Tumore al seno : il 30% dei cancri al seno è causato da obesità

TUMORI: 30% DEI CASI CANCRO SENO CAUSATO DA OBESITA'

(ASCA) - Roma, 26 mar - Tre casi di cancro al seno su dieci potrebbero essere evitati con uno stile di vita piu' sano. E' quanto sostiene una relazione presentata ieri alla European Breast Cancer Conference di Barcellona, di cui da' notizia il DailyMail online, dai ricercatori dell'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che hanno messo in evidenza che dal 25 al 30% delle donne inglesi a cui ogni anno viene diagnosticato il tumore alla mammella potrebbe evitarlo semplicemente adottando uno stile di vita piu' salutare a base di una dieta equilibrata e moderato esercizio fisico.

''Questi studi - afferma Carlo La Vecchia dell'Universita' di Milano - forniscono prove convincenti del fatto che bere alcolici, essere fisicamente inattivi e avere grasso corporeo in eccesso sono tutti fattori di rischio per il cancro al seno''.

Ulteriori ricerche dovranno essere effettuate, spiegano i ricercatori, per comprendere l'effettiva importanza di un peso corporeo nella norma come fattore preventivo nei confronti del cancro alla mammella: Robert Baan, esperto della IARC, ha messo in evidenza come non sia ancora chiaro se le donne gia' in sovrappeso, dimagrendo, potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, oppure se il danno a lungo termine e' gia' stato fatto.


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race for cure: di corsa contro i tumori al seno

Race for Cure - Di corsa contro i tumori del seno
ROMA, DOMENICA 16 MAGGIO 2010 - La Race for the Cure è l’evento simbolo della Susan G. Komen Italia, organizzazione senza scopo di lucro basata sul volontariato che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno.

Data: 16/05/2010


È una corsa di 5 km o una passeggiata di 2 km, aperta a tutti, per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, raccogliere fondi ed esprimere solidarietà alle Donne in Rosa, donne che si confrontano con questa malattia.

Madrine dell’evento saranno nuovamente le attrici Maria Grazia Cucinotta , da sempre molto vicina ai progetti della Susan G. Komen Italia e Rosanna Banfi , “Donna in Rosa” lei stessa.

CHI PARTECIPA La Race è un evento unico ed emozionante che fonde sport ed impegno sociale, conquista atleti e dilettanti di tutte le età e diverte i bambini, cui è dedicata un’attrezzatissima area giochi, una merenda ed una particolare borsa gara. Correre non è indispensabile. Puoi passeggiare o semplicemente stare in compagnia, l’importante è esserci! Tanto divertimento per tutti, anche per i “perfetti sedentari” che possono godersi la musica in attesa delle premiazioni. Se non ci puoi essere … iscriviti comunque e sostieni la Race e la lotta ai tumori del seno!

QUANDO E DOVE Già dal venerdì 14 maggio, apre il Villaggio Race (Stadio delle Terme di Caracalla) con gli stand degli sponsor, sport e attività varie per grandi e bambini, ritiro borse gara e iscrizioni dell’ultima ora. E domenica 16 maggio, alle 10, tutti insieme ai nastri di partenza su Viale delle Terme di Caracalla. Il percorso si snoda attraverso un circuito di 5 km (2 km per la passeggiata alternativa) nel centro storico di Roma (passando per il Circo Massimo, Piazza Venezia, Fori Imperiali, il Colosseo, via di San Gregorio) e termina con le premiazioni e i festeggiamenti all’interno dello Stadio delle Terme di Caracalla.

COME ISCRIVERSI E RITIRARE IL PETTORALE, LA T-SHIRT E LA BORSA GARA E’ possibile iscriversi on line, presso gli uffici della Komen Italia, e in altri punti di iscrizione pubblicati sul sito www.raceforthecure.it ed aggiornati continuamente.

La donazione minima per partecipare alla Race è di 10 € (sia adulti che bambini). Presentando la propria ricevuta al Villaggio Race, l’iscritto potrà ritirare la nuovissima borsa gara con la t-shirt da collezione e il pettorale della Race (secondo disponibilità, Stadio delle Terme di Caracalla: 14 - 15 maggio dalle 10 alle 18; 16 maggio entro le ore 9).

Per partecipare alla gara competitiva è necessario aver compiuto 18 anni (entro il 16.05.10) ed essere tesserato per il 2010 alla FIDAL o altro ente di promozione sportiva convenzionato con la FIDAL (AICS, UISP, ACSI, LIBERTAS, ecc.). Il tesserino va esibito al ritiro del pettorale e del chip presso lo stand del GS Bancari Romani al Villaggio Race ; in caso contrario, l’iscrizione sarà considerata valida esclusivamente per la gara non competitiva. L’iscrizione deve essere comunque effettuata e comunicata al GS Bancari Romani (06.5758666) o alla Komen Italia (06.3050988) entro il 12 maggio.

CREA UNA SQUADRA Partecipare insieme è più divertente! Coinvolgi gli amici, i familiari ed i colleghi per concorrere alle premiazioni per la squadra più simpatica, quella proveniente da più lontano, il circolo sportivo o la palestra più numerosa, la più grande squadra aziendale, femminile, scolastica o universitaria, ospedaliera, diplomatica. E da quest’anno, le nuove categorie "in divisa", scout e nuova iscritta.

Se vuoi partecipare alle premiazioni riservate alle squadre o per un aiuto nelle iscrizioni, chiamaci al più presto e comunque non oltre il 30 aprile . Ti ricordiamo che ogni team deve essere formato da almeno 10 partecipanti e che il capitano di ogni squadra riceverà un simpatico omaggio.

I PREMI Alla Race non vince solamente chi corre più veloce! Anche tantissimi premi ad estrazione tra i partecipanti e le squadre presenti alla cerimonia finale, tra cui 2 biglietti aerei American Airlines per gli USA.

DIVENTA VOLONTARIO Se vuoi donare un po’ del tuo tempo e della tua esperienza a questa causa, mettiti in contatto con noi: volontari@komen.it

PRENDI POSIZIONE NELLA LOTTA AI TUMORI DEL SENO La Race di Roma si propone di raggiungere 50.000 partecipanti! I fondi raccolti saranno devoluti per promuovere la diagnosi precoce, il benessere psico-fisico delle donne operate, l’aggiornamento degli operatori sanitari e l’acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura.

CORRI O PASSEGGIA CON NOI. RAGGIUNGIAMO INSIEME QUESTO TRAGUARDO.
E se non puoi venire, offri comunque un tuo contributo.

Anche un euro può fare la differenza.
CORRI CON NOI ANCHE A:

BARI – 23 maggio BOLOGNA - 26 settembre NAPOLI – 10 ottobre 1^ EDIZIONE!!!
Per info e iscrizioni: bari.race@komen.it ; bologna.race@komen.it ; napoli.race@komen.it

Ti aspettiamo e … passaparola!!
Susan G. Komen Italia Tel: 06.30.50.988 Fax: 06.30.13.671 raceforthecure@komen.it; www.raceforthecure.it

Indicazioni alla Risonanza Magnetica per il tumore della mammaella

La Risonanza Magnetica Mammaria è in grado di identificare pressoché la totalità delle neoplasie mammarie maligne (elevata sensibilità) in quanto rileva, grazie alla somministrazione del mezzo di contrasto, i fenomeni neoangiogenetici (l’anormale ed incrementata “rete” di strutture vascolari che “alimenta” la neoplasia) alla base del carcinoma. Pur avendo elevata sensibilità la Risonanza Magnetica Mammaria presenta tuttavia una non ottimale specificità o numero di falsi positivi: esistono cioè delle caratteristiche RM che possono risultare identiche per le lesioni benigne e maligne.

Questo è il motivo per cui la Risonanza Magnetica Mammaria risulta ad oggi un esame complementare e non sostitutivo dell’Imaging convenzionale, rappresentato da mammografia ed ecografia. Grazie alle implementazioni tecnologiche avvenute soprattutto nel corso degli ultimi cinque anni, la specificità dell’indagine appare tuttavia migliorata, a condizione naturalmente che l’esame venga eseguito allo stato dell’arte da medici esperti, che le indicazioni all’esame siano rispettate e che siano già state eseguite mammografia e/o ecografia.

Le indicazioni alla Risonanza Magnetica della Mammella sono state recentemente definite da un Documento di Consenso, presentato al Congresso Attualità in Senologia 2007, stilato da un gruppo di esperti nel settore sulla base degli studi eseguiti e delle esperienze derivate dall’applicazione clinica della Risonanza Magnetica della Mammella.

