SAMSUNG PER LA RICERCA DEL TUMORE AL SENO



Samsung Italia donerà parte del ricavato a Susan G. Komen Italia onlus per ogni cellulare Star rosa venduto
Dal 1 novembre al 31 dicembre 2009 Samsung donerà parte del ricavato proveniente dalla vendita del modello Samsung Star (S5230) di colore rosa alla associazione onlus Susan G. Komen Italia impegnata in attività di ricerca e prevenzione ai tumori del seno.



Oltre alla raccolta fondi, Samsung vestirà di rosa alcune delle sue Experience Zone per sensibilizzare sul tema della prevenzione come importante arma di difesa dai tumori.

Sempre dalla fine del mese di ottobre, inoltre, partirà una campagna pubblicitaria outdoor nella città di Milano: con il claim More Than Talk Samsung testimonia il proprio impegno nella lotta ai tumori del seno e inviterà i consumatori ad una maggiore sensibilizzazione verso questa problematica.

Dalla mastectomia alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatoo enormi passi avanti: a cura di Umberto Veronesi

Dalla mastectomia completa alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatto enormi passi avanti. Come racconta un grande oncologo
La primavera fa pensare alla vita e l'azalea della ricerca, che da 25 anni in questa stagione appare nelle piazze e nelle strade per iniziativa dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è un appuntamento con la vita.

Perché dico questo? Perché questi 25 anni simboleggiati dall'azalea della ricerca corrispondono a una vera rivoluzione nella cura dei tumori femminili e a progressi quasi impensabili, risultato di ricerche avanzate che si sono poste come obiettivo la salvaguardia della vita e della salute delle donne. Dalla diffusione della chirurgia conservativa del seno alla disponibilità di trattamenti mirati, fino alla diffusione dell'assistenza psicologica alle pazienti, tutto concorre a spiegare il rapido miglioramento delle prognosi.

Vorrei cominciare dal tumore del seno, il campo in cui mi sono principalmente battuto. Qui il progresso è stato enorme e veramente in direzione della vita. Trent'anni fa la metà delle donne ammalate non ce la faceva: oggi l'85 per cento guarisce. Inoltre più di un terzo delle pazienti (un dato che mi entusiasma) arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 99 per cento.

La storia della cura del tumore mammario ha fatto registrare, in questi ultimi 25 anni, continui passi in avanti. È avvenuto grazie alle scoperte fatte negli ambiti più diversi: nella biologia, nella chirurgia, nella terapia farmacologica, nella radioterapia, senza dimenticare una diagnostica per immagini che è andata diventando sempre più raffinata e precisa.

È avvenuto anche perché si è sviluppata la capacità di comprendere la portata di alcune di queste scoperte e, soprattutto, di adattarvisi con mutamenti culturali anche molto significativi, che hanno comportato talvolta il capovolgimento di alcune impostazioni terapeutiche consolidate da anni.
Uno degli esempi più significativi è l'evoluzione della chirurgia del cancro al seno. Fino agli anni Ottanta, infatti, era ritenuta imprescindibile l'asportazione totale della mammella colpita, dei linfonodi ascellari che si supponeva potessero essere interessati, e sovente anche della mammella controlaterale.

Il risultato era una mutilazione devastante, che comportava gravi conseguenze psicologiche per la donna. Si è cominciato allora a pensare che forse era possibile asportare soltanto la parte realmente colpita e si è giunti a considerare prima l'asportazione solo della mammella interessata, poi del tumore e della zona circostante (con la quadrantectomia) e da ultimo solo della massa neoplastica, con la tumorectomia. Nel proporre per primi la quadrantectomia, i miei collaboratori ed io eravamo stati molto isolati, ed eravamo stati feriti da molte critiche.

Poi arrivarono i risultati, ottimi. La nostra ricerca aveva preso in considerazione 701 donne con tumore di diametro inferiore a 2 cm., sottoposte all'intervento tradizionale di mastectomia oppure a quello innovativo di quadrantectomia. Le seguimmo per 20 anni, e il lungo follow up ci ripagò con una notizia di contenuto rivoluzionario: il tasso di guarigione era stato identico nei due gruppi. Poi arrivarono i riconoscimenti.

C'è un orgoglio che non deriva da vanità, ma dalla coscienza di aver lavorato duramente e nella direzione più utile. Per fare quel 'bene dei malati' che è un concetto in cui io credo ancora, anche se sembra passato di moda. Lasciatemi quindi dire che mi sono sentito orgoglioso quando, nel 2002, un editoriale del 'New England Journal of Medicine' promosse in modo definitivo la chirurgia conservativa del seno.

Il passo successivo è stato quello di riconsiderare il significato e il modo di affrontare i linfonodi ascellari, un problema cruciale per la strategia di prevenzione delle metastasi. Anche qui la scelta - che ha proceduto di pari passo con la ricerca 'traslazionale', quella che porta subito i risultati al letto del malato - ha guardato in avanti e ha verificato la possibilità di un intervento conservativo. Tale è stata l'innovazione della metodica del linfonodo-sentinella, ormai adottata in tutto il mondo.
Sempre su questa strada, che si può riassumere nell'obiettivo di passare 'dal massimo trattamento tollerabile al minimo efficace', si è giunti poi alla radioterapia intraoperatoria, che ha un doppio vantaggio: quello di poter essere somministrata durante l'operazione, quando la zona da irradiare è ancora allo scoperto (quindi con grande precisione ed efficacia) e quello di poter concentrare la dose efficace in una sola seduta, evitando disagevoli trasferimenti alle pazienti che abitano lontano dall'ospedale, e dribblando l'ostacolo costituito, in molte regioni, dalla scarsità delle strutture di radioterapia.

Siamo infine arrivati al progetto Roll, acronimo inglese che sta per 'Radioguided Occult Lesion Investigation'. È la più moderna tecnica di asportazione chirurgica dei tumori del seno non palpabili: una piccola quantità di tracciante radioattivo viene iniettata nella zona da operare, che viene successivamente rimossa chirurgicamente grazie alla guida di una sonda che capta la radioattività. All'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, di cui sono il direttore scientifico, sono state già operate così oltre mille (e sottolineo) pazienti.

Le ricadute di questo nostro lavoro vogliamo metterle a disposizione di tutto il mondo, e in particolare dei paesi che hanno meno opportunità di cure avanzate. Come l'Egitto, dove la mia Fondazione e la Scuola Europea di Oncologia hanno lanciato una campagna di prevenzione del tumore del seno in collaborazione con l'Ambasciata italiana e con l'Ospedale italiano Umberto I del Cairo. Una delle caratteristiche di questa campagna è il coinvolgimento attivo della comunità, proprio quel concetto di Welfare Community fondato su un tipo di società che impara ad aver cura della propria salute: l'autopalpazione del seno viene insegnata a giovani donne-medico egiziane, che poi educano le donne locali a questa tecnica e le istruiscono a chiedere la visita all'Ospedale Umberto I in caso di sospetti. In un paese a prevalenza islamica, che si trova a fare i conti con storici ostacoli culturali, questa rete di donne ha tutte le caratteristiche per poter funzionare.

Anche per gli altri tumori femminili i progressi degli ultimi 25 anni sono stati significativi: voglio ricordare innanzitutto la netta diminuzione dei tumori del collo dell'utero, grazie alle grandi campagne informative sul pap test. Ormai l'esame periodico è passato nella cultura collettiva, e fin da giovanissime le donne sanno che si tratta di un esame strategico per la salvaguardia della vita e della salute: le piccole lesioni precancerose vengono operate con risultati positivi al 100 per cento, proprio perché scoperte in tempo.

Adesso all'arma preventiva del pap test è andata ad aggiungersi una delle migliori scoperte degli ultimi anni: la messa a punto di un vaccino contro il papillomavirus, che si trasmette con i rapporti sessuali ed è responsabile della quasi totalità dei tumori del collo dell'utero. Un grande passo avanti è stata la decisione, presa tre anni fa dal ministero della Salute, di vaccinare tutte le dodicenni, e sicuramente tra non molto si vedranno i risultati di questa grande campagna di prevenzione. Noi dell'Istituto Europeo di Oncologia abbiamo voluto dare una mano con un progetto che è nello stesso tempo d'interesse clinico e d'interesse scientifico, vaccinando cioè mille ragazze di 18 anni dell'area milanese, e seguendole poi gratuitamente per cinque anni.

Nel fare il bilancio dei progressi compiuti negli ultimi 25 anni, non si può dimenticare il ruolo della genetica. I test genetici, soprattutto, appaiono come una delle strade del futuro per fare prevenzione. Ci sono adesso test genetici per varie malattie. Nel campo dei tumori femminili, ricordo il caso della predisposizione ai tumori della mammella per la mutazione dei geni Brca 1 e 2, che sono utilissimi per la definizione del rischio. L'unico problema di questi test è il loro costo, reso alto perché coperto da brevetto. Bisogna fare un grande sforzo di ricerca per seguire l'esempio dell'Ifom di Milano, che ha messo a punto per il rischio di tumore del seno un test genetico che cosa dieci volte di meno di quello in commercio, e che dà la risposta in sole 48 ore.
Il valore principale della conoscenza del fattore di rischio, come appunto il Brca 1 e 2, è la possibilità di prevenire la comparsa di una malattia. Per fare un esempio, uno studio che sta per iniziare all'Ie è quello di trattare le ragazze positive al test con un principio attivo, la ferentinide, derivata dalla vitamina A che in uno studio precedente ha dimostrato di ridurre il rischio di tumore mammario nelle giovani donne.

I farmaci, infine. È un campo in cui è cambiato tutto, grazie all'applicazione delle conoscenze biolemolecolari. Si è passati da una strategia in cui si cercava di distruggere le cellule neoplastiche con farmaci antiproliferativi che agivano però su tutte le cellule, a molecole che invece individuano i punti deboli o comunque le caratteristiche peculiari delle cellule cancerose, e colpiscono solo quelle.

Sono i farmaci 'intelligenti', e mai definizione è stata più appropriata. Va da sé che gli effetti collaterali delle terapie sono assai minori. L'ultima frontiera, la più avanzata, sarà quella delle terapie dirette contro le cellule staminali dei tumori. È una strada molto promettente. Il futuro continua.
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Lilt, un concerto contro il tumore al seno

Salute

Una serata di sensibilizzazione in Cittadella

Lilt, un concerto contro il tumore al seno

di G.G.


Venerdì 30 ottobre,
presso la Cittadella di Alessandria, alle 20, si terrà un concerto, eseguito dall’Orchestra Classica di Alessandria, promosso dalla Lega Italiana Tumori.
La LILT, tra le sue missioni, ha quella di prevenire e diagnosticare precocemente le neoplasie, attivando visite ambulatoriali, all’interno dell’Ospedale S.S. Antonio e Biagio, completamente gratuite per tutto l’anno.

I primi ambulatori di Senologia e di Ginecologia divengono operativi per la prima volta nel 1994, anche se già dal 1985 si effettuano visite di senologia gratuite. Ad oggi gli ambulatori sono 7: Senologia, Ginecologia, Dermatologia, Counselling riabilitativo, Psico-Oncologia, Dietologia e Oncologia, Maxillo Facciale.

Le prestazioni mediche sono Pap-test e Pap-net per prevenire i tumori al collo dell’utero, visite senologiche per quelli della mammella, mappatura nei con videotermatoscopio per quelli della cute, poi ancora visite al cavo orale, di counselling riabilitativo, psico-oncologiche, di dietologia oncologica e corsi di dissuefazione dal fumo.

L’attività dal 2007 ad oggi è intensa e in continuo aumento. Infatti si è registrato un incremento significativo del numero delle visite effettuate: l’Ambulatorio di Senologia è passato da 1.100 visite nel 2007 alle 1.170 nel 2008 fino ad arrivare a 697 solo al 12/10/2009.

L’ambulatorio di Dermatologia è passato da 1.395 visite nel 2007 a 1.480 nel 2008 fino alle 1.631 al 12 ottobre. Sono ambulatori considerati “il fiore all’occhiello” della Nostra città, tanto che, per far fronte alla forte richiesta di visite, sono attivi con frequenza giornaliera e contano su un organico di 3 medici specialisti per la Dermatologia e 5 per la Senologia.

Oltretutto le spese di gestione degli ambulatori sono solo l’1,77% del totale delle spese, poichè i medici svolgono le prestazioni gratuitamente e sono inseriti tra i volontari della LILT, essendo quest’ultima un’Associazione di volontariato, qualificata come ONLUS.

Non solo: il lavoro della LILT in certi casi supplisce alle mancanze e integra i servizi offerti dall’ASO di Alessandria: ad esempio Ë l’unica struttura della Provincia a disporre del Videodermatoscopio, macchinario utile alla prevenzione del tumore della cute e svolge bimensilmente Pap-test, servizio non più offerto dall’Azienda Ospedaliera alessandrina.

Lotta ai tumori e prevenzione, tavola rotonda della Lilt alla 'Cattolica'

Lotta ai tumori e prevenzione, tavola rotonda della Lilt alla 'Cattolica'

CAMPOBASSO. Nonostante l’aumento annuale di nuovi casi, si sta registrando nei Paesi industrializzati una sia pur lenta ma continua diminuzione della mortalità. E questo grazie a una corretta informazione e una maggiore sensibilizzazione verso la diagnosi precoce.

La costante conoscenza della problematica ha reso questa malattia sempre più curabile e, quindi, guaribile. A fronte di circa 40.000 nuovi casi anno di cancro della mammella, la disponibilità di raffinate tecniche di diagnostica strumentale e di terapie innovative, ha permesso di registrare, per la prima volta, un abbattimento della mortalità al di sotto dei 10mila casi l’anno (9.045), con un contestuale progressivo miglioramento della qualità di vita.

La scoperta di un tumore (in genere con la mammografia e l’ecografia) nella sua fase iniziale permette una cura meno aggressiva ed offre maggiori possibilità di guarigione. Essa costituisce oggi l’arma strategica raccomandata nella lotta al tumore della mammella.

Negli ultimi anni quindi molte cose sono cambiate nel modo di prevenire e curare questa patologia, è necessario che tutti i cittadini siano informati sulle recenti scoperte della medicina; per questo è stato organizzato dall’Università Cattolica di Campobasso e dalla Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (L.I.L.T) il prossimo mercoledì 28 ottobre 2009 ore 17 presso l’Università Cattolica di Campobasso una una tavola rotonda sul tema “Prevenzione e diagnosi precoce e nuove possibilità terapeutiche per il tumore al seno”.

Con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile da tutti, i migliori esperti del settore si incontreranno per discutere dei problemi legati al tumore della mammella. Il convegno rappresenta un'importante occasione di formazione per i cittadini sia donne che uomini, infatti l’educazione alla salute coinvolge tutta la famiglia, ed è l’evento conclusivo della Campagna Nastro Rosa del 2009 che ha riscosso un notevole successo; il professor Savino R.Cannone Commissario Regionale per il Molise della Lega Italiana per La Lotta ai Tumori (L.I.L.T), congiuntamente con le sezioni provinciali di Campobasso ed Isernia, è stato il principale artefice dell’iniziativa seguendo personalmente tutte le fasi dell’organizzazione.

Interverranno tra gli altri il professor Savino R.Cannone Direttore di Sede e Commissario Regionale della L.I.L.T, il professor Francesco Schittuttli Presidente Nazionale della L.I.L.T, il Sen. Michele Iorio Presidente della Regione, l’Avv.to Michele Picciano Presidente del Consiglio Regionale, il professor Giovanni Scambia Direttore del Dipartimento per la Salute della donna e della vita nascente del Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il prof. Luigi Sofo Direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Università Cattolica di Campobasso.

Swap Party a Roma per sostenere la ricerca del tumore al seno

L'8 novembre, a Roma, avrà luogo uno Swap Party. Parte del ricavato verrà devoluto all'associazione Susan G. Komen Italia Onlus per sostenere la ricerca contro i tumori del seno.

A Swap Party will take place in Rome on November 8. Part of the proceeds will be handed over to Susan G. Komen Italia Onlus to help the research against breast cancer.

Susan G. Komen Italia Onlus è la prima affiliata internazionale della Susan G. Komen (che ha sede a Dallas) e dal 2000 opera in Italia nel campo della lotta ai tumori del seno. L'evento che più contraddistingue l’associazione è la "Race for the Cure, di corsa contro i tumori del seno", una mini-maratona di 5 km, aperta a tutti, che ha lo scopo di raccogliere fondi per la lotta ai tumori del seno e facilitare un cambio di mentalità in positivo nei confronti della malattia. Le attività, però, non si esauriscono qui e toccano anche la moda. Infatti, il prossimo 8 novembre (dalle 16.30 in poi; per informazioni cliccate qui) Susan G. Komen Italia Onlus parteciperà allo Swap Party di Roma, alla Casina Valadier di Villa Borghese. Che cos’è uno Swap Party? Nato a Manhattan, nel cuore pulsante dello shopping, lo Swap Party è l’ultima tendenza in fatto di moda, che consente di fare shopping a costo zero. Le fashion victims d’oltreoceano, da quando si sono trovate alle strette, hanno semplicemente cambiato il modo di fare acquisti, abbattendo i costi senza rinunciare allo stile. La parola d’ordine in tempi di crisi, anche nella moda, è reinventare, riciclare! Si tratta di un’esperienza unica e coinvolgente, ma anche socialmente utile perché cerca non soltanto di far riutilizzare abiti e accessori ormai abbandonati nell’armadio, ma di insegnare anche uno stile di vita che rispetti l'ambiente e la filosofia del consumo con coscienza. Alzi la mano chi non ha nell'armadio almeno uno o due vestiti di ottima fattura che ha messo solo un paio di volte magari sbagliando la taglia o il colore. Bene è giunto il momento anche per le fashion victims italiane di vivere questa esperienza con un format studiato ad hoc.
In Italia, la prima a crederci è stata Tamara Nocco, trendsetter bolognese che nel 2007 ha offerto alle fashion victims italiane una vetrina on-line dove poter scambiare vestiti e accessori di qualità. Lo Swap Club ad oggi riunisce più di cinquecento accanite swapper da tutta Italia. Nel 2009 Tamara Nocco e Francesca Caprioli, fondatrice di www.green-think.it (società che organizza eventi eco-sostenibili), hanno deciso di unirsi fondando Swap Club Italia, con lo scopo di far incontrare tutte le swapper e organizzare eventi eco-chic da portare nelle maggiori città italiane.
Il target di Swap Club Italia è costituito da donne di fascia medio-alta (dato che il valore d’acquisto dei vestiti che possono essere scambiati non deve essere inferiore ai 50 euro e il costo del biglietto è abbastanza alto), di età compresa tra 18 e 60 anni e appartenenti alla tipologia delle fashion victims.
Lo Swap Club Italia stila un decalogo al fine di dare delle regole sulla tipologia di capo da portare. Agli Swap Party sono ammessi solo abiti e accessori in buone condizioni e di livello medio-alto. Sono previsti swap corners e un salotto eco-chic.

SWAP CORNERS – tutti i capi delle swapper sono etichettati da una giuria di giornaliste di moda che li dividono in categorie (da 0 a 3 stelline) secondo il loro valore.
SALOTTO ECO-CHIC– grazie alla partecipazione di esperti del settore moda (giornaliste di moda, stilisti, tecnici del settore e donne influenti delle città che vengono toccate), in ogni Swap Party viene organizzato un salotto dove, sulla base delle ultime sfilate, vengono dati alle swapper consigli sulle nuove tendenze, sugli abbinamenti di colori, ecc. per essere chic senza sprechi.

Parte del ricavato dello Swap Party di Roma sarà destinato proprio all’associazione Susan G. Komen Italia Onlus, che durante la serata avrà anche modo di presentarsi e sensibilizzare sull’importanza della prevenzione partecipando all’angolo Salotto Eco-Chic.

Cancro al seno e dieta

Cancro al seno e dieta : nuove scoperte

Sanihelp.it - Se si riducono i consumi di carne rossa, di carne cotta a temperature troppo elevate e di prodotti caseari troppi grassi è possibile ridurre il rischio di sviluppare cancro al seno: è quanto sostiene uno studio condotto presso la fondazione IRCCS ovvero presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition.

