Tamoxifene: aumenta rischio cancro secondario al seno

TUMORI:TAMOXIFENE AUMENTA RISCHIO CANCRO SECONDARIO AL SENO
(ANSA) - ROMA, 26 AGO -

Migliaia di donne che assumono il farmaco antitumorale Tamoxifene per prevenire il reinsorgere del cancro al seno sarebbero ad alto rischio di contrarre un altro tipo di tumore, piu' aggressivo e piu' difficile da curare. Il Tamoxifene, prescritto a molte donne sopravvissute dopo l'operazione ad un cancro al seno, impedisce il riformarsi del tumore inibendo gli effetti degli estrogeni, gli ormoni femminili da cui spesso le cellule cancerose del tumore al seno traggono giovamento. Ma un nuovo studio condotto dal Fred Hutchinson Cancer Research Centre di Seattle e pubblicato sulla rivista Cancer Research mostra che un trattamento di quattro o cinque anni a base di Tamoxifene aumenta di ben quattro volte il rischio di sviluppare un tumore al seno non dipendente dagli ormoni estrogeni. La ricerca ha preso in considerazione l'uso a lungo termine del farmaco fra 1000 donne in premenopausa a cui era stato diagnosticato un cancro al seno ormone-sensibile. Sebbene il Tamoxifene avesse ridotto del 60% il riformarsi di un tumore al seno positivo all'estrogene, i ricercatori hanno rilevato il 440% di possibilita' in piu' di sviluppare all'altro seno un tumore aggressivo e non sensibile all'ormone.
''I benefici clinici del Tamoxifene sono indiscutibili - sostiene Christopher Li, che ha condotto gli studi - grazie al farmaco il numero dei sopravvissuti ad un cancro al seno si e' alzato notevolmente. Ma bisogna riconoscere che questa terapia ha dei rischi''. (ANSA)

26 agosto 2009

Sport-integratori-cibi precotti e rischio tumore al seno

Donne a rischio, poco sport troppi cibi precotti e integratori

ultimo aggiornamento: 28 agosto, ore 14:28


Solo il 16% delle donne pratica sport con continuità. Inoltre, il gentil sesso cucina ormai saltuariamente, preferendo il ristorante o i piatti precotti. A volte saltando i pasti, altre sostituendoli con gli integratori, considerati la 'pozione magica' contro i comportamenti alimentari scorretti. Queste cattive abitudini espongono le donne al rischio di incorrere in serie carenze nutrizionali, disturbi dell'alimentazione, sovrappeso e tumori. A partire da quelli alla mammella e all'endometrio, come conferma lo studio del Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (Wcrf), illustrato a Roma nel corso della conferenza 'Ben-Essere: donne e vita sana' organizzata da Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna.

La colpa di tutto questo - sottolinea una nota - è attribuibile alla mancanza di tempo, alla vita frenetica e allo stress cui le donne, che devono dividersi tra casa, lavoro e famiglia, sono sottoposte. Mogli e mamme sono attente alla salute dei propri cari, ma poco impegnate nel mettere in pratica le regole verso se stesse. Proprio loro, invece, hanno reale necessità di seguire uno stile di vita corretto. "Alimentazione corretta e attività fisica costante – afferma Francesca Merzagora, presidente di Onda - sono i capisaldi del benessere di ognuno, in particolare delle donne, che, durante tutte le fasi della loro vita, sono soggette a modificazioni ormonali che incidono sulle funzioni organiche. Ma gli stili di vita frenetici hanno portato a dimenticarsene. Anzi, le donne spronano i propri cari e familiari verso stili di vita sani ed equilibrati, ma spesso per vari motivi sono le prime a non adottarli". Tutto questo espone il 'gentil sesso' al rischio di malattie, compresi i tumori.
"Il Wcrf - afferma Franco Berrino, capo del dipartimento di Medicina preventiva e predittiva della Fondazione Irccs Istituto Tumori di Milano - ha concluso una grande opera sul rapporto tra alimentazione, attività fisica e tumori. E di tutti i fattori che si sono dimostrati associati a un maggior rischio di cancro, quello più solidamente provato è il sovrappeso". Le persone 'oversize' "si ammalano di più di tumori del seno, dell'endometrio, del rene, dell'esofago, dell'intestino, del pancreas e della cistifellea. La raccomandazione è, quindi, mantenersi snelli ed evitare cibi ad alta densità calorica, come quelli proposti nei fast food e le bevande zuccherate".
"L'assunzione errata di alimenti, nella quantità o qualità - spiega Michele Carruba, direttore del centro di Studio e ricerca sull'obesità dell'università di Milano - può essere uno dei fattori principali di ipertensione arteriosa, malattie dell'apparato cardiocircolatorio, sovrappeso e obesità, diabete, osteoporosi, steatosi epatica. Ma anche di carenze vitaminiche come il ferro o il calcio se si hanno disturbi dell'alimentazione. Il consiglio per aggirare la mancanza di tempo in cucina può essere quello di optare per piatti semplici e unici, veloci da preparare, ma ricchi di fibra alimentare e poveri di grassi come la pasta con i legumi condita con olio extravergine di oliva".

Troppo spesso, invece, ci si indirizza verso gli integratori, utilizzati da un italiano su tre. "Gli integratori - chiarisce Rodolfo Tavana, medico dello Sport dell'università dell'Insubria (Varese) - non sono la panacea di tutti i mali. Sono prodotti utili là dove l'alimentazione non è sufficiente. Troppo spesso, però, si pensa che siano l'elisir di bellezza, la pillola magica per dimagrire o rendere la pelle elastica. E, soprattutto, non sono sostitutivi di un pasto e devono essere associati a una corretta alimentazione e attività fisica. Infine, no al 'fai da te'. E' il medico che deve consigliarli e stabilire il dosaggio necessario in base allo stile di vita di una persona e allo sforzo fisico".

Tumore della mammella:efficace la terapia adiuvante con Zodalex in premenopausa

Donne in premenopausa con tumore alla mammella in fase iniziale: efficacia nel lungo periodo della terapia adiuvante con Zoladex

Revisioni sistematiche hanno messo in luce che gli agonisti dell’ormone di rilascio dell’ormone luteinizzante ( LHRH ) sono efficaci nel trattamento delle donne in premenopausa con tumore del seno nelle fasi iniziali.

Le 2.706 donne, che hanno preso parte allo studio ZIPP ( Zoladex In Premenopausal Patient ), sono state sottoposte ad un lungo follow-up ( durata mediana 12 anni ).

Lo studio ZIPP aveva valutato l’agonista del LHRH Goserelin ( iniezioni di 3,6 mg ogni 4 settimane; Zoladex ) e il Tamoxifene ( 20 o 40 mg al giorno; Nolvadex ), somministrati per 2 anni.

Le donne sono state assegnate in maniera casuale a ricevere una delle due terapie, entrambe o nessuna dopo una terapia primaria ( chirurgia con o senza radioterapia / chemioterapia ).

Gli hazard ratio e le differenze assolute nel rischio sono state utilizzate per valutare l’effetto del trattamento con Goserelin sulla sopravvivenza libera da eventi ( recidiva di tumore del seno, nuovo tumore o decesso ), sulla sopravvivenza generale, sul rischio di ricorrenza di carcinoma mammario e sul rischio di morire per tumore alla mammella, in presenza o assenza di Tamoxifene.

Dopo 15 anni dall’inizio del trattamento per ogni 100 donne non-trattate con Tamoxifene, sono stati riscontrati 13,9 eventi in meno tra le pazienti trattate rispetto a quelle non-trattate con Goserelin.
Tuttavia, tra le donne che avevano assunto il Tamoxifene, ci sono stati 2,8 eventi in meno per 100 donne nel gruppo delle pazienti trattate rispetto a quelle non-trattate con Goserelin.

Anche il rischio di morire per carcinoma mammario si è ridotto in 15 anni: per ogni 100 donne trattate con Goserelin il numero di decessi è risultato ridotto di 2,6 e di 8,5 in quelle che avevano o non-avevano assunto Tamoxifene, rispettivamente, nonostante nell’ultimo gruppo le differenze non fossero significative.

In conclusione, il trattamento per 2 anni con Goserelin è risultato efficace come un trattamento di 2 anni con Tamoxifene dopo 15 anni dall’inizio della terapia.
Nelle donne che non avevano assunto Tamoxifene il trattamento con Goserelin ha portato benefici maggiori in termini di sopravvivenza e ricorrenza, e nelle donne che avevano assunto Tamoxifene è stato osservato un beneficio potenziale marginale su questi outcome con l’aggiunta di Goserelin. ( Xagena Medicina )

Fonte: J Natl Cancer Inst, 2009

Esercizio fisico e cancro

Mezz’ora al giorno di intenso esercizio fisico dimezza il rischio di cancro. Lo hanno provato numerosi studi. Ora lo sostiene anche una ricerca sul British Journal of Sports Medicine
NOTIZIE CORRELATEDopo la malattia, recuperare con lo sport. Lo sport come un farmaco, prescritto dai medici. Dieta e ginnastica contro gli effetti collaterali delle cure anticancro. Italiani sedentari per 11 mesi all’anno. Seno «protetto» per le ragazze sportive.
MILANO - Il fatto che una regolare attività sportiva aiuti il benessere fisico generale è cosa nota. Oggi, però, arriva una nuova conferma del fatto che lo sport riduce significativamente le possibilità di ammalarsi di cancro. Ad affermarlo è uno studio finlandese pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, secondo il quale il rischio di sviluppare tumori diminuisce sensibilmente - fino in alcuni casi a dimezzare - se si fanno 30 minuti di intenso esercizio quotidiano, grazie al consumo di ossigeno che questo comporta.SIAMO UN PAESE DI PIGRI - Una notizia che dovrebbe contribuire a invogliare anche gli italiani più pigri. Stando alle statistiche più recenti , infatti, sono più di 17 milioni gli sportivi in Italia, ma solo 3,5 milioni sono coloro che fanno agonismo e i tesserati di qualche federazione. Ben il 41 per cento dei connazionali, invece, non muove un dito. Sebbene sia ormai stato provato da diversi studi che l’attività fisica aiuta a prevenire molte malattie, quali diabete e obesità, cardiopatie e tumori: nella prevenzione del cancro del seno e del retto, ad esempio, il 30 per cento è dovuto alla buona attività fisica. E cifre alla mano, uno studio statunitense (pubblicato nel 2008 sul Journal of the National Cancer Institute) su 65 mila donne tra i 24 e i 42 anni aveva dimostrato che praticare sport fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un tumore mammario in pre-menopausa.

LO STUDIO - Ora i ricercatori hanno seguito per circa 17 anni 2.560 uomini della Finlandia dell’est, di età compresa tra i 42 e i 61 anni, senza precedenti di cancro in famiglia. Misurando l’attività fisica in Met (ovvero l’equivalente metabolico del consumo di ossigeno) sembra che, in assenza di fattori influenzanti - come consumo il eccessivo di alcol e fumo o soprappeso -, coloro che arrivano a una media di 5.2 Met per circa 30 minuti al giorno dimezzano il rischio di cancro rispetto a chi fa meno attività sportiva. Secondo la ricerca, camminare per mezz’ora corrisponde a 4,2 Met, fare jogging equivale a 10,1, il giardinaggio fa consumare 4,3 Met e andare in bicicletta al lavoro 5,1.

PREVENZIONE ANTICANCRO - Circa i due terzi delle neoplasie sono direttamente o indirettamente correlati con il tabacco e un regime alimentare non corretto. Teoricamente l’abolizione del fumo, una dieta più appropriata, una vita più sana in un ambiente meno inquinato possono drasticamente ridurre l’incidenza del cancro. Inoltre, numerosi esperti in oncologia ricordano che sarebbe buona regola fare almeno mezz’ora al giorno di esercizio, alternando lo sport alla semplice attività motoria (come passeggiare o salire le scale). Tutto questo con l’obiettivo di mantenere un peso corporeo desiderabile: molti studi, infatti, hanno provato come un’eccessiva introduzione calorica e l’obesità siano in relazione con un’aumentata mortalità per alcune neoplasie, tra le quali i tumori del colon, della mammella, dell’utero e della prostata.

Utilità dei test genomici nel tumore della mammella

Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della ch...