Mastoplastica additiva a Roma

Mastoplastica Additiva

La mastoplastica additiva è l'intervento di chirurgia plastica oggi più richiesto dalla donna. Con l'introduzione delle nuove protesi mammarie di ultima generazione è possibile garantire lunga durata dell'impianto e dare una forma naturale al seno grazie alle varie proiezioni e profili in grado di adattarle a qualsiasi situazione anatomica che ogni donna presenta.

Ciò rende possibile ottenere un seno proporzionato al resto del corpo. L'intervento di mastoplastica additiva dona alla donna più femminilità, la ringiovanisce e la rende più seducente con un nuovo décolleté. Solo un seno così può essere considerato ben riuscito: una soddisfazione per chi lo "porta" perchè non avrà un aspetto artefatto, un successo per chi lo ha realizzato e ha saputo soddisfare la richiesta di un seno più grande, più sodo, senza stravolgere la bellezza del corpo.La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia plastica che serve per aumentare il volume di un seno piccolo, svuotato o cadente attraverso l'inserimento di protesi mammarie, in sede retromuscolare o retroghiandolare, ossia tra ghiandola e muscolo. Quali sono le indicazioni all'aumento del seno? L'intervento di mastoplastica additiva, con l'inserimento di protesi mammarie, è indicato quando la paziente desidera aumentare il volume del proprio seno o per motivi congeniti (ipoplasia mammaria ) oppure acquisiti come ad esempio dopo uno svuotamento dovuto all' allattamento o dopo un dimagrimento importante

A QUALE ETA' SI PUO' FARE LA MASTOPLASTICA ADDITIVA

Si può essere sottoposte all'intervento per mastoplastica additiva a qualsiasi età, purchè dopo che il seno sia completamente sviluppato, ma comunque è preferibile aspettare che la paziente compia almeno 18 anni, età minima per dare il consenso all'intervento di aumento del seno autonomamente. In caso di un'età compresa tra 14 e 18 anni bisogna avere il consenso anche di entrambi i genitori

COME SI SVOLGE LA PRIMA VISITA
La visita preliminare nella mastoplastica additiva per l'aumento del seno è una fase molto importante in quanto in questo contesto si deve creare una fiducia reciproca e capire le vere esigenze della donna in modo da suggerire una soluzione personalizzata. In questo momento la donna è vicina al suo sogno e la nostra capacità è quello di condividerlo con lei, cercando di essere quanto più affidabili e sinceri possibile senza nutrire false speranze e illusioni che possano deluderle. Oltre quindi al colloquio introduttivo che resta una fase importantissima, si passa alla visita medica dove si valuta la situazione anatomica , prendendo diversi parametri e misure in modo da proporre il tipo di protesi da utilizzare, la sua forma , i volume , le varie possibilità di incisioni e la sede dove verrà alloggiata. Di solito è bene mostrare le varie protesi alla paziente in modo che potrà valutare da sè la forma e consistenza. Inoltre una novità assoluta in Italia e che spesso utilizzo è un sistema computerizzato dove dopo aver inserito le misure essenziali prese alla paziente, il programma è in grado di fornirci il tipo e il volume di protesi mammaria ideale. Tale protesi quindi viene fatta indossare dalla paziente sotto un reggiseno ed una magliettina elastica in modo da simulare il risultato finale e quindi cercare di far coincidere quanto più possibile i nostri suggerimenti con le sue aspettative.

PERCHE SOTTOPORSI A MASTOPLASTICA ADDITIVA

Le motivazioni all'aumento del seno sono prevalentemente di natura psicologica, in quanto spesso avvengono quando la paziente si comincia a sentire a disagio sia con sè stessa sia verso gli altri come ad esempio con il proprio partner,o con le amiche in palestra o in piscina. Diciamo che ogni donna ha il proprio ideale di femminilità e sensualità ed è disposta a raggiungerlo anche sottoponendosi alla mastoplastica additiva, ritrovando quindi quel senso di benessere e sicurezza che solo l'essere soddisfatta di se stessa procura.

QUALI PROTESI MAMMARIE PER LA MASTOPLASTICA ADDITIVA
Le protesi mammarie per l'aumento del seno sono costituite da un involucro di silicone riempito con gel coesivo di silicone. Le protesi tradizionali hanno forma rotonda mentre le protesi anatomiche hanno forma leggermente a goccia simile al seno naturale. leggi tutto sulle protesi mammarie

INCISIONI PER INSERIRE LE PROTESI MAMMARIE
Le incisioni attraverso le quali possono essere inserite le protesi mammarie sono principalmente attraverso l'areola o nel solco sottomammario. In casi particolare si può scegliere l'incisione sottoascellare.AREOLA : l'incisione in questo caso avviene lungo la metà preferibilmente inferiore della curva dell'areola : abitualmente è la sede che si sceglie in prima istanza qualora la larghezza dell'areola sia almeno di 3,8-4 cm. Di solito il segno della cicatrice scompare nel corso del tempo in quanto si mimetizza in quella linea di cambiamento del colore che delimita la cute dall'areola stessa.

