione farmacologica, ma non vi sono al momento dati definitivi sulla loro efficacia in soggetti geneticamente predisposti.
Come per la valutazione del rischio individuale, è in ogni caso opportuno che le misure preventive più idonee siano scelte da ciascun soggetto a rischio insieme a un equipe di professionisti competenti nello specifico settore.
Indicazioni al test genetico
L’identificazione dei soggetti da sottoporre ad analisi genetica per la predisposizione al tumore della mammella/ovaio richiede una valutazione complessa di diversi parametri, dal momento che la storia familiare solo molto raramente dimostra i chiari segni della trasmissione genetica mendeliana (autosomica dominante). In generale, possono suggerire la necessità di un consulto presso un professionista esperto le seguenti caratteristiche:
  • molteplicità degli affetti da tumore (seno e/o ovaie) in parenti di I e II grado
  • giovane età all’esordio
  • neoplasie multicentriche (p.e., bilaterali)
  • associazione tumore mammella e ovaio (nello stesso individuo o in membri della stessa famiglia)
  • tumore mammella maschile
Sulla base delle storia personale e familiare di malattia, il consulente esperto suggerirà o meno l’opportunità di ricorrere ad una indagine genetico-molecolare. Nell’ambito di una famiglia con ricorrenza di tumore al seno, l’analisi genetico-molecolare viene di solito effettuata inizialmente in un soggetto ammalato di tumore. La presenza di una mutazione nel primo soggetto analizzato indica l’opportunità di estendere l’indagine genetico-molecolare a tutti i familiari (che abbiano raggiunto la maggiore età) per determinare il loro stato di in merito alla mutazione e quindi il loro rischio individuale di ammalare.
La ricerca sull’ereditarietà dei tumori al seno
Oltre a BRCA1 e BRCA2, mutazioni in altri geni (tra cui CHEK2, ATM, BRIP1, PALB2, MRE11, NBS1, RAD50 ed altri) sono state segnalate in famiglie con ricorrenza di tumori al seno. Ad oggi tuttavia queste alterazioni non sono indagate di routine per via di limiti tecnici ed economici. Le nuove strategie di sequenziamento del DNA (Next Generation Sequencing) si sono già dimostrate valide per il superamento di questi limiti e, tra breve, consentiranno di analizzare ampi pannelli genici oltre a BRCA1 e BRCA2. È importante sottolineare, tuttavia, che l’effetto di queste alterazioni genetiche sul rischio di ammalare sembra più basso rispetto a BRCA1 e BRCA2 ed il loro rilievo per la gestione clinica dei portatori di mutazione è, ad oggi, ancora dibattuto e necessita di approfonditi studi clinici.
La ricerca sul genoma umano ha recentemente condotto all’identificazione di variazioni genetiche ricorrenti nella popolazione (polimorfismi), la cui frequenza appare diversa tra soggetti sani e soggetti malati di tumore al seno o alle ovaie. È possibile quindi che in un prossimo futuro la valutazione del rischio di ciascun individuo di ammalare di tumore al seno possa essere valutato attraverso lo studio di mutazioni rare e ad alto impatto causale (come quello di BRCA1 e BRCA2) integrato dallo studio di alterazioni frequenti ed a basso impatto causale (analisi dei polimorfismi).
Da un punto di vista clinico, infine, sono allo studio alcuni protocolli di prevenzione farmacologica per i soggetti con predisposizione genetica che mirano alla riduzione del rischio di ammalare di tumore al seno senza dover ricorrere alla chirurgia preventiva.


IN BREVE
  • Circa il 5-10% dei tumori al seno dipende da cause genetiche individuabili.
  • La ricorrenza in famiglia di tumori al seno e/o alle ovaie e la giovane età all’esordio della malattia sono i principali indicatori di una possibile forma ereditaria.
  • I geni più frequentemente coinvolti nelle forme ereditarie di tumore al seno sono BRCA1 e BRCA2.
  • Le alterazioni genetiche di BRCA1 e BRCA2 possono essere trasmesse ed ereditate dai maschi e dalle femmine indistintamente, ma causano malattia più frequentemente (ma non esclusivamente) nelle femmine.
  • I portatori di mutazioni di BRCA1 e BRCA2 hanno un elevato rischio di ammalare di tumori al seno ed alle ovaie.
  • Questi soggetti necessitano pertanto di opportune misure preventive di riduzione del rischio di ammalare di tumore.

Giuseppe Giannini
Prof. Ordinario di Patologia Generale
Sapienza Università di Roma
Responsabile PRGM Diagnostica Molecolare dei Tumori Ereditari
Policlinico Umberto I


Per approfondimenti sul tumore delkla mammella

   www.senologia.eu    a cura del Prof. Massimo Vergine

Il Carcinoma duttale in situ e lobulare in situ sono tumori maligni?



Il carcinoma duttale e il carcinoma lobulare  si definiscono in situ quando sono confinati all’interno  della membrana basale e non hanno oltrepassato questa : prendono origine rispettivamente dai dotti galattofori e dai lobuli. Benchè siano accomunati da questa caratteristica si comportano in maniera differente.
Il carcinoma lobulare in situ è stato a lungo considerato un precursore del tumore lobulare invasivo, vale a dire lo stadio precoce di questa forma tumorale. Da ciò derivava la conclusione che il decorso naturale di questa condizione sarebbe stata l’evoluzione in tumore invasivo.
Da qualche tempo , però, la ricerca ha indotto a ritenere che il carcinoma lobulare in situ sia più simile all’iperplasia atipica che al carcinoma invasivo e che quindi le donne che ne sono affette abbiano semplicemente un aumentato rischio di sviluppare un tumore al seno infiltrante 
( indipendentemente dalla localizzazione del carcinoma lobulare in situ) che può essere stimato nell’1%  l’anno.: Ciò ha cambiato in modo con cui si affronta questa condizione  Il più delle voltesi opta per “controlli periodici ravvicinati”, vale a dire l’esecuzione di controlli periodici che verifichino il decorso della lesione e identifichino precocemente l’eventuale comparsa di nuovi noduli e variazioni delle microcalcificazioni:
Diverso è il caso del carcinoma duttale in situ: In tal caso, il carcinoma, se non trattato, in molti casi tende a evolversi in una forma invasiva: Tuttavia non è possibile sapere né in quali donne diventerà invasivo né con quale velocità si verificherà questa progressione: Il carcinoma duttale in situ viene quindi quasi sempre trattato per prevenire l’insorgenza di un carcinoma invasivo con un intervento di chirurgia conservativa. Studi recenti hanno però suggerito che anche in questo caso si possa ricorrere, con il consenso della donna, alla strategia della vigile attesa. Si tratta di una scelta che può dipendere da molti fattori , non ultimi il carattere della persona, la costanza nel sottoporsi ai controlli e la disponibilità nel luogo di residenza di centri con competenze e apparecchiature adatte.
Il carcinoma duttale in situ un tempo era molto raro, ma la sua diffusione è cresciuta nell’ultimo ventennio, probabilmente perchè viene spesso identificato con la mammografia e con l’aumentare dei programmi di screening.  Si tratta quindi di un aumento di incidenza quasi certamente apparente, legato alle aumentate capacità diagnostiche.


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Tumori nelle donne , anche se aumentano le guarigioni si fa ancora poca prevenzione


 Il 63% delle pazienti italiane ha superato la malattia. In occasione della Seconda Giornata della Salute della Donna, l'associazione Italiana di Oncologia Medica fa il punto sulle neoplasie nella popolazione femminile



Le donne che hanno superato un tumore sono in costante aumento: sono oggi il 63% delle italiane colpite da una neoplasia. Nel tumore al seno,la percentuale è ormai dell'85%. Dati incoraggianti che proprio in questi giorni, alla vigilia della Seconda Giornata della Salute della Donna (22 aprile), è importante ricordare.

I numeri di tumori nelle donne e l'aderenza alla diagnosi precoce. Ci sono altri numeri su cui è importante puntare l'attenzione: 176.200 sono le donne che solo lo scorso anno si sono ammalate di cancro in Italia; un milione e 700 mila sono invece quelle che oggi vivono con alle spalle una diagnosi. A fare il punto è l'Associazione italiana di Oncologia Medica (Aiom), che aderisce alla Giornata promossa dal Ministero della Salute. E che sottolinea l'importanza degli screening per la diagnosi precoce, a cui ancora troppe poche donne partecipano: “Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per affrontare la malattia ma è essenziale migliorare l’adesione agli screening anti-cancro”, spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “Nel 2015 – continua – sono state invitate circa 1 milione e 728 mila italiane a eseguire la mammografia, fondamentale per individuare il tumore del seno in fase precoce, ma solo il 55% ha aderito. Preoccupa in particolare la differenza fra Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%). Ancora insufficiente anche l’adesione al Pap-test per l’individuazione del tumore della cervice uterina, uno dei più frequenti nelle giovani donne (under 50), al quinto posto con 2.300 nuove diagnosi stimate nel 2016 in Italia”. Nel 2015 – fa sapere l'Aiom – sono state invitate a eseguire l’esame poco più di 1 milione e 624mila donne, ma ha aderito solo il 39,8%. Per la prima volta dal triennio 2008-2010 l’adesione è scesa, seppure di poco, sotto il 40%.

