Importanza della prevenzione del tumore al seno

Aveda e The Estée Lauder Companies per la Campagna Nastro Rosa. Incontro con Francesca Del Rosso che racconta il suo romanzo autobiografico "Wondy"

MODAONLINE - La Campagna Breast Cancer Awareness (BCA) del Gruppo The Estée Lauder Companies e creata nel 1992 da Evelyn H. Lauder con il lancio dell’iniziativa Nastro Rosa, ha come obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella.
Grazie a questa campagna il pubblico femminile è informato anche sulle abitudini di vita correttamente sane da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare.
Prefiggendosi quale missione la sconfitta del tumore al seno, è attualmente attiva in più di 70 Paesi.
In occasione dell’edizione 2014, Aveda organizza giovedì 27 novembre presso il salone Anna Josè un incontro con Francesca Del Rosso per sensibilizzare il pubblico sulla prevenzione, con l’obiettivo di offrire alle partecipanti uno spunto di riflessione da condividere con le amiche e con i propri familiari.
La giornalista, autrice del romanzo “WONDY”, racconterà la sua esperienza e sarà a disposizione per ascoltare le esperienze personali – non solo delle persone colpite da questo male, ma anche e soprattutto delle persone che hanno sostenuto i malati – e confrontarsi.
Sì, perché la Campagna BCA di quest’anno oltre a proseguire il proprio obiettivo di sconfiggere il tumore al seno attraverso l’educazione e la ricerca medica èimperniata sulla consapevolezza che quando le persone creano delle alleanze, diventano “più forti insieme” e possono conseguire un maggior impatto nella lotta contro il tumore al seno.
Questi rapporti intensi e costruttivi sono la dimostrazione di quello in cui credeva Evelyn H. Lauder, ovvero che diventiamo più forti quando ci avviciniamo l’uno all’altro. Le sue parole “Non è qualcosa che può essere affrontato da una sola persona; è qualcosa da affrontare in Gruppo” sono ancora valide tutt’oggi – forse ora più che mai — e sono la fonte d’ispirazione per lo slogan “Siamo più forti insieme” che rimarrà il cuore della Campagna
Oltre al tema “Sconfiggiamo il tumore al seno: siamo più forti insieme ”, per la prima volta, la Campagna BCA presenta, infatti, 4 donne che sono GUARITE dal tumore al seno assieme a coloro che le hanno sostenute nel loro percorso di cura. Le persone rappresentate sono la reale espressione della diversità che abbraccia gli aspetti globali del tumore al seno, consci del fatto che il problema non interessa solo gli individui cui è diagnosticato il male ma anche i loro familiari e chi li sostiene. Il messaggio globale è “Siamo più forti insieme” nella lotta contro il tumore al seno.
Francesca Del Rosso sarà quindi ospite nel Salone Aveda “ANNA JOSE’” per trascorrere un pomeriggio all’insegna della positività, sfogliando il suo romanzo “WONDY” e trovando, perché no, anche i lati positivi della malattia.
“Sono molto felice di poter offrire questo incontro alle signore di Codogno” – dice Anna Josè, titolare dell’omonimo Salone – “La filosofia alla base del mio lavoro è proprio quella di avere un ruolo e una responsabilità verso il sociale, oltre che avere un’attenzione all’ambiente intimamente connessa al benessere della persona. E dare la possibilità di creare network per vincere questa patologia tumorale, che purtroppo registra un’incidenza sempre maggiore, è per me motivo di grande orgoglio”.

Wednesday, November 26, 2014

Prevenzione del tumore al seno: Campagna Nastro Rosa

Inaugurata la 22esima edizione della Campagna Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno, fondata nel 1992 da Evelyn Lauder, presidente mondiale di Estée Lauder Companies e membro del centro tumori Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York City. “Sconfiggiamo il tumore al seno. Insieme siamo più forti. Ascolta le nostre storie. Condividi la tua”, è questo lo slogan della campagna che quest'anno  coinvolge oltre 70 Paesi.
Ogni anno un milione di casi nel mondo e circa 46mila in Italia, per una media di almeno 4 diagnosi all’ora“L’aumento dell’incidenza del tumore al seno è stata pari a circa il 14% negli ultimi 6 anni e per le donne tra i 25 e i 44 anni l’incremento è stato del 29% circa”, a spiegarlo è il senologo-chirurgo oncologo e presidente Lilt, Francesco Schittulli. Il cancro al seno ha registrato pertanto un tragico aumento, determinato all’allungamento dell’età media della popolazione femminile e all’aumento dei fattori di rischio.
Ad evolversi, ormai, è anche l’età nella quale la patologia si manifesta: circa il 30% prima dei 50 anni, età per la quale non è ancora previsto un programma di screening. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione della presentazione della Campagna ha affermato che “la lotta al cancro costituisce una delle priorità del servizio sanitario nazionale”.
Sembrerebbe proprio che a causare l’aumento esponenziale dei tumori al seno, che crescono ad un ritmo dell’1,3% ogni anno, sia determinato dalla diminuzione delle gravidanze e dei relativi allattamenti. L’attività dell’organo, di per sé fragile, e scarsamente incentivata, favorisce la produzione di cellule tumorali. Da qui nasce la “missione maternità” e l’allarme “culle vuote”.
Di fondamentale importanza risulta la prevenzione, così come spiega Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, che ha affermato: “I controlli devono iniziare a 30-35 anni con un’ecografia mammaria  annuale e proseguire dopo i 40 anche con una mammografia annuale. L'autopalpazione una volta al mese”. 


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Tumore al seno: la chiave delle metastasi scoperta da una ricerca italiana


 Identificato, dai ricercatori dell'Istituto nazionale tumori di Milano, un nuovo meccanismo responsabile delle metastasi nel tumore del seno.
Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research e, per gli esperti, aggiunge un tassello "di vitale importanza" per la comprensione dei meccanismi con il quale il cancro si diffonde nell'organismo, e quindi potrà aiutare a migliorare la ricerca di una cura più efficace.
Alla base di tutto c'è una proteina chiamata osteopontina, che normalmente è presente al di fuori delle cellule ed è coinvolta nel regolare diversi processi fisiologici, tra cui la stessa sopravvivenza cellulare. Il ruolo di questa molecola, nel tumore, è però duplice: "L'osteopontina prodotta dalla cellula tumorale ne assicura la sopravvivenza in un ambiente ostile – spiegano i ricercatori – mentre quella trattenuta all'interno dei globuli bianchi contribuisce a proteