Seno nuovo con le staminali (LIPOFILLING)


Grazie a una nuova tecnica che prevede il trapianto di cellule e tessuto adiposo è possibile ricostruire la mammella delle donne operate di tumore

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Qualcosa sta cambiando, almeno per coloro che desiderano intervenire sul proprio seno: oggi possono contare su quello che viene definito trapianto di cellule staminali. Anche se, specifica Maurizio Nava, chirurgo plastico-ricostruttivo dell'Istituto dei tumori di Milano, che ha già al suo attivo oltre 1.250 interventi di questo tipo, "non si trapiantano le staminali, ma il tessuto adiposo nel suo insieme, perché solo nella miscela sono presenti tutti quei fattori di crescita che rendono possibile l'attecchimento e il successivo sviluppo delle cellule staminali".

Le staminali, infatti, sono non più dell'1-3 per cento del volume, il resto è costituito da cellule adipose, prelevate dalla donna, fatto che elimina qualunque rischio di rigetto. Una volta iniettate, le staminali iniziano a crescere, riempiono gli spazi a disposizione e danno alla mammella quella naturalezza che nessuna protesi può garantire, favorendo anche la guarigione di eventuali cicatrici.

Resta da stabilire in che condizioni è possibile il trapianto. E, annota Nava: "Quando lo si fa per motivi estetici bisogna stare molto attenti alla storia della donna, e cioè verificare se nella sua famiglia ci sono stati tumori e, in questo caso, se lei stessa ha i geni mutati che predispongono alla malattia (Brca 1 e 2); o anche, più semplicemente, se ha un tipo di mammella difficile da visualizzare alla mammografia: non sappiamo ancora se le cellule staminali possano avere, negli anni, effetti su donne più a rischio di tumore, e per questo la cautela deve essere massima".

Se invece a richiedere l'intervento sono donne operate per un tumore, il trapianto può sia migliorare l'aspetto del seno sia ricostruirlo completamente, perché dopo la radioterapia e la chemioterapia è facile che i tessuti non rispondano come si vorrebbe. "Bisogna tenere presente", conclude il chirurgo, che non tutte reagiscono allo stesso modo: in alcune il trapianto attecchisce bene, in altre molto meno, a causa della minore produzione di fattori di crescita". Per questo esistono appositi test per capire prima con che tipo di tessuto si va a lavorare, e algoritmi di trattamento per decidere qual è l'approccio migliore. Inoltre conta molto il peso della donna: se è troppo magra, difficilmente avrà tessuto adiposo a sufficienza.

Per approfondimenti sulla tecnica del lipofilling www.senologia.eu
a cura del Prof. Massimo Vergine

Novità nelle chemioterapie per il tumore del seno

SAN ANTONIO -( TEXAS )

Nuove combinazioni di farmaci offrono maggiori possibilità di cura alle donne con un tumore del seno. Secondo gli esiti a cui sono giunti diversi studi presentati nei giorni scorsi durante il Breast Cancer Symposium di San Antonio (Texas), infatti, utilizzare mix di medicinali che colpiscono con maggiore precisione determinate cellule cancerose significa aumentare in modo considerevole i tassi di sopravvivenza e guarigione delle pazienti. «La principale novità emersa da queste ricerche - commenta Pierfranco Conte, responsabile del Dipartimento di oncologia dell’Università di Modena - è l’utilità di una cura con nuovi farmaci anche nei casi di una neoplasia operabile, per rendere la chirurgia meno invasiva e ottenere una risposta completa dalla chemioterapia: ovvero eliminare del tutto le cellule tumorali sia nella mammella che nei linfonodi».

IL RECETTORE HER2
- Il recettore Human Epidermal Growth Factor 2 è legato all’amplificazione di un oncogene, cioè di un gene che predispone alla malattia, presente in quantità eccessive in circa un quarto dei casi di carcinoma della mammella: delle circa 40mila nuove diagnosi effettuate ogni anno in Italia, dunque, fra le 7 e le 10mila sono HER2 positive. «Fino a pochi anni fa le forme HER2 positive venivano considerate fra le più aggressive e letali - dice Paolo Pronzato, direttore dell’oncologia medica dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova -. Oggi è invece il più curabile, perché una volta identificato un bersaglio preciso da colpire i ricercatori sono stati in grado di mettere a punto delle cure efficaci».

EFFICACIA DEI MIX - Lo studio di fase III NeoAllto, condotto da Jose Baselga del Massachusetts General Hospital Cancer Center su 455 pazienti con neoplasia HER2 positiva ai primi stadi, ha così provato la validità della combinazione fra l’anticorpo monoclonale trastuzumab (che blocca l’attività di Her2 sulla superficie esterna della cellula) e l’inibitore della tirosin-chinasi lapatinib (che lo ferma all’interno) in aggiunta alla chemioterapia tradizionale con placlitaxel. Le partecipanti sono state trattate per quattro mesi prima dell’intervento e per altri nove mesi con uno solo dei due medicinali o con il mix di entrambi (oltre alla chemio standard). Al termine delle cure, la metà delle donne che aveva ricevuto il mix non mostrava più alcun segno di malattia, mentre lo stesso risultato è stato raggiunto solo nel 25-30 per cento delle pazienti che avevano ricevuto solo trastuzumab o solo lapatinib. Un secondo trial tedesco (GeparQuinto, diretto da Gunter von Minckwitz dell’Università di Franconforte, fase III) ha confrontato gli stessi due farmaci, somministrati singolarmente ma sempre in aggiunta a chemioterapia con antracicline e taxani, su 620 donne con la medesima forma iniziale di neoplasia. Questi i risultati: il 31 per cento delle donne trattate con trastuzumab ha visto scomparire completamente la propria malattia, rispetto al 22 per cento di quelle curate con lapatinib. Una terza sperimentazione, sempre di fase III, ha coinvolto 444 pazienti con carcinoma mammario HER2 positivo in stadio avanzato: una metà ha ricevuto una compressa di lapatinib una volta al giorno e paclitaxel una volta alla settimana, l’altra metà placebo e paclitaxel. Anche in questo caso i risultati hanno provato che l’unione fra i due medicinali produce un aumento della sopravvivenza totale e una riduzione del 26 per cento del rischio di morte. Infine, anche gli esiti dello studio di fase II Neosphere, provano come la combinazione di pertuzumab e trastuzumab più chemioterapia (docetaxel) in donne con carcinoma mammario HER2 positivo favorisca la completa scomparsa del tumore al seno in fase precoce.

PROBLEMI DA AFFRONTARE
- Se gli esiti positivi di questi trial sono importanti per le malate, due grosse questioni s’impongono parlando di trattamenti basati su mix fra i nuovi farmaci. Sommare più medicinali, infatti, significa unire fra loro anche sia gli effetti collaterali che i costi per il Sistema sanitario nazionale delle terapie che già oggi richiedono diverse migliaia di euro al mese per ogni paziente (le più recenti stime dicono che si è passati da 1,2 milioni di euro del 2004 a 2,2 milioni del 2008: in quattro anni il denaro sborsato dagli ospedali per farmaci oncologici è quasi raddoppiato, soprattutto per la maggiore diffusione di farmaci innovativi). Quanto alle conseguenze indesiderate, quelle più frequenti rilevate negli studi riguardano diarrea, neutropenia (calo dei globuli bianchi), rash cutaneo, calo dell’appetito, nausea, anemia, debolezza. «L’oncologo dev’essere sempre la figura di riferimento indispensabile per i malati - sottolinea Paolo Marchetti, responsabile dell’Oncologia medica al Sant’Andrea di Roma - perché è lui che deve assisterli e trovare le soluzioni nel caso di effetti collaterali, soprattutto importanti, onde evitare che questi sospendano le cure a causa della tossicità. E se i trattamenti orali sono un'ottima cosa, perché il paziente può prendere la pastiglia prescritta a casa da solo, il controllo dell’oncologo resta cruciale».

Per approfondimenti sul tumore del seno www.senologia.eu a cura del prof. Massimo Vergine

Una proteina è legata ai tumori al seno resistenti alle terapie

Una proteina è legata ai tumori al seno resistenti alle terapie

Presente in 90% casi forme aggressive
Pubblicato il 11/12/10 da Apcom in Scienze e tecnologie|

11 dic. (Apcom) -
Un team di ricerca internazionale coordinato dalla Monash University di Victoria in Australia ha identificato una proteina con un ruolo importante nello sviluppo del cancro al seno. Il team di Clare Fedele e Christina Mitchell ha scoperto che la proteina INPP4B è presente nei tessuti in circa il 90% dei casi dei tumori alla mammella più aggressivi. L'obiettivo delle ricercatrici è ora identificare gli anticorpi legati alla proteina, per anticipare le mosse del tumore e migliorare i trattamenti. Si tratta, infatti, di forme tumorali che hanno mostrato una più forte resistenza alle terapie specifiche. "Conoscendo la correlazione tra la quantità della proteina INPP4B e il cancro ci offre maggiori informazioni sui trattamenti alternativi", scrivono le autrici dello studio sulla rivista Pnas.


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Tumori al seno: al Nord il 90% donne fa screening mammario, al Sud solo il 40%

Tumori al seno

al Nord il 90% donne fa screening mammario, al Sud solo il 40% 06 dicembre 2010.
Nonostante sia oramai riconosciuto che il tumore alla mammella, il più comune tra le donne (ogni anno 40 mila nuovi casi), si può contrastare e sconfiggere grazie alla diagnosi precoce, nel nostro Paese l'adesione allo screening mammario da parte della popolazione presenta notevoli differenze tra il meridione e il resto della Penisola, passando da una percentuale del 90% al Nord al 40% delle regioni meridionali.
E' quanto emerge da un convegno organizzato dall'Andos, l'associazione nazionale donne operate al seno, d'intesa con la commissione Affari Sociali di Montecitorio, proprio per sottolineare "la diversità di adesione allo screening mammario tra Nord e Sud".

Negli ultimi 10 anni "sono stati fatti molti passi avanti - spiega la coordinatrice nazionale dell'associazione, Flori Degrassi - ma i dati parlano chiaro: al Nord la percentuale delle donne che effettua lo screening mammario è del 90%, al centro del 60% e al Sud del 40%".
Con casi negativi come a Catania, dove l'adesione nel 2009 non ha superato la soglia del 30%.A sottolineare il ruolo fondamentale svolto da Andos in questo campo è stato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: "Dobbiamo lavorare per provare a ridurre questo gap tra Nord e Sud. Un divario che ritengo sia anche culturale e che dunque - ha detto - non può prescindere dal ruolo fondamentale svolto dalle associazioni, che con la loro azione contribuiscono a migliorare l'efficacia delle politiche di prevenzione".
Martini ha poi aggiunto che "il governo punta moltissimo sullo screening, come dimostra il nuovo piano oncologico", e che l'altro aspetto importante è cercare di coinvolgere sempre di più la medicina del territorio.

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Tumore al seno: una guida per le donne

Tumore al seno: una guida per le donne

Da AstraZeneca sei opuscoli ricchi di informazioni e consigli sugli aspetti più importanti del dopo diagnosi e trattamento per le donne affette da tumore al seno.


23 NOV -

Sono circa 450 mila le donne che combattono o hanno superato un tumore al seno in Italia. Una patologia che colpisce 37 mila le donne, quattro volte su cinque con più di 50 anni.
Per loro e per dare un supporto agli oncologi AstraZeneca ha realizzato l'iniziativa “Io vado avanti”, sei opuscoli, redatti da altrettanti esperti, ricchi di informazioni e consigli sugli aspetti più importanti del dopo diagnosi e trattamento. Una guida per ritrovare il benessere e la serenità con sé stessa e con i propri cari: dalla gestione dei problemi dermatologici alla prevenzione di complicanze; dalla riscoperta della propria femminilità, al controllo del peso e alla prevenzione dell'obesità.
Ecco le indicazioni principali:

Parlane in famiglia

Il 30% delle donne trattate per un tumore al seno si può sentire meno femminile e oltre la metà attraversa un periodo di depressione. Per poter “andare avanti” occorre affrontare la paura e lo smarrimento, gestire lo stress con coraggio e determinazione e cercare il supporto nelle relazioni su cui ci si sente di poter contare. Può aiutare a ritrovare più benessere il cercare sostegno affettivo di chi è vicino, vincere le resistenze e imparare a raccontarsi liberamente, non isolarsi, mantenere un contatto con le amicizie e ridistribuire i compiti all’interno della famiglia.

Mangia bene

Nella vita quotidiana è bene dare la precedenza agli alimenti vegetali, ai cereali integrali, al pesce e all’acqua; variare i colori degli alimenti, della frutta e verdura, dei pasti principali, e ridurre il consumo di alimenti contenenti grassi saturi, come il latte e i derivati e le carni rosse, di zuccheri a rapido assorbimento, come i cereali raffinati, le bevande zuccherate i succhi di frutta e lo zucchero bianco.

Riscopri la femminilità

Curare la pelle e l’estetica nel modo giusto aiuta a sentirsi meglio, a superare gli inconvenienti che le terapie antitumorali possono portare e a continuare a sentirsi donne, belle, attraenti. È meglio preferire saponi liquidi molto delicati o saponette arricchite di lipidi naturali e creme lenitive, ricche di oli emollienti vegetali; curare la cicatrice con attenzione e costanza e riscoprire l’importanza del trucco.

Non sei sola

Le leggi del nostro ordinamento offrono un sistema assistenziale di grande tutela e contemplano una serie di aiuti socioeconomici in favore del paziente, come per esempio l’assistenza psicologica presente in molti Centri, lo stato di invalidità almeno per il periodo di trattamento (con sostegno economico quando si supera l’invalidità del 74%) e permessi e congedo straordinario retribuiti per i familiari che assistono una donna con handicap grave.

Riconoscersi e riprendere

L’attività fisica effettuata in precedenza svela nel tempo i suoi effetti benefici nell’affrontare le terapie e nel successivo recupero. Dopo l’operazione l’esercizio fisico può aiutare la riabilitazione e proseguirlo, quando possibile, durante la chemioterapia e la radioterapia è un ottimo antidoto per combattere la fatica, mantenere il peso forma e svolgere le proprie attività quotidiane.


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Chirurgia ricostruttiva seno.

Chirurgia ricostruttiva seno. Vedi video

In che maniera interviene il chirurgo plastico per ricostruire il seno operato dal tumore. Le nuove tecniche operatorie e di chirurgia plastica restituiscono alle donne operate di mastectomia anche l'immagine. Video tratto dalla trasmissione Salute dell'Ulss 20 di Verona


A cura del Prof. Massimo Vergine


http://www.mastoplasticaroma.com/1/ricostruzione_mammaria_1449518.html

Jane Fonda operata per un tumore al seno



Si è confessata, nei giorni scorsi, durante un’intervista al programma Entertainment Tonight, durante il quale ha raccontato di essere stata operata al seno a causa di un tumore.

Jane Fonda ha scoperto il carcinoma soltanto qualche settimana fa, durante un controllo di routine. Fortunatamente si trovava ancora al suo stadio iniziale, quindi il rapido intervento ha evitato ben più gravi conseguenze. Una grande paura, ha raccontato, ma che per fortuna è passata. Queste le parole dell’attrice 72enne, che ha tenuto anche a tranquillizzare i numerosi fan riguardo le sue condizioni di salute.

Jane ora sta bene, anzi è tornata più carica di prima, pronta a promuovere l’ultimo dvd di fitness, che in America già sta riscuotendo un incredibile successo. Lei, che da circa vent’anni è per l’America intera icona di benessere e salute, oggi parla di se stessa e di un problema che colpisce 1 donna su 10, un problema che grazie alla prevenzione può essere sconfitto.
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Cancro al seno e fumo di sigaretta

Che il fumo faccia male alla salute è cosa ben nota a tutti, ma un recente studio ne ha accertato lo stretto legame con cause di morte soprattutto derivanti dalla possibilità di contrarre malattie come il tumore maligno al seno. In particolare, il pericolo di morte sarebbe molto più alto (+39%) che per le pazienti che non hanno mai fumato in vita loro.

Lo studio è opera del dottor Dejana Braithwaite, assistente professore di epidemiologia del cancro all’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’Università della California a San Francisco. I risultati saranno presentati a Philadelphia in occasione dell’annuale meeting dell’American Association for Cancer Research sulla prevenzione del cancro.

L’indagine ha preso come riferimento 2.265 donne statunitensi di diverse etnie e tutte con diagnosi di carcinoma mammario accertato da nove anni. I ricercatori hanno quindi esaminato la possibilità che il fumo incida o meno sui tassi di mortalità e in che percentuale, sia per cancro al seno che per altre cause di morte.

È così emerso che le fumatrici, ex-fumatrici, o comunque con 100 o più sigarette fumate nella loro vita, hanno una probabilità più alta di morire di cancro al seno, pari a 39 punti percentuali, e ancora maggiore di morire per altre cause, praticamente il doppio. Mentre, in studi precedenti, non è stato rilevato alcun legame con il fumo passivo.

Tra le cause di questi risultati si ipotizza ci siano le sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta , che renderebbero il cancro al seno più aggressivo. Anche se i dati dovranno essere accertati e comprovati da ulteriori studi, sembrano comunque un buon motivo per smettere di fumare e per non iniziare. Questi dati dovrebbero essere diffusi fra le giovani perché, si sa, “prevenire è meglio che curare”.


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Umberto Veronesi e ricerca sul cancro" vicini alla soluzione"

L’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) chiude oggi la settimana dedicata alla raccolta fondi: dagli incontri nelle più importanti città di Italia fino agli appelli nelle trasmissioni televisive della Rai, arrivando persino a coinvolgere i grandi campioni della serie A, che invitano alle donazioni. Queste serviranno per contribuire alla ricerca, che necessita ancora del nostro impegno prima di arrivare alla soluzione finale del problema.

Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto personalmente congratularsi con questa importante iniziativa: “Malgrado il paese stia soffrendo di gravi fibrillazioni e incertezze politiche e istituzionali, ci conforta e ci dà fiducia il fatto che fondazioni e associazioni, studiosi, ricercatori e in special modo i giovani, operatori della sanità a ogni livello e anche in divisa di ministro, portino avanti con fermezza e con continuità la loro missione“.

L’immagine, scelta per rappresentare la XIII edizione della Giornata per la Ricerca sul Cancro, è una scritta molto eloquente: la IN di incurabile crolla pezzo per pezzo, fino a trasformare il messaggio in speranza e fiducia perché il cancro è un malattia curabile! Umberto Veronesi, durante il convegno L’oncologia nel terzo millennio al Cfo di Firenze, ha infatti spiegato: “Non siamo ancora alle soglie della risoluzione finale del problema cancro, ma ci stiamo avvicinando. Lo sforzo di ricerca sperimentale e clinica degli ultimi 30 anni, dove abbiamo fatto più progressi che nei tre secoli precedenti, sta capovolgendo la situazione. Oggi sappiamo che i big killer possono essere scoperti precocemente, e stiamo avvicinandoci a una fase nuova nella diagnosi, che sposta la responsabilità dal medico al cittadino. Questo perché anticipando la diagnosi le cure sono ridotte, gli organi sono conservati, le amputazioni sono quasi sparite“.



A cura del Prof. Massimo Vergine


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Indicazioni allla risonanza magnetica mammaria (RMN mammaria)


La Risonanza Magnetica Mammaria è in grado di identificare pressoché la totalità delle neoplasie mammarie maligne (elevata sensibilità) in quanto rileva, grazie alla somministrazione del mezzo di contrasto, i fenomeni neoangiogenetici (l’anormale ed incrementata “rete” di strutture vascolari che “alimenta” la neoplasia) alla base del carcinoma. Pur avendo elevata sensibilità la Risonanza Magnetica Mammaria presenta tuttavia una non ottimale specificità o numero di falsi positivi: esistono cioè delle caratteristiche RM che possono risultare identiche per le lesioni benigne e maligne.

Questo è il motivo per cui la Risonanza Magnetica Mammaria risulta ad oggi un esame complementare e non sostitutivo dell’Imaging convenzionale, rappresentato da mammografia ed ecografia. Grazie alle implementazioni tecnologiche avvenute soprattutto nel corso degli ultimi cinque anni, la specificità dell’indagine appare tuttavia migliorata, a condizione naturalmente che l’esame venga eseguito allo stato dell’arte da medici esperti, che le indicazioni all’esame siano rispettate e che siano già state eseguite mammografia e/o ecografia.

Le indicazioni alla Risonanza Magnetica della Mammella sono state recentemente definite da un Documento di Consenso, presentato al Congresso Attualità in Senologia 2007, stilato da un gruppo di esperti nel settore sulla base degli studi eseguiti e delle esperienze derivate dall’applicazione clinica della Risonanza Magnetica della Mammella.

Sulla base del Documento, la Risonanza Magnetica della Mammella appare ad oggi indicata:
1) nella sorveglianza delle donne risultate, sulla base della valutazione di un genetista oncologo, ad elevato rischio eredo-familiare di sviluppare tumore mammario;
2) quando, in una donna con tumore della mammella già accertato, si sospetti la presenza più lesioni tumorali nella stessa mammella o la presenza di tumore in entrambe le mammelle;
3) per valutare l’efficacia di cicli di chemioterapia eseguiti prima della chirurgia nelle donne affette da tumori mammari localmente avanzati;
4) quando si sospetta una recidiva di malattia tumorale, nei casi in cui la mammografia e/o l’ecografia e/o il prelievo agobioptico non risultino conclusivi;
5) nei rari casi in cui il tumore si presenti con metastasi ai linfonodi (di solito ascellari) e mammografia ed ecografia non identifichino il tumore che le ha originate;
6) quando sia presente secrezione dubbia o sospetta dal capezzolo e la mammografia e l’ecografia siano negative ovvero la galattografia sia non eseguibile o non conclusiva;
7) per valutare lo stato delle protesi mammarie quando se ne sospetti una complicanza.

Per tutte le rimanenti condizioni, il Documento raccomanda che l’indicazione all’esame sia posta da un team multidisciplinare composto da radiologi, oncologi, chirurghi/ginecologi, anatomopatologi e radioterapisti.


Come si esegue la risonanza magnetica della mammella

La Risonanza della mammella consta di tre fasi: l’acquisizione delle immagini, il post processing e la refertazione.
L’esame non richiede una particolare preparazione fatta eccezione per il digiuno di almeno 4 ore, qualora si preveda la somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto.
In alcuni centri, nel caso in cui sia presente un’anamnesi allergica positiva, potrà esservi richiesta una premedicazione a base di cortisone ed antistaminici.
Acquisizione delle Immagini

Prima dell’ingresso nella sala di Risonanza Magnetica viene di solito richiesto di compilare un questionario, atto ad evidenziare eventuali controindicazioni all’esecuzione dell’esame ed alcune brevi notizie cliniche relative a precedenti interventi subiti.
E’ inoltre importante portare sempre con sé esami precedentemente eseguiti oltre che eventuali cartelle cliniche, che possono risultare utili al medico radiologo durante la refertazione.
Una volta entrati all’interno della sala di Risonanza Magnetica viene richiesto di eliminare tutto ciò di metallico che si ha indosso (anelli, collane, pinze per capelli, eccetera) e di prepararsi all’esame scoprendo il torace (in alcuni centri viene consigliato di rimuovere tutti gli indumenti acrilici).

Poiché nella maggior parte dei casi l’esame richiede la somministrazione di mezzo di contrasto (studio dinamico), si procederà all’incannulamento (posizionamento di un ago cannula) di una vena periferica del braccio.

Vi verrà quindi richiesto di entrare nella sala in cui è alloggiata la strumentazione e di prendere posizione all’interno dell’apparecchiatura.

L’esame viene eseguito in posizione prona con le mammelle alloggiate dentro la bobina dedicata (una sorta di reggiseno di plastica) e le braccia posizionate lungo il corpo o a fianco della testa. L’indagine, che dura all’incirca dai 20 ai 40 minuti a seconda del tipo di apparecchiatura e di sequenze utilizzate, non è dolorosa ma può risultare fastidiosa per via del rumore generato dalla strumentazione e poiché risulta necessario mantenere l’assoluta immobilità durante l’acquisizione delle immagini.

Una volta terminato l’esame il personale di sala provvederà a rimuovere l’ago cannula.

Post processing e refertazione

Quando viene eseguito lo studio dinamico, vengono acquisite tra le 300 e le 800 immagini a seconda del tipo di protocollo utilizzato. Per refertare l’esame, il medico radiologo si avvale di programmi di rielaborazione dedicati (post processing) che lo “aiutano” nell’analizzare tutte le immagini acquisite.

Può rendersi utile, qualora la Risonanza Magnetica identifichi delle potenziali lesioni che non siano state rilevate dalle indagini mammografica e/o ecografia già eseguite, un second look ecografico. Con tale dicitura si definisce un esame ecotomografico, condotto sulla base delle informazioni spaziali offerte dalla Risonanza, atto a identificare la lesione vista in Risonanza per poterla biopsiare.

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Scoperte nuove mutazioni genetiche per il cancro al seno


Scoperte nuove mutazioni genetiche che possono rendere gli individui maggiormente soggetti al cancro al seno.

La notizia, che potrebbe avere importanti sviluppi nella diagnostica e nelle campagne di prevenzione, arriva dal Mayo Clinic, un’organizzazione no profit sia di ricerca che di pratica medica con sedi nel Minnesota, in Arizona e in Florida (USA), con il coinvolgimento di 20 centri di ricerca in 11 paesi differenti. I risultati sono stati pubblicati su Nature Genetics.

Era già noto che gli individui con mutazioni distruttive del gene BRCA1 incrementano il rischio di sviluppare cancro al seno, ma oggi, con questa scoperta, sappiamo che gli stessi individui hanno altre mutazioni sullo stesso gene che influenzano il medesimo rischio. Ciò è potenzialmente importante per la progettazione di farmaci individuali, cioè diretti ad un singolo soggetto con la sua specifica mappatura genetica, come sottolinea anche Fergus Couch, che ha guidato la ricerca: “Questi risultati potrebbero essere utili per aiutare a determinare il rischio individuale di cancro al seno”.



Il gene BRCA1, abbreviazione di Breast Cancer 1 (cancro al seno 1, dove 1 è usato per distinguerlo dall’altro gene BRCA2), è espresso nelle cellule del seno e di altri tessuti, dove svolge il ruolo di riparazione del Dna danneggiato insieme ad altri componenti cellulari. Di fatto è un soppressore tumorale perché ostacola la proliferazione di Dna alterato potenzialmente generatore di cancro. Per questo motivo alcune sue mutazioni incrementano il rischio di sviluppare la malattia, perché inibiscono o disattivano la sua capacità di sopprimere le cellule alterate.

In particolare sono 5 le alterazioni sul BRCA1 che rendono l’individuo più esposto al tumore maligno della mammella: da questo dato sono partiti i ricercatori per individuare quale altre mutazioni potessero influenzare il rischio di cancro, effettuando degli studi di associazione genomica, ovvero confrontando le mappature genetiche di individui, gene per gene, che mostrassero o no alterazioni del BRCA1 in aggiunta alle 5 già note, e verificando poi se queste si fossero tradotte in reali fattori di rischio per il cancro al seno.

Gli autori hanno per prima cosa studiato 550mila alterazioni genetiche nei 1193 possibili percorsi mutanti del gene BRCA1 presi lungo l’intero genoma umano. Gli individui analizzati avevano un’età inferiore ai 40 anni e avevano sviluppato una forma invasiva di cancro alla mammella.

I dati sono stati confrontati con altri 1190 percorsi mutanti dello stesso gene che non avevano sviluppato il cancro in individui di età simile. Successivamente hanno mostrato come altri pazienti che non avevano mutazioni nel gene BRCA1 ma erano stati colpiti dalla malattia (6800 in tutto) erano estrogeno-recettori negativi, cioè avevano un tumore che non possiede i recettori per gli estrogeni. Su quest’ultima analisi verranno approfondite le ricerche.

Lo studio non solo ha incrementato la conoscenza scientifica del problema cancro al seno, ma ha messo le basi per lo sviluppo di farmaci specifici e per l’eventuale modifica delle strategie di prevenzione contro la malattia.


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A cura del prof. Massimo Vergine

Nuova molecola in studio per il tumore al seno

I tumori al seno non sono tutti uguali: ce n'e' un tipo in particolare, il cosiddetto HER-2 positivo”, che in Italia, ogni anno, colpisce circa 8mila donne.


E' molto aggressivo e ha bisogno di un trattamento specifico. Da oggi, però, c'è una novità: si chiama T-Dm1 ed è unamolecola che, pur essendo ancora in sperimentazione, ha già mostrato risultati eccellenti e convinto i ricercatori ad annunciarne la disponibilità per i pazienti nel 2013.


La molecola T-Dm1 è formata da due componenti: iltrastuzumab, un anticorpo monoclonale, che ha la capacità di colpire con precisione le cellule malate senza danneggiare quelle sane e che, in questo caso, funge da vettore, trasportando all'interno delle cellule tumorali un'altra sostanza, la DM1, un potentissimo farmaco per lachemioterapia che, se venisse usato normalmente e senza vettore, risulterebbe altamente tossico per l'organismo.





L'efficacia della molecola, ormai nota come"anticorpo armato" è stata testata in uno studio clinico di fase II i cui risultati sono stati presentati a Milano in occasione del congresso della Società Europea di Oncologia Medica(ESMO).


La ricerca ha coinvolto complessivamente 137 donne con tumore del seno “HER2 positivo” a uno stadio metastatico, di cui metà sono state trattate con trastuzumab associato a un chemioterapico e l’altra metà con la nuova molecola.


Dal punto di vista dei benefici, non ci sono state sostanziali differenze tra i due gruppi che invece si sono riscontrate dal punto di vista degli effetti collaterali: le donne trattatte con la nuova terapia hanno manifestato alopecia solo nel 2% dei casi, a fronte di un 66% nel caso di terapia tradizionale. Anche gli altri tipici effetti indesiderati come la diminuzione dei globuli bianchi e la diarrea sono risultati nettamente inferiori.



Marco Venturini, Presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) commenta: Si apre una nuova era su due fronti: da un lato abbiamo a disposizione un'arma rivoluzionaria da utilizzare nel tumore del seno “HER2 positivo”; dall'altro, T-Dm1 è un esempio efficace di quella che viene definita “veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio”. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche".


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I fibroadenomi della mammella

I fibroadenomi sono tumori benigni che si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale, ma recidivano di frequente. Dopo aver fatto asportare diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito. Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.

ASPETTO CLINICO

Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO

Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi.
La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente.

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Etichette: fibroadenoma, fibroadenomi, tumori benigni della mammella

Ottobre: mese della prevenzione del tumore della mammella


Ottobre, mese di prevenzione tumore al seno




Care amiche voglio acennare un argomento che dovrebbe interessare ogni donna:

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore alla mammella.

In Italia, 41mila donne all’anno si ammalano di tumore al seno. Fortunatamente, 8 donne su 10 riescono a sconfiggere questa tipologia di cancro grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce, dunque bisogna tenere ben presente che le visite di controllo sono essenziali a partire dai 25 anni di età. La Lega Italiana per la Lotta ai Tumori ha messo in atto una campagna di sensibilizzazione e prevenzione, che giunge alla XVII edizione e si chiama Nastro Rosa. Per tutto il mese di Ottobre negli 350 ambulatori LILT (la maggior parte dei quali all’interno delle 103 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), si potranno effettuare visite gratuite.
Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare il numero verde 800-998877 o consultare il sito http://www.lilt.it/ ".
http://www.nastrorosa.it/



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Carcinoma mammario con metastasi : con la chemioterapia può aumentare la sopravvivenza

Genova: carcinoma mammario metastatico, ricerca dimostra che si può aumentare la sopravvivenza

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato, questa la scoperta dell'oncologa Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in
media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato
anche dopo che è stato raggiunto il controllo della malattia. Sono questi i risultati dell'importante ricerca scientifica, condotta dall'oncologa Alessandra Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova, e presentati nell'ambito del 35° Congresso della Società Europea di Oncologia Medica, attualmente in corso a Milano. Lo studio affronta un' importante area di dibattito sul trattamento del tumore al seno fornendo nuove evidenze scientifiche sulla base delle quali impostare la terapia.

“Nella pratica clinica- spiega Alessandra Gennari, impegnata da anni
questo ambito specifico di ricerca e coordinatrice del gruppo che ha
eseguito lo studio - il numero di cicli di chemioterapia che viene
somministrato al momento della ricaduta, è spesso determinato oltre che
dalla risposta al trattamento anche dal profilo di tossicità dei farmaci
utilizzati, dalla tollerabilità della paziente e dall'attitudine
dell'oncologo curante. Questo studio dimostra che il prolungamento della
chemioterapia, oltre l'ottenimento della risposta, può favorire la
cronicizzazione della malattia metastatica consentendo nella paziente un
allungamento della vita e permettendo una buona qualità della stessa
mediante un migliore controllo dei sintomi”.

L' analisi ha identificato 11 studi clinici randomizzati internazionali, di cui uno condotto in Italia e coordinato dalla stessa dr.ssa Gennari, che hanno confrontato chemioterapie di durata più breve con chemioterapie di durata più lunga su un totale di circa 2.300 donne con carcinoma mammario metastatico. Globalmente una durata più lunga di chemioterapia si è associata con una riduzione del 34% del tasso di progressione di malattia. Per progressione si intende un aumento significativo nella dimensione delle lesioni metastatiche e/o la comparsa di nuove metastasi. Inoltre lo studio ha anche evidenziato che
una durata più lunga di chemioterapia riduceva in media il tasso di
morte del 9%.

“Questi risultati – continua Gennari - giustificano pertanto la pratica clinica di prolungare la chemioterapia per la malattia metastatica in assenza di tossicità significative o progressione di malattia. Inoltre, i dati sollevano nuovi argomenti di discussione clinica e scientifica quali l'integrazione di questi risultati con l'utilizzo di farmaci diretti verso bersagli molecolari come nel caso delle terapie ormonali e di altri farmaci biologici. Sulla base di questi risultati si apre un
nuovo scenario in cui l'oncologo può valutare la pianificazione di schemi prolungati di chemioterapia adeguando dosi e tempistica nella singola paziente al fine di non incidere negativamente sulla qualità della vita”.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia dell'IST di Genova, il DISAL – Università di Genova, l'IRST Meldola (FC) , l'Università di Sindney, ed è stato possibile grazie al contributo dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Tumore al seno : è importante la prevenzione



Tumore al seno: l'importanza della prevenzione


Quella al seno è la forma di tumore che più colpisce le donne, secondo i dati diffusi dall'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Ogni anno in Italia ci sono circa 37mila nuove diagnosi: più o meno 152 donne ogni centomila si ammalano di questa forma di tumore, cioè circa una su dieci. Il tumore al seno è la prima causa di mortalità femminile tra i decessi causati da tumori, raggiungendo un tasso di mortalità del 17 per cento. Sempre secondo l'Airc l'età è uno dei principali fattori di rischio, perché l'80 per cento dei casi riguarda donne sopra i 50 anni.
Poi c'è la familiarità: nel 10 per cento delle donne che si ammalano ci sono stati anche altri casi in famiglia. Ma contano anche le alterazioni genetiche (riscontrate in un 50 per cento di casi) o l'influenza dello stile di vita, con fattori come l'obesità o il fumo.

Ma dal tumore alla mammella si guarisce sempre più, e la diagnosi precoce potrebbe essere determinante. Sempre secondo l'Airc, se il tumore mammario viene diagnosticato nel primissimo stadio di sviluppo, si guarisce nel 98 per cento dei casi. E oltre 400mila italiane sono già guarite, secondo l'Aiom, l'Associazione italiana oncologia medica, che ha raccolto nel libro “Ho vinto io. Guarire dal tumore al seno” (Giunti editore) dieci storie di donne guarite e che ora guardano avanti. Secondo i dati diffusi dall'Aiom in occasione del lancio del libro, ad aprile, tra le 400mila donne guarite, 500 hanno anche avuto figli dopo la malattia, segno che questa patologia non è più così invalidante come lo era un tempo.

Tra gli accorgimenti raccomandati dai medici dell'Airc per la prevenzione ci sono l'esercizio fisico regolare, non fumare, mangiare pochi grassi e molti vegetali, quindi frutta e verdura a volontà, in particolare sono consigliati broccoli, cavoli, cipolle, tè verde e pomodori. E anche allattare, perché secondo alcuni studi la completa maturazione della ghiandola mammaria, che avviene con l'allattamento, comporta un suo rafforzamento. Indipendentemente dall'età, è consigliabile anche fare una visita al seno da un ginecologo o un medico esperto. Inoltre è utile eseguire regolarmente l'autopalpazione del seno, per individuare quanto prima noduli o irregolarità da segnalare subito al medico. L'ecografia è l'esame riservato alle donne giovani, ma è necessario farla solo su indicazione medica, se si sentono dei noduli al tatto. I controlli regolari sono raccomandati a partire dai cinquant'anni, età che scende a 40-45 solo se ci sono altri casi in famiglia. Il Centro nazionale screening consiglia a chi ha superato i cinquant'anni di sottoporsi ogni due anni alla mammografia.

«Quella del tumore al seno è la storia di una malattia che si può battere», sostiene l'oncologo Umberto Veronesi, che per sottolineare l'importanza della diagnosi precoce cita un dato: «Più di un terzo dei pazienti arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 100 per cento». Tra l'altro l'anno scorso Veronesi ha lanciato la campagna “Mortalità zero”, con lo scopo di azzerare la mortalità del tumore al seno entro il 2020.


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Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab( per i tumori tripli negativi) al Congresso ESMO

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab al Congresso ESMO

- Roma, 5 ott -

Merck Serono ha annunciato che saranno presentati nuovi dati provenienti da diversi studi su Cetuximab in una gamma di tumori solidi – inclusi i primi risultati di Fase II nel tumore al seno e alla prostata. Questi risultati saranno presentati al prossimo 35° Congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) che si svolgerà a Milano dall'8 al 12 ottobre 2010. Lo si legge in una nota.

Durante il Congresso ESMO, saranno presentati i risultati di uno studio randomizzato di fase II relativi a Cetuximab nel tumore al seno triplo negativo (TNBC, triple negative breast cancer). IL TNBC non esprime recettori per estrogeno, progesterone o HER 2 e non risponde quindi alla terapia ormonale o anti-HER 2. Nonostante il TNBC possa essere trattato con la chemioterapia, sono frequenti recidive precoci o metastasi. Questi nuovi risultati su Cetuximab sono quindi particolarmente importanti, poiché il TNBC rappresenta una minaccia significativa per le donne colpite da questo tipo di tumore, per le quali esistono pochissime opzioni di trattamento o speranze di cura.

Inoltre, nuovi risultati relativi a Cetuximab nel tumore alla prostata saranno presentati per la prima volta al Congresso ESMO. Secondo gli esperti, rispetto al 2009, si prevede che quest'anno il numero di casi diagnosticati per questa patologia aumenterà del 13%1, a conferma di una chiara e urgente necessità di nuovi trattamenti efficaci.

Oltre a questi dati promettenti di Cetuximab in queste nuove indicazioni, Merck Serono presenterà anche i risultati più recenti dai principali studi su Cetuximab in aree di trattamento già esistenti.
Saranno presentati nuovi risultati dal già noto studio di Fase III CRYSTAL, che ha stabilito l’importanza del biomarcatore KRAS nel tumore metastatico del colon retto. Il modello di terapia personalizzata ha rivoluzionato la gestione dei tumori. Merck Serono ha rappresentato un elemento trainante nei progressi compiuti nell’approccio terapeutico al tumore metastatico del colon retto, grazie agli importanti risultati nei numerosi studi condotti su Cetuximab.

Gli sviluppi recenti nello studio del tumore a cellule squamose della testa e del collo (SCCHN squamous, cell carcinoma of the head and neck) hanno generato un cambiamento di paradigma nel trattamento di questa patologia. I risultati provenienti da due indagini chiave quantificheranno il ruolo di Cetuximab nel trattamento di questa patologia. Oltre ad essere l’unico farmaco per il quale sia stata dimostrata la caratteristica di terapia mirata, Cetuximab - come trattamento in associazione – è uno standard di cura nei pazienti colpiti da patologia localmente avanzata o da patologia metastatica e/o recidivante.



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Tumore al seno : un testo veramente interessante " Ho vinto io"



Voglio suggerire un libro che ho letto ed ho trovato veramente interessante "Ho vinto io"
Il libro descrive la storia di tredici donne e altrettante storie di vita segnate dalla lotta, felicemente vittoriosa, contro il tumore del seno.
Un intervento forte su un tema drammatico che, ogni giorno di più, vede nuovi successi della medicina.


