Prevenzione Tumori nelle donne: gli esami da fare dai 25 anni in avanti



Prevenzione contro i tumori: ecco tutti i controlli e gli esami che le donne dai 25 anni in su dovrebbero fare. L’elenco è stato stilato dalla Fondazione Umberto Veronesi con il suo progetto Pink is Goodvolto a promuove la prevenzione come veicolo indispensabile per individuare il tumore al seno e gli altri tumori femminili nelle loro primissime fasi.
    
Si tratta di accertamenti e trattamenti specifici che possono essere prescritti dal proprio medico di base, spiega l’Huffington Post. La Fondazione ha elencato gli esami ai quali sarebbe meglio sottoporsi in base alla propria età.
dei segnali allarmanti, con un una pagina dedicata sul suo sito, la Fondazione ha elencato gli esami ai quali sottoporsi in base all’età:
DAI 25 AI 40 ANNI – Autopalpazione del seno (2 o 3 giorno dopo ogni ciclo mestruale). Almeno una volta visita senologica, ecografia mammaria e visita ginecologica con almeno una volta ecografia transvaginale, da ripetere secondo il parere del medico di fiducia. Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
DAI 40 AI 50 ANNI: Autopalpazione del seno (2-3 giorni dopo ogni ciclo mestruale). Visita senologica, mammografia ed ecografia mammaria e visita ginecologica con ecografia transvaginale (ogni 1-2 anni). Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
OLTRE I 50 ANNI: Autopalpazione del seno (una volta al mese). Visita senologica, mammografia ed ecografia mammaria, visita ginecologica con ecografia transvaginale (ogni anno). Pap test e HPV DNA test per la prevenzione del tumore al collo dell’utero (ogni 2-3 anni).
Oltre a questi esami è importante pensare anche alla prevenzione nella quotidianità, che passa attraverso uno stile di vita sano, con una alimentazione equilibrata ed esercizio fisico. Il consiglio è di fare almeno trenta minuti al giorno di attività motoria, di seguire una dieta ricca di fibre (frutta, verdura e cereali integrali), limitare il consumo di sale e di alcolici, ma anche di zuccheri e carni lavorate.
Grazie ai passi avanti compiuti dagli studi scientifici, oggi nove donne su dieci a cui il tumore è stato diagnosticato in fase iniziale guariscono. “La ricerca ha cambiato la vita di migliaia di donne”, scrive Fondazione Veronesi, “per questo è importante che si continui a lavorare per individuare soluzioni innovative, anticipando il più possibile la diagnosi, trovando nuove terapie e nuovi farmaci, in grado di sconfiggere definitivamente il tumore al seno”.

Seno tuberoso

il seno tuberoso è una malformazione di sviluppo ghiandolare così chiamata per la somiglianza con una radice tuberiforme.
La base della mammella è ridotta sia nel diametro orizzontale che nel diametro ventrale e durante lo sviluppo si proietta in avanti ma non raggiunge la caratteristica di mammella normale.
I primi chirurghi che negli anni 70 hanno studiato la malformazione della mammella tuberosa dal punto di vista anatomico hanno concluso sulle seguenti alterazioni
1) ipertrofia del complesso areola-capezzolo
2) pseudoerniazione del contenuto mammario attraverso l'areola
3) ipoplasia mammaria frequentemente associata ad asimmetria
4) restringimento verticale con riduzione del diametro super-inferiore della base della mammella
5) restringimento del diametro trasversale della base della mammella

Possibili cause del seno tuberoso


Durante l'età puberale con lo stimolo ormonale si verifica di solito lo sviluppo della mammella sia della base che della proiezione in avanti.
Secondo molti chirurghi la causa principale si fa risalire ad una malformazione della fascia superficiale soprattutto nel polo inferiore che provocherebbe delle aderenze tra derma e piano muscolare.
Tale anomalia crea un anormale sviluppo della mammella nella sua base, e quindi l'accrescimento avverrebbe prevalentemente in avanti causando la forma tuberosa e l'allargamento dell'areola.
In alcuni casi si verifica anche l'erniazione della ghiandola attraverso l'areola.

Classificazione delle mammelle tuberose


Nel corso di questi ultimi anni si è cercato di dare una classificazione in base al grado delle anomalie presenti nella mammella tuberosa con le seguenti 4 classi
Tipo 1) Ipoplasia del quadrante infero-interno
Tipo 2) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con sufficiente cute nella regione sotto-areolare.
Tipo 3) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con insufficiente cute nella regione sotto-areolare
Tipo 4) restringimento mammario grave. base mammaria molto piccola.

tecnica chirurgica per le mammelle tuberose


Nel corso degli anni sono state proposte numerose tecniche per la correzione chirurgica delle mammelle tuberose.
Le tecniche attualmente più seguite tendono comunque a correggere la deformità dovuta all'anello costrittore tramite un confezionamento di un lembo dermo-adiposo-ghiandolare a peduncolo inferiore.
In caso ci sia un ipoplasia mammaria si può inserire una protesi mammaria al gel coesivo di silicone.
In quasi tutti i casi viene ridotta il diametro dell'areola praticando una sutura periareolare a "borsa di tabacco" in nylon.

Informazioni sulla mammella tuberosa

Per ulteriori  informazioni e appuntamenti
Prof. Massimo Vergine
           
Per maggiori informazioni
La mammella tuberosa è una malformazione di sviluppo ghiandolare così chiamata per la somiglianza con una radice tuberiforme.
La base della mammella è ridotta sia nel diametro orizzontale che nel diametro ventrale e durante lo sviluppo si proietta in avanti ma non raggiunge la caratteristica di mammella normale.
I primi chirurghi che negli anni 70 hanno studiato la malformazione della mammella tuberosa dal punto di vista anatomico hanno concluso sulle seguenti alterazioni
1) ipertrofia del complesso areola-capezzolo
2) pseudoerniazione del contenuto mammario attraverso l'areola
3) ipoplasia mammaria frequentemente associata ad asimmetria
4) restringimento verticale con riduzione del diametro super-inferiore della base della mammella
5) restringimento del diametro trasversale della base della mammella

Possibili cause della mammella tuberosa


Durante l'età puberale con lo stimolo ormonale si verifica di solito lo sviluppo della mammella sia della base che della proiezione in avanti.
Secondo molti chirurghi la causa principale si fa risalire ad una malformazione della fascia superficiale soprattutto nel polo inferiore che provocherebbe delle aderenze tra derma e piano muscolare.
Tale anomalia crea un anormale sviluppo della mammella nella sua base, e quindi l'accrescimento avverrebbe prevalentemente in avanti causando la forma tuberosa e l'allargamento dell'areola.
In alcuni casi si verifica anche l'erniazione della ghiandola attraverso l'areola.

Classificazione delle mammelle tuberose


Nel corso di questi ultimi anni si è cercato di dare una classificazione in base al grado delle anomalie presenti nella mammella tuberosa con le seguenti 4 classi
Tipo 1) Ipoplasia del quadrante infero-interno
Tipo 2) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con sufficiente cute nella regione sotto-areolare.
Tipo 3) Ipoplasia dei quadranti infero-interno ed esterno con insufficiente cute nella regione sotto-areolare
Tipo 4) restringimento mammario grave. base mammaria molto piccola.

tecnica chirurgica per le mammelle tuberose


Nel corso degli anni sono state proposte numerose tecniche per la correzione chirurgica delle mammelle tuberose.
Le tecniche attualmente più seguite tendono comunque a correggere la deformità dovuta all'anello costrittore tramite un confezionamento di un lembo dermo-adiposo-ghiandolare a peduncolo inferiore.
In caso ci sia un ipoplasia mammaria si può inserire una protesi mammaria al gel coesivo di silicone.
In quasi tutti i casi viene ridotta il diametro dell'areola praticando una sutura periareolare a "borsa di tabacco" in nylon.

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http://www.mastoplasticaroma.com/1/mammella_tuberosa_2487339.html


Studio medico-One Day medical center


Via Attilio Ambrosini114-Roma tel.: 06.45212038

  cellulare .:  3396166430


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IL fibroadenoma della mammella

 

IL fibroadenoma della mammella

I fibroadenomi sono tumori benigni che si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale . Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.

ASPETTO CLINICO
Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa mediante autopalpazione con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO
Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi.
La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente.

A cura del prof. Massimo Vergine

Per maggiori informazioni sulle patologie mammarie http://www.senologia.eu





“Apprendere tecniche di autoipnosi migliora la qualità della vita dei pazienti con diagnosi di tumore al seno. A sostenerlo è un interessante articolo (Forester-Miller, 2017), recentemente pubblicato sull’American Journal of Clinical Hypnosis


 Le pazienti che ricevono una diagnosi di tumore al seno vengono introdotte in percorsi di terapia con un certo livello di complessità. Spesso si trovano ad affrontare diversi tipi di esami, alcuni dei quali invasivi, visite, consulti, operazioni e trattamenti. Tali trattamenti possono portare a effetti collaterali indesiderati come affaticabilità, ansia, dolore, insonnia, perdita dei capelli, vampate di calore e cambiamenti nel peso, nella funzione sessuale e nei rapporti familiari e sociali che si sommano alle preoccupazioni per il proprio futuro e per la propria salute.
Di fronte a questa situazione e alla prospettiva del percorso di cura, alcune pazienti riportano di sentirsi sopraffatte perché sentono ridursi il grado di controllo sulle loro vite. A fronte di queste reazioni emotive, molte donne sentono il bisogno di tornare a sentirsi attive nel prendersi cura della loro salute psico-fisica.

Autoipnosi: effetti su pazienti con tumore al seno

Diversi studi in passato hanno osservato l’efficacia dell’ ipnosi in campo oncologico: riduzione del dolore, più rapida guarigione delle ferite chirurgiche, riduzione dello stress e miglioramento del benessere motivo, migliore gestione degli effetti collaterali delle terapie). Lo studio di  Forester-Miller, 2017  è particolarmente interessante perché dimostra l’efficacia in particolare dell’ autoipnosi.
23 donne che avevano ricevuto diagnosi di tumore al seno hanno partecipato ad un programma di quattro incontri di formazione all’ autoipnosi in piccoli gruppi (massimo 10 partecipanti)  della durata di 90 minuti ciascuno. Nel corso della formazione, oltre a fornire brevi cenni teorici sulla materia, si è insegnato alle partecipanti a raggiungere lo stato di trance ed ad utilizzare il linguaggio in modo funzionale per se stesse, così da darsi le suggestioni più adatte a favorire il processo di guarigione. Gli effetti dell’intervento con autoipnosi sono stati misurati attraverso un questionario specifico sulla qualità della vita di pazienti affette da tumore al seno
  I risultati, hanno mostrato cambiamenti significativi in diverse misure di qualità della vita. Dopo aver concluso la formazione, le partecipanti si sono sentite meno disturbate dagli effetti collaterali del trattamento, meno spaventate dalla malattia o dalla morte (un pensiero spesso frequente in questa popolazione), più allegre e rilassate. Inoltre hanno riportato di dormire meglio, di godere di più delle attività piacevoli e più in generale di essere più felici nelle vite che vivevano.
Dal punto di vista fisico le partecipanti, dopo l’intervento con autoipnosi, hanno riportato meno episodi di affanno e meno gonfiore insieme a miglioramenti sulla percezione di se stesse come sessualmente attraenti.
Alla luce di tali osservazioni, l’autore supporta l’utilizzo dell’ autoipnosi come strumento per il miglioramento del benessere psicofisico delle donne che attraversano percorsi di cura per il tumore al seno e sottolineano come la brevità dell’intervento e la possibilità di erogarlo a gruppi di pazienti lo rendano una scelta conveniente per le strutture sanitarie.
Tali risultati si aggiungono al crescente volume di ricerca che supporta l’uso dell’ ipnosi e dell’ autoipnosi come metodica per migliorare lo stato di salute psicofisica dei pazienti che hanno ricevuto diagnosi oncologiche, sottolineando quanto le reazioni emotive possano e debbano essere parte integrante della cura.



                                                                      Vedi l'articolo originale

Reinterventi dopo chirurgia conservativa per tumori al seno


Uno studio ha scoperto è diminuito il numero  donne in questi ultimi anni hanno subito   reinterventi chirurgici dopo la tumorectomia  per rimuovere il cancro al seno in fase precoce. I ricercatori che hanno fatto lo studio credono che questo sia perché le linee guida rilasciate nel 2014 hanno approvato come debbano essere i margini chirurgici esenti da tumore.

·         La tumerectomia (chirurgia conservativa)  seguita da terapia radioterapica è generalmente considerata sostitutiva della  mastectomia per le donne con diagnosi di cancro al seno in fase precoce con un rischio medio di ritorno del cancro (recidiva). Precedenti ricerche hanno dimostrato che il rischio di recidiva era pressoché identico a entrambi i tipi di chirurgia. 

Durante la tumorectomia , l'obiettivo del  chirurgo è quello di eliminare tutto il cancro al seno, più un bordo del tessuto normale intorno a esso, in modo da essere  sicuri che tutto il cancro è stato rimosso.
Il tumore e il tessuto circostante sono marcati con  un inchiostro speciale in modo che i bordi o il margine esterni siano chiaramente visibili sotto un microscopio.
Durante o dopo l'intervento chirurgico, un patologo guarda il tessuto rimosso per assicurarsi che non esistano cellule tumorali sui margini. Un margine chiaro, negativo o pulito significa che non esistono cellule tumorali al bordo esterno del tessuto rimosso. Un margine positivo significa che le cellule tumorali arrivano subito al bordo del tessuto rimosso vi sarà l’ inchiostro su di essi. In alcuni casi, un patologo può classificare i margini come vicino, il che significa che le cellule tumorali sono vicine al bordo del tessuto sano, ma non proprio al bordo e non hanno inchiostro su di essi. 

Per molti anni, ci sono state domande su come un ampio margine dovrebbe essere. Alcuni medici richiedevano  2 millimetri o più di tessuto normale tra il bordo del cancro e il bordo esterno del tessuto rimosso. Altri medici credevano che 1 mm di tessuto sano fosse sufficiente. Ancora altri medici pensavano che un margine chiaro potrebbe essere inferiore a 1 mm.
A causa della controversia, circa il 25% delle donne che avevano la tumorectomia ha avuto una re-escissione, cioè quando un chirurgo riapre il sito della pregressa asportazione per rimuovere un maggior margine di tessuto libero di cancro. Più chirurgia di solito significa più disagio e stress per una donna e può eventualmente portare a più complicazioni o effetti collaterali.
Per stabilire uno standard per i margini di tumorectomia per il cancro al seno di fase I e di fase II, la Società americana per la radioterapia e la Società di chirurgia oncologica ha emesso nuove linee guida nel febbraio 2014 dicendo che i margini puliti da tumore , non importa quanto piccola fino a quando non c'era inchiostro sul margine tumorale. Le linee guida affermano anche che i margini più ampi non riducono il rischio di recidiva.
Nello studio esaminato qui, i ricercatori h
anno voluto sapere se le linee guida del 2014 avevano un effetto sui tassi di intervento chirurgico di re-excisione dopo la tumorectomia.
I ricercatori hanno esaminato 3.729 donne che erano state sottoposte a tumorectomia per il trattamento del cancro al seno di fase I o di fase II tra il 2013 e il 2015. I ricercatori hanno scoperto che dal 2013 al 2015, i tassi di reintervento dopo la prima tumorectomia sono scesi del 16%. Il numero di donne che avevano la tumorectomia come la loro unica chirurgia sono aumentate dal 52% al 65% negli anni dello studio. 

La maggior parte dei chirurghi che hanno aderito allo studio hanno quindi risposto che per la sicurezza dei margini liberi da tumore bastava che questo non toccasse l’inchiostro .
. Per molte donne, la tumorectomia  seguita dalla radioterapia è una buona opzione ed  più attraente della mastectomia, sia fisicamente che emotivamente.


 Lo studio è stato pubblicato  online on June 5, 2017 by the journal JAMA Oncology. Puoi leggere  “Trends in Reoperation After Initial Lumpectomy for Breast Cancer: Addressing Overtreatment in Surgical Management.”

Tumore al seno, Zingaretti sblocca investimento da oltre 13 milioni di euro dedicato allo screening



Tumore al seno, Zingaretti sblocca investimento da oltre 13 milioni di euro dedicato allo screening


"Firmo davanti a voi la delibera che sblocca il più grande investimento della storia della Regione Lazio per ammodernare le tecnologie per la prevenzione nei centri di screening in tutti i consultori della Regione". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, durante il convegno 'Il ruolo del volontariato nel percorso senologico' organizzato nella sala Tirreno della Regione a cui hanno partecipato le associazioni del volontariato.

"Dunque 13 milioni e mezzo per dimostrare che accanto alla ricostruzione del sistema sanitario regionale deve esserci un'anima e delle priorità- ha spiegato Zingaretti- è solo l'unione tra stato e volontariato che si migliora il sistema della qualità delle cure".

Parlando della delibera, Zingaretti ha sottolineato che "dopo la scelta importante sull'incremento della prevenzione era giusto investire sulle nuove tecnologie. Le più moderne e le più avanzate per continuare questa battaglia a difesa dei diritti delle donne. Sulle nuove reti abbiamo chiamato tutto l'associazionismo e il volontariato che sono vicini al tema della lotta al tumore al seno. Un mondo straordinario al quale questa volta possiamo dire ce l'abbiamo fatta. Stiamo ricostruendo la sanità del lazio e su patologie delicatissime come il tumore al seno solo insieme possiamo conquistare nuovi traguardi ma non più solo con sorrisi pacche sulle spalle".



 

Prevenzione nei tumori femminili

“Negli ultimi anni, rispetto ai tumori femminili si sono registrati maggiore sopravvivenza, più agevole accesso alle cure e migliore qualità della vita delle pazienti. Ma la ricerca sta aprendo ulteriori prospettive, sia nella prevenzione che nella cura: i tumori femminili saranno sempre più curabili. Bisogna mettere le strutture sanitarie in grado di recepire e attuare i grandi progressi fatti dalla ricerca”, dichiara il Senatore Lucio Malan.
I dati sono chiari. Negli ultimi dieci anni i casi di tumore nel mondo sono aumentati del 33%, un trend in continua crescita, dovuto anche al generale invecchiamento della popolazione. Il cancro è ancora la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari e, per le donne, il tumore più comune resta quello al seno, con 2,4 milioni di casi nel solo 2015.
“Le malattie croniche, trasmissibili o non trasmissibili come i tumori, sono patologie in cui permangono intollerabili diseguaglianze in termini di accesso alla salute e ai servizi sanitari, aspettativa di vita e mortalità, tanto più intollerabili in quanto molte di queste malattie sono oggi prevenibili e curabili”, spiega il prof. Stefano Vella, direttore del centro per la Salute Globale dell’ISS. “Per affrontare questi problemi è cresciuto il concetto di Salute Globale, un’area emergente e intersettoriale di studio, ricerca e azione, orientata al miglioramento della salute di tutta l’umanità, superando le prospettive, gli interessi e le possibilità delle singole nazioni.”
QUALITÀ DELLA PREVENZIONE. Si potrebbe fare di più. Alcuni studi scientifici dimostrano infatti che se una donna si affida a strutture specializzate come le Breast Unit, ha una percentuale di sopravvivenza più alta del 18% rispetto a coloro che si rivolgono a strutture non specializzate. Anche se i più moderni approcci terapeutici hanno portato a un forte miglioramento della prognosi, oggi ancora troppi fattori di rischio non vengono sufficientemente considerati: cattiva alimentazione, fumo, mancanza di attività fisica. A queste cattive abitudini va naturalmente aggiunto l’elemento umano psicologico della paura che rallenta o frena l’esecuzione dei dovuti controlli, e che può essere affrontato con adeguate campagne che esaltino il ruolo delle associazioni nell’informazione, prevenzione e assistenza fisica e psicologica alle pazienti e alle famiglie colpite da questo tipo di patologie.
“Affrontare il cancro significa affrontare un cammino lungo che inizia con la diagnosi e prosegue con le terapie e i controlli periodici fino alla guarigione o cronicizzazione della malattia, soprattutto per quanto riguarda i tumori femminili. Ma alcuni effetti collaterali possono perdurare anche dopo la conclusione delle terapie e altri possono manifestarsi a distanza di mesi o anni e in molti casi chi ha avuto un tumore presenta un rischio maggiore, rispetto alle persone sane, di svilupparne un secondo. È importante che si investa anche in ricerca e prevenzione terziaria per completare il processo di cura che consenta di ricominciare a vivere dopo il cancro, ritornare alla normalità, trovare nuovi equilibri, accettare e valorizzare le mutate capacità e abilità relazionali, lavorative, psicofisiche”, dichiara Elisabetta Iannelli, Vice Presidente AIMaC Associazione Italiana Malati di Cancro e segretario generale FAVO Federazione Associazione di Volontariato in Oncologia. “La F.A.V.O. e le organizzazioni dei malati oncologici affermano con forza e convinzione l’importanza del sostegno psicologico, dell’adesione agli screening e ai corretti stili di vita, dell’inclusione socio-lavorativa nella consapevolezza che, solo in questo modo, si potrà vincere la sfida della sopravvivenza al cancro e che alla guarigione clinica possa realmente corrispondere quella sociale.”
RICERCA, PREVENZIONE, RISORSE. Il progresso della scienza dipende strettamente dalle risorse che in essa vengono investite: se scienziati e ricercatori disponessero di maggiori finanziamenti, la vittoria contro il cancro sarebbe più veloce e sempre più vicina. Investire quindi cifre importanti di denaro nella ricerca scientifica non è solo una scelta di importanza vitale per il bene comune, ma anche una strategia lungimirante e conveniente per il sistema sanitario e economico dell’intero Paese. L’Italia sta già agendo in questa direzione, infatti sono appena stati stanziati 500 milioni per farmaci innovativi nella cura del cancro.


Fonte : Clicmedicina

Per approfondimenti sul tumore della mammella   www.senologia.eu

Prevenzione Tumori nelle donne: gli esami da fare dai 25 anni in avanti

Prevenzione contro i tumori: ecco tutti i controlli e gli esami che le donne dai 25 anni in su dovrebbero fare. L’elenco è stato stilato ...