Il nuovo Test HPV. Alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test HPV (Human Papilloma Virus) a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Numerosi studi, infatti, hanno evidenziato una maggiore sensibilità del test HPV nell’individuazione di lesioni tumorali rispetto al Pap-test. “Il nostro Paese – continua Pinto – primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’HPV test come test primario dello screening cervicale. È un cambiamento che sta progressivamente prendendo piede: nel 2015, 49 programmi di screening hanno utilizzato la ricerca del Dna di tipi ‘ad alto rischio’ di papillomavirus umano come test primario di screening. La proporzione di donne invitate allo screening con questo esame è ora del 16%, quasi doppia rispetto al 2012. L’adesione è stata del 50,1%, superiore a quella generale all’invito allo screening”.



Prevenzione primaria: attenzione al fumo. I tumori più frequenti nelle donne sono quello della mammella (30%), colon-retto (13%), polmone (6%), tiroide (5%) e corpo dell’utero (5%). In particolare, il tumore del polmone sta aumentando: “Il vizio del fumo è sempre più al femminile”, conclude Pinto: “Anche se questa abitudine è più diffusa negli uomini (33%), va comunque evidenziato che, nel complesso, il 23% delle italiane è fumatore abituale. Un dato inquietante che indica la necessità di intraprendere azioni ad ampio spettro di contrasto al tabagismo. Infatti tra il 1999 e il 2011 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20,4% tra gli uomini, mentre è aumentata del 34% nelle donne”.

Tumore alla mammella: cura per le donne anziane


Ogni anno il tumore alla mammella viene diagnosticato in circa 50.000 donne. La sopravvivenza a 5 anni era del 74% nel 1997, oggi si avvicina al 90%.
Questa tendenza positiva non riguarda però le pazienti di età superiore ai 70 anni. Infatti mentre globalmente la mortalità si è ridotta dell’1.3% l’anno, questo dato nelle donne anziane si ferma allo 0.4%.
Il problema è di grande rilevanza se si considera che in Italia ogni anno il tumore alla mammella colpisce oltre 17.000 donne di età superiore ai 70 anni e che attualmente in Italia vivono più di 240.000 donne anziane alle quali è stata diagnosticata questa patologia.
Il problema diventa ancora più rilevante se consideriamo le donne in cui la diagnosi è posta in età più giovanile ma che presentano una ripresa della malattia in età avanzata.

Il sottotrattamento è un problema noto che riguarda questa popolazione. Le cause sono molteplici e vanno da un non-adeguato inquadramento dello stato di salute della paziente a una ridotta rappresentazione della stessa negli studi clinici con conseguenti limitate evidenze nell’applicare le innovazioni terapeutiche nella pratica clinica.

Si discute di questo tema, sempre più attuale dato l’invecchiamento strutturale della popolazione, al Primo incontro nazionale sul trattamento della paziente anziana affetta da carcinoma mammario, Campi Bisenzio ( Firenze ), diretto da Laura Biganzoli, Responsabile del Programma di Oncologia Geriatrica presso l’Unità Operativa di Oncologia Medica del Nuovo Ospedale di Prato - Istituto Toscano dei Tumori, USL Toscana Centro.

Si stima infatti che nel 2050 in Italia gli ultrasessantacinquenni saranno il 35.9% della popolazione totale, con una aspettativa di vita media pari a 82.5 anni ( 80 per gli uomini e 85 per le donne ).
In questo contesto, considerando che l’età rappresenta il principale fattore di rischio di tumore alla mammella, assumendo che l’incidenza di questo tumore continui a rimanere costante, assisteremo a una crescita esponenziale del numero di donne sopra i 70 anni a cui viene diagnosticata la patologia.
Due punti fondamentali sono migliorare l’approccio alla paziente anziana e aumentare l’evidenza dei trattamenti.