Casalinga,insegnante, atleta,, suora, ballerina classica, manager in carriera, la protagonista di queste storie rivela delle toccanti esperienze, eun entusiasmante vittoria sul male.

La lotta al tumore del seno, grazie alla terapie più avanzate e al costante sviluppo della tecnica chirurgica , registra ormai una percentuale di successo attorno al 90 % dei casi: a patto che il male sia diagnosticato nelle fasi iniziali di sviluppo. Da qui l'importanza della prevenzione e dei test periodici di controllo.

"Se oggi possiamo pensare a un futuro di mortalità zero per il tumore del seno è in gran parte grazie alle donne che hanno partecipato alla ricerca e ci hanno creduto. E a quelle che non hanno avuto paura di racccontarlo"
Umberto Veronesi



A cura del Prof. Massimo Vergine


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Allo studio un nuovo farmaco per il tumore al seno in fase avanzata ( metastatico)

SALUTE: STUDIO CLINICO VALUTA FARMACO CONTRO TUMORE MAMMELLA AVANZATO

(ASCA) -

Roma, 20 set - Boehringer Ingelheim annuncia oggi l'inizio di un importante studio clinico di Fase III per valutare uno dei farmaci della sua pipeline oncologica in fase piu' avanzata di studio, l'afatinib, nel trattamento di pazienti con tumore della mammella avanzato (metastatico).

Afatinib e' un farmaco orale (si assume sotto forma di compressa), di nuova generazione, appartenente alle terapie target, che inibisce irreversibilmente due recettori della famiglia del recettore del fattore di crescita dell'epidermide, entrambi coinvolti nella crescita e diffusione tumorale.

Questo studio clinico di Fase III registrativo, denominato ''LUX-Breast 1'' e' il primo a valutare il farmaco nel tumore della mammella, ampliando le possibilita' di impiego in vari tipi di cancro di una della molecole del portfolio di Boehringer Ingelheim.

Attualmente afatinib e' in sperimentazione in un vasto programma di studi nel tumore del polmone, il ''LUX-Lung Programme''. I risultati dello studio LUX-Lung 1 sono previsti entro l'anno.

Nello studio vengono anche valutati la sopravvivenza globale, la tollerabilita' e la sicurezza dei farmaci.

Il tumore della mammella e', nel mondo, la prima causa di morte per cancro nelle donne, con piu' di 411.000 decessi all'anno.


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Umberto Veronesi" passi avanti nel tumore del seno"



ALGHERO -

Il gotha della medicina sarda si è riunito stamane (venerdì) nell'Hotel Calabona ad Alghero per il Meeting di aggiornamento sul trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario. Il convegno promosso dall'Aou Sassari, l'Istituto di Clinica Chirurgica e l'Università degli Studi di Sassari ha avuto un ospite d'eccezione quale il Professore Umberto Veronesi, scenziato conosciuto in tutto il mondo per le ricerche sui tumori.

Durante la mattinata si è parlato dei progressi rilevanti ottenuti nei campi della farmacologia e delle tecnologie bio-mediche. Innovazioni che si sono tradotte in cambiamenti radicali nel trattamento diagnostico e terapeutico del carcinoma al seno. La chirurgia, in questo ambito, è sempre più spesso di tipo "conservativo", mirando alla salvaguardia dell'areola-capezzolo con le nuove tecniche della "nipple-sparing mastectomy".

Su quest'ultimo argomento, in particolare, l'illustre oncologo milanese ha tenuto una "lectio magistralis", evidenziando l'importanza di evitare un ulteriore mutilazione estetica del seno e riducendo così l'impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.

«Non si deve avere paura, non sempre ma molto di più rispetto al passato di tumore si riesce a guarire, sia tra gli uomini, sia tra le donne». Importanti risultati si sono ottenuti - ha rimarcato Veronesi - nei tumori femminili ma anche maschili, come alla prostata e ai polmoni, determinando un allungamento medio della vita delle persone. Purtroppo, i medici presenti in sala hanno evidenziato l'incidenza molto alta dei carcinomi mammari in Sardegna, una delle maggiori in Italia, calcolata come un caso ogni 40 soggetti. La "ricetta" prescritta è l'investimento nella tecnologia, e anche quà l'isola è tra le regioni fanalino di coda nella Penisola.

Nella foto: Umberto Veronesi in sala


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Nuove speranze per la cura del tumore al seno

Nuove speranze per la cura
del tumore al seno


Esperti riuniti a Modena

L'evento raggrupperà patologi, radiologi, chirughi e ricercatori provenienti dai migliori istituti mondiali con l'obiettivo di mostrare i risultati ottenuti finora nella lotta al carcinoma mammario
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Si terrà dal 15 al 17 settembre il “6 Modena Breast Cancer Conference” promosso dall’Accademia Nazionale di Medicina. L’individuazione di profili genetici che predicono l’aggressività dei carcinomi mammari e le sensibilità alle terapie, la necessità di instaurare più percorsi assistenziali multidisciplinari che vadano dalla banca dei tessuti alla diagnostica molecolare, le nuove tecniche di imaging e pianificazione terapeutica interdisciplinare, l’utilizzo di tecniche avanzate di biologia molecolare e di imaging per individuare il più precocemente possibile le donne a rischio e infine la creazione di studi clinici che coinvolgano l’industria farmaceutica, i ricercatori di base e i ricercatori clinici per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci.

La manifestazione raggrupperà oltre 250 patologi, radiologi, chirurghi, oncologi medici, ricercatori clinici e ricercatori di base dai più prestigiosi istituti mondiali. Tra gli obiettivi: fare il punto sui risultati ottenuti, sulle aspettative terapeutiche ancora insoddisfatte, i progressi nelle conoscenze biologiche, le nuove terapie in sperimentazione.

Il carcinoma mammario, ricordano gli esperti, è una delle neoplasie a più elevata curabilità: in Italia a fronte di circa 40.000 nuovi casi all’anno si registrano circa 11.000 decessi tanto che oggi la probabilità di guarire per una donna a cui venga diagnosticato supera oramai il 90%.


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A cura del Prof. Massimo Vergine

Malattia di Paget del seno

Simile a un eczema, la patologia è in realtà un cancro

,

Si tratta di una forma rara di cancro al seno e molte volte passa inosservata a causa del suo aspetto apparentemente innocuo.
Parliamo della malattia di Paget del capezzolo, un'alterazione simil flogistica della pelle del capezzolo che sembra un'eruzione cutanea ma che in realtà è provocata da un tumore duttale infiltrante della mammella.

A livello anatomo-patologico la neoplasia si sviluppa dalle strutture duttali principali (dotti galattofori), quindi infiltra progressivamente, con una crescita caratteristica, la cute del capezzolo e dell'areola. Nel tessuto mammario circostante sono presenti edema ed iperemia. Frequentemente è presente un'essudazione linfatica o purulenta dal capezzolo.
Il capezzolo viene colpito da ciò che appare come un eczema, a cui segue una lesione intorno alla quale si forma una crosta. A causa del prurito e del dolore, spesso si interviene con semplici creme per la dermatite, ma ciò non fa che tardare l'esatta diagnosi e favorire lo sviluppo del cancro.

Quali sono i sintomi?

1. Un rossore persistente, una trasudazione o la formazione di una crosta sul capezzolo che provoca un prurito o una sensazione di forte calore.
2. Un puntino sul capezzolo che non guarisce.
3. In generale, viene colpito solo un capezzolo. Come viene diagnosticato il tumore? Se il medico che vi visita constata un’anomalia, dovrebbe proporvi di fare immediatamente una mammografia di entrambi i seni. Anche se un rossore, un prurito o la formazione di una crosta possono somigliare ad una dermatite, il medico dovrebbe sospettare la presenza di un tumore se il problema tocca solo uno dei due seni. Dovrebbe chiedere una biopsia del tessuto infettato per stabilire con certezza la diagnosi.

La malattia di Paget compare soprattutto dopo i quarant'anni e si può presentare sotto due forme: la forma mammaria, più comune, che interessa come detto il capezzolo e la forma extra-mammaria, che colpisce nella maggior parte dei casi la vulva, ma può riguardare entrambi i sessi e regioni anatomiche caratterizzate dalla presenza di ghiandole sudoripare, come ad esempio le ascelle o lo scroto negli uomini.