Sulla base del Documento, la Risonanza Magnetica della Mammella appare ad oggi indicata: 1) nella sorveglianza delle donne risultate, sulla base della valutazione di un genetista oncologo, ad elevato rischio eredo-familiare di sviluppare tumore mammario; 2) quando, in una donna con tumore della mammella già accertato, si sospetti la presenza più lesioni tumorali nella stessa mammella o la presenza di tumore in entrambe le mammelle; 3) per valutare l’efficacia di cicli di chemioterapia eseguiti prima della chirurgia nelle donne affette da tumori mammari localmente avanzati; 4) quando si sospetta una recidiva di malattia tumorale, nei casi in cui la mammografia e/o l’ecografia e/o il prelievo agobioptico non risultino conclusivi; 5) nei rari casi in cui il tumore si presenti con metastasi ai linfonodi (di solito ascellari) e mammografia ed ecografia non identifichino il tumore che le ha originate; 6) quando sia presente secrezione dubbia o sospetta dal capezzolo e la mammografia e l’ecografia siano negative ovvero la galattografia sia non eseguibile o non conclusiva; 7) per valutare lo stato delle protesi mammarie quando se ne sospetti una complicanza.

Per tutte le rimanenti condizioni, il Documento raccomanda che l’indicazione all’esame sia posta da un team multidisciplinare composto da radiologi, oncologi, chirurghi/ginecologi, anatomopatologi e radioterapisti.


Come si esegue la risonanza magnetica della mammella

La Risonanza della mammella consta di tre fasi: l’acquisizione delle immagini, il post processing e la refertazione.
L’esame non richiede una particolare preparazione fatta eccezione per il digiuno di almeno 4 ore, qualora si preveda la somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto.
In alcuni centri, nel caso in cui sia presente un’anamnesi allergica positiva, potrà esservi richiesta una premedicazione a base di cortisone ed antistaminici.
Acquisizione delle Immagini

Prima dell’ingresso nella sala di Risonanza Magnetica viene di solito richiesto di compilare un questionario, atto ad evidenziare eventuali controindicazioni all’esecuzione dell’esame ed alcune brevi notizie cliniche relative a precedenti interventi subiti.
E’ inoltre importante portare sempre con sé esami precedentemente eseguiti oltre che eventuali cartelle cliniche, che possono risultare utili al medico radiologo durante la refertazione.
Una volta entrati all’interno della sala di Risonanza Magnetica viene richiesto di eliminare tutto ciò di metallico che si ha indosso (anelli, collane, pinze per capelli, eccetera) e di prepararsi all’esame scoprendo il torace (in alcuni centri viene consigliato di rimuovere tutti gli indumenti acrilici).

Poiché nella maggior parte dei casi l’esame richiede la somministrazione di mezzo di contrasto (studio dinamico), si procederà all’incannulamento (posizionamento di un ago cannula) di una vena periferica del braccio.

Vi verrà quindi richiesto di entrare nella sala in cui è alloggiata la strumentazione e di prendere posizione all’interno dell’apparecchiatura.

L’esame viene eseguito in posizione prona con le mammelle alloggiate dentro la bobina dedicata (una sorta di reggiseno di plastica) e le braccia posizionate lungo il corpo o a fianco della testa. L’indagine, che dura all’incirca dai 20 ai 40 minuti a seconda del tipo di apparecchiatura e di sequenze utilizzate, non è dolorosa ma può risultare fastidiosa per via del rumore generato dalla strumentazione e poiché risulta necessario mantenere l’assoluta immobilità durante l’acquisizione delle immagini.

Una volta terminato l’esame il personale di sala provvederà a rimuovere l’ago cannula.

Post processing e refertazione

Quando viene eseguito lo studio dinamico, vengono acquisite tra le 300 e le 800 immagini a seconda del tipo di protocollo utilizzato. Per refertare l’esame, il medico radiologo si avvale di programmi di rielaborazione dedicati (post processing) che lo “aiutano” nell’analizzare tutte le immagini acquisite.

Può rendersi utile, qualora la Risonanza Magnetica identifichi delle potenziali lesioni che non siano state rilevate dalle indagini mammografica e/o ecografia già eseguite, un second look ecografico. Con tale dicitura si definisce un esame ecotomografico, condotto sulla base delle informazioni spaziali offerte dalla Risonanza, atto a identificare la lesione vista in Risonanza per poterla biopsiare.






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Rosanna Banfi racconta la sua battaglia contro il tumore al seno

Roma, 21 mar. (Apcom) -

"Dopo un anno molto difficile sto tornando a vivere. Ho finito la chemioterapia e la radioterapia per sconfiggere il tumore al seno". Rosanna Banfi racconta la sua battaglia contro il cancro: "Sto seguendo una dieta e faccio attività fisica per perdere i chili accumulati, sgonfiarmi, e sentirmi meglio. Le cure mi avevano fatto ingrassare 12 chili, che dalla fine dell'anno scorso ho deciso di buttare via. Per regalarmi nuova femminilità".

"Mi sono tatuata dietro la nuca la scritta 'Durabo', che in latino significa 'durerò nel tempo', un regalo simbolo della vittoria contro il tumore. Ora ho un sogno: partire con mio marito Fabio per una vacanza romantica. È stato la mia colonna, - racconta l'attrice al settimanale 'Gente', in edicola domani - si è pure rasato la testa per essere calvo come me".

In questo periodo difficile non ha mai smesso di lottare: "Ho sempre tirato fuori quella grinta che avevo dentro, quella che ciascuna donna ha, basta volerla far emergere. Ho documentato tutti i momenti della malattia, comprese le prime ciocche di capelli cadute e trovate sul cuscino, poi la testa rasata, la parrucca, io in barella prima di entrare in sala operatoria. Anche se da questa situazione negativa - spiega - ho imparato molto e tratto qualcosa di positivo: ad apprezzare ancora di più la vita, gli affetti e a conoscermi meglio".

Oggi che fa parte dell'associazione Komen Italia (onlus che lotta contro i tumori al seno), l'attrice vuole sensibilizzare le donne sulla prevenzione ed essere un sostegno per chi soffre. "Non sono una donna di acciaio, in certi momenti sono nervosa e triste. Stati d'animo dovuti anche al fatto che sono dovuta entrare in menopausa forzata. Io dico che non bisogna vergognarsi di nulla, di mostrare le proprie debolezze, anche le paure, ma di non arrendersi".

Fibroadenomi

I fibroadenomi sono tumori benigni si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale, ma recidivano di frequente. Dopo aver fatto asportare diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito. Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.

ASPETTO CLINICO

Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO

Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi.
La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente.

Per maggiori informazioni sulle patologie mammarie www.senologia.eu

Il carcinoma mammario

Carcinoma mammario

Che cos'è?


Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità percarcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

Qual è la causa dell'insorgenza del carcinoma mammario?


La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

Età
Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l'aumentare dell'età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;

Precedenti familiari
Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;

Fattori genetici
In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l'ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcunigeni;

Lesioni benigne
Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l'iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;

Gravidanza
Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l'aumento dell'età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;

Ormoni
Il rischio di insorgenza aumenta con l'aumentare dell'esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;

Obesità
L'obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;

Dieta
Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ?


Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e lachemioprevenzione.

Lo screening senologico
È il metodo preventivo più importante e si basa sull'esecuzione di una mammografiabiennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l'autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.

Chemioprevenzione
È un approccio sperimentale basato sull'utilizzo di farmaci, prevalentementeantiestrogeni, che prevengano l'insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?


Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l'esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell'areola.
Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?


È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l'esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l'esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l'esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell'esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l'estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario?


Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, lachirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia.
Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l'effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un'ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.



Per maggiori informazioni sul tumore del seno www.senologia.eu

Allo studio la Crioterapia per il tumore al seno


Il tumore al seno, e anche le metastasi di vari tipi di cancro, possono essere ‘uccisi per congelamento’ e guariti, quindi, senza chirurgia: e’ quanto si riesce a fare con la crioterapia, una terapia minimamente invasiva in cui l”effetto gelo’ viene guidato attraverso tecniche di imaging nella sede del tumore.
Gli studi clinici sono stati presentati al Meeting Annuale della Society of Interventional Radiology in corso a Tampa, Florida. La sperimentazione contro il tumore al seno ha coinvolto 13 donne che avevano rifiutato di sottoporsi a chirurgia ed e’ stato coordinato da Peter Littrup della Wayne State University di Detroit che ha guidato anche un’altra sperimentazione su 97 pazienti con metastasi in varie sedi del corpo.
La crioterapia consiste nell’applicazione di aghi che portano il ‘gelo’ localmente nella massa tumorale e congelano e uccidono le cellule malate. Gli aghi disponibili oggi sono sufficientemente piccoli e indolore da non richiedere l’intervento chirurgico; il trattamento viene fatto in anestesia locale dai radiologi interventisti i piu’ sedute.


