Indicazioni allla risonanza magnetica mammaria (RMN mammaria)


La Risonanza Magnetica Mammaria è in grado di identificare pressoché la totalità delle neoplasie mammarie maligne (elevata sensibilità) in quanto rileva, grazie alla somministrazione del mezzo di contrasto, i fenomeni neoangiogenetici (l’anormale ed incrementata “rete” di strutture vascolari che “alimenta” la neoplasia) alla base del carcinoma. Pur avendo elevata sensibilità la Risonanza Magnetica Mammaria presenta tuttavia una non ottimale specificità o numero di falsi positivi: esistono cioè delle caratteristiche RM che possono risultare identiche per le lesioni benigne e maligne.

Questo è il motivo per cui la Risonanza Magnetica Mammaria risulta ad oggi un esame complementare e non sostitutivo dell’Imaging convenzionale, rappresentato da mammografia ed ecografia. Grazie alle implementazioni tecnologiche avvenute soprattutto nel corso degli ultimi cinque anni, la specificità dell’indagine appare tuttavia migliorata, a condizione naturalmente che l’esame venga eseguito allo stato dell’arte da medici esperti, che le indicazioni all’esame siano rispettate e che siano già state eseguite mammografia e/o ecografia.

Le indicazioni alla Risonanza Magnetica della Mammella sono state recentemente definite da un Documento di Consenso, presentato al Congresso Attualità in Senologia 2007, stilato da un gruppo di esperti nel settore sulla base degli studi eseguiti e delle esperienze derivate dall’applicazione clinica della Risonanza Magnetica della Mammella.

Sulla base del Documento, la Risonanza Magnetica della Mammella appare ad oggi indicata:
1) nella sorveglianza delle donne risultate, sulla base della valutazione di un genetista oncologo, ad elevato rischio eredo-familiare di sviluppare tumore mammario;
2) quando, in una donna con tumore della mammella già accertato, si sospetti la presenza più lesioni tumorali nella stessa mammella o la presenza di tumore in entrambe le mammelle;
3) per valutare l’efficacia di cicli di chemioterapia eseguiti prima della chirurgia nelle donne affette da tumori mammari localmente avanzati;
4) quando si sospetta una recidiva di malattia tumorale, nei casi in cui la mammografia e/o l’ecografia e/o il prelievo agobioptico non risultino conclusivi;
5) nei rari casi in cui il tumore si presenti con metastasi ai linfonodi (di solito ascellari) e mammografia ed ecografia non identifichino il tumore che le ha originate;
6) quando sia presente secrezione dubbia o sospetta dal capezzolo e la mammografia e l’ecografia siano negative ovvero la galattografia sia non eseguibile o non conclusiva;
7) per valutare lo stato delle protesi mammarie quando se ne sospetti una complicanza.

Per tutte le rimanenti condizioni, il Documento raccomanda che l’indicazione all’esame sia posta da un team multidisciplinare composto da radiologi, oncologi, chirurghi/ginecologi, anatomopatologi e radioterapisti.


Come si esegue la risonanza magnetica della mammella

La Risonanza della mammella consta di tre fasi: l’acquisizione delle immagini, il post processing e la refertazione.
L’esame non richiede una particolare preparazione fatta eccezione per il digiuno di almeno 4 ore, qualora si preveda la somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto.
In alcuni centri, nel caso in cui sia presente un’anamnesi allergica positiva, potrà esservi richiesta una premedicazione a base di cortisone ed antistaminici.
Acquisizione delle Immagini

Prima dell’ingresso nella sala di Risonanza Magnetica viene di solito richiesto di compilare un questionario, atto ad evidenziare eventuali controindicazioni all’esecuzione dell’esame ed alcune brevi notizie cliniche relative a precedenti interventi subiti.
E’ inoltre importante portare sempre con sé esami precedentemente eseguiti oltre che eventuali cartelle cliniche, che possono risultare utili al medico radiologo durante la refertazione.
Una volta entrati all’interno della sala di Risonanza Magnetica viene richiesto di eliminare tutto ciò di metallico che si ha indosso (anelli, collane, pinze per capelli, eccetera) e di prepararsi all’esame scoprendo il torace (in alcuni centri viene consigliato di rimuovere tutti gli indumenti acrilici).

Poiché nella maggior parte dei casi l’esame richiede la somministrazione di mezzo di contrasto (studio dinamico), si procederà all’incannulamento (posizionamento di un ago cannula) di una vena periferica del braccio.

Vi verrà quindi richiesto di entrare nella sala in cui è alloggiata la strumentazione e di prendere posizione all’interno dell’apparecchiatura.

L’esame viene eseguito in posizione prona con le mammelle alloggiate dentro la bobina dedicata (una sorta di reggiseno di plastica) e le braccia posizionate lungo il corpo o a fianco della testa. L’indagine, che dura all’incirca dai 20 ai 40 minuti a seconda del tipo di apparecchiatura e di sequenze utilizzate, non è dolorosa ma può risultare fastidiosa per via del rumore generato dalla strumentazione e poiché risulta necessario mantenere l’assoluta immobilità durante l’acquisizione delle immagini.

Una volta terminato l’esame il personale di sala provvederà a rimuovere l’ago cannula.

Post processing e refertazione

Quando viene eseguito lo studio dinamico, vengono acquisite tra le 300 e le 800 immagini a seconda del tipo di protocollo utilizzato. Per refertare l’esame, il medico radiologo si avvale di programmi di rielaborazione dedicati (post processing) che lo “aiutano” nell’analizzare tutte le immagini acquisite.

Può rendersi utile, qualora la Risonanza Magnetica identifichi delle potenziali lesioni che non siano state rilevate dalle indagini mammografica e/o ecografia già eseguite, un second look ecografico. Con tale dicitura si definisce un esame ecotomografico, condotto sulla base delle informazioni spaziali offerte dalla Risonanza, atto a identificare la lesione vista in Risonanza per poterla biopsiare.

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Scoperte nuove mutazioni genetiche per il cancro al seno


Scoperte nuove mutazioni genetiche che possono rendere gli individui maggiormente soggetti al cancro al seno.

La notizia, che potrebbe avere importanti sviluppi nella diagnostica e nelle campagne di prevenzione, arriva dal Mayo Clinic, un’organizzazione no profit sia di ricerca che di pratica medica con sedi nel Minnesota, in Arizona e in Florida (USA), con il coinvolgimento di 20 centri di ricerca in 11 paesi differenti. I risultati sono stati pubblicati su Nature Genetics.

Era già noto che gli individui con mutazioni distruttive del gene BRCA1 incrementano il rischio di sviluppare cancro al seno, ma oggi, con questa scoperta, sappiamo che gli stessi individui hanno altre mutazioni sullo stesso gene che influenzano il medesimo rischio. Ciò è potenzialmente importante per la progettazione di farmaci individuali, cioè diretti ad un singolo soggetto con la sua specifica mappatura genetica, come sottolinea anche Fergus Couch, che ha guidato la ricerca: “Questi risultati potrebbero essere utili per aiutare a determinare il rischio individuale di cancro al seno”.



Il gene BRCA1, abbreviazione di Breast Cancer 1 (cancro al seno 1, dove 1 è usato per distinguerlo dall’altro gene BRCA2), è espresso nelle cellule del seno e di altri tessuti, dove svolge il ruolo di riparazione del Dna danneggiato insieme ad altri componenti cellulari. Di fatto è un soppressore tumorale perché ostacola la proliferazione di Dna alterato potenzialmente generatore di cancro. Per questo motivo alcune sue mutazioni incrementano il rischio di sviluppare la malattia, perché inibiscono o disattivano la sua capacità di sopprimere le cellule alterate.

In particolare sono 5 le alterazioni sul BRCA1 che rendono l’individuo più esposto al tumore maligno della mammella: da questo dato sono partiti i ricercatori per individuare quale altre mutazioni potessero influenzare il rischio di cancro, effettuando degli studi di associazione genomica, ovvero confrontando le mappature genetiche di individui, gene per gene, che mostrassero o no alterazioni del BRCA1 in aggiunta alle 5 già note, e verificando poi se queste si fossero tradotte in reali fattori di rischio per il cancro al seno.

Gli autori hanno per prima cosa studiato 550mila alterazioni genetiche nei 1193 possibili percorsi mutanti del gene BRCA1 presi lungo l’intero genoma umano. Gli individui analizzati avevano un’età inferiore ai 40 anni e avevano sviluppato una forma invasiva di cancro alla mammella.

I dati sono stati confrontati con altri 1190 percorsi mutanti dello stesso gene che non avevano sviluppato il cancro in individui di età simile. Successivamente hanno mostrato come altri pazienti che non avevano mutazioni nel gene BRCA1 ma erano stati colpiti dalla malattia (6800 in tutto) erano estrogeno-recettori negativi, cioè avevano un tumore che non possiede i recettori per gli estrogeni. Su quest’ultima analisi verranno approfondite le ricerche.

Lo studio non solo ha incrementato la conoscenza scientifica del problema cancro al seno, ma ha messo le basi per lo sviluppo di farmaci specifici e per l’eventuale modifica delle strategie di prevenzione contro la malattia.


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A cura del prof. Massimo Vergine

Nuova molecola in studio per il tumore al seno

I tumori al seno non sono tutti uguali: ce n'e' un tipo in particolare, il cosiddetto HER-2 positivo”, che in Italia, ogni anno, colpisce circa 8mila donne.


E' molto aggressivo e ha bisogno di un trattamento specifico. Da oggi, però, c'è una novità: si chiama T-Dm1 ed è unamolecola che, pur essendo ancora in sperimentazione, ha già mostrato risultati eccellenti e convinto i ricercatori ad annunciarne la disponibilità per i pazienti nel 2013.


La molecola T-Dm1 è formata da due componenti: iltrastuzumab, un anticorpo monoclonale, che ha la capacità di colpire con precisione le cellule malate senza danneggiare quelle sane e che, in questo caso, funge da vettore, trasportando all'interno delle cellule tumorali un'altra sostanza, la DM1, un potentissimo farmaco per lachemioterapia che, se venisse usato normalmente e senza vettore, risulterebbe altamente tossico per l'organismo.





L'efficacia della molecola, ormai nota come"anticorpo armato" è stata testata in uno studio clinico di fase II i cui risultati sono stati presentati a Milano in occasione del congresso della Società Europea di Oncologia Medica(ESMO).


La ricerca ha coinvolto complessivamente 137 donne con tumore del seno “HER2 positivo” a uno stadio metastatico, di cui metà sono state trattate con trastuzumab associato a un chemioterapico e l’altra metà con la nuova molecola.


Dal punto di vista dei benefici, non ci sono state sostanziali differenze tra i due gruppi che invece si sono riscontrate dal punto di vista degli effetti collaterali: le donne trattatte con la nuova terapia hanno manifestato alopecia solo nel 2% dei casi, a fronte di un 66% nel caso di terapia tradizionale. Anche gli altri tipici effetti indesiderati come la diminuzione dei globuli bianchi e la diarrea sono risultati nettamente inferiori.



Marco Venturini, Presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) commenta: Si apre una nuova era su due fronti: da un lato abbiamo a disposizione un'arma rivoluzionaria da utilizzare nel tumore del seno “HER2 positivo”; dall'altro, T-Dm1 è un esempio efficace di quella che viene definita “veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio”. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche".


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I fibroadenomi della mammella

I fibroadenomi sono tumori benigni che si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale, ma recidivano di frequente. Dopo aver fatto asportare diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito. Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.

ASPETTO CLINICO

Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO

Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi.
La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente.

Per maggiori informazioni sulle patologie mammarie http://www.senologia.eu

Etichette: fibroadenoma, fibroadenomi, tumori benigni della mammella

Ottobre: mese della prevenzione del tumore della mammella


Ottobre, mese di prevenzione tumore al seno




Care amiche voglio acennare un argomento che dovrebbe interessare ogni donna:

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore alla mammella.

In Italia, 41mila donne all’anno si ammalano di tumore al seno. Fortunatamente, 8 donne su 10 riescono a sconfiggere questa tipologia di cancro grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce, dunque bisogna tenere ben presente che le visite di controllo sono essenziali a partire dai 25 anni di età. La Lega Italiana per la Lotta ai Tumori ha messo in atto una campagna di sensibilizzazione e prevenzione, che giunge alla XVII edizione e si chiama Nastro Rosa. Per tutto il mese di Ottobre negli 350 ambulatori LILT (la maggior parte dei quali all’interno delle 103 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), si potranno effettuare visite gratuite.
Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare il numero verde 800-998877 o consultare il sito http://www.lilt.it/ ".
http://www.nastrorosa.it/



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Carcinoma mammario con metastasi : con la chemioterapia può aumentare la sopravvivenza

Genova: carcinoma mammario metastatico, ricerca dimostra che si può aumentare la sopravvivenza

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato, questa la scoperta dell'oncologa Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in
media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato
anche dopo che è stato raggiunto il controllo della malattia. Sono questi i risultati dell'importante ricerca scientifica, condotta dall'oncologa Alessandra Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova, e presentati nell'ambito del 35° Congresso della Società Europea di Oncologia Medica, attualmente in corso a Milano. Lo studio affronta un' importante area di dibattito sul trattamento del tumore al seno fornendo nuove evidenze scientifiche sulla base delle quali impostare la terapia.

“Nella pratica clinica- spiega Alessandra Gennari, impegnata da anni
questo ambito specifico di ricerca e coordinatrice del gruppo che ha
eseguito lo studio - il numero di cicli di chemioterapia che viene
somministrato al momento della ricaduta, è spesso determinato oltre che
dalla risposta al trattamento anche dal profilo di tossicità dei farmaci
utilizzati, dalla tollerabilità della paziente e dall'attitudine
dell'oncologo curante. Questo studio dimostra che il prolungamento della
chemioterapia, oltre l'ottenimento della risposta, può favorire la
cronicizzazione della malattia metastatica consentendo nella paziente un
allungamento della vita e permettendo una buona qualità della stessa
mediante un migliore controllo dei sintomi”.

L' analisi ha identificato 11 studi clinici randomizzati internazionali, di cui uno condotto in Italia e coordinato dalla stessa dr.ssa Gennari, che hanno confrontato chemioterapie di durata più breve con chemioterapie di durata più lunga su un totale di circa 2.300 donne con carcinoma mammario metastatico. Globalmente una durata più lunga di chemioterapia si è associata con una riduzione del 34% del tasso di progressione di malattia. Per progressione si intende un aumento significativo nella dimensione delle lesioni metastatiche e/o la comparsa di nuove metastasi. Inoltre lo studio ha anche evidenziato che
una durata più lunga di chemioterapia riduceva in media il tasso di
morte del 9%.

“Questi risultati – continua Gennari - giustificano pertanto la pratica clinica di prolungare la chemioterapia per la malattia metastatica in assenza di tossicità significative o progressione di malattia. Inoltre, i dati sollevano nuovi argomenti di discussione clinica e scientifica quali l'integrazione di questi risultati con l'utilizzo di farmaci diretti verso bersagli molecolari come nel caso delle terapie ormonali e di altri farmaci biologici. Sulla base di questi risultati si apre un
nuovo scenario in cui l'oncologo può valutare la pianificazione di schemi prolungati di chemioterapia adeguando dosi e tempistica nella singola paziente al fine di non incidere negativamente sulla qualità della vita”.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia dell'IST di Genova, il DISAL – Università di Genova, l'IRST Meldola (FC) , l'Università di Sindney, ed è stato possibile grazie al contributo dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Tumore al seno : è importante la prevenzione



Tumore al seno: l'importanza della prevenzione


Quella al seno è la forma di tumore che più colpisce le donne, secondo i dati diffusi dall'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Ogni anno in Italia ci sono circa 37mila nuove diagnosi: più o meno 152 donne ogni centomila si ammalano di questa forma di tumore, cioè circa una su dieci. Il tumore al seno è la prima causa di mortalità femminile tra i decessi causati da tumori, raggiungendo un tasso di mortalità del 17 per cento. Sempre secondo l'Airc l'età è uno dei principali fattori di rischio, perché l'80 per cento dei casi riguarda donne sopra i 50 anni.
Poi c'è la familiarità: nel 10 per cento delle donne che si ammalano ci sono stati anche altri casi in famiglia. Ma contano anche le alterazioni genetiche (riscontrate in un 50 per cento di casi) o l'influenza dello stile di vita, con fattori come l'obesità o il fumo.

Ma dal tumore alla mammella si guarisce sempre più, e la diagnosi precoce potrebbe essere determinante. Sempre secondo l'Airc, se il tumore mammario viene diagnosticato nel primissimo stadio di sviluppo, si guarisce nel 98 per cento dei casi. E oltre 400mila italiane sono già guarite, secondo l'Aiom, l'Associazione italiana oncologia medica, che ha raccolto nel libro “Ho vinto io. Guarire dal tumore al seno” (Giunti editore) dieci storie di donne guarite e che ora guardano avanti. Secondo i dati diffusi dall'Aiom in occasione del lancio del libro, ad aprile, tra le 400mila donne guarite, 500 hanno anche avuto figli dopo la malattia, segno che questa patologia non è più così invalidante come lo era un tempo.

Tra gli accorgimenti raccomandati dai medici dell'Airc per la prevenzione ci sono l'esercizio fisico regolare, non fumare, mangiare pochi grassi e molti vegetali, quindi frutta e verdura a volontà, in particolare sono consigliati broccoli, cavoli, cipolle, tè verde e pomodori. E anche allattare, perché secondo alcuni studi la completa maturazione della ghiandola mammaria, che avviene con l'allattamento, comporta un suo rafforzamento. Indipendentemente dall'età, è consigliabile anche fare una visita al seno da un ginecologo o un medico esperto. Inoltre è utile eseguire regolarmente l'autopalpazione del seno, per individuare quanto prima noduli o irregolarità da segnalare subito al medico. L'ecografia è l'esame riservato alle donne giovani, ma è necessario farla solo su indicazione medica, se si sentono dei noduli al tatto. I controlli regolari sono raccomandati a partire dai cinquant'anni, età che scende a 40-45 solo se ci sono altri casi in famiglia. Il Centro nazionale screening consiglia a chi ha superato i cinquant'anni di sottoporsi ogni due anni alla mammografia.

«Quella del tumore al seno è la storia di una malattia che si può battere», sostiene l'oncologo Umberto Veronesi, che per sottolineare l'importanza della diagnosi precoce cita un dato: «Più di un terzo dei pazienti arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 100 per cento». Tra l'altro l'anno scorso Veronesi ha lanciato la campagna “Mortalità zero”, con lo scopo di azzerare la mortalità del tumore al seno entro il 2020.


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Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab( per i tumori tripli negativi) al Congresso ESMO

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab al Congresso ESMO

- Roma, 5 ott -

Merck Serono ha annunciato che saranno presentati nuovi dati provenienti da diversi studi su Cetuximab in una gamma di tumori solidi – inclusi i primi risultati di Fase II nel tumore al seno e alla prostata. Questi risultati saranno presentati al prossimo 35° Congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) che si svolgerà a Milano dall'8 al 12 ottobre 2010. Lo si legge in una nota.

Durante il Congresso ESMO, saranno presentati i risultati di uno studio randomizzato di fase II relativi a Cetuximab nel tumore al seno triplo negativo (TNBC, triple negative breast cancer). IL TNBC non esprime recettori per estrogeno, progesterone o HER 2 e non risponde quindi alla terapia ormonale o anti-HER 2. Nonostante il TNBC possa essere trattato con la chemioterapia, sono frequenti recidive precoci o metastasi. Questi nuovi risultati su Cetuximab sono quindi particolarmente importanti, poiché il TNBC rappresenta una minaccia significativa per le donne colpite da questo tipo di tumore, per le quali esistono pochissime opzioni di trattamento o speranze di cura.

Inoltre, nuovi risultati relativi a Cetuximab nel tumore alla prostata saranno presentati per la prima volta al Congresso ESMO. Secondo gli esperti, rispetto al 2009, si prevede che quest'anno il numero di casi diagnosticati per questa patologia aumenterà del 13%1, a conferma di una chiara e urgente necessità di nuovi trattamenti efficaci.

Oltre a questi dati promettenti di Cetuximab in queste nuove indicazioni, Merck Serono presenterà anche i risultati più recenti dai principali studi su Cetuximab in aree di trattamento già esistenti.
Saranno presentati nuovi risultati dal già noto studio di Fase III CRYSTAL, che ha stabilito l’importanza del biomarcatore KRAS nel tumore metastatico del colon retto. Il modello di terapia personalizzata ha rivoluzionato la gestione dei tumori. Merck Serono ha rappresentato un elemento trainante nei progressi compiuti nell’approccio terapeutico al tumore metastatico del colon retto, grazie agli importanti risultati nei numerosi studi condotti su Cetuximab.

Gli sviluppi recenti nello studio del tumore a cellule squamose della testa e del collo (SCCHN squamous, cell carcinoma of the head and neck) hanno generato un cambiamento di paradigma nel trattamento di questa patologia. I risultati provenienti da due indagini chiave quantificheranno il ruolo di Cetuximab nel trattamento di questa patologia. Oltre ad essere l’unico farmaco per il quale sia stata dimostrata la caratteristica di terapia mirata, Cetuximab - come trattamento in associazione – è uno standard di cura nei pazienti colpiti da patologia localmente avanzata o da patologia metastatica e/o recidivante.



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Tumore al seno : un testo veramente interessante " Ho vinto io"



Voglio suggerire un libro che ho letto ed ho trovato veramente interessante "Ho vinto io"
Il libro descrive la storia di tredici donne e altrettante storie di vita segnate dalla lotta, felicemente vittoriosa, contro il tumore del seno.
Un intervento forte su un tema drammatico che, ogni giorno di più, vede nuovi successi della medicina.


Casalinga,insegnante, atleta,, suora, ballerina classica, manager in carriera, la protagonista di queste storie rivela delle toccanti esperienze, eun entusiasmante vittoria sul male.

La lotta al tumore del seno, grazie alla terapie più avanzate e al costante sviluppo della tecnica chirurgica , registra ormai una percentuale di successo attorno al 90 % dei casi: a patto che il male sia diagnosticato nelle fasi iniziali di sviluppo. Da qui l'importanza della prevenzione e dei test periodici di controllo.

"Se oggi possiamo pensare a un futuro di mortalità zero per il tumore del seno è in gran parte grazie alle donne che hanno partecipato alla ricerca e ci hanno creduto. E a quelle che non hanno avuto paura di racccontarlo"
Umberto Veronesi



A cura del Prof. Massimo Vergine


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