Metastasi ai linfonodi ascellari nei tumori della mammella : prevederle con intelligenza..artificiale


Metastasi: prevederle con intelligenza..artificiale
Inserito da liquidroom Medicina, Ricerca, Salute lug 29, 2009 15:53

Analizzando retrospettivamente le immagini ecografiche di tumore della mammella con linfonodi di aspetto normale, un modello computerizzato ha mostrato una soddisfacente capacità di previsione dei casi di successiva metastasi

La metastasi, com’è noto, influenza fortemente la prognosi di un tumore primario, ma la sua diagnosi non è così agevole. I radiologi spesso iniziano utilizzando una sonda per testare in modo non invasivo i linfonodi vicini, che rappresentano i tessuti in cui le cellule cancerose migrano una volta che metastatizzano.


Ma nei primi stadi del cancro, i linfonodi spesso appaiono del tutto normali anche se il tumore ha già dato origine a metastasi. Ora un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago ha progettato un programma per computer che usa l’intelligenza artificiale per analizzare le caratteristiche delle immagini a ultrasuoni al fine di consentire ai medici di prevedere in fase precoce se un tumore femminile sia in fase di metastasi.

Attualmente non esistono metodi automatizzati approvati dalla Food and Drug Administration statunitense per la diagnosi del cancro, ma le cose potrebbero cambiare proprio grazie alla presentazione dei risultati preliminari di questo studio pilota al convegno dell’American Association of Physicists in Medicine (AAPM) in corso ad Anaheim, in California, nel corso del quale sono state rianalizzate retrospettivamente le diagnosi ad ultrasuoni di 50 donne con sospetto tumore della mammella e con linfonodi di aspetto normale agli ultrasuoni, suggerendo una bassa probabilità di metastasi.

Tutte e 50 le donne hanno subito successivamente un intervento chirurgico di rimozione del tumore e dei linfonodi ascellari, e le biopsie dei tessuti hanno rivelato che 20 casi avevano sviluppato metastasi. La rianalisi al computer avrebbe invece previsto le metastasi con soddisfacente accuratezza, come ha spiegato Karen Drukker, ricercatore del dipartimento di radiologia dell’Università di Chicago, che ha partecipato allo studio.

“Abbiamo scoperto che un’analisi al computer dei dati potrebbe prevedere con buona precisione chi potrebbe sviluppare metastasi e chi no”, ha commentato Drukker. “Lo sviluppo della metodica potrebbe consentire in futuro di incrementare la capacità diagnostica dei radiologi.”

cancro al seno: UE approva utilizzo di Avastin di Roche

Cancro al seno: UE approva estensione utilizzo Avastin di Roche
BASILEA (awp/ats) - Un maggior numero di donne alle quali è stato diagnosticato un tumore al seno con metastasi potranno utilizzare il farmaco Avastin di Roche. Il gruppo farmaceutico basilese ha ottenuto un'estensione dell'applicazione del medicinale da parte della Commissione europea.

Avastin può essere ormai utilizzato unitamente a un secondo prodotto di chemioterapia in caso di cancro al seno in fase avanzata. Già omologato per il trattamento associato a Paclitaxel, può ora essere somministrato con il Docetaxel, ha comunicato oggi Roche.

Il cancro al seno resta la principale causa di decesso nelle donne al di sotto dei 55 anni. Ogni anno nel mondo sono diagnosticati oltre un milione di casi e 500'000 decessi sono registrati a causa di questa malattia, indica Roche.

In Svizzera, in media al giorno 14 donne sviluppano un tumore al seno, secondo il sito internet della Lega svizzera contro il cancro. La statistica annuale mostra circa 5000 casi diagnosticati e 1400 decessi.

Radiazioni e rischio di tumore al seno



Le bambine e le adolescenti esposte a trattamenti anticancro potrebbero sviluppare il carcinoma mammario nel futuro


Lo studio, condotto dal dr. Peter D. Inskip del National Cancer Institute di Bethesda, Maryland, mette l'accento sulla possibilità che le ragazze in età pediatrica sottoposte alle radiazioni per la cura del cancro possano avere maggiori rischi a lungo termine di sviluppare il cancro al seno, indipendentemente dalla loro età al momento del trattamento. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, quando la terapia include il trattamento delle ovaie, le donne sembrano essere invece protette contro il rischio di carcinoma mammario futuro.

Nello studio sono state osservate 120 donne con diagnosi di tumore al seno fatta quando queste avevano meni di 21 anni d'età. Le donne erano state trattate con le radiazioni tra il 1970 e il 1986 e risultavano sopravvissute al cancro per almeno 5 anni. I dati di queste sono poi stati confrontati con quelli di quattro donne per ogni caso che hanno anch'esse avuto una diagnosi di tumore al seno alla stessa età ma che, tuttavia, non avevano ricevuto trattamenti a base di radiazioni.
Nel complesso si è evidenziato che la chemioterapia utilizzata durante il trattamento per il cancro iniziale non aumenta il rischio di un secondo cancro. Tuttavia, se la donna ha ricevuto più trattamenti chemioterapici durante l'infanzia ha più probabilità di sviluppare un secondo tumore, sottolineano i ricercatori. Allo stesso modo si è evidenziato come un trattamento che comprendesse una dose massiccia che interessasse le ovaie avesse di molto ridotto il rischio di carcinoma mammario.
Il dubbio che rimane agli scienziati è che, vista la giovane età delle donne in oggetto, gli effetti a lungo termine nel tempo potrebbero essere ancora altri e sconosciuti.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sul "Journal of Clinical Oncology".
(lm&sdp)

Da La stampa.it

Tumore del seno, carico glicemico nella dieta aumenta il rischio

TUMORE DEL SENOCARICO GLICEMICO DIETA AUMENTA RISCHIO
Stampa Invia questo articoloNew York, 13 lug. - La quantita' di carboidrati che una donna consuma, insieme al "carico glicemico" complessivo della sua alimentazione, possono aumentare le probabilita' che si ammali di cancro al seno, secondo una ricerca svedese pubblicata dall'International Journal of Cancer. Il concetto di carico glicemico si basa sul fatto che i diversi carboidrati hanno un diverso effetto sul livello di zuccheri nel sangue. Il pane bianco e le patate, ad esempio, hanno un alto indice glicemico, che fa alzare rapidamente la glicemia. Altri carboidrati, come i cereali ricchi di fibre o i legumi, fanno alzare gli zuccheri nel sangue piu' gradualmente e hanno quindi un indice glicemico inferiore. La Dr.ssa Susanna C. Larsson del Karolinska Institute di Stoccolma e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di 61.433 donne che hanno completato dei questionari sulla loro alimentazione alla fine degli Anni Ottanta. Nel corso di circa 17 anni, 2952 donne hanno sviluppato il cancro al seno e, stando ai ricercatori, il carico glicemico era "positivamente e significativamente associato al rischio di ammalarsi". Inoltre, secondo questo studio, il consumo di carboidrati, l'indice glicemico e il carico glicemico sono risultati tutti fattori connessi con il rischio di un preciso tipo di tumore del seno, quello Er-positivo/Pr-negativo. Secondo l'equipe svedese, e' possibile che le diete troppo ricche di carboidrati semplici aumentino il rischio di cancro al seno perche' fanno salire le concentrazioni di insulina e ormoni sessuali nel corpo. I ricercatori consigliano di privilegiare una dieta bilanciata, che preveda carboidrati a basso indice glicemico e che riduca invece dolci, pane bianco, patate, frutta secca, zucchero e miele.