SOLCO INFRAMAMMARIO: si pratica in questo caso un incisione di 3,5-4 cm.nel solco sottomammario , che permette una buona visuale sia per inserire le protesi mammaria in sede retroghiandolare, che sottomuscolare. Di solito è poco visibile in quanto la cicatrice si nasconde nel solco sottomammario e coperto dalla discesa naturale del seno.ASCELLARE: in questo caso si effettua un incisione di 4 cm.al di sotto dell'ascella , quindi evitando cicatrici nel contesto della mammella: di solito questa incisione si sceglie quando la metodica di inserimento delle protesi è quella cosiddetta endoscopica

Dove si posizionano le protesi mammarie?

SEDE RETROGHIANDOLARE : questa sede è indicata in donne che abbiano già un pò di tessuto mammario di copertura; quindi sconsigliata in donne con evidente ipoplasia mammaria. La sede è immediatamente dietro la ghiandola mammaria e al davanti del muscolo grande pettoraleSEDE RETROMUSCOLARE : in questo caso la protesi viene inserita tra il piano costale ed il muscolo grande pettorale , anche realizzando talvolta la cosiddetta posizione dual-plane che consiste in un alloggiamento parziale tra il muscolo grande pettorale e retroghiandolare nel polo inferiore.Questa tecnica comporta una migliore distribuzione della protesi, con ridotto stiramento delle fibre muscolari e quindi anche meno dolore postoperatorio.

DESCRIZIONE DELL'INTERVENTO DI MASTOPLASTICA ADDITIVA

L'intervento di mastoplastica additiva dura circa un ora e viene eseguito preferibilmente in anestesia generale leggera, oppure in anestesia locale con sedazione . Attaverso l'incisione praticata si accede in sede retroghiandolare o nella sede retromuscolare per effettuare uno scollamento e creare una tasca di ampiezza tale per permettere l'alloggiamento della protesi.Quindi una volta eseguiti questi atti bilateralmente si posizionano le protesi mammarie e si lascia un piccolo drenaggio aspiartivo che verrà rimosso 24 ore dopo. Si chiudono quindi i piani di accesso e le incisioni cutanee si suturano con filo intradermico invisibile e riassorbibile evitando così la loro rimozione.IL POSTOPERATORIO DELLA MASTOPLASTICA ADDITIVADopo l'intervento viene praticata una medicazione leggermente compressiva, che abitualmente viene rimossa nell'arco di 2-3 giorni e sostituita da un reggiseno contenitivo di misura adeguata al nuovo volume del seno.Se la paziente accusa un lieve fastidio o dolore di solito si somministra un antidolorifico in clinica e comunque si inizia una terapia antibiotica che verrà proseguita a casa per almeno una settimana.

RISCHI E COMPLICANZE DELLA MASTOPLASTICA ADDITIVA
La mastoplastica additiva comporta delle comuni complicanze come tutti gli interventi quali ematomi, infezioni, difetti di cicatrizzazione . Per ridurre al minimo tutto questo è bene eseguire scrupolosamente le indicazioni e suggerimenti del chirurgo.Una complicanza che può avvenire anche a distanza di alcuni mesi dall'intervento è la cosiddetta contrattura capsulare che consiste in un indurimento della capsula esterna della protesi per eccessiva ed imprevista reazione dell'organismo alla presenza delle protesi mammarie. Anche comunque questa complicanza se presa nella fase iniziale è reversibile con terapia medica e opportune manovre manuali praticate dal chirurgo, evitando così la sostituzione delle protesi mammarie.


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la prevenzione in oncologia: esperti a confronto a Mirandola

La prevenzione in oncologia: esperti a confronto a Mirandola


26 nov 09 -



Il convegno “La prevenzione in Oncologia” – in programma sabato 28 novembre all’auditorium Castello dei Pico a Mirandola, con inizio alle ore 8 – affronterà argomenti che vengono spesso trascurati. Invece la prevenzione, sia primaria che secondaria, è uno dei principali fattori che hanno portato a una riduzione dell’incidenza della mortalità dei principali tumori solidi negli ultimi 10 anni. Il convegno ha l’obiettivo di analizzare questo tema sotto diversi profili, dagli esami diagnostici all’alimentazione – con l’intervento del dott. Franco Berrino dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, autore di numerosi studi sui rapporti fra cibo e neoplasie –, dall’inquinamento ambientale al ruolo di stress ed emozioni, che sarà trattato dal prof. Luigi Grassi, docente di psichiatria all’Università di Ferrara. Il convegno si aprirà con i dati più recenti di incidenza e mortalità in Italia e nella provincia di Modena, partendo da una analisi dei Registri Tumori distribuiti sul territorio nazionale.

Durante il convegno i relatori si occuperanno degli esami diagnostici che hanno dimostrato un reale impatto sulle percentuali di guarigione dei principali tumori: si parlerà di screening di prevenzione del tumore mammario, di quello colon-rettale, e degli studi che dimostrano l’inefficacia dello screening per il tumore polmonare. Una parte importante sarà dedicata all’uso improprio di test diagnostici eseguiti su popolazione asintomatica.

Due relazioni affronteranno il tema del ruolo dei fattori alimentari nella genesi dei principali tumori, per approfondire cosa è possibile fare per correggere eventuali fattori con comprovata carcinogeneticità. Verrà poi presentato il progetto I.D.E.A.L.E., che vede coinvolti medici ospedalieri e di medicina generale del Distretto di Mirandola, nel verificare attraverso uno studio se vi sono fattori ambientali che possano spiegare la maggiore incidenza di tumori polmonari nell’area Nord-est della provincia di Modena.

Un’altra sessione del convegno sarà dedicata agli studi sulla prevenzione farmacologica dei tumori, prendendo come esempio il tumore al seno e i trattamenti per prevenirlo. L’ultima sessione toccherà in modo scientifico il tema, estremamente controverso, del ruolo dei fattori psico-emotivi nella genesi dei tumori e il ruolo degli stessi fattori nell’accettazione ed efficacia delle terapie tumorali.


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Cagliari: incontro sulla prevenzione del tumore al seno

venerdì 27 novembre, alle 16, si svolgerà nella sala Venere dell'Hotel Mediterraneo di Cagliari un incontro sulla prevenzione del tumore al seno in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. L'iniziativa è stata presentata da Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme". L'appuntamento, ha spiegato Caligaris, offrirà l'opportunità di conoscere gli specialisti delle unità operative impegnate nella diagnosi e nel trattamento del tumore del Presidio oncologico "Armando Businco" della Asl 8. Sarà infatti possibile porre quesiti ed esporre perplessità. "In Italia - ha aggiunto Caligaris - la prevenzione è ancora una pratica sconosciuta al 50% della popolazione. La Sardegna, purtroppo, non fa eccezione. Nel nostro Paese e nella nostra isola infatti circa la metà dei cittadini non effettua alcuna forma di prevenzione. Ciò accade per diverse ragioni. Nel caso del tumore al seno, che registra un'alta incidenza prevalentemente tra le donne, è però indispensabile sia la prevenzione primaria, che riguarda l'individuazione dei fattori di rischio come un regime alimentare equilibrato, sia la diagnosi precoce. Determinante è però aderire ai programmi di screening per il tumore dell'utero, avviato l'anno scorso, e per il carcinoma del seno, che partirà a breve".

Martedì 24 novembre 2009

Tumore al seno, tra farmaci mirati ed esami genetici

Tumori, la sfida delle donne. Tra farmaci mirati ed esami genetici
di Cecilia Ranza

Cancro al seno: si allunga l'attesa di vita. Farmacogenetica in 20 centri (ora a Cremona). E per il papillomavirus c'è un test più sensibile. Luca Gianni: "La diagnostica indirizza il trattamento in base all'identikit"


Sotto il segno della selettività e della qualità della vita. Traguardi impensabili per la terapia antitumorale vent'anni fa, ma che oggi si riescono a tagliare sempre di più. Un'accelerazione imposta da diagnostica biomolecolare e terapie biologiche. Tra gli oncologi che più ne hanno sostenuto lo sviluppo, Luca Gianni (Fondazione Irccs, Istituto tumori, Milano), ospite a Mantova del terzo Breast cancer conference workshop, afferma: «L'attesa di vita di una donna con un tumore alla mammella, seguita correttamente con i protocolli attuali, è sempre più vicina a quella della popolazione femminile generale».

Proprio le neoplasie mammarie (che restano la prima causa di morte per tumore nelle donne) sono la dimostrazione di quanto si fa e si potrà fare: non una sola malattia, ma molte, che la diagnostica sa distinguere, indirizzando il trattamento in base all'identikit. Non basta: si può capire a priori se e quanto la terapia scelta sarà efficace e tollerata dalla singola paziente. A questo serve l'indagine multigenica di farmacogenetica (pyrosequencing), da poco in uso anche al Centro medicina molecolare dell'Azienda istituti ospitalieri di Cremona. «Ci aggiungiamo alla ventina di strutture che già ne fanno uso», sintetizza Piergiorgio Spaggiari, direttore generale dell´ospedale cremonese.

«Conoscendo il profilo genetico della paziente, si possono calibrare le associazioni tra farmaci biologici, o tra biologici e chemioterapici tradizionali, e decidere i dosaggi per garantire efficacia senza penalizzare troppo la qualità della vita. Il metodo è già in estensione ad altri tumori, colon e prostata per primi». Luca Gianni aggiunge: «Intanto, i biologici crescono. Anticorpi monoclonali come trastuzumab, che ha rivoluzionato la terapia del tumore al seno più aggressivo (Her2+), o il più recente pertuzumab, sono una certezza; così come gli antiangiogenetici, capostipite bevacizumab, che affiancano sia gli altri monoclonali, sia la chemioterapia classica, per agire anche nelle fasi più avanzate».

Punta invece alla prevenzione il Progetto Tevere: Roma (Istituto Regina Elena) e Milano (Istituto tumori e, presto, Ieo), stanno arruolando 16mila donne tra i 50 e i 74 anni, ancora sane, ma con fattori di rischio cardiovascolari, per verificare quanto il capostipite degli antidiabetici, metformina, aggiunto a una corretta alimentazione, riduca il rischio di tumore alla mammella, infarto e ictus. Infine, diventa sempre più raffinata la diagnostica precoce nel carcinoma della cervice uterina, correlato all´infezione da Hpv (Papillomavirus).

Grazie a un analizzatore automatico di immagini, che aumenta la sensibilità della tecnica Fish (Fluorescence in situ hybridization), si distinguono presto e bene le alterazioni pre-neoplastiche di basso grado da quelle moderate-gravi, da trattare subito. Per ora è in uso al Centro diagnostico italiano (Cdi) di Milano, ma la sua diffusione è attesa in tempi rapidi.

(18 Novembre 2009) dall'inserto salute della repubblica

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INFLUENZA A E TUMORE AL SENO

Influenza A e tumore al seno

Le notizie quotidianamente diffuse dai media a proposito dell’influenza A creano un’ansia in più nelle donne operate di carcinoma mammario e molte di loro si rivolgono a noi per chiedere consigli sul comportamento da tenere rispetto alla nuova pandemia e sull’opportunità di farsi vaccinare.
Le maggiori inquietudini riguardano il timore che, a seguito della patologia di tumore al seno, l’organismo sia indebolito e dunque più predisposto a contrarre il virus H1N1 e inoltre quale debba essere il comportamento da tenere per assicurarsi maggiori probabilità di buona salute
Per dare risposte corrette alle donne che ci interpellano, abbiamo formulato delle domande su questo tema al Dott. Alberto Ravaioli, direttore dell’U.O. di Oncologia dell’ospedale “Infermi” di Rimini e al Dott. Lorenzo Gianni, responsabile del Day Hospital Oncologico ed Oncoematologico.
Domanda: “Per una donna che sia stata affetta da cancro al seno esistono maggiori rischi di contrarre il virus dell’influenza A?”.
Risposta: “No, anche se una donna è stata colpita da tumore al seno ed ha effettuato una terapia chemioterapica o ormonale ha le stesse probabilità di ammalarsi di tutti gli altri”.
D.: “E’ più tutelata se si sottopone alla vaccinazione?”.
R.: “Se vuole, può richiedere al suo medico di farsi vaccinare ma non è indispensabile, a meno che non abbia condizioni generali di salute compromesse. Particolare attenzione, da parte del medico, deve essere rivolta alle pazienti con metastasi o che abbiano appena terminato una terapia anti cancro ”.
D.: “E se la terapia è in corso?”
R.: “Anche in questo caso sarà il medico oncologo curante, insieme alla paziente, a valutare il comportamento più idoneo, tenuto conto del suo stato di salute generale”.

Da Associazione donne operate carcinoma mammario

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Rischio recidiva minore se il tumore è meno di 1 cm e Her 2 negativo

Secondo uno studio di ricercatori italiani i tumori con meno di 1cm di diametro e Her 2 negativi hanno scarse possibilità di dare recidive.

Milano - Sono mini-tumori al seno, più piccoli di un centimetro, ma potrebbero tornare a colpire anche dopo l'intervento chirurgico. E la 'spia' del rischio di recidiva è anche in questo caso la presenza sulla membrana delle cellule del recettore Her2. La scoperta è made in Italy: il 'Journal of Clinical Oncology' ha pubblicato i risultati di uno studio dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, sui tumori al seno di piccole dimensioni dopo la chirurgia.

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che i tumori al seno di diametro inferiore al centimetro, e non diffusi ai linfonodi, hanno in generale un basso rischio di ripresa di malattia. Tuttavia il pericolo di recidiva locale è superiore se questi tumori sono Her2-positivi. Una scoperta che apre la strada a nuove strategie terapeutiche.
"Grazie diagnosi precoce e lo sviluppo tecnologico dei suoi strumenti ci aiuta a identificare tumori al seno iniziali - spiega in una nota Giuseppe Curigliano, autore dello studio e vice direttore della Divisione di Oncologia medica dell'Ieo - Tuttavia non sapevamo come si comportano questi tumori dopo la chirurgia, e dunque non avevamo indicazioni chiare su come trattarli".
Per la prima volta l'Ieo ha studiato per un periodo di 8 anni un gruppo di 2.130 donne operate per cancro al seno di diametro inferiore al centimetro con i linfonodi sani. Risultato: i ricercatori hanno osservato che "la sopravvivenza non cambia, ma le donne che hanno Her2 espresso presentano un rischio maggiore di recidiva locale, un evento comunque curabile". Come comportarsi in questi casi? Per i tumori al seno sopra il centimetro e Her2 positivi esiste un farmaco 'intelligente', l'Herceptin* (trastuzumab), in grado di dimezzare il rischio di recidiva, vale a dire di annullare il rischio aggiuntivo legato alla presenza di Her2.

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Ricrescita del seno dopo cancro: sviluppata una nuova tecnica grazie alle cellule staminali


Salute, sviluppata tecnica per ricrescita seno dopo cancro
giovedì 12 novembre 2009 11:43


SYDNEY (Reuters) - Gli scienziati australiani hanno sviluppato una tecnica chirurgica che permetterà alle donne colpite da un tumore al seno e reduci da una mastectomia di vederselo ricrescere, con i primi test clinici che dovrebbero iniziare tra i tre e i sei mesi.

La procedura consiste nell'inserimento di una camera a forma di seno, contenente un campione di tessuto grasso femminile, sotto la pelle del petto. Un vaso sanguigno viene poi connesso al tessuto grasso, in modo da permettergli di crescere e di riempire la camera in un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi.

Il Bernard O'Brien Institute of Microsurgery di Melbourne, pioniere nella sperimentazione della procedura, ha detto oggi di sperare di riuscire a sviluppare una camera biodegradabile in due anni, che vorrebbe dire che questa, una volta riempita, si dissolverebbe.

"Abbiamo testato questa tecnica su molti tipi di animali e pertanto abbiamo fatto abbastanza test preclinici da essere fiduciosi di poter passare a sperimentarla sugli esseri umani", dice il dottor Phillip Marzella, il dirigente a capo dell'istituto.

"Nei prossimi tre-sei mesi cominceremo un esperimento pilota, una prova con cinque o sei donne solo per dimostrare che il corpo è in grado di riprodurre il tessuto grasso del seno", ha detto Marzella a una radio locale.

Marzella ha detto che la tecnica si basa sulla funzione che porta il nostro corpo a riempire autonomamente i vuoti interni, ma che una sostanza gelatinosa può essere iniettata per stimolare la crescita.

"La natura detesta il vuoto, così la stessa camera, dal momento che è vuota, tende ad essere riempita dal corpo", ha spiegato.

Le donne che si sottoporranno all'esperimento hanno subìto tutte una mastectomia o una mastectomia parziale, che ha lasciato un difetto o un problema di asimmetria dei seni. Secondo quanto rivelato da un rapporto dell'istituto sulla tecnica chirurgica, l'esperimento non porterà alla crescita di un seno intero ma solo di grasso nell'area cava, per dimostrare che la procedura è praticabile. Continua...

Questa procedura rigeneratrice potrebbe offrire alle donne un'alternativa alla ricostruzione del seno e agli impianti che seguono una mastectomia, spiega Marzella, aggiungendo che questa tecnica potrebbe essere impiegata anche per ripristinare altre parti del corpo danneggiate.

"Speriamo di poter lavorare su altri organi usando lo stesso principio, una camera d'aria che protegge e contiene cellule che crescono e recuperano la loro normale funzione", dice.

Il National Breast and Ovarian Cancer Centre australiano ha detto che la nuova procedura, se dovesse essere coronata da successo, sarebbe un importante passo avanti nel campo delle tecniche per curare il tumore al seno.

"E' un'idea davvero eccitante, in termine di ingegneria dei tessuti, per le donne che hanno subito una mastectomia", dice la dottoressa Helen Zorbas, membro dello
stesso istituto.


Inserito il 13/11/09 Prof. Massimo Vergine

Tumore al seno: cure più efficaci contro i tumori di piccole dimensioni


Seno: cure più efficaci
contro i mini-tumori

Se inferiori al centimetro si asportano meglio e hanno meno rischi di ricadute
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Gli esperti Usa: «Troppi screening inutili». Ma gli italiani: mammografie e Pap- test servono.

Nuovi farmaci mirati: quanto costa sbagliare bersaglio
MILANO – Un tumore al seno molto piccolo guarisce più facilmente. E non soltanto, com’è ovvio, perché si può rimuovere radicalmente con la chirurgia, ma anche perché se la massa è inferiore a un centimetro il rischio di ripresa e di malattia è molto basso. Anche nei casi più esposti a recidiva, poi, si possono usare farmaci cosiddetti «intelligenti» finora riservati a malattie scoperte in stadio più avanzato.

PIÙ EFFICACI CONTRO I PICCOLI - La conferma di quello che i sostenitori della diagnosi precoce (diagnosticare un cancro il prima possibile) e della chirurgia conservativa (rimuovere col bisturi il meno possibile) intuivano da tempo arriva da uno studio apparso sul Journal of Clinical Oncology e condotto dai ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano. «Dei tumori scoperti in fase iniziale non sapevamo come si comportano dopo la chirurgia, e quindi non avevamo certezze su come trattare le pazienti operate» spiega Giuseppe Curigliano, vice direttore della divisione di Oncologia medica dell’Ieo.

LO STUDIO - La ricerca ha permesso di avere due informazioni essenziali sul comportamento e sulla biologia del tumore. In particolare, si è esaminato il ruolo del recettore Her2, che può comparire a livelli diversi sulla superficie delle cellule tumorali e che può fare la differenza in termini di cura, soprattutto da quando esiste un farmaco che lo usa come bersaglio, il trastuzumab. Lo studio ha preso in esame 2.130 donne operate al seno con un tumore inferiore al centimetro e con i linfonodi non intaccati dalla malattia, seguite in media per quattro anni e mezzo. «Ora sappiamo due cose in più – prosegue Curigliano -. La sopravvivenza non cambia fra chi ha o non ha Her2 espresso, ma esiste un maggior rischio di recidiva locale, comunque curabile, per le donne Her2 positive (circa il 7-10 per cento delle pazienti con un tumore piccolo, mentre per i tumori più grandi si sale al 50 per cento)».

NUOVE OPZIONI DI CURA - Mentre finora i tumori Her2 positivi superiori al centimetro erano candidati alla terapia con trastuzumab, per ridurre il rischio di recidive, poco si sapeva su cosa fare per quelli piccolissimi. «In base a ricerche simili alla nostra, negli Usa gli esperti dell’MD Anderson Cancer Center già propongono di dare trastuzumab a tutte le donne con tumori di almeno mezzo cenitmetro Her2 positivi – dice Curigliano -. Noi non siamo convinti, meglio valutare caso per caso e magari condurre altri studi per vederci più chiaro, sapendo che da oggi abbiamo un’opzione terapeutica in più». Ciò che invece è chiarissimo è, ancora una volta, l’utilità di una diagnosi tempestiva, sempre più frequente oggi, grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla sensibilità delle donne attente alla propria salute.

Donatella Barus
(Fondazione Umberto Veronesi)

Ricerca sul cancro :terapie attuali


_Giornata per la ricerca sul Cancro: diamo il nostro sostegno concreto, non soltanto oggi. _La ricerca sul cancro è in un momento di fermento e le terapie si stanno evolvendo. Una delle novità è rappresentata dagli obiettivi: il processo di replicazione cellulare non è più l'unico o il principale bersaglio delle strategie di cura. Sappiamo, infatti, che il cancro è una malattia complessa, dovuta a lesioni genetiche che tendono ad accumularsi nel tempo e che possono essere diverse da tumore a tumore. Fortunatamente, però, le ricerche dimostrano che le lesioni molecolari sono in numero limitato (poche decine). In generale, i geni che nelle cellule neoplastiche sono «mutati» sono quelli che regolano la proliferazione, la differenziazione, la morte e l'invasività cellulare o controllano l'integrità del Dna. Fino ad alcuni anni fa si riteneva che «disinnescare» uno solo questi geni sarebbe stato insufficiente a modificare il comportamento della cellula neoplastica. Le ricerche su modelli cellulari e in sistemi animali hanno però dimostrato che questo non è vero, perché spesso il tumore sviluppa una dipendenza da una sola delle sue molecole alterate e, come «drogato», va in «astinenza» e quindi non sopravvive, quando ne viene privato.
Al contrario, le cellule sane non mostrano questa dipendenza e quindi tollerano bene lo «spegnimento» della stessa molecola. In un certo senso, la «dipendenza» delle cellule neoplastiche dai prodotti di questi geni alterati è un «tallone d'Achille», che può essere sfruttato in termini terapeutici. Così, l’identificazione dei geni modificati che generano «dipendenza» - e che possono essere diversi da tumore a tumore - ha fornito la base teorica per lo sviluppo delle «terapie mirate», che colpiscono proprio questo «tallone d'Achille». La ricerca di base, così, si è spinta a studiare la «dipendenza» e ci si è impegnati per creare farmaci in grado di bloccare l'attività dei geni mutati. Questi medicinali di ultima generazione vengono definiti «mirati», o «a bersaglio molecolare», perché spengono la funzione di una molecola prodotta da uno specifico gene in modo selettivo. Negli ultimi anni sono state approvate numerose molecole che appartengono alla categoria delle «terapie target», suscitando la speranza di trattamenti meno tossici. Questi farmaci sono anche definiti «intelligenti» per la capacità di colpire le cellule tumorali, in cui la molecola bersaglio è fondamentale per la sopravvivenza del tumore stesso, risparmiando quelle normali. In realtà, l'intelligenza risiede nella capacità di chi somministra il farmaco stesso di individuare in quali tumori può risultare efficace. Il successo, infatti, si fonda sul «razionale biologico» che la molecola bersaglio sia attiva e indispensabile nel tumore, ma non nel tessuto sano, e che quindi l’inibizione abbia conseguenze limitate alla massa tumorale. La premessa ha due conseguenze cliniche. In primo luogo impone che, prima di trattare il paziente, si accerti la presenza della lesione genetica «predittiva» della potenziale risposta al farmaco, perché è dimostrato che la terapia è efficace solo se il bersaglio è presente nelle cellule tumorali. Questa capacità richiede una «personalizzazione» della terapia, che comporta l'analisi molecolare della neoplasia. Inoltre le terapie mirate sono già una realtà per alcuni tipi di tumori. Il prototipo è l'imatinib mesilato, approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica e per alcune forme di sarcoma gastrointestinale (Gist). Così si sono curati molti pazienti che non rispondevano alle terapie classiche. E un discorso simile vale per i sarcomi gastrointestinali, in cui imatinib ha consentito di ottenere benefici in oltre l'80% dei casi, modificando l'approccio a un tumore considerato incurabile.
Un altro farmaco mirato per un tumore diffuso - il carcinoma della mammella - è il trastuzumab, molecola che da sola o in associazione con i classici chemioterapici è efficace sia quando il tumore è in fase avanzata sia quando è localizzato. E gli esempi sono tanti, perché sono sempre più numerosi i farmaci valutati in studi clinici e approvati. Grazie alla ricerca di base è quindi possibile «aggredire» il tumore in modo selettivo, anche impedendone la vascolarizzazione: avviene con gli anti-angiogenici, che danno risultati incoraggianti contro il tumore del colon, del polmone, del rene.
I successi non mancano. Tuttavia - come disse Isaac Newton - si guarda lontano solo «salendo sulle spalle dei giganti». E' fondamentale che le innovazioni si affianchino agli approcci tradizionali che hanno salvato molte vite: le nuove cure devono coadiuvare la chirurgia o la radio- e chemio-terapia. Il connubio esperienza-innovazione rappresenta una sfida e una speranza. (Fonte articolo: La Stampa.it

Donne e menopausa-la salute della donna

Milano, 13-14 novembre presso Piazza San Marco, 2 (zona Brera) l’Università della Terza Età apre le porte: esperti illustri svelano tutti i modi per restare giovani, belli e in salute. Quale location migliore delle sale dell’ateneo milanese dedicato alla terza età per il primo Congresso Internazionale di Medicina Predi-Preventiva e Rigenerativa, interamente dedicato alla salute della donna. Si tratta di un’occasione formativa per i medici e gli addetti ai lavori, che si inserisce nel progetto, di più ampio respiro, Venere per sempre, rivolto al pubblico e rappresenta il primo passo di un percorso scientifico che vuole delineare tutti i volti della salute declinati al femminile. Il congresso riunisce esperti italiani e internazionali, che si confronteranno su un vasto ventaglio di temi (le relazioni saranno 44) correlati alla salute in rosa: alimentazione, ginecologia e sessuologia, lotta all’osteoporosi, attività fisica ma anche a bellezza e benessere del corpo e della mente, oltre a prevenzione dei tumori e longevità. Tra gli interventi più attesi, per la loro portata scientifica innovativa internazionale, la relazione del dottor Vincent Giampapa, professore di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università del New Jersey, focalizzata sull’utilizzo delle cellule staminali per il ringiovanimento del volto e quella del dottor Thierry Hertoghe, presidente EAQUALL, coordinatore scientifico Anti-Aging Medical Therapeutics della Università di Charleroi (Belgio), che parlerà dei recenti studi che hanno individuato nuovi ormoni responsabili della salute femminile. Ricco di nomi illustri anche il parterre degli esponenti italiani italiani, che vede tra i protagonisti il professor Nicolò Scuderi, docente di Chirurgia Estetica all’Università di Roma, il professor Giovanni Scapagnini, associato di Biochimica Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi del Molise e assistant professor presso Blanchette Rockefeller Neurosciences Institute alla West Virginia University di Rockville (USA), con una relazione sulla prevenzione dell’invecchiamento cerebrale, e il professor Giuseppe Carruba, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale, ARNAS, dell’Ospedale Civico di Palermo, che presenterà gli studi italiani che hanno dimostrato la relazione tra dieta mediterranea e prevenzione del tumore al seno. Uno spunto di riflessione interessante arriverà fin dalle prime battute del Congresso, che sarà introdotto dall’analisi sociologica sull’invecchiamento femminile, elaborata magistralmente dal professor Renzo Scortegagna, docente di sociologia dell’Università degli Studi di Padova e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento

TUMORI:AIRC; VERONESI, AGENZIA NO PROFIT FARMACI MIRATI/ANSA

TUMORI:AIRC; VERONESI, AGENZIA NO PROFIT FARMACI MIRATI/ANSA(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Trasferire il piu' rapidamente possibile i risultati di laboratorio della ricerca contro il cancro al letto del malato. Con questo obiettivo equipe di scienziati sono mobilitate nel mondo e in Italia, e anche quest'anno, per la 12/a edizione della Giornata per la Ricerca sul Cancro promossa da AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), ci sono nuovi risultati nelle strategie di cura. Ma fondamentale, avverte uno dei 'padri' della ricerca anti-cancro, Umberto Veronesi, e' anche arrivare ad avere farmaci sempre piu' mirati: da qui la sua proposta di istituire un grande istituto di ricerca no-profit a livello mondiale. Tema della Giornata per la Ricerca sul cancro 2009 e' 'Capire per guarire: la ricerca diventa cura', e decine sono in tutto il Paese gli eventi ed i convegni collegati alla manifestazione. Intanto, prosegue la raccolta fondi: E' possibile donare un contributo con un sms al numero 48545 e con le giocate Sisal (fino al 21 novembre), e le donazioni possono avvenire durante tutto l'anno anche agli sportelli Unicredit o dal sito www.airc.it. - 300.000 ITALIANI COLPITI L'ANNO MA OGGI 1 SU 2 GUARISCE: Sono circa 300mila, secondo gli ultimi dati, gli italiani colpiti ogni anno da tumore e, secondo una recente indagine Eurisko, nel 2010 saranno circa 1,9 milioni gli italiani che hanno avuto la malattia. Ma la buona notizia, avvertono gli esperti, e' che la ricerca sta facendo progressi ed oggi 1 paziente su due, in media, guarisce da questa patologia. Ovviamente bisogna fare di piu': per questo, obiettivo della Giornata Airc e' battere il tetto della raccolta fondi dello scorso anno che ha totalizzato circa 6 milioni di euro. - VERONESI, SERVE AGENZIA NO PROFIT PER FARMACI MIRATI: Una delle speranze future per provare a sconfiggere la malattia del cancro va ricercata nei farmaci innovativi. Ma per fare questo e' necessario uscire dalle tradizionali logiche di mercato e puntare a costruire un grande istituto di ricerca no profit a livello mondiale. Ne e' convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di Oncologia di Milano: ''L'industria farmaceutica e' sacrosanta - ha sottolineato - ma ragiona in base ad una logica di mercato, per cui e' difficile che una malattia rara, che non interessa tantissime persone, possa avere a disposizione farmaci mirati, che sono molto costosi. E questo e' un problema''. La soluzione allora, secondo Veronesi, potrebbe essere quella ''di creare un'agenzia mondiale tra tutti i paesi, che magari potrebbero mettere a disposizione lo 0,1 del proprio Pil, e di inserirla in un unico grande istituto di ricerca no profit''. - E ARRIVANO NUOVE STRATEGIE PER COMBATTERE CANCRO: Nuovi studi e sperimentazioni rivelano passi avanti della ricerca per l'elaborazione di ulteriori strategie per combattere il cancro. Tra i piu' recenti, quello di un gruppo di ricercatori dell'ospedale Misericordia e Dolce di Prato: hanno scoperto che un gruppo di proteine inibitrici delle cellule tumorali potrebbe essere il nuovo strumento per impedire a queste di sopravvivere. ''Stiamo studiando dei farmaci ancora in fase sperimentale che dovrebbero funzionare in alcuni specifici tumori, come il cancro alla mammella, all'ovaio e alla prostata - ha spiegato Laura Biganzoli, dirigente medico dell'unita' operativa dell'oncologia medica dell'ospedale pratese -. Alcune cellule tumorali hanno una proteina chiamata Parp che permette di riparare il loro Dna danneggiato. I farmaci Parp-inibitori bloccano la ricostruzione causando la morte delle cellule tumorali. Cosi' il tumore si restringe o smette di crescere''. Altra nuova strategia quella a cui lavora il gruppo di Elisabetta Dejana, ricercatrice all'Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano: si punta a 'chiudere le fessure' nei vasi sanguigni usati dal tumore per nutrirsi. Questo non solo impedisce al cancro di diffondere metastasi, ma permette alla chemioterapia di essere piu' efficace. (ANSA).
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Menopausa e tumori al seno

Novità trattamenti per la menopausa

La menopausa è una delle tappe fondamentali e tra le più delicate della vita di una donna, spesso per contrastarne i sintomi e le conseguenze è necessaria una terapia ormonale che da un lato allevia i sintomi e dall’altro comporta, purtroppo, una serie di effetti collaterali.

In particolare pare che le terapie ormonali accentuino il rischio di sviluppare tumori al seno, nel tentativo di arginare il problema i ricercatori dell‘Università di Yale stanno sperimentando una combinazione di ormoni innovativa.

Gli estrogeni, solitamente combinati con il progesterone, vengono somministrati assieme ai SERM, che vanno a sostituire i progestinici.

I SERM, Selective estrogen receptor modulator, in parole semplici sono dei farmaci in grado di agire sui recettori degli estrogeni e di controllare l’azione di questi ultimi evitando che una stimolazione eccessiva delle cellule endometriali e mammarie.

Come dichiarato dal Dottor Taylor questa ricerca potrebbe essere il trampolino di lancio per migliorare lo status delle donne in menopausa, attualmente è tutto allo stadio embrionale, la ricerca è ancora tra le mura dei laboratori, ma continua grazie ai finanziamenti del Women’s Health Research Institute.

Come in ogni cosa non resta che attendere.

Tumori al seno: basse recidive se il tumore è meno di 1 cm.


Tumori seno:se -1 cm basse recidiveLo rivela studio condotto da esperti dell'Ieo di Milano


(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Oggi e' piu' facile guarire ed evitare le recidive per il cancro al seno, quando viene scoperto di piccole dimensioni. Lo rivela uno studio, su 2.130 donne operate per tumore al seno, condotto dagli esperti dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano che ha come coautore Umberto Veronesi. Il carcinoma di diametro inferiore al centimetro, non diffuso ai linfonodi, ha un basso rischio di ripresa. Il rischio aumenta se sulla membrana delle cellule c'e' il recettore.

02 Nov 23:04

www.senologia.eu

Lipofilling e deficit di tessuto

Lipofilling e deficit di tessuto

E’ ormai collaudata la tecnica del lipofilling introdotta negli anni 50 da Coleman per riempire i deficit tessutali con tessuto adiposo autologo

Il lipofilling è una tecnica in grado di riempire tessuti “svuotati” per esiti postraumatici , chirurgici o per difetti congeniti, attraverso l’inserimento di tessuto adiposo prelevato da altre aree del nostro corpo quali ad esempio addome o aree trocanteriche degli arti inferiori.
Nel tessuto adiposo aspirato attraverso piccolissime cannule infatti sono presenti numerose cellule staminali in grado di riprodursi una volta reimpiantate nell’area ricevente.
Tutto questo è possibile attraverso un ormai collaudato procedimento di preparazione e centrifugazione del tessuto adiposo prelevato e reimpiantato immediatamente attraverso piccolissime cannule nelle aree del corpo che necessitano riempimento di volume.
Il procedimento si attua in anestesia locale in assoluto regime ambulatoriale o di Day Surgery .
Tale tecnica è ormai comunemente impiegata nel riempire deficit di tessuto sottocutaneo negli esiti di traumi, nei deficit di tessuto per procedure chirurgiche , quali ad esempio nelle quadrantectomie mammarie per tumori, o negli esiti chirurgici per interventi ortopedici.
Inoltre ormai collaudate sono le procedure nel campo dell’estetica quali il modellamento dei glutei e dell’aumento del volume del seno di circa una taglia.
Il grande vantaggio rispetto ad altre tecniche in grado di riempire deficit di tessuti quali l’acido ialuronico o collagene è nella è nel fatto che l’impianto di tessuto adiposo prevede un unico intervento proprio per il fatto che le cellule staminali presenti nel tessuto sono in grado di riprodursi e quindi stabilizzare nel tempo la permanenza nella sede di impianto senza importanti problemi di riassorbimento.
Condizione indispensabile per valutare la possibilità della procedure e garantire i risultati è una visita preliminare dallo specialista che sarà in grado di darvi tutte le risposte agli eventuali vantaggi di tale intervento


Per maggiori informazioni
Prof. Massimo Vergine
Docente in Chirurgia Generale e Ricostruttiva
Dipartimento di Scienze Chirurgiche
Policlinico Umberto I-Roma
cell. 339.6166430
Numero verde 800984377
Studio :.0659453267

Tumore al seno, l’importanza dell’autopalpazione. Incontro all’Aou di Ferrara

Ferrara, 16 aprile 2018 – “Autopalpazione: perché, come e quando utilizzare il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore al seno” è il ti...