La malattia di Paget non va confusa con il morbo di Paget, una malattia cronica dell'osso, ed è legata alle cellule di Paget, che rappresentano una varietà rara di differenziazione di cellule primitive epidermiche. Si possono riscontrare isolate oppure raggruppate a nidi negli strati intermedi dell’epitelio o nel contesto degli annessi cutanei, in particolare nelle ghiandole apocrine. In genere, la malattia di Paget ha lo stesso grado di invasività di un tumore qualsiasi, ma il problema principale è costituito dalla diagnosi tardiva.



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L’ esercizio fisico diminuisce il rischio di tumore al seno

L’ esercizio fisico diminuisce il rischio di tumore al seno


Basta meno di un’ora al giorno di moderato esercizio fisico per abbassare del 12% il numero di casi di tumore al seno o all’intestino. La raccomandazione viene dalla fondazione no profit britannica World Cancer Research Fund, secondo cui nella sola Gran Bretagna si potrebbero evitare 5.500 vittime del cancro al seno e 4.600 di quello dell’apparato digerente.

Secondo gli esperti, che hanno formulato le raccomandazioni dopo uno studio pubblicato dal British Medical Journal sul boom della chirurgia per perdere peso, una camminata robusta o anche solo i lavori di casa fatti in maniera energica per 45 minuti sono sufficienti a ridurre sensibilmente il rischio per le donne, mentre per il tumore all’intestino è sufficiente mezz’ora al giorno: “Solo un terzo delle persone sa che l’esercizio fisico è direttamente legato al rischio di tumori – ha spiegato Rachel Thompson, capo dell’organizzazione – fare esercizio fisico non vuol dire sudare e sforzarsi ogni giorno, ma bastano alcuni piccoli accorgimenti per produrre grandi benefici”.



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Il fitness è alleato contro il cancro al seno

l fitness è l’alleato contro il cancro al seno

Nuova ricerca dal National Cancer Insitute USA, le donne in post-menopausa se hanno praticato fitness abitualmente nei dieci anni precedenti presentano un fattore rischio di sviluppare il tumore al seno inferiore. Un'altra notizia che esorta a fare dell'attività fisica uno stile di vita e una regola per la propria salute e non un semplice rimedio estetico.
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Purtroppo, ancora oggi, il tumore al seno è una delle patologie più diffuse tra le donne occidentali; i numeri non lasciano spazio all’immaginazione, si parla di 182.460 nuovi casi diagnosticati soltanto nel 2008 negli Usa e di 2222 casi in Italia. Le donne in post-menopausa che praticano fitness o esercizio fisico sembrerebbero però meno soggette a sviluppare il tumore del seno, questo secondo il US National Cancer Institute (USNCI).

Per arrivare a tale risultato è stato chiesto a oltre 110mila donne in post-menopausa di dare una valutazione al livello di attività fisica tenuto alle età di 15, 18, 19-29, 35-39 anni. Le donne in post-menopausa che avevano esercitato attività fisica moderata per almeno sette o più ore a settimana negli ultimi 10 anni presentavano un fattore di rischio inferiore del 16% di sviluppare il cancro al seno rispetto a quelle che non facevano alcuna attività fisica. Questo collegamento tra attività fisica e rischio di tumore al seno non avviene anche per le donne in età fertile o più giovani.
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TUMORI: SCOPERTO MARCATORE IN FASE PRECOCE DEL TESSUTO MAMMARIO

11:51 23 GIU 2010

(AGI) - Roma, 23 giu. - Individuati marcatori molecolari di tessuto tumorale mammario che compaiono in fase estremamente precoce della trasformazione neoplastica. Il risultato e il frutto di uno studio pubblicato su "Scienze Signaling" cui ha partecipato l'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE). Si tratta di alcuni MicroRNAs (miRNA) individuati come attenuatori dei processi di oncogenesi. L'Epidermal Growth Factor o EGF, fattore di crescita che gioca un importante ruolo nella formazione e proliferazione di cellule dei tumori, riduce l'espressione dei miRNA con conseguente incremento di geni ad attivita' oncogenica. Tuttavia questo meccanismo e' stato individuato solo nelle cellule tumorali mentre nel tessuto peritumorale i MicroRNAs stimolati con EGF non hanno attenuato la propria espressione. La ridotta espressione di questi miRNA rappresenta quindi un potenziale segnale di trasformazione tumorale ed e' un evento molecolare molto precoce. "Con lo studio dei meccanismi di sviluppo dei tumori - sottolinea la Prof.ssa Paola Muti, direttore scientifico IRE- aspiriamo a comprenderne tutti i passaggi e le modalita' di trasformazione cellulare al fine di intervenire prima che il tumore si sviluppi." Lo studio pubblicato su "Science Signaling" e' il risultato della collaborazione fra il Weizmann Institute of Science di Rehovot in Israele, l'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena , l' Universita' di Oslo, Montebello. La scoperta ha dimostrato che cellule mammarie stimolate con EGF attivano programmi di espressione genica aberranti, come si osserva nel tumore mammario, ed ha inoltre evidenziato che i MicroRNAs, invece, stimolati con EGF attenuano la propria espressione genica con la conseguente attivazioni di eventi oncogenici. Tali risultati evidenziano come i MicroRNA, piccole sequenze di RNA non codificanti, che non danno quindi origine ad una proteina ma che sono in grado di inibire l'espressione genica a livello post-trascrizionale, siano importanti regolatori dell'attivita' dei geni e pertanto possono avere un ruolo di rilievo nella prevenzione delle formazioni neoplastiche. Lo studio ha comparato 2 importanti casistiche, la prima dell'Universita' di medicina di Oslo e la seconda dell'IRE . Nella prima casistica l'analisi molecolare del solo tessuto canceroso del seno ha confermato che la ridotta espressione di un gruppo di miRNA indotta dal fattore EGF favoriva la crescita abnorme di cellule tumorali. Con l'analisi molecolare della seconda casistica che comprendeva anche il tessuto peritumorale, si e' visto che non c'e' solo un rapporto di causa effetto. Infatti se depotenziando un gruppo di 23 MicroRNAs si verifica un attivazione potente di oncogeni, nella casistica fornita dall'Istituto Regina Elena che comprendeva anche tessuto peritumorale, si e' visto che l'alterazione dei MicroRNA prodotta dal trattamento con EGF e' specifica del tessuto tumorale e non del corrispettivo peritumorale. In definitiva la ridotta espressione di questi miRNA e' un potenziale marcatore del tessuto tumorale mammario ed e' un evento molecolare molto precoce di trasformazione tumorale.
Tale precocita' si ascrive al fatto che la modulazione dell'espressione dei miRNA precede quella dell'espressione genica i cui prodotti proteici causano la trasformazione tumorale del tessuto mammario.


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Tumore al seno : al via la sperimentazione del vaccino


Notizie incoraggianti arrivano dai ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, USA: pare infatti che i risultati finora ottenuti sulla cavie da laboratorio del vaccino per il tumore al seno, abbiano dato ottimi risultati.
Il cancro al seno è la neoplasia più diffusa tra le donne, e questo vaccino potrebbe essere in grado di immunizzarle; la sperimentazione sulle cavie, ha evidenziato una notevole diminuzione di sviluppo di tale neoplasia, tanto da consentire la sperimentazione anche sull’essere umano, a partire dal prossimo anno.

Le candidate ideali per testare il vaccino, come quelle che devono assolutamente sottoporsi ad esami di prevenzione, sono donne con più di quarant’anni, con familiarità al cancro; troppo presto per sapere gli effetti collaterali del vaccino purtroppo, ma dai test eseguiti sinora, è stato evidenziato un problema con le donne in gravidanza, in quanto il vaccino potrebbe incidere negativamente sulla produzione di latte materno.

Prevenzione del tumore al seno : autopalpazione a partire da 16 anni

‘Autopalpazione a partire dai 16 anni per prevenire i tumori al seno’
E’ la raccomandazione della Lilt nel mese dedicato alla prevenzione

... innovative, programmi strategici di prevenzione e una maggiore sensibilizzazione e coinvolgimento della donna”.
E l’autopalpazione rimane il primo metodo di prevenzione a partire fin dai i 16-18 anni, ovvero dagli ultimi due anni della scuola media-superiore. In questo modo, le ragazze impareranno subito a conoscere il proprio seno, acquisendo la buona abitudine alla prevenzione. Oggi l'80% delle donne con il tumore del seno riesce a guarire completamente e la percentuale aumenta significativamente, superando il 90%, nei casi diagnosticati in fase precoce.

E a partire dai 25 anni, ricordano gli esperti, è opportuno sottoporsi a un’ecografia mammaria annuale e dai 35 in su a una mammografia ed una visita senologica l'anno. Ma fondamentale è anche seguire una dieta equilibrata (la dieta mediterranea è ritenuta la migliore) e praticare una regolare attività fisica. La pratica di un’attività sportiva ha dimostrato una incidenza del 20% in meno di cancro al seno.


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Tumore al seno in gravidanza: in Italia aumentano i casi

Tumore al seno in gravidanza: in Italia aumentano i casi
Una gestante ogni tremila si trova a dover fare i conti con il cancro alla mammella: ma le terapie personalizzate aiutano a salvaguardare il benessere del nascituro.

Da un lato l´innalzamento dell´età media della prima gravidanza al di sopra dei 30 anni - e in molti casi intorno ai 35 anni - e dall´altro la possibilità di ottenere una diagnosi sempre più precoce del tumore al seno, fanno sì che in Italia una gravidanza ogni 3000 sia funestata dal tumore alla mammella della gestante. Ben il 15% dei tumori al seno diagnosticati in donne al di sotto dei 35 anni si verifica durante la gravidanza.
"Quello del tumore al seno durante la gravidanza è uno dei temi più scottanti e d´attualità in senologia - sottolinea Francesca Rovera, direttore del Centro di ricerche in Senologia dell´Università dell´Insubria - per questo sarà uno degli argomenti al centro della Insubria International Summer School, organizzata dall´Università dell´Insubria a Varese il 10 e l´11 giugno 2010 e che sarà incentrata integralmente sul tema del tumore al seno. L´evento, che richiamerà centinaia di senologi da tutto il mondo, vedrà l´intervento di ben sette relatori dal Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, uno dei più prestigiosi centri oncologici al mondo, inoltre interverranno alcuni dei più autorevoli studiosi a livello internazionale del carcinoma mammario, solo per citare qualche nome Umberto Veronesi o ancora Laszlo Tabar, dell´Università di Uppsala (Svezia)".

"Una diagnosi di tumore al seno in una donna in stato di gravidanza - spiega la dottoressa Rovera - pone problemi specifici, che richiedono una particolare sensibilità e professionalità da parte del medico. È noto che le neoplasie che colpiscono pazienti in giovane età hanno una prognosi generalmente più severa, se a questo si associa lo stato di gravidanza, si comprende l´essenzialità di un approccio multidisciplinare che coinvolga senologo e oncologo, ma anche ginecologo, neonatologo e psicologo".

Per quanto riguarda la diagnosi, nella maggior parte dei casi le gestanti si accorgono in ritardo di avere un tumore al seno, infatti, nonostante i continui controlli per la gravidanza, nel 90% dei casi sono le stesse pazienti a rilevare i sintomi della malattia (il ritardo diagnostico risulta essere tra 1.5 e 6 mesi). Questo avviene perché da un lato non è facile l´esame obiettivo del seno, dovuto all´ingrossamento della ghiandola mammaria legato allo stato di gravidanza e dall´altro lato perché nella gestante esistono delle remore a effettuare accertamenti diagnostici per paura di causare danni al nascituro.

La diagnosi si esegue così come per le donne non in stato interessante: ossia, di fronte a un nodulo sospetto è indicata un´ecografia mammaria e un esame cito-istologico e solo in caso di conferma va effettuata una mammografia, che va eseguita con idonea schermatura dell´addome.

"Non esiste alcuna necessità di interrompere la gravidanza come atto terapeutico, ma è chiaro che la gravidanza delle pazienti affette da tumore al seno va seguita con uno stretto monitoraggio della salute biofisica fetale - aggiunge la dottoressa Rovera - . Esistono terapie conservative sempre più personalizzate che permettono buoni risultati oncologici salvaguardando la salute fetale".

Per quanto riguarda le terapie, queste cambiano in base al periodo gestazionale: il trattamento chirurgico non presenta controindicazioni per tutta la durata della gravidanza ed è uguale a quello indicato nelle donne non in stato interessante. La chemioterapia nei primi tre mesi di gravidanza è da evitare, poichè l´embrione è maggior rischio di subire gli effetti tossici della chemioterapia, i rischi diminuiscono nel semestre successivo. Va evitata la radioterapia, per i possibili danni cui il feto andrebbe incontro. Anche per quanto riguarda la terapia ormonale è corretto rimandarne l´uso al termine della gravidanza. Dopo le trenta - trentadue settimane è opportuno indurre il parto.

Per quanto riguarda le donne che hanno subito un trattamento terapeutico a causa di un tumore al seno: "non esistono controindicazioni assolute alla gravidanza - chiarisce la dottoressa Rovera - . L´unico accorgimento è quello di chiedere alla paziente di attendere un paio di anni dalla fine del trattamento prima di programmare una maternità essendo questo il periodo più a rischio per eventuali recidive tumorali".


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Tumore al seno: il vaccino funziona

Tumore al seno: il vaccino funziona

Il siero ha avuto effetto sul 100% dei casi di laboratorio, evitando l'insorgere di neoplasie


Cleveland
- E' stato sperimentato al Clinic Learner Research Institute il nuovo vaccino che potrebbe aiutare migliaia di donne a prevenire il cancro al seno. Il siero, sperimentato finora solamente in laboratorio e non ancora testato sull'uomo, potrebbe eliminare definitivamente l'insorgere di neoplasie alla mammella, agendo come un vaccino contro noduli ai linfonodi.

Secondo le statistiche sono oltre 1,1 milioni in tutto il mondo le donne a cui ogni anno viene diagnosticato un tumore al seno. "Se dovesse funzionare negli esseri umani come sulle cavie, sarebbe una conquista monumentale", ha dichiarato il responsabile dell'equippé di ricercatori di Cleveland Vincent Tuohy, precisando tuttavia che prima di una possibile distribuzione del vaccino sul mercato ci vorranno ancora alcuni anni. Durante i test di laboratorio il siero ha funzionato sul 100% dei casi di laboratorio, evitando completamente l'insorgere dei tumori.

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Tumori:Veronesi, la pillola riduce di un terzo il rischio di tumore all'ovaio


Per combattere il tumore delle ovaie occorrono controlli frequenti ed azioni preventive. Una di queste è l’assunzione della pillola anticoncezionale per un lungo periodo in modo che, bloccando l’attività ovarica, mette l’ovaio in un riposo prolungato e riduce il rischio di insorgenza di un cancro di un terzo.

È quanto ha affermato l’oncologo e fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia Umberto Veronesi, partecipando al primo di una serie di incontri sulla salute delle donne organizzato dalla fondazione Marisa Bellisario.
Restando in tema di tumori specifici delle donne, Veronesi ha sottolineato che nel caso di un tumore al seno è fondamentale la diagnosi precoce. Secondo uno studio condotto dall’oncologo su 1200 donne con un tumore troppo piccolo per essere scoperto con la palpazione, che si sono sottoposte ad un programma diagnostico con ecografia, mammografia e risonanza magnetica, la guaribilità riscontrata dopo dieci anni è stata del 99 per cento.

“È in corso uno studio – ha aggiunto Veronesi – su due gruppi di donne, uno dei quali farà una mammografia ogni due anni mentre l’altro sarà sottoposto ad un programma intensivo con una risonanza magnetica ogni due anni, una mammografia ogni sei mesi ed un’ecografia ogni anno. Credo che in questo secondo gruppo troveremo una quantità di tumori occulti che possono guarire”.

Quanto alla terapia sostitutiva che molte donne assumono con la comparsa della menopausa, Veronesi ha precisato che “c’è stata un’esplosione di paura ingiustificata” perché tale terapia in realtà funziona da evidenziatore dei tumore che si sarebbero presentati più avanti ma in ogni caso guaribili proprio perché individuati ad uno stadio iniziale.

Con questo ciclo di incontri, la fondazione Bellisario intende creare “un network di donne del mondo della salute e della sanità – ha detto Donatella Visconti, presidente della sezione Lazio della fondazione – in grado di diffondere conoscenze e stimolare azioni in favore della salute femminile”.



Prof. Massimo Vergine www.senologia.eu

Utilità dei test genomici nel tumore della mammella

Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della ch...