I ricercatori hanno valutato i dati relativi 367993 donne di 10 diversi paesi europei che hanno partecipato all’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition study.
Durante il follow-up durato quasi 9 anni 7119 donne hanno sviluppato cancro al seno.
Non è stata riscontrata alcuna relazione significativa fra sviluppo di cancro al seno e consumo di uova, carne e latticini, ma il cancro al seno si sviluppa più facilmente nelle donne che consumano di preferenza carne rossa elaborata o prodotti molto ricchi di burro; quest’ultimo fattore pericoloso esclusivamente nelle donne in premenopausa.

Il consumo di latticini di per sé non è pericoloso per lo sviluppo del tumore, ma diventa tale se i prodotti consumati sono particolarmente ricchi di grassi.
Il consumo di carne rossa va comunque limitata anche per evitare l’insorgenza di coronopatie.

Tumore al seno: rischi per le ossa

Tumore al seno: a rischio pure le ossa
Venerdì 16 Ottobre 2009 alle 16:32


Le donne colpite da questo terribile male rischiano, oltre che l’aggravarsi del tumore stesso, fratture ossee a causa dello scarso livello di vitamina D. Ciò è emerso dallo studio della malattia fatto presso la Clinica Oncologica del Cancro al Seno di San Francisco.

Luke Peppone, il medico che ha coordinato lo studio, afferma che sulle 166 donne controllate, circa il 70% aveva la vitamina D a livello bassissimo. Ciò causa un indebolimento del corpo che potrebbe abbattere ancora di più lo stato fisico, ma soprattutto psicologico, della paziente. Purtroppo la vitamina viene notevolmente ridotta a causa dei trattamenti chimici per la cura del tumore, cioè cure ormonali e chemioterapia.


È stato inoltre sottolineato che per un maggiore supporto psico-fisico, medici e pazienti devono collaborare per l’assunzione dell’indispensabile vitamina D poiché, secondo le ricerche del Dott. Peppone, un’alta dose settimanale fornisce alle ossa la protezione di cui necessitano.

Purtroppo è stato riscontrato che eventuali metastasi altamente attive, ed espansive nel corpo della donna, possano portare fratture più o meno gravi, fino, in alcuni casi, alla necessità dell’uso di busti o altri sostegni ortopedici.

Tumore della mammella: un seno sceso è un indicatore di rischio per il cancro


Donne: il seno flaccido è un indicatore di rischio per il cancro

Anche le terapie ormonali aumentano le possibilità di sviluppare la malattia

Per le donne, mostrare un seno cadente dopo aver subito una terapia a base di ormoni può indicare l'aumento di possibilità di contrarre un tumore al seno.

Lo sostiene una ricerca dell'Università della California a Los Angeles (UCLA), sezione David Geffen School of Medicine, diretta dalla dottoressa Carolyn Crandall e pubblicata da "Archives of Internal Medicine".

Gli scienziati hanno lavorato con alcune donne, divise in due gruppi: il primo, ha assunto una dose quotidiana di estrogeni (0,625 mg di estrogeni equini coniugati e di 2,5 mg di medrossiprogesterone acetato), il secondo solo un placebo. Si è così potuto osservare come il rischio di cancro per il primo gruppo era 1,26 maggiore rispetto a quello del secondo. Inoltre, le donne che mostravano un seno cascante avevano il 48% in più di rischio di sviluppare il cancro invasivo al seno, rispetto a quelle che non hanno avuto modificazioni al seno.

La squadra della dottoressa Crandall sottolinea come il legame tra terapia ormonale e seno flaccido sia noto, in quanto tale procedura tende a a far moltiplicare più velocemente le cellule del tessuto mammario. Ancora oscura è invece la relazione tra afflosciamento del seno e maggiori rischi di

Mastoplastica additiva: cosa bisogna sapere


Mastoplastica, cosa può andare storto



Le cose che lei (ma anche lui) deve sapere per affrontare un ritocchino a mente sgombra: dall'età giusta ai rischi, dal tipo di protesi alla "manutenzione"

Ogni anno in Europa si eseguono 150mila interventi di mastoplastica additiva, negli Usa addirittura 280mila. Ma ritoccarsi il seno è un intervento sicuro? Lo si può affrontare a cuor leggero o ci sono rischi dei quali è meglio tenere conto? Lo abbiamo chiesto al dottor Mariano Bormioli, direttore dell'unità di Chirurgia Plastica e Maxillo Facciale dell'Azienda ospedaliera Santa Corona di Savona e presidente uscente della Sicpre, la Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica che ha tenuto pochi giorni fa il suo 58esimo Congresso (nel quale si è parlato dei 20 anni del botulino, di "allotrapianto" da donatori defunti, di trapianti di faccia e mano, di biotecnologie e medicina rigenerativa).

Anzitutto, possiamo fare chiarezza su chi opera?
Ci tengo a chiarire che in nessun Paese al mondo esiste la specialità in chirurgia estetica: il percorso formativo parte dalla laurea e prosegue con la specializzazione in una serie di attività tra le quali quelle con finalità estetiche. Ma non esistono chirurghi solo estetici: è importante saperlo per non finire nelle mani di chi il corretto percorso formativo non l'ha fatto.

Il Congresso ha "festeggiato" i 50 anni delle protesi mammarie: come si sono evolute?
In questo mezzo secolo si è andati alla ricerca del materiale più inerte, che dà meno fastidio all'organismo, il più naturale ma anche il più duraturo e resistente.

Che è?
Il solito vecchio caro silicone, lavorato e trasformato in un gel coesivo rivestito di tre membrane di protezione. La forma delle protesi poi si è molto diversificata per avere quella ideale per ogni esigenza femminile... o maschile.

La mastoplastica additiva è diventata un intervento di routine?
Direi proprio di sì. Un intervento da affrontare a mente sgombra, purché dopo aver consultato uno specialista che spieghi miracoli ma anche problemi e svantaggi.

Facendo un elenco di " quel che potrebbe andare storto”: cosa considerare prima dell'intervento?
Per prima cosa l'età della paziente: deve aver raggiunto la maturità nello sviluppo e la situazione deve essere stabile.

C'è anche un limite verso l'alto?
Per carità, no. Addirittura si parla di "protesi dopo la pensione".

Altre precauzioni "pre"?
Valutare se in famiglia c'è una storia di carcinomi alla mammella. Si fa un profilo genetico e si eseguono controlli pre-operatori approfonditi (ecografia, ecografia ad alta definizione e mammografia), così da non lavorare su un "terreno minato". Se si rinviene qualcosa, meglio "bonificare" il sito e poi pensare alle protesi.

Attenzioni per il "durante"?
Non si dice mai una cosa importante: che bisogna aspettare sei mesi dal parto o, se si è allattato, dall'ultimo mese di allattamento. Poi si usano delle precauzioni con le forti fumatrici perché la vascolarizzazione di una tabagista all'ultimo stadio è più critica e gli interventi vengono sempre un po' peggio (guarigione più lenta, formazione di ulcere). Inoltre, ci può essere un'intolleranza ai materiali protesici - succede circa nel 2% dei casi - o una tendenza individuale a reazioni negative o cattive cicatrizzazioni.

Cosa potrebbe succedere dopo?
Il problema più importante è un'eventuale infezione. Questa può essere precoce, correlata al tessuto d'incisione, e si manifesta entro 15 giorni; ma può essere anche tardiva - con un'incubazione che può durare anche tre o quattro anni -, causata da batteri "dormienti" attorno alla protesi che si svegliano e possono dare la "capsulite", la contrattura della capsula intorno alla protesi, o veri e propri ascessi.

La frequenza delle infezioni varia a seconda della via d'inserimento della protesi?
Sembrerebbe che passare attraverso l'areola e l'ascella, in quanto orifizi naturali, comporti una maggiore frequenza di contaminazione. La zona più "tranquilla" per l'incisione risulterebbe quella del solco sottomammario.

Ci sono differenze di reazione tra razze ed etnie?

Solo relativamente alla cicatrizzazione. Alcune etnie producono maggiori reazioni e cicatrici e più frequenti incapsulamenti, anche se non si può generalizzare e quindi occorre guardare alle storie personali.

Le protesi hanno una durata massima o necessitano di una qualche forma di “manutenzione”?
Si batte molto su questo ma è un aspetto puramente commerciale: non c'è una garanzia di durata infinita, ma le protesi non hanno data di scadenza né si può fare alcun tagliando.

Le ipotesi di rottura ed esplosione sono realistiche? Se avvengono che rischi si corrono?
Con gli attuali materiali non ho mai visto alcuna rottura spontanea, mentre ho dovuto sostituire protesi rottesi in incidenti stradali o sportivi. La sostituzione non dà problemi, soprattutto con i gel coesivi: per intederci, questi si comportano come le caramelle alla frutta, i fruttini, che se li taglia metà ripieno sta a destra e metà a sinistra. Prima invece le protesi erano come le caramelle ripiene, che se le taglia il succo si spande.

Il ritocco al seno è reversibile?
La riduzione è abbastanza frequente: è assultamente normale, anche se comporta nuove cicatrici.

Quanto sono frequenti gli interventi al maschile per aumentare o ridurre il “seno”?

Quelli additivi sono riservati quasi esclusivamente ai transessuali. Più spesso capita di intervenire per la ginecomastia, una ipertrofia della ghiandola mammaria nell'uomo legata per lo più a problemi alimentari e metabolici. Ci sono dei ragazzi che hanno una bella terza e fanno invidia alle sorelle, ma si trovano a disagio in pubblico, così si fanno fare una mastoplastica riduttiva. Ovviamente non ci sono le protesi, quindi il problema sono le cicatrici ed eventualmente le asimmetrie. Alle quali sono molto sensibili anche le donne...

Ma naturalmente seni e pettorali sono spesso diversi tra loro
Vero, ma in natura lo si accetta. Da noi invece la gente viene e dice: "Mi sono fatta operare apposta e ora...".

La "novità" del lipofilling, il trapianto del prorpio tessuto adiposo

E' una cosa che ha 50 anni, inizialmente concepita per un semplice incremento volumetrico. Da allora però i biologi hanno chiarito che le cellule prelevate e iniettate altrove non sono solo di grasso ma anche "staminali periferiche" (che non hanno niente a che vedere con le staminali del midollo o del funicolo). Queste sono di grande interesse perché in un ambiente adatto fanno partire delle "induzioni" di tipo riparativo, oltre al mero riempimento. Si può quindi usare il lipofilling per curare ad esempio ustioni e cicatrici.

Questa operazione comporta dei rischi?
Se "ricaricata" con fattori di crescita potrebbe essere oncogena. Per questo dovrebbe avvenire in centri di medicina seria ed non essere promossa come imbonimento, cosa che spesso accade nella chirurgia estetica con danno economico dei pazienti e professionale degli operatori preparati

Prevenzione tumori al seno e dieta


Presentazione in anteprima nazionale di “Prevenire i tumori mangiando con gusto – A tavola con Diana” di Anna Villarini e Giovanni Allegro, prefazione Franco Berrino, a cura di Nicoletta Pennati , Sperling & Kupfer Editore. Consigliato dall’ Istituto Nazionale Tumori di Milano cui viene destinata una percentuale delle vendite per la ricerca.

° Saranno presenti l’autrice Anna Villarini, ricercatrice e coordinatrice del Progetto nazionale Diana dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e la giornalista Nicoletta Pennati che ha curato il libro.

°A una ventina di giorni dall’uscita, il libro è già in RISTAMPA!!!

Stare in salute mangiando con gusto è possibile. Senza misurare il cibo con il bilancino, piuttosto scegliendolo con attenzione e cucinandolo seguendo semplici consigli.

Indicazioni e suggerimenti alla portata di tutti frutto della ricerca scientifica maturata, in una quindicina di anni di sperimentazione, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. DIANA è infatti il nome del Progetto, nato nel 1995 per iniziativa del dottor Franco Berrino, direttore del Dipartimento di epidemiologia dell’INT per studiare le relazioni tra alimentazione e tumore al seno che ha coinvolto e coinvolge migliaia di donne in tutta Italia.

Quali sono dunque le strategie da adottare per aumentare le nostre difese? Come e perché il cibo può contribuire ad facilitare o ostacolare lo sviluppo delle cellule difettose?

Le risposte si possono leggere in “Prevenire i tumori mangiando con gusto”, scritto dalla ricercatrice Anna Villarini, coordinatrice nazionale del progetto Diana e da Giovanni Allegro, cuoco responsabile dei corsi di Cascina Rosa la Scuola di cucina dell’INT. Con la prefazione di Franco Berrino che ha revisionato tutti i capitoli e scritto numerosi testi.

Il libro, basato sui risultati di questo importantissimo studio, spiega come, modificando la propria dieta e quindi lo stile di vita (da non dimenticare l’importanza dell’attività fisica) sia possibile ridurre i fattori di rischio del tumore e delle recidive. Ma non solo: seguendo i suggerimenti del DIANA si alleviano i sintomi delle terapie aumentandone l’efficacia. Più in generale lo stile di vita alimentare suggerito dallo studio Diana combatte il sovrappeso senza dover contare le calorie, aiuta a prevenire l’osteoporosi, il diabete, l’ipertensione, l’anemia, gli alti tassi di colesterolo e di trigliceridi.

I vari capitoli spiegano così quanto sia importante e come fare la spesa in modo più consapevole (leggendo per esempio le etichette dei cibi e acquistando alimenti biologici); quali cotture potenziano gli effetti benefici del cibo. E per passare dalla teoria alla pratica, vengono suggeriti tanti piatti facili da preparare per comporre menù vari e appetitosi che ci fanno evitare i principali errori dell’alimentazione moderna.

Il risultato è un’alimentazione naturale e gustosa, adatta a tutta la famiglia, per mantenerci sani o, se già siamo ammalati, per supportare le terapie aumentandone l’efficacia e riducendone gli effetti collaterali. Un approccio incentrato sulla nostra risorsa più potente: noi stessi e la nostra capacità di diventare protagonisti della nostra salute.

Tumori al seno: donne a rischio fratture

TUMORI SENO: DONNE A RISCHIO FRATTURE

- Washington, 9 ott. - E' necessario somministrare alte dosi di vitamina D alle donne con il cancro al seno per diminuire il rischio di fratture ossee. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Rochester e presentato in occasione del simposio dell'American Society of Clinical Oncology's Breast Cancer di San Francisco. Lo studio ha coinvolto 166 donne sottoposte a trattamento per il cancro al seno. Di queste quasi il 70 per cento aveva bassi livelli di vitamina D nel sangue. "La vitamina D - ha detto Luke Peppone, che ha coordinato lo studio - e' fondamentale per mantenere la salute delle ossa e le donne con il cancro al seno hanno un'accelerata perdita nelle ossa a causa della terapia ormonale e della chemioterapia. E' importante per le donne e per i loro medici lavorare insieme per migliorare la loro assunzione di vitamina D". Secondo i ricercatori, alte dosi di supplementi di vitamina D a settimana, oltre le 50 mila Unita' internazionali, possono offrire alle ossa la protezione di cui hanno bisogno.

Cancro alla mammella, guarire si può

Cancro alla mammella, guarire si può
- Giovedì 8 Ottobre 2009 alle 09:27

Al via la campagna di sensibilizzazione “nastro rosa” per il mese della prevenzione del cancro al seno. Testimonial d’eccezione Elisabetta Canalis, che invita le più giovani a sciogliere il tabù dell’auto palpazione per imparare a riconoscere il minimo cambiamento del proprio seno.