Gli esperti sono riusciti a rimuovere il tumore in modo definitivo e praticamente senza lasciare segni.
Lo stesso trattamento e’ stato ripetuto da Littrup su pazienti con metastasi da vari tipi di neoplasie che non potevano essere sottoposti a trattamento chirurgico. Anche questi pazienti hanno beneficiato della crioterapia che potrebbe essere usata, quindi, anche come ‘terapia di riposo’ insieme alla chemio.

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Diagnosi di cancro: sarà sufficiente un esame del sangue?

La diagnosi di cancro sarà affidata all’esame del sangue?
Non è ancora così, ma lo sarà presto.
E’ quanto affermano i ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora (USA) che stanno sviluppando un nuovo test col quale si potranno individuare le cellule del Dna alterate dalla neoplasia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine”.
Il nuovo metodo di indagine consisterà in un semplice prelievo del sangue dal quale si potrà capire quanto un tumore sia esteso o ridotto e si potranno individuare le cellule del DNA alterate e vedere tutte quelle piccole modificazioni del patrimonio genetico atte a constatare se il tumore è recidivo o remissivo. Ciò potrà permettere di adottare terapie mirate a quel tipo di cancro, eliminando tutta una serie di trattamenti pericolosi o, in alcuni casi, inefficaci.
A questo punto della sperimentazione sono stati presi in esame quattro pazienti aventi cancro intestinale e due aventi tumore al seno. Una volta terminato lo studio, i medici sono riusciti ad identificare 15 marker, ovvero i cambiamenti del Dna.
Un problema serio che ostacola questa ricerca: il costo elevato per risalire alla sequenza genica di un paziente.
Ma il coordinatore dello studio, Victor Velculescu, ritiene che entro cinque anni questo nuovo approccio medico potrebbe essere applicato in massa, dando così la possibilità ai medici di individuare la malattia con anticipo rispetto alle scansioni ed alle biopsie, abbattendo notevolmente i costi.

Tumore al seno : Fazio proporremo screning a misura di rischio

TUMORI:SENO;FAZIO, PROPORREMO SCREENING A MISURA DI RISCHIO
(ANSA) - MILANO, 8 MAR - Uno screening per il tumore del seno 'a misura di rischio', che tenga cioe' conto dei fattori genetici, ambientali e famigliari per decidere quali esami di prevenzione fare, e a partire da che eta'. E' quanto sta pensando di fare il Ministero della salute, come ha spiegato il ministro Ferruccio Fazio a margine di un convegno oggi a Milano organizzato dalla Fondazione Bracco. ''Al Ministero - ha detto Fazio - abbiamo diviso la prevenzione in tre grandi filoni: la primaria, la secondaria e la terziaria. Per il tumore alla mammella, in particolare, stiamo proponendo strategie innovative e personalizzate a seconda dei fattori di rischio e dell'eta'''. Attualmente, ha ricordato Fazio, ''c'e' un'unica strategia che e' quella di fare i controlli ogni due anni in una certa fascia di eta'''. Quello che invece vorrebbe fare il Ministero e' di scegliere gli esami da fare e l'eta' in cui iniziare in base ai fattori di rischio della donna: ''ci possono essere strategie che combinano non solo la mammografia, ma anche l'ecografia ed eventualmente la risonanza magnetica''. Piu' nel dettaglio, ''si puo' dividere ad esempio ciascuna donna in tre tipi di rischio: basso, medio e alto. Se il rischio e' alto, con fattori di rischio genetici e famigliari, si potrebbe fare una risonanza magnetica piu' un'ecografia a partire dai 30 anni, con controlli ogni anno. Se il rischio e' intermedio, invece, potremmo programmare un'ecografia ogni anno dopo i 40 anni. Se il rischio e' basso, infine, puo' esserci una mammografia ogni due anni, tra i 50 ei 75 anni''. Tutto questo ''potrebbe portare a una riduzione dei falsi negativi - ha concluso - e a un'ulteriore riduzione della mortalita''' per questo tumore. (ANSA).

Tumore al seno: nuovo farmaco in grado di migliorare la sopravvivenza

AGI) - Sorrento, 6 mar.

- Arriva un prezioso alleato alla lotta contro il tumore al seno che oggi in Italia colpisce 40.000 donne. Si tratta di una terapia 'intelligente' che unita alla chemioterapia permette di raddoppiare il tempo di sopravvivenza senza progressione nel tumore in stadio avanzato. Come? Agisce bloccando i 'rifornimenti' alla malattia: gli taglia i viveri e quindi lo 'uccide'. E' il caso di bevacizumab, anticorpo monoclonale che agisce in maniera specifica sulla proteina Vegf, elemento chiave del meccanismo che regola la crescita e la proliferazione del cancro. A questo tema e' dedicato il convegno nazionale 'Dalla chemioterapia alla terapia anti angiogenica' che si chiude oggi a Sorrento, dove i maggiori ricercatori ed esperti italiani hanno fatto il punto sugli avanzamenti della ricerca nella lotta contro la neoplasia della mammella. "L'inibizione dell'angiogenesi, ovvero il 'blocco' dei meccanismi che consentono al tumore di diffondersi nell'organismo, e' una importante opzione terapeutica per le pazienti con cancro del seno in stadio avanzato, che hanno oggi una nuova arma mirata per affrontare la loro malattia", ha spiegato Sabino De Placido, ordinario di Oncologia medica dell'Universita' 'Federico II' di Napoli e presidente del convegno. "Oggi disponiamo di terapie mirate piu' rispettose del paziente rispetto alla sola chemioterapia", ha osservato Carmelo Iacono, presidente dell'Associazione italiana di Oncologia Medica (Aiom), la ricerca cura la persona nel suo complesso e non solo la malattia. Terapie efficaci che permettono di ottenere piu' sopravvivenza anche nel caso di metastasi, meno effetti collaterali e migliore qualita' di vita dei pazienti con tumore". Le stime effettuate sui dati reali osservati dei Registri tumori italiani, parlano per il 2008 di 37.952 donne colpite da tumore della mammella che risulta cosi' il secondo carcinoma piu' diffuso e ancora purtroppo il primo per mortalita' nel sesso femminile sotto i 55 anni. L'avvento delle terapie 'target', unito alla diffusione degli screening e al miglioramento delle tecnologie per la diagnosi, sta modificando lo scenario di questa patologia. Tra i protagonisti della 'rivoluzione' gli anticorpi monoclonali, farmaci innovativi che hanno la capacita' di colpire con precisione le cellule malate, senza danneggiare quelle sane. A trastuzumab, anticorpo monoclonale utilizzato sia nelle fasi avanzate sia in quelle precoci di un particolare tipo di tumore al seno (detto HER2 positivo), si affianca un altro farmaco, bevacizumab, che ha dimostrato benefici significativi nelle forme avanzate della malattia. Il bevacizumab lega e blocca in modo specifico la proteina Vegf, fattore chiave nell'angiogenesi tumorale, cioe' nel processo di crescita e proliferazione del tumore. Il Vegf stimola la crescita, la sopravvivenza e la costruzione di nuovi vasi sanguigni; i tumori rilasciano questa proteina per circondarsi di nuovi vasi e ricevere cosi' nutrienti e ossigeno per proliferare e diffondersi ad altri organi, cioe' andare in metastasi. "Prove incontrovertibili e studi recenti al top della qualita'", ha aggiunto De Placido, "portano a concludere che il bevacizumab prolunga di circa il doppio il tempo senza progressione del tumore, cioe' in pratica rallenta la sua proliferazione. Le applicazioni cliniche del bevacizumab nel tumore della mammella sono finora nel trattamento del tumore in stadio avanzato cioe' metastatico, ma si stanno compiendo studi anche nel tumore precoce, quello che puo' essere trattato con la terapia adiuvante. Tali trial pero' non sono ancora arrivati a conclusioni definitive". Secondo Iacono, "il problema clinico cruciale e' divenuto oggi l'appropriatezza, cioe' un maggiore rigore metodologico nella valutazione degli interventi terapeutici, ma bisogna ricordare che l'appropriatezza e' anche un diritto del paziente, quello a ricevere la migliore cura possibile in qualunque oncologia del Paese ci si trovi ad essere curati. Sono questi gli impegni che come Aiom -ha speiagato- ci siamo presi contribuendo con le Istituzioni sanitarie, Aifa e ministero, che hanno riconosciuto Aiom quale interlocutore privilegiato nella gestione oculata e razionale delle risorse e degli interventi". Bevacizumab "e' oggetto del piu' grande programma mondiale di trial clinici mai realizzato in oncologia, con oltre 300 studi clinici e 350.000 pazienti coinvolti per indagarne le potenzialita' in oltre 20 tipi di tumore", ha concluso Antonio Del Santo, Group Leader Onco-Haematology di Roche S.p.a., "Roche ha cambiato il modo in cui oggi vengono trattati i tumori, sviluppando terapie oncologiche che rappresentano progressi terapeutici importanti, aiutando i pazienti affetti da tumore a vivere piu' a lungo, a mantenere la loro qualita' di vita e in alcuni casi ad arrivare alla guarigione". -


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Tumore al seno : conoscerlo per sconfiggerlo

VITERBO - Screening, farmaci e multidisciplinarietà gli alleati delle donne viterbesi nella lotta alla malattia.

Quale percorso terapeutico per le donne colpite dal tumore al seno? Quali prospettive di cura? Se ne parlerà lunedì prossimo, 8 marzo, a partire dalle 16,30 presso l'Aula Magna storica dell'Università degli Studi della Tuscia, durante un incontro aperto al pubblico dal titolo: "Il Tumore al seno. Conoscerlo per sconfiggerlo". Iniziativa organizzata nell'ambito della campagna nazionale "Fermare il Tumore".

In Italia ogni anno si registrano quasi 40mila nuovi casi di tumore alla mammella, circa 4.200 nel Lazio. E, secondo le stime più recenti, sono oltre 51mila le donne laziali colpite dalla malattia: numeri che valgono alla regione il secondo posto tra tutte le regioni italiane in termini di prevalenza, cioè il numero di donne che attualmente convivono con la malattia.


"Nell'area viterbese - precisa Enzo Maria Ruggeri, direttore dell'Unità operativa Oncologia dell'ospedale Belcolle di Viterbo - non si riscontrano dati in contrapposizione con la tendenza regionale che, comunque, mostra un'incidenza e una prevalenza tra le più alte del nostro Paese".

La diffusione della malattia è in costante aumento: una donna su otto nell'arco della vita è colpita dal tumore al seno ma, fortunatamente, muoiono sempre meno donne. Questo grazie alle campagne di screening, a un approccio diagnostico-terapeutico multidisciplinare, a una maggior conoscenza della biologia del tumore della mammella, alla disponibilità di terapie più mirate, e allo sviluppo di terapie adiuvanti, precauzionali dopo intervento chirurgico, altamente efficaci nel ridurre il rischio di ripresa della malattia. "Oggi - aggiunge - Ruggeri la sopravvivenza è molto più alta grazie alla diagnosi precoce, al miglioramento delle tecniche chirurgiche, delle terapie radianti e delle terapie mediche post chirurgiche, chemioterapiche e ormonali".

A Viterbo le donne colpite dalla malattia possono contare su competenze qualificate e su un gruppo di senologia del quale fanno parte tutti i professionisti impegnati nell'intero percorso che va dalla prevenzione alla diagnosi e cura della patologia, dal supporto psicologico all'assistenza post ospedaliera. Un lavoro di gruppo che pone al centro di ogni scelta la donna e le sue necessità, non solo terapeutiche. "Il percorso che seguiamo nella nostra struttura - precisa Patrizia Frittelli, dirigente responsabile dell'Unità operativa dipartimentale di Chirurgia Senologica di Belcolle - si avvale di specialisti dedicati alla cura del tumore al seno e questo garantisce alle donne di essere seguite da personale molto competente".

In assenza di familiarità o altre patologie, è raccomandata tra i 30 e i 40 anni un'ecografia annua, mentre dopo i 40 anni si fa la prima mammografia, associata a un'ecografia nei casi di mammelle molto dense. In presenza di noduli sospetti all'ecografia segue l'ago aspirato o l'ago biopsia, mentre solo in casi particolari si fa ricorso alla risonanza magnetica. Le donne in cui sia riscontrato un tumore al seno sono poi seguite all'interno della struttura in un percorso "protetto" seguendo un approccio multidisciplinare. "Grazie alla diagnosi precoce, oggi possiamo intervenire per tempo - sottolinea Patrizia Frittelli - e seguire un approccio chirurgico molto conservativo, anche ricorrendo alla tecnica del linfonodo sentinella che ci consente di risparmiare alla paziente le problematiche legate all'asportazione dei linfonodi ascellari".

L'incontro di lunedì 8 marzo sarà l'occasione per ribadire alle donne che dal tumore al seno si può guarire, grazie alle cure oggi disponibili che consentono una risposta terapeutica "su misura" per ogni donna. Durante l'evento si parlerà anche del ruolo che l'informazione e la prevenzione possono svolgere nella lotta contro la malattia. A tutte le partecipanti, inoltre, saranno distribuiti un opuscolo informativo e un DVD, realizzato con le interviste di alcuni dei relatori che trattano i principali argomenti oggetto dell'incontro.

Un approccio integrato alla cura della malattia è la sfida del futuro: informazione, prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti personalizzati possono oggi vincere la lotta contro il tumore. Conoscerlo per sconfiggerlo.

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Mastoplastica additiva


Mastoplastica additiva : un seno naturale con le nuove protesi



La mastoplastica additiva è uno degli interventi di chirurgia estetica più richiesti e consiste nell’inserimento di una protesi dietro ciascuna mammella per aumentarne il volume e migliorarne il tono. I risultati che si ottengono attualmente sono molto naturali e conformi al fisico e alla struttura di ogni donna, grazie all’utilizzo di protesi mammarie evolute e tecniche moderne e sofisticate. La scelta delle protesi ora è molto ampia e consente alla medico di personalizzare la forma del seno nel modo più accurato e conforme alle richieste della paziente. Nella maggior parte dei casi le donne che richiedono un intervento di mastoplastica additiva lo fanno perché si sentono a disagio con un seno troppo piccolo per natura o svuotato dopo una maternità o una perdita di peso eccessiva.

COME SI INTERVIENE

L’intervento consiste nell’inserimento di protesi di silicone dietro la ghiandola mammaria oppure dietro il muscolo gran pettorale dopo che il chirurgo estetico ha inciso il solco sottomammario o l’areola. Nel caso di incisione nel solco sottomammario, la cicatrice dell’incisione tende a rimarginarsi in modo ottimale, confondendosi con la differenza di tessuto tra l’areola e la pelle del seno.

La scelta della posizione d’inserimento delle protesi mammarie dipende dalle caratteristiche fisiche ed anatomiche della paziente e viene fatta durante la visita preoperatoria. Il caso più frequente è, però, quello dietro la ghiandola perché il risultato è più naturale e interferisce meno con la mammografia, e per nulla, con l’ecografia e la risonanza. La mastoplastica additiva può essere eseguita sia in anestesia generale che in anestesia locale. L’intervento dura una o due ore e comporta un giorno di degenza per tenere i drenaggi, che vengono tolti di norma dopo due giorni.

IL POST OPERATORIO

Dipende dove viene eseguita l’operazione e che tipo di intervento è stato fatto. Se sono stati usati punti interni questi si riassorbono gradualmente da soli e non è necessario nessun tipo di medicazione, solo una visita di controllo per valutare l’andamento dell’intervento.

Per un mese circa si deve indossare il reggiseno sia di giorno che di notte. Per almeno 2 o 3 settimane, poi, si devono evitare le attività che richiedono sforzi eccessivi, soprattutto per le braccia.

RISULTATI E RISCHI

La durata dell’impianto mammario è da considerarsi permanente anche se, con il passare degli anni, alcune pazienti preferiscono rimodellare il loro seno, sostituendo le vecchie protesi.

L’intervento non altera assolutamente la funzionalità delle ghiandole mammarie e quindi, in caso di gravidanza, si può allattare come chiunque altra. Non è stata presentata nessuna prova scientifica che la presenza di protesi aumenti il rischio di cancro al seno o altre malattie.

Nel 3% dei casi però può contrarsi la capsula che si forma intorno alla protesi provocando una consistenza più dura del seno rispetto al normale. A volte è necessario intervenire di nuovo per indebolire la capsula fibrosa.

COSTI

Il costo di un’operazione di Mastoplastica additiva varia in rapporto al tipo di intervento e al modello di protesi da inserire


Utilità dei test genomici nel tumore della mammella

Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della ch...