Con paziente anziana s’intende una popolazione estremamente eterogenea composta da un lato da donne definite fit, cioè donne che hanno una vita assolutamente indipendente e attiva e anche una vita sociale florida, e dall’altro lato da donne fragili affette e afflitte da un alto livello di comorbidità.
Tra questi due estremi esiste un’ampia casistica.
Si deve pertanto pensare alla personalizzazione della cura tenendo in considerazione l’eterogeneità della paziente, il cui stato di salute deve essere adeguatamente valutato.

Per aumentare l’evidenza dei trattamenti è fondamentale promuovere studi clinici specificatamente condotti nella paziente anziana e abbattere l’età come criterio di esclusione da studi clinici condotti nella popolazione generale, rendendo così possibile condurre analisi di sottogruppo nella popolazione anziana.

Un altro importante strumento è quello di creare tavoli di lavoro, con Esperti del settore, per condurre una analisi critica della letteratura e produrre quella che viene chiamata una Expert opinion.

Dalla collaborazione tra EUSOMA ( European Society of Breast Cancer Specialists ) e SIOG ( International Society of Geriatric Oncology ) sono state prodotte le Raccomandazioni sul trattamento della paziente anziana con carcinoma della mammella, che sono state pubblicate sulla rivista Lancet Oncology. ( Xagena Medicina )

Fonte: GIOGer ( Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica ), 2017



Zucchero e cancro



Il ruolo dello zucchero nel cancro.

Recentemente ho letto molti articoli che ormai danno per certa una correlazione tra abuso di zuccheri e tumore.
Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg ( insignito del Nobel per la medicina) ha scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende molto dal consumo di zucchero. Lo zucchero e in generale le farine bianche una volta ingerite fanno rapidamente salite il tasso di glucosio nel sangue e più questo sale e maggiore è il cosiddetto “indice glicemico”, richiedendo la produzione di insulina per permettere la scissione e l’utilizzo da parte delle cellule.
Oltre all’insulina viene rilasciata anche un'altra molecola detta IGF (INsulin-LIKE Growt Factor-I ) che ha la proprietà di stimolare la crescita cellulare . Inoltre sia l’insulina che che lIGF possonoi innescare i fenomeni di infiammazione. E stimolare la crescita delle cellule tumorali (1)
Ognuno di noi quindi è libero di scegliere se diminuire il consumo alimentare di zuccheri e farine bianche agendo in questo modo sul tasso di produzione di insulina e IGF:
In uno studio canadese-statunitense, Susan Hankinson dell’Università di Harvard ha dimostrato che fra le donne sotto i cinquanta anni quelle con tassi molto alti di IGF correvano un rischio sette volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a quelle con  tassi ridotti. L’alto indice glicemico dell’alimentazione è inoltre associato al tumore del Pancreas , del colon e delle ovaie (2)
Nel 2009 lo studio di Women’s Health Initiatyive condotto negli USA su oltre centomila donne ha confermato il nesso tra maggiore tasso di insulina nell’organismo e maggior rischio di tumore al seno. Le donne che presentavano concentrazioni di insulina più elevate anche se non erano diabetiche presentavano rispetto a quelle con tassi di insulina più bassi, un rischio di circa il doppio di sviluppare un tumore al seno.(3)
Sembra proprio che molti studi scientifici puntino ormai il dito contro gli zuccheri raffinati e le farine bianche!!!.
Ognuno di noi quindi è libero di scegliere se diminuire il consumo alimentare di zuccheri e farine bianche agendo in questo modo sul tasso di produzione di insulina e IGF.

             1)Grothey e coll.  –The role of insulin-like growth factor-I-and its receptor in cell growth, trasformation, apoptosis,and chemoresistence in solid tumors” In Journal of Cancer researche Clinical Oncology -1999). 125 pp.166-73      
              2) Hankinson e al. “ circulating concentrations of insulin-like growth factor-I and risk of breastcancer”  The Lancet (1998) 351 pp1393-96
         3)       Gunter M.J. e al. “ Insulin,insulin-like growth factor-I,and risk of breast cancer in postmenopausal women”-Journal of the NationalCancer Institute ( 2009) pp.48-60


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Tumore al seno e all'ovaio: misure preventive da adottare

Tumore al seno e all’ovaio, quali sono le misure preventive da adottare?  Il tumore al seno rappresenta la prima causa di m...