Ogni anno si registrano un milione di nuovi casi nel mondo, 37 mila solo in Italia e, benché la mortalità sia in calo, sembra crescere il numero delle donne colpite dalla malattia sotto i 40 anni.

Secondo i risultati di una ricerca che Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, ha condotto in collaborazione con Mundipharma su un campione di 500 pazienti con tumore al seno, circa il 60% accusa dolori dovuti alla mancanza di cure adeguate.


Il dolore rende la quotidianità più difficile e inaccettabile, incidendo in modo rilevante sullo stile di vita. Per questo alcuni medici suggeriscono il ricorso, parallelamente alle terapie tradizionali, a metodi alternativi olistici, che prendono in considerazione la persona nella sua totalità, costituita dal corpo e dalla mente.

Ecco che allora lo yoga, l’agopuntura, l’ipnosi e altre tecniche di rilassamento, permettono a queste donne di ritrovare il tempo e lo spazio per prendersi cura della propria mente per accettare il proprio corpo.

Sarà compito della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore concentrare la propria attenzione affinché, in futuro, vengano ammesse nei protocolli cure palliative che possano garantire una migliore assistenza per ridurre la sofferenza. Ma sempre più scarsi sono i fondi per la ricerca.

Al momento la diagnosi precoce, grazie a ecografie e mammografie, è l’unica vera arma contro il carcinoma alla mammella, con un margine di guarigione che supera il 90%.

Intanto, per tutto il mese di ottobre, sarà possibile fissare un appuntamento presso uno degli ambulatori della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Lilt, per una visita senologica,controlli ed esami.

Tumori al seno: scoperto un gene responsabile della metà dei casi

TUMORI SENO: GENE RESPONSABILE DI META' CASI
- Londra, 6 ott. - Identificato un nuovo gene che sembra essere implicato in meta' di tutti i casi di cancro al seno. Questo gene, chiamato 'NRG1', ha il compito di impedire che le cellule tumorali si sviluppino, ma i suoi malfunzionamenti possono portare all'insorgenza del cancro. "Questa scoperta e' un enorme passo avanti nella ricerca contro il cancro, uno dei risultati piu' importanti degli ultimi 20 anni", ha detto Paul Edwards dell'University of Cambridge (Inghilterra), autore dello studio pubblicato sulla rivista Oncogene. "NRG1 e' un gene responsabile del funzionamento della morte cellulare programmata", ha spiegato Edwards. "Quando il Dna delle cellule viene danneggiato - ha continuato - 'NRG1' impedisce la loro replicazione ordinando loro di 'suicidarsi'.
In questo modo la crescita incontrollata di cellule maligne viene bloccata". Ma se il gene non funziona, dicono i ricercatori, le cellule danneggiate sono libere di moltiplicarsi, portando alla formazione di un tumore. Nei campioni di cancro analizzati da Edwards e colleghi, infatti, delle grosse parti del cromosoma 8, dove il gene 'NRG1' si trova, sono danneggiate o mancanti, e almeno parte della sequenza di NRG1 e' mancante. "Questo gene e' il piu' importante soppressore del cancro scoperto negli ultimi 20 anni", ha detto Edwards. "E' implicato in meta' dei casi di cancro al seno - ha proseguito - e, secondo i nostri risultati, potrebbe esserlo anche in meta' dei casi di cancro agli intestini e alla prostata, e in un quarto di quelli alla vescica e alle ovaie". Per Arlene Wilkie della Breast Cancer Campaign che ha finanziato lo studio, la scoperta e' "un enorme passo avanti nella comprensione della genetica del cancro".

Ottobre : mese della prevenzione del tumore al seno


Ottobre, l’Italia si tinge di rosa per la lotta contro il tumore al seno
Lunedì 05 Ottobre 2009 00:00
Nel mese di ottobre, l’Italia intera si tingerà di rosa, colore simbolo della lotta contro il tumore al seno: una luce rosa, infatti, unirà idealmente la nostra Penisola con tanti monumenti, edifici e statue che resteranno illuminati per una o più notti a testimoniare che, grazie a un’efficace e corretta prevenzione, questo tipo di tumore si può sconfiggere.

Durante il mese di ottobre i circa 390 ambulatori della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, la maggior parte dei quali all’interno delle 105 Sezioni Provinciali della LILT, saranno a disposizione per visite senologiche. Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare, per informazioni, il numero verde 800 998 877 o consultare l'elenco degli ambulatori LILT sul territorio italiano nel sito www.lilt.it.

Inoltre, presso tutti i banchi Estée Lauder Companies (la Campagna Nastro Rosa è stata ideata nel 1989 negli Stati Uniti proprio da Evelyn Lauder, Presidente di Estée Lauder Companies, con l’obiettivo di ampliare la cultura della prevenzione nel campo della salute) dei grandi magazzini La Rinascente e Coin si potrà ritirare la Guida Pocket alla prevenzione e l’ormai inconfondibile nastrino rosa, simbolo della campagna.

Utilità dei test genomici nel tumore della mammella

Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della ch...