Cancro al seno: ridurre il rischio

Miti comuni circa il cancro al seno abbondano, diffusa attraverso il passaparola e Internet, donne spaventoso inutilmente.




Nonostante le voci, non è possibile ottenere il cancro al seno da coperte elettriche, deodorante, forno a microonde uso, o sotto-wire reggiseni, dice l'European Cancer Society (ACS). Il National Cancer Institute (NCI) ha trovato alcuna associazione tra aborti spontanei e indotti e il cancro al seno , dissipando un altro mito popolare.



Questo non vuol dire che il vostro stile di vita non importa. L'ACS afferma che le vostre abitudini sanitarie possono giocare un ruolo nel contribuire a ridurre il rischio di questa grave malattia, e sono particolarmente importanti quando si invecchia.



Una donna europea è un 1-in-8 rischio di sviluppare la malattia, ma rischio di vita complessivo aumenta notevolmente dopo i 40 anni. Secondo l'ACS, circa due su tre donne con carcinoma mammario invasivo sono l'età 55 anni o più quando vengono diagnosticati.



Mammografia di screening

La mammografia non riduce il rischio di cancro al seno, ma può aiutare a diagnosticare la malattia nei suoi primi, più trattabile, stadi. I vantaggi ei limiti della mammografia variano in base a fattori come l'età e il rischio personale. Gli esperti hanno diverse raccomandazioni per la mammografia. Attualmente, l'Europa Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda lo screening ogni due anni per le donne di età tra 50-74. L'ACS raccomanda uno screening annuale per tutte le età donne dai 40 anni in su. Parlate con il vostro medico circa i fattori di rischio personali prima di prendere una decisione su quando iniziare a ricevere mammografie o la frequenza con cui farli.



In generale, il rischio di tumore al seno quasi raddoppia se uno o più parenti stretti su entrambi tua madre o di parte di tuo padre ha sviluppato la malattia prima della menopausa o hanno avuto il cancro ovarico a qualsiasi età. Ma altri fattori, come ad esempio la diagnosi di alcuni tipi di patologie mammarie benigne - la crescita extra di cellule apparentemente normali - può anche aumentare il rischio.



Fattori di rischio per il cancro al seno:



•Genetica. Cinque al 10 per cento dei casi di cancro al seno sono ereditari, a seguito di cambiamenti nei geni (mutazioni). Le donne che ereditano una mutazione BRCA1 o BRCA2 hanno una probabilità circa l'80 per cento di sviluppare il cancro al seno nel corso della loro vita. Quando lo fanno sviluppare il cancro, è spesso in età più giovane rispetto alle donne che non sono nato con una di queste mutazioni genetiche.



•Storia familiare di cancro al seno. Secondo l'ACS, dal 20 al 30 per cento delle donne con cancro al seno hanno un membro della famiglia con la malattia. Se si dispone di un familiare (madre, sorella, nonna o zia) che avevano il cancro al seno prima dei 50 anni, il rischio è aumentato. Il rischio è anche maggiore se si hanno due o più parenti con tumore al seno o alle ovaie.



•Cancro al seno precedenti. Una donna che ha il cancro in un seno è a rischio maggiore di sviluppare un nuovo cancro al seno o in un'altra parte della stessa mammella, l'ACS dice.



•Gara. Le donne bianche sono leggermente più probabilità di sviluppare il cancro al seno rispetto agli altri gruppi, l'ACS dice. Africani le donne europee hanno più probabilità di morire di cancro al seno.



•Biopsia mammaria risultati. Un risultato biopsia di iperplasia atipica aumenta di una donna il rischio di cancro al seno da quattro a cinque volte, a causa della malattia del seno proliferativa senza iperplasia atipica aumenta il rischio da 1,5 a 2 volte. Un risultato biopsia dei cambiamenti senza malattia fibrocistica del seno proliferativa non aumenta il rischio di cancro al seno.



•Radioterapia. Una donna che aveva trattamento con radiazioni nella zona del torace, come un bambino o giovane donna è a rischio più elevato, l'ACS dice.



•Storia mestruazioni. Le donne che hanno iniziato la loro periodi di quando erano più giovani di 12 o che è andato in menopausa dopo i 55 anni sono a rischio leggermente più elevato di tumore al seno. Questo rischio vale anche per le donne che non hanno avuto figli o ha avuto il loro primo figlio dopo i 30 anni, secondo l'ACS. Questo può essere perché il rischio potrebbe essere correlato al numero totale di periodi mestruali una donna ha durante la sua vita.



•Terapia ormonale. Uso a lungo termine di estrogeni e progesterone, chiamato terapia ormonale combinata (HT), per più di cinque anni mette una donna al rischio leggermente più elevato di tumore al seno, l'ACS dice. Estrogeni da soli (ET) non sembra aumentare il rischio di cancro al seno. Rischi per la salute sono associati con HT e ET. Si dovrebbe discutere la questione con attenzione con il vostro fornitore di cure mediche per scoprire cosa è meglio per voi.



•L'obesità . La relazione tra obesità e cancro al seno è complessa. Secondo l'ACS, il rischio sembra aumentare per le donne che hanno guadagnato peso dopo la menopausa, non per coloro che sono stati in sovrappeso sin dall'infanzia. Tessuto adiposo possono contribuire ad un aumentato rischio perché può aumentare i livelli di estrogeni.



•Alcol. Il rischio di cancro al seno aumenta con la quantità di alcol consumato. Quando confrontato con le donne che sono astemi, donne che hanno una bevanda alcolica al giorno hanno un aumento molto piccolo del rischio, e coloro che hanno 2-5 drink al giorno sono circa i tempi di 1-1/2 aumento del rischio.