Tumore al seno: un nuovo freno alle metastasi ossee


Un nuovo freno alle metastasi ossee
Medicina lug 10, 2009 15:46
metastasi ossee, localizzate e ingrandite
Un principio attivo intelligente in grado di rallentare gli effetti delle metastasi ossee: si chiama denosumab (già presente nel database del sito), ed è l’anticorpo monoclonale che viene dal futuro, quello delle biotecnologie, l’ultima frontiera in tema di sviluppo farmacologico. Presentato oggi in California uno studio che dimostra la sua superiorità rispetto alle terapie attuali nel ridurre e ritardare la comparsa di metastasi ossee nelle pazienti affetti da cancro al seno in 2.049 pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato. La superiorità è stata dimostrata nel ritardare una serie di complicazioni ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati) e che comprendono anche fratture e compressione del midollo spinale.

“Siamo estremamente lieti dei risultati di questo importante studio, che dimostra come questo anticorpo monoclinale può ridurre o ritardare le gravi complicanze delle metastasi ossee nelle pazienti affette da carcinoma mammario più efficacemente rispetto all’attuale standard terapeutico, e con un profilo beneficio/rischio favorevole – ha dichiarato Roger M. Perlmutter, M.D., Ph.D., Executive Vice President della Ricerca e Sviluppo Amgen – Questi risultati sottolineano l’importanza del RANK Ligand nella progressione delle malattie delle ossa, e promettono di migliorare le cure per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato”.
Si tratta del primo anticorpo monoclonale totalmente umano in fase finale di sviluppo clinico che bersaglia in maniera specifica il RANK Ligand, il regolatore essenziale degli osteoclasti (le cellule che degradano l’osso).


Le metastasi ossee, la diffusione dei tumori all’osso, rappresentano un problema grave per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato, con tassi d’incidenza che raggiungono il 75%. Quando il cancro si diffonde all’osso, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Tale danno può portare a una serie di complicanze ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati).

Le metastasi dell’osso rappresentano la terza sede più comune di metastasi, precedute solo da polmone e fegato. Sono cellule tumorali che si separano dal tumore e migrano al tessuto osseo dove si insediano e si sviluppano, si verificano in più di 1,5 milioni di persone nel mondo. Con i miglioramenti delle cure oncologiche, con diagnosi più precoci e nuove opzioni terapeutiche, che hanno portato ad aumenti dei tassi di sopravvivenza, sta crescendo il numero di pazienti che sviluppano una malattia metastatica secondaria a un cancro primario. Le metastasi ossee rappresentano un problema importante per i pazienti con alcuni tipi di cancro in stadio avanzato, con tassi di incidenza prossimi al 100% nei pazienti affetti da mieloma e che toccano il 75% nei pazienti affetti da carcinoma mammario e prostatico.

In Italia è possibile stimare un’incidenza annuale di metastasi ossee di circa 35.000 nuovi casi/anno. In un 20% circa dei pazienti rappresentano la prima lesione alla diagnosi: sono dolorose ed invalidanti e compromettono in modo significativo la qualità di vita.

Con le metastasi ossee, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Il danno provocato dal tumore all’osso può portare a una serie di complicazioni gravi denominate eventi scheletrici correlati (SRE). Questi comprendono: frattura di un osso, radioterapia ossea, chirurgia ossea, o compressione del midollo spinale. Tutte complicanze gravi per i pazienti affetti da cancro in stadio avanzato. Negli USA l’onere economico dei pazienti con metastasi ossee è notevole e l’anno scorso è stato stimato a $12,6 miliardi. I pazienti con metastasi ossee in cui si verifica un SRE hanno dei costi medici significativamente superiori rispetto ai pazienti in cui non si verifica.

Tumore al seno, innocuo in un caso su tre


TUMORE AL SENO, INNOCUO IN UN CASO SU TRE
ROMA - Una paziente su tre di quelle cui è diagnosticato un cancro al seno potrebbe in realtà avere una forma innocua di tumore e quindi potrebbe essere sottoposta a trattamenti non necessari perché il suo tumore non gli procurerebbe problemi, in quanto rimarrebbe silente, senza sintomi e senza diffondere anche se non fosse curato. Lo rivela uno studio che ha preso in considerazione i dati sul cancro al seno di cinque paesi, svolto dal gruppo Nordic Cochrane Centre di Copenhagen e pubblicato sulla rivista British Medical Journal (BMJ).
Il motivo di ciò è che il miglioramento dei programmi di screening per questo tumore che si è verificato in questi ultimi anni potrebbe aver portato a un eccesso diagnostico. Il tumore al seno, quello femminile più diffuso, colpisce 40 mila nuove donne l'anno e fa ancora 10 mila morti. La guaribilità dal 1950 ad oggi è passata da meno del 30% al 75-90% (massima per tumori scoperti quando sono di pochi centimetri). Negli anni 70 non c'era modo di scovare il cancro se non con la palpazione, oggi ci sono gli strumenti per ottimizzare la prevenzione e diagnosi precoce.

Oggi circa il 35% dei cancri al seno viene scoperto quando è ancora non palpabile, attraverso il ricorso a esami strumentali. Sfortunatamente, ha spiegato Sarah Cant del Breakthrough Breast Cancer sentita dalla BBC online, al momento non è possibile capire quali tumori di quelli diagnosticati diverranno aggressivi e pericolosi, quali no, quindi la cosa migliore resta sottoporsi a screening periodici e massimizzare le chance di diagnosi precoce; i benefici della diagnosi precoce, ha concluso, comunque superano i rischi di trattare un tumore innocuo che non causerebbe alcun sintomo e non

Dieta ricca di crotenoidi per evitare il cancro al seno

Secondo uno studio effettuato presso l’Harvard School of Public Health di Boston e pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer le donne che nella loro alimentazione premenopausale mangiano molti carotenoidi si ammalano in misura decisamente minore di cancro al seno rispetto a coetanee che invece scarseggiano in questi alimenti.

Le donne che introducono quotidianamente vitamina A, β-carotene, α-carotene e luteina nel periodti, salmoneo premenopausale corrono meno rischi di sviluppare cancro al seno, ma se il consumo consistente di queste sostanze inizia dopo la menopausa il rischio cancro al seno rimane invariato. Eccovi quindi una lista dei cibi da seguire per rimanere in buona salute:


carote: ricchissime di ß,ß-carotene

mais: ricchi di due importati carotenoidi, Zeaxantina e Criptoxantina

peperoni

TUMORE AL SENO , DALLA FOTOTERAPIA UN'LTERNATIVA ALLA CHIRURGIA

02-07-09
SALUTE: TUMORE AL SENO, DALLA FOTOTERAPIA UN'ALTERNATIVA ALLA CHIRURGIA

(ASCA-NOEMATA) - Roma, 2 lug - Un trattamento meno invasivo e non chirurgico per combattere il cancro al seno usando la luce. Si chiama ''terapia fotodinamica'': i farmaci vengono iniettati, raggiungono le cellule malate e vengono attivati dall'esterno utilizzando un laser. I test clinici sono stati condotti al London's Royal Free Hospital. ''L'innegabile vantaggio della terapia fotodinamica - afferma Mo Keshtgar, il chirurgo che ha coordinato gli studi - e' che, tramite il laser, vengono attaccate e distrutte le cellule cancerogene senza intaccare la funzionalita' delle cellule sane''. Il trattamento e' gia' utilizzato per curare il cancro della pelle e del cavo orale, le sperimentazioni per il tumore al seno sono in corso e sono previste ulteriori applicazioni anche per la cura del cancro alla prostata e al pancreas.

''Il tumore al seno e' per le donne particolarmente traumatico e le attuali e invasive terapie lasciano segni indelebili sia fisici che emozionali - conclude Keshtgar. - La light therapy invece permette di mantenere inalterate le strutture del tessuto connettivo, diventando in alcuni casi una valida alternativa alla radioterapia''.

Tumore al seno, l’importanza dell’autopalpazione. Incontro all’Aou di Ferrara

Ferrara, 16 aprile 2018 – “Autopalpazione: perché, come e quando utilizzare il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore al seno” è il ti...