Assicurati di raccontare tutti i suoi fornitori di assistenza sanitaria che si ha un aumento del rischio.



Terapia farmacologica

Una donna con una storia familiare di cancro al seno o con una mutazione genetica di un gene BRCA può essere in grado di ridurre la probabilità di cancro al seno. Il primo passo è quello dei test genetici per scoprire se lei ha una mutazione in entrambi i geni BRCA1 o BRCA2.



Il farmaco tamoxifene, che blocca gli effetti degli estrogeni sul tessuto mammario, è stato usato per anni per trattare alcuni tipi di cancro al seno. Ora è utilizzato per ridurre l'incidenza di cancro mammario nelle donne ad alto rischio. E 'importante essere consapevoli che il tamoxifene può avere gravi effetti collaterali, come coaguli di sangue, l'ACS dice.



Un altro farmaco anti-estrogeni, raloxifene, riduce il rischio di carcinoma mammario invasivo nella stessa misura come il tamoxifene, anche se non protegge nel modo più efficace contro i non-invasiva del cancro.



Tumori causata dalla mutazione del gene BRCA1 non può essere impedito da tamoxifene o raloxifene.



Altri tipi di farmaci in fase di studio per la prevenzione del cancro della mammella nelle donne in postmenopausa sono inibitori dell'aromatasi (IA). Nelle donne in pre-menopausa, gli estrogeni sono prodotti dalle ovaie e altri tessuti del corpo utilizzando una sostanza chiamata aromatasi. Nelle donne in post-menopausa, gli estrogeni è prodotto solo dai tessuti del corpo. Intelligenze Artificiali non bloccare la produzione di estrogeni da parte delle ovaie, ma possono bloccare altri tessuti di fare questo ormone. È per questo che vengono utilizzati per lo più nelle donne che hanno raggiunto la menopausa, quando le ovaie non sono più la produzione di estrogeni. IA hanno effetti collaterali come causando dolori articolari e rigidità, e la perdita di tessuto osseo, portando ad un maggior rischio di osteoporosi . Attualmente, tre IA sono approvati dalla Food and Drug Administration Europa: Anastrozolo (Arimidex), Exemestane (Aromasin) e Letrozolo (Femara).



Esame clinico del seno

L'ACS raccomanda di esami clinico del seno (CBE) almeno ogni tre anni per tutte le donne tra i 20 ei 30 anni. L'ACS raccomanda CBE annuale per le donne di età dai 40 anni. Il EUPSTF, tuttavia, crede che non ci sono prove sufficienti per valutare il valore della CBE da secoli le donne dai 40 anni. Le donne dovrebbero parlare con i loro medici circa i loro fattori di rischio personale e prendere una decisione su se devono avere un CBE.



Il EUPSTF non raccomanda seno auto-esame (BSES), perché l'evidenza suggerisce BSES non abbassano il rischio di morte per cancro al seno. L'ACS afferma BSES sono un'opzione per le donne 20 e più anziani come un mezzo per familiarizzare con i loro seni in modo da poter notare dei cambiamenti più facilmente. Parlare con il proprio medico circa i vantaggi ei limiti possono aiutare a decidere se si deve iniziare a suonare BSES.



Peso sano

E 'particolarmente importante per le donne in post-menopausa per evitare di essere sovrappeso, l'ACS sostiene, perché questo aumenta il rischio di cancro al seno.



Inoltre, mantenere un peso sano per tutta la vita anche possibile ridurre il rischio per molte altre malattie, compreso il diabete e malattie cardiache .



Limite di alcolemia

Se bevi, fallo con moderazione. Gli studi suggeriscono che le donne che hanno più di due bevande alcoliche al giorno hanno circa 1-1/2 volte il rischio di ammalarsi di cancro al seno rispetto alle donne che non bevono alcolici, l'ACS dice. Un drink equivale a 12 once di birra, da 4 a 5 once di vino, o once 1-1/2 di superalcolici.



Muoviti

Tra i suoi numerosi benefici, l'attività fisica ha dimostrato di ridurre il rischio di cancro al seno, l'ACS dice. Nessuno sa esattamente perché, ma può essere a causa degli effetti di attività sugli ormoni, bilancio energetico, riduzione del peso, e il sistema immunitario.



I ricercatori non sono sicuri quanto esercizio di raccomandare, o il tipo di attività. Fino a quando i ricercatori saperne di più, lo scopo per almeno 45 a 60 minuti di intensionale attività fisica, come camminare, fare jogging o l'allenamento di forza, almeno cinque giorni alla settimana, l'ACS dice.


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 Protesi al seno e il rischio di tumore. E' giustificato l’allarme?

La possibile rottura delle protesi e il conseguente probabile rischio di tumore non è dimostrato scientificamente. L’utilità comunque di un controllo ecografico annuale
E’ stato il quotidiano Liberation a pubblicare per primo la notizia: le autorità sanitarie francesi sono preoccupate per il rischio di tumore nelle donne che hanno protesi al seno Pip (Poly Implants Prosthéses). Addirittura, la portavoce del Governo francese, Valerie Pecresse, ha annunciato “l'urgenza che tutte le donne che portano protesi Pip ritornino dal chirurgo”. Qual è il problema? Queste protesi sarebbero riempite di gel al silicone industriale non conforme, avrebbero un alto rischio di rottura con conseguente infiammazione e, forse, tumori. Il gel delle Pip sarebbe diverso da quello dichiarato e valutato per ottenere il certificato necessario nell'Unione europea. 
Per l’Italia il potenziale rischio legato alle protesi Pip non è una novità: in una circolare del 1° aprile 2010 il Ministero della Salute ha invitato gli operatori sanitari a non usare le protesi ritirate precedentemente in Francia, indicando l’opportunità di segnalare eventuali incidenti che avessero una possibile relazione con l’impianto di una di queste protesi. La direttiva è stata immediatamente recepita e i centri di eccellenza hanno messo in atto procedure utili a salvaguardare la salute delle donne: all’Istituto Europeo di Oncologia, per esempio, tutte le donne portatrici di protesi Pip sono state contattate e invitate a recarsi presso IEO stesso per effettuare gratuitamente un’ecografia mammaria e una visita con il chirurgo plastico. E analoga procedura è stata seguita in altri ospedali.
Migliaia di donne sarebbero in pericolo? Non sembra che sia così. Il legame causa-effetto tra le protesi Pip e lo sviluppo di tumori al seno non è dimostrato. Su 10 milioni circa di protesi mammarie di marche differenti impiantate nel mondo sono stati descritti rarissimi casi di linfoma originatosi dalla capsula intorno alla protesi (sia in silicone che salina): 75 casi totali con 4 decessi, senza relazione con una specifica ditta produttrice. Il rischio di tumore al seno invece non ha dimostrazioni concrete sui grandi numeri.
Quanto al rischio di rottura, è vero che le Pip si rompono più facilmente ma va detto che tutte le protesi mammarie hanno un certo rischio di rottura perché con il tempo vanno incontro a usura. Tutte le donne che hanno protesi mammarie, comunque, effettuano già regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria (o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici).
Maria Giovanna Gatti  da Fondazione Umberto Veronesi

 cura del Prof. Massimo Vergine  www.senologia.eu

Tumore al seno: diabete e obesità aumentano il rischio nelle over 60


Per le over 60, diabete e obesità sono un binomio decisamente “perdente”, soprattutto perché aumenta il rischio di essere colpite dal tumore al seno. Se sono già numerose le sperimentazioniche hanno stabilito una connessione tra l’obesità e il cancro al seno, questo nuovo studio aggiunge un altro fattore di rischio oncologico importante, il diabete.
Un nuovo importante tassello per la lotta al cancro al seno e, soprattutto, per la prevenzione di questa forma tumorale che colpisce migliaia di donne ogni anno. Il rapporto con il sovrappeso era già noto, ma “il legame con il diabete non era ancora emerso chiaramente”, ha osservato l’autore della ricerca, Hakan Olsson, professore di oncologia dell’Università di Lund, in Svezia.
La sperimentazione sarà presentata nei prossimi giorni in occasione dell’appuntamento internazionale con la ricerca sul tumore al seno, il San Antonio Breast Cancer Symposium, in Texas.
Per delineare questo nuovo profilo dei soggetti maggiormente esposti al rischio, gli esperti hanno esaminato le cartelle cliniche di oltre 2.700 pazienti, colpite, nel corso dei dieci anni precedenti dal tumore al seno, ma non solo. Sono state sottoposte ad accurata analisi anche le storie cliniche di ben 20.500 pazienti, mai affette dalla patologia.
I risultati emersi hanno lasciato poco spazio ai dubbi: compiuti i 60 anni, essere obese aumenta il rischio di sviluppare il cancro al seno del 55%, mentre soffrire di diabete del 37%.
“Anche il tipo di farmaco per il diabete assunto dalle pazienti è sembrato influenzare il rischio di cancro al seno. Se una donna ha il diabete deve essere consapevole di poter sviluppare certe forme di cancro, tra cui il cancro al seno, le donne con il diabete dovrebbero anche chiedere al loro medico quale tipo di farmaco sia meglio per la loro condizione in modo da ridurre al minimo il rischio” ha sottolineato l’esperto svedese.

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Nuova metodica per la prevenzione del tumore al seno




Il 21 novembre 2011 nella Sala conferenze stampa di Montecitorio, saranno presentati i risultati della nuova e rivoluzionaria diagnosi precoce mammari  


Solo in Italia sono diagnosticati circa 37 mila casi – 152 ogni 100 mila donne – ed è la prima causa di mortalità tra il sesso femminile. Fra tutti i decessi per causa oncologica, il 17% delle donne muore per un tumore al seno.

Con questi numeri, consultabili sul sito AIRC (http://www.airc.it/tumori/tumore-al-seno.asp), si capisce quanto importante sia la prevenzione e la diagnosi precoce per questo tipo di cancro.Attualmente, dato i costi elevati della risonanza magnetica, la mammografia è il metodo più efficace per una diagnosi precoce. Ma una rivoluzione è in atto. Il prossimo 21 novembre 2011, nella Sala conferenze stampa di Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, gli specialisti del DOBI (Dynamic Optical Breast Imaging) presenteranno i risultati - tre anni di evidenze cliniche sulla base di cinquemila esami diagnostici in venti centri italiani, pubblici e privati - dell’impiego della tecnologia ottica mammaria nella prevenzione del tumore al seno.Questa nuova soluzione, interamente italiana - brevetto e ricerca clinica - potrebbe, a breve, coprire il vuoto per tutte quelle attività di prevenzione di massa, perché in grado di leggere le formazioni tumorali in fase embrionale, quando sono ancora curabili con i soli farmaci. La tecnologia ottica non è invasiva; non è dolorosa; è velocissima (trentacinque secondi a mammella) e soprattutto non impiega raggi X, ma un particolare tipo di luce che, attraversando il seno, è in grado di individuare la più microscopica traccia di una neoangiogenesi tumorale. L’evento è di particolare interesse scientifico e apre nuove prospettive sul fronte delle politiche sanitarie e sociali. Per una volta l’Italia è in prima fila nella lotta ad una delle malattie più diffuse nei paesi sviluppati.L’onorevole Mariella Bocciardo, membro della Commissione affari sociali della Camera, che da sempre segue con interesse e attenzione l’espandersi della tecnologia ottica mammaria nel territorio nazionale e i sempre più promettenti risultati diagnostici, ha chiesto al DOBI Group, che lo studio multicentrico fosse presentato in anteprima alla Camera dei deputati. “La finalità per la quale si sono impegnati gratuitamente nella ricerca i più autorevoli esperti di senologia oncologica – ha dichiarato l’on. Bocciardo – è stata la consapevolezza dell’universalità e dell’urgenza della posta in gioco: la vita delle donne”. I ricercatori hanno ottenuto un traguardo importante; è stata definita una refertazione chiara e inequivocabile grazie alla creazione del DOBI Level.I risultati dello studio multicentrico saranno illustrati a stampa, tv e rappresentanti delle istituzioni dal Prof. Aldo Vecchione, presidente del DOBI Group e direttore scientifico dell’Istituto oncologico G. Pascale di Napoli (IRCCS). Sarà presente anche il Dr. Giulio Ottavio Battagliarin, della Socrate Medical s.r.l.


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La prevenzione del tumore nelle scuole


La prevenzione oncologia arriva nelle scuole, il tumore purtroppo è una patologia grave che può colpire a qualsiasi età. Le sane e le giuste abitudini di vita s’imparano a scuola, ecco perché l’esigenza dell’associazione AIOM – l’Associazione Italiana di oncologia Medica –  di far arrivare la prevenzione contro il tumore fin dalla giovane età.
I primi dati rilevati dai primi incontri degli adolescenti con questa nuova realtà, sono preoccupanti dal fronte prevenzione. Si scopre, infatti, che il 71% dei ragazzi non conosce nulla sulla prevenzione e su quali siano i fattori di rischio principali, e quale sia la politica di vita migliore per prevenire quindi la comparsa di patologie oncologiche. L’obiettivo primo dell’iniziativa, è puntare soprattutto sui fattori di rischio che sono tipici dell’età adolescenziale: alcol, fumo, sedentarietà, alimentazione sbagliata, il sesso senza le dovute precauzione e la droga; queste sono le cause maggiori su cui i ragazzi sono stati invitati a riflettere per la loro salute.
La campagna informativa si chiama non fare autogol”, questo perché molti nomi del calcio hanno deciso di dare il loro contributo, partecipando come testimonial a questa iniziativa. Spesso si pensa che le malattie e i tumori colpiscano solo le persone adulte e in età avanzata; purtroppo non è così. Lo dimostra infatti, che si è abbassata l’età delle donne colpite da tumore al senoLa prevenzione a scuola è importante per formare i giovani anche dal punto di vista della salute.
Sono stati così costituiti degli incontri precisi che hanno come obiettivo primo, quello d’insegnare ai giovani come prevenire il tumore e soprattutto, indicando loro tutte le strade da seguire o da evitare, per cercare di vivere in buona salute.

A cura del prof. Massimo Vergine






Prevenzione tumore al seno: Maria Grazia Cucinotta testimonial


Maria Grazia Cucinotta è senza dubbio una delle attrici italiane che meglio rappresentano l’ideale di bellezza mediterranea.
Oltre a essere una donna molto affascinante è anche molto impegnata nel sociale, aspetto testimoniato dalla sua partecipazione, come testimonial per “Race for the cure”, la maratona di beneficenza che si svolge ogni anno a Roma 
La manifestazione vede protagoniste tutte le donne che hanno combattuto o stanno lottando contro il cancro al seno, per sostenere la ricerca e sensibilizzare le persone nei confronti di questa malattia, della sua prevenzione e della diagnosi precoce.
“Sostengo questa manifestazione da dieci anni, ho cominciato mentre ero ancora incinta di mia figlia. Da allora anch’io mi sottopongo con regolarità a pap test e mammografia, tutti gli anni”, ha dichiarato la Cucinotta in un’intervista al magazine Ok La salute prima di tutto.

Le donne, continua l’attrice, devono avere il coraggio di farsi controllare periodicamente, perchè un semplice esame è in grado di salvare una vita.
A chi le chiedeva come facesse a evitare che il suo prosperoso decoltè non andasse verso il basso, l’attrice siciliana ha ammesso di dormire con il reggiseno e di utilizzare creme idratantiquotidianamente. Anche le smagliature non sembrano essere un problema per lei. ”Da ragazzina ero terrorizzata dalle strie, oggi meno. A tutte le donne però consiglio l’olio di mandorle, un vero portento della natura”.
Quest’anno Race for the cure ha in calendario 4 eventi. Il primo si svolgerà a Bologna il 25 settembre 2011, poi a Napoli il 9 ottobre 2011, mentre non si conoscono ancora le date delle manifestazioni di Bari e a Roma

Tumori al seno: nuova scoperta su proteine su fattori responsabili


Una proteina mutata, p53, e un enzima, Pin1: un’accoppiata micidiale che rende i tumori della mammella particolarmente pericolosi. A individuarla, grazie anche ai contributi dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), è stato un team internazionale coordinato da Giannino Del Sal, docente di Biologia cellulare dell’Università di Trieste e responsabile dell’Unità di oncologia molecolare del Laboratorio nazionale CIB di Trieste. Una scoperta importante, che servirà a predire l’esito della malattia e a prevedere la risposta delle pazienti ai trattamenti, fornendo un aiuto concreto nella lotta a questa forma di tumore che ogni anno uccide un milione di donne nel mondo.

Da tempo era nota la presenza, nelle cellule cancerose, di mutazioni capaci di trasformare il fattore p53 in un promotore tumorale (vedi Galileo, “Sotto il controllo di Numb”; “Tutti i partner di p53”). Ora, però, gli studiosi hanno rivelato un suo importante complice, l’enzima Pin1, la cui espressione è particolarmente elevata nelle cellule tumorali aggressive e che invadono gli altri tessuti. Analizzando oltre 200 casi di carcinoma mammario, gli autori della ricerca, pubblicata su Cancer Cell, hanno infatti mostrato che esiste una correlazione fra la presenza di queste due molecole e l’esito infausto della malattia.

“Un aspetto critico al momento della classificazione della malattia – ha spiegato Del Sal - è l’identificazione, attraverso biomarcatori specifici, dei casi a elevato rischio di ricorrenza; un altro è la capacità di predire la risposta delle pazienti alle terapie, requisito fondamentale per poter migliorare le strategie di cura e per guidare le scelte terapeutiche. Il nostro lavoro fornisce un contributo proprio in questo ambito”. Dal programma genetico messo in atto dalla combinazione di p53 e Pin1, infatti, è stato già possibile estrapolare un ulteriore gruppo di 10 geni che potrebbero servire come indicatori dell’evoluzione tumorale.

De Sal e colleghi sperano che l’analisi dei livelli di espressione di Pin1 rientri presto tra i metodi di prognosi, insieme alla rilevazione dello stato mutazionale di p53: “Questo permetterebbe di discriminare meglio i casi di carcinoma mammario con una minore probabilità di sopravvivenza, e quelli che rispondono in maniera inefficace agli interventi terapeutici, in particolare a un certo tipo di chemioterapia adiuvante. Capire quali pazienti mostrano queste caratteristiche, e perché, è fondamentale per poter progettare nuove strategie di attacco al tumore”, ha concluso il ricercatore


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Commercianti di Napoli in campo a favore della prevenzione del tumore al seno

I commercianti napoletani scendono in campo per la prevenzione del tumore al seno. Confcommercio affiancherà Komen Race nei prossimi mesi promuovendo la Race for the cure, in programma il 7, 8 e 9 ottobre, che prevede la realizzazione di stand e la creazione di una task force per avvicinare la popolazione alla prevenzione del tumore al seno come spiega Pietro Russo, presidente di Confcommercio. Una iniziativa che ha già dato i suoi frutti: basti pensare che nella passata edizione nell'ambulatorio all'aperto "Villaggio della Salute" è stato fatto lo screening di oltre cinquecento donne, e sono stati individuati cinque tumori. Per maggiori informazioni sul tumore al seno www.senologia.eu

Allo IEO diagnosi di tumore al seno in 12 ore

L’ Istituto Europeo di Oncologia di Umberto Veronesi dà una nuova speranza alle donne colpite dal tumore al seno. Sarà, infatti, possibile in mezza giornata dire addio al tumore al seno diagnosticato precocemente.

L’ Istituto ha presentato il suo primo “day surgery senologico” nell’ambito dell’ Ieo Day 2011 che permetterà di concentrare in 12 ore il percorso di cura per le pazienti. Veronesi ha spiegato che le procedure sono già state sperimentate su circa 500 pazienti che sono state selezionate in base alcune valutazioni sia psicologiche che scientifiche. Le pazienti subiscono l’ intervento e alla fine, dopo la fase di osservazione, possono tornare a casa e ancora: ”Il nostro approccio è unico. Riuniamo tutti e tre gli aspetti per combatterli: prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, che purtroppo oggi sono gestiti in modo scollegato tra loro”.

La velocità delle procedure permette anche un effetto benefico nella psicologia delle pazienti che possono entrare in ospedale al mattino e tornare sane a casa la sera. In particolare il “day surgery senologico” punta a pazienti con tumori di piccole dimensioni, “di 4-5 millimetri, ma anche di un centimetro e mezzo”, e naturalmente che abbiano avuto una diagnosi preoce.


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Festa della Mamma 2011: dona L'azalea dell' AIRC per la ricerca



Torna anche il questo 2011 per la festa della mamma, ‘L’Azalea della Ricerca’, promossa da AIRC che ogni anno, nelle piazze italiane, mette a disposizione bellissime azalee al prezzo di 15 euro per un regalo alla mammache contribuisce anche a finanziare la ricerca sul cancro. Sono 665.936 le piantine di azalea distribuite dall’Airc e in questo modo potrete anche sostenere e finanziare i progetti di ricerca sui tumori femminili. Per ogni informazione, vi consiglio di contattare il numero 840 001 001 o visitare il sito airc.it.


Grazie alla ricerca, il tasso di guarigione per i tumori al seno, è salito all’80% in 30 anni. Con l’azalea sarà anche distribuita una guida con i punti fermi per prevenire e combattere tumore al seno. Stefania Rocca è la testimonial dell’iniziativa del 2011: «Sono 4 anni che seguo l'iniziativa dell'Airc “L’azalea della ricerca”» dice l’attrice torinese che si impegna nella vendita delle azalee a Torino: «E’ fondamentale pensare di poter contribuire alla ricerca contro il cancro. E sono felice di farlo per la mia città». Parla anche del rapporto con la madre e di cosa le regala solitamente per la Festa della mamma: «Di solito, le mando un mazzo di fiori. Credo che, per quanto classico, resti il pensiero più bello per una donna. E per una mamma. Quando sto via a lungo, ed essendo loro ancora piccoli, perché Zeno ha appena un anno e mezzo e Leone quasi quattro, viaggiano con me. Per adesso farebbero di tutto pur di seguire la mamma, e stare insieme è l’unico modo che desidero per far festa domenica» dice anche in merito al suo essere mamma.



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Prevenzione del tumore al seno grazie a L'Oreal Paris alla Coop


Si può sconfiggere il tumore al seno? Secondo il famoso oncologo Umberto Veronesi, è possibile guarire nel 98 per cento dei casi, a patto di aderire ai programmi raccomandati di diagnosi precoce. Per dare a tutte le donne la possibilità di sottoporsi a visite specialistiche regolari come la mammografia e l’ecografia mammaria, la Fondazione Umberto Veronesi, L’Oréal Parise Coop sono attualmente impegnati nella “Campagna Nastro Oro. Il tumore al seno non si può prevenire. Si deve.”

In pratica, per ogni suo prodotto venduto dal 26 aprile al 19 maggio negli Ipermercati COOP e dal 19 maggio al 1 giugno nei Supermercati COOP, L’Oréal Paris devolverà 50 centesimi alla Fondazione Umberto Veronesi che finanzierà borse di studio per medici senologi.

Il progetto, volto a incoraggiare e sensibilizzare il pubblico femminile nei confronti della prevenzione, ha come testimonial Barbara D’Urso e Alessia Marcuzzi, scelte per l’impegno sociale e come simbolo dello sviluppo di una maggiore cultura della salute. Sarebbero infatti ancora numerose le donne demotivate e restie a fare il test (3 italiane su 10 tra i 50 e i 69 anni stando all'ultima edizione del rapporto Passi dell'Istituto superiore di sanità non si sono sottoposte nel 2009 allo screening per la prevenzione del tumore al seno).

“Aderire ai programmi raccomandati di diagnosi precoce del tumore del seno –commenta il professor Umberto Veronesi che partecipa alla campagna come testimonial - rappresenta oggi per tutte le donne un’opportunità concreta di salvarsi la vita. Con la diagnosi precoce, riusciamo a scoprire il 20% dei tumori quando sono ancora impalpabili vale a dire rilevabili soltanto con gli esami strumentali (ecografia e mammografia)”.

“Crediamo molto nel grande valore della ricerca e della prevenzione. L’Oréal Paris fonda le sue radici nella ricerca scientifica al cui sviluppo sente il dovere di contribuire con un impegno concreto” afferma Stéphane Grenier, direttore generale di L’Oréal Paris. L’azienda non è nuova a questo genere di iniziative: lo scorso anno si è impegnata in un analogo progetto per la prevenzione del melanoma cutaneo.

Demi Moore e Jenniferr Aniston registe contro il cancro al seno



Immedesimarsi in chi ha avuto un cancro al seno e raccontarlo. Un sasso lanciato nello stagno e poi star lì a vedere fin dove arrivano i cerchi d’acqua. Ci provano tre grandi star, le attrici Demi Moore, Jennifer Aniston e la cantante Alicia Keys. Saranno le registe del film Project Five, ognuna di loro ne dirigerà un segmento. La pellicola sarà prodotta per il canale americano Lifetime. Nell’impresa le tre stelle non saranno sole, verranno aiutate dalla regista Patty Jenkins (tra le sue pellicole Monster del 2003) e da una quinta autrice ancora sconosciuta.

Perché un film del genere? Non certo per riportare dati e statistiche ma per raccontare l’impatto che questa malattia ha sulla vita di una donna e della sua famiglia. Saranno cinque trame tessute da AMORE, SPERANZA e CORAGGIO.

Produttori del progetto, la Aniston e Marta Kauffman (creatrice del celeberrimo Friends che ha reso famosa Jennifer Aniston) insieme a Paula Wagner, Kristin Hahn, Kevin Chjinoy e Francesca Silvestri.

Ecco il commento di Jennifer: “Con Project Five vogliamo intrattenere il pubblico e allo stesso tempo informarlo. Provocare il dialogo, incentivare la ricerca e diffondere la prevenzione. Vogliamo scuotere gli animi e dare forza e coraggio a chi si ammala di un cancro così diffuso”.

E Demi? A noi piace ricordarla come nel film Ghost, protagonista di un AMORE che dura oltre la VITA.

Da Il giornale.it

Incidenza del tumore al seno in aumento tra le giovani

Roma -

E' in aumento in Italia l'incidenza del tumore al seno, specie tra le piu' giovani. In particolare, nelle donne tra i 25 e i 44 anni si registra negli ultimi 6 anni un aumento del 28,6%. E' il dato contenuto nell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, condotta dalla Commissione Igiene e Sanita' del Senato, che verra' presentata domani. Nel complesso, si legge nel documento, si registra un aumento dell'incidenza del tumore al seno del 13,8 per cento negli ultimi sei anni; "particolarmente allarmanti i dati relativi alle donne under 45 per le quali si calcola un incremento del 28,6 per cento nella fascia di eta' compresa tra i 25 e i 44 anni". Una popolazione, ammonisce l'indagine, "attualmente esclusa da qualsiasi campagna di screening, anche per le donne con elevato rischio familiare e eredo-familiare".

Malgrado l'importanza dello screening mammografico per la prevenzione, peraltro inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza, in Italia si registra la "situazione paradossale" per cui si fanni meno mammografie che Pap test: "A livello nazionale si stima infatti che poco meno di una donna su cinque (18 per cento) abbia eseguito il test di screening mammografico come prevenzione individuale (si va dall'8,5 per cento dell'Umbria al 41,1 per cento della Liguria), rispetto a circa una donna su tre dello screening cervicale (37 per cento)". La situazione e' a macchia di leopardo: "Rimane bassa la percentuale di donne sottoposte a screening su tutta la popolazione italiana, la quale si aggira intorno al 33,3 per cento del totale nazionale.

Purtroppo molti Centri di riferimento per il Centro-Sud registrano bassi volumi di attivita' (meno di 10 mila e spesso meno di 5 mila esami all'anno) e nessun Centro di riferimento regionale supera i livelli auspicabili di 20.000 esami per programma. Il detection rate dei carcinomi invasivi inferiori o uguali al centimetro si attesta intorno all'1,18 per 1000 esami alla prima chiamata e all'1,28 nel caso di test ripetuto; la proporzione delle lesioni in situ e' pari al 13,3 al primo esame e al 14,7 al secondo test. Questi dati risultano nettamente inferiori rispetto al Nord dove il detection rate delle lesioni invasive e' salito al 5,4 per 1000 esami, anche se purtroppo rimane ancora alto il tasso di richiami". Attualmente i programmi di screening diagnosticano in forma anticipata circa 6.000 casi di tumore all'anno, che corrispondono al 35 per cento circa dei tumori della mammella che si manifestano in un anno fra i 50 e 69 anni, ovverosia la popolazione complessiva ideale target dello screening. Il numero potenziale di nuove neoplasie diagnosticate in forma anticipata, se venissero ampliate in tutta Italia le fasce di screening, potrebbe essere di circa 1.100 tumori nella fascia d'età compresa tra i 45 ei 49 anni e di circa 1.700 tumori nella fascia tra i 70 ei 74 anni.

per maggiori informazioni sul tumore al seno www.senologia.eu

In aumento l'incidenza del tumore al seno tra le giovani

Roma -

E' in aumento in Italia l'incidenza del tumore al seno, specie tra le piu' giovani. In particolare, nelle donne tra i 25 e i 44 anni si registra negli ultimi 6 anni un aumento del 28,6%. E' il dato contenuto nell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, condotta dalla Commissione Igiene e Sanita' del Senato, che verra' presentata domani. Nel complesso, si legge nel documento, si registra un aumento dell'incidenza del tumore al seno del 13,8 per cento negli ultimi sei anni; "particolarmente allarmanti i dati relativi alle donne under 45 per le quali si calcola un incremento del 28,6 per cento nella fascia di eta' compresa tra i 25 e i 44 anni". Una popolazione, ammonisce l'indagine, "attualmente esclusa da qualsiasi campagna di screening, anche per le donne con elevato rischio familiare e eredo-familiare".


Malgrado l'importanza dello screening mammografico per la prevenzione, peraltro inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza, in Italia si registra la "situazione paradossale" per cui si fanni meno mammografie che Pap test: "A livello nazionale si stima infatti che poco meno di una donna su cinque (18 per cento) abbia eseguito il test di screening mammografico come prevenzione individuale (si va dall'8,5 per cento dell'Umbria al 41,1 per cento della Liguria), rispetto a circa una donna su tre dello screening cervicale (37 per cento)". La situazione e' a macchia di leopardo: "Rimane bassa la percentuale di donne sottoposte a screening su tutta la popolazione italiana, la quale si aggira intorno al 33,3 per cento del totale nazionale.

Purtroppo molti Centri di riferimento per il Centro-Sud registrano bassi volumi di attivita' (meno di 10 mila e spesso meno di 5 mila esami all'anno) e nessun Centro di riferimento regionale supera i livelli auspicabili di 20.000 esami per programma. Il detection rate dei carcinomi invasivi inferiori o uguali al centimetro si attesta intorno all'1,18 per 1000 esami alla prima chiamata e all'1,28 nel caso di test ripetuto; la proporzione delle lesioni in situ e' pari al 13,3 al primo esame e al 14,7 al secondo test.

Questi dati risultano nettamente inferiori rispetto al Nord dove il detection rate delle lesioni invasive e' salito al 5,4 per 1000 esami, anche se purtroppo rimane ancora alto il tasso di richiami". Attualmente i programmi di screening diagnosticano in forma anticipata circa 6.000 casi di tumore all'anno, che corrispondono al 35 per cento circa dei tumori della mammella che si manifestano in un anno fra i 50 e 69 anni, ovverosia la popolazione complessiva ideale target dello screening. Il numero potenziale di nuove neoplasie diagnosticate in forma anticipata, se venissero ampliate in tutta Italia le fasce di screening, potrebbe essere di circa 1.100 tumori nella fascia d'età compresa tra i 45 ei 49 anni e di circa 1.700 tumori nella fascia tra i 70 ei 74 anni. .


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Il betacarotene aiuta a prevenire il cancro

Le notizie positive sugli antiossidanti non finiscono mai di stupirci: un ultima scoperta è stata fatta gli scienziati della dagli scienziati della Thomas Jefferson University (Philadelphia, Usa) che mettono in luce che combattere lo stress con gli antiossidanti aiuta a prevenire il cancro.

Gli esperti hanno svelato come un tumore possa alimentarsi tramite le scorie prodotte dall'ossidazione cellulare: in particolare, hanno scoperto che la perdita di una proteina controllata dal gene Cav1, detta caveolina-1, alimenta lo stress ossidativo dei mitocondri, ovvero le "centrali energetiche" delle cellule.

Il betacarotene previene il cancro
Questo processo si traduce in un supplemento di "carburante" per diversi tipi di tumori, compresi quelli al polmone e al seno: le sostanze che fanno da protagonista in questo scenario sono gli antiossidanti, in particolare il betacarotene, precursore della Vitamina A, che possiamo trovare in grandi quantità nelle carote, albicocche, peperoni, pomodori e spinaci.

Michael Lisanti, che ha presentato lo studio su "Cancer Biology & Therapy", spiega che gia da tempo, gli antiossidanti sono stati catalogati come elementi efficaci per la riduzione del cancro, ma mancava una prova genetica, che ora è data da quest'ultima scoperta.

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Tumore al seno: locandine in tutta Italia per promuovere la prevenzione

Tumore al seno: locandine in tutta Italia per promuovere la prevenzione

Promossa dal ministero della Salute, è la prima campagna dedicata esclusivamente alla prevenzione del carcinoma alla mammella. Fino a marzo, locandine su tutto il territorio nazionale e messaggi diffusi sulle principali testate di stampa specializzata femminile. Il messaggio: “Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore”.

"Il tumore al seno colpisce 1 donna su 11. E nessuna vuole mettersi nei suoi panni".
"Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore". Questo lo slogan della campagna di prevenzione contro il tumore al seno promossa dal ministero della Salute. Ad accompagnare le parole, un'immagine dal forte impatto che introduce direttamente al problema privilegiando un approccio emozionale: un reggiseno steso ad asciugare è privo di una coppa.
La campagna di comunicazione contro il tumore al seno è la prima campagna del ministero della Salute dedicata esclusivamente alla prevenzione del carcinoma alla mammella, che rappresenta il tumore più frequente e la prima causa di mortalità di origine oncologica nelle donne. Obiettivo prioritario è sensibilizzare tutte le donne al problema e favorire una maggiore attenzione nei confronti della prevenzione, in particolare di quella secondaria. In secondo luogo, la campagna vuole motivare all'azione ed incentivare le donne nella fascia di età a rischio ad aderire ai programmi di screening rispondendo alla lettera invito inviata dalle strutture del Servizio sanitario nazionale e a presentarsi nei centri per effettuare la mammografia.
Il messaggio sarà veicolato principalmente sulle testate più diffuse della stampa specializzata femminile e, in particolare su quelle più lette dalle donne adulte. Sono state programmate uscite sulle riviste settimanali e mensili e annunci stampa sui principali quotidiani e sulla free press.
Prevista anche l'affissione di locandine sugli impianti presenti nelle strutture sanitarie del circuito Multimedia Hospital in tutto il territorio nazionale e, successivamente, sui mezzi di trasporto pubblici e attraverso i circuiti delle affissioni cittadine.
La campagna si protrarrà fino a marzo 2011.

Per maggiori approfondimenti www.senologia.eu

Tumore al seno: allo studio una nuova proteina

Ancora un passo in avanti nella lotta contro il tumore al seno: una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Plos-One ha evidenziato il ruolo di una proteina che gioca un ruolo particolare e pericoloso nello sviluppo del carcinoma mammario.

Si Chiama hMena e si è appena scoperto che se è in compresenza con il già noto gene Her2 (nel 70 % dei casi) il tumore al seno si sviluppa in maniera più aggressiva. Non solo: esperimenti condotti in vitro su cellule prelevate da un carcinoma mammario, hanno rilevato come bloccando la proteina hMena, si riesce a rallentare la proliferazione dellecellule cancerose attivata dal gene Her2, ipoteticamente anche fino ad un blocco totale!


La preziosa scoperta è stata frutto del lavoro di un team di scienziati coordinati da Paola Nisticò del Laboratorio di Immunologia dell’Istituto NazionaleTumori Regina Elena in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e l’Istituto San Raffaele di Milano. La potenzialità di questa scoperta è ovvia. Spiega la Nisticò: ” Si potrebbero individuare farmaci inibitori di hMena per interrompere i segnali che ne permettono la cooperazione col gene Her2, migliorando così il decorso clinico dei tumori al seno più aggressivi. Inoltre Il ruolo di queste strutture di filamenti proteici e le loro modificazioni nei tumori rappresentano una nuova area di ricerca che studia i meccanismi biochimici e biomeccanici che aiutano il tumore nella sua crescita. Da qui la necessaria interazione tra biologi, bioingegneri e fisici “.

La proteina in questione, individuata di recente dalla stessa ricercatrice e dalla collega Francesca Di Modugno, è assente nell’epitelio delle mammelle sane e compare invece nelle lesioni benigne che evolvono in tumori. E’ chiaro che potrebbe divenire un importante marker di diagnosi precoce per il cancro al seno oltre che un decisivo target terapeutico.


Per maggiori informazioni sul tumore al seno www.senologia.eu a cura del Prof. Massimo Vergine


Tumore al seno, l’importanza dell’autopalpazione. Incontro all’Aou di Ferrara

Ferrara, 16 aprile 2018 – “Autopalpazione: perché, come e quando utilizzare il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore al seno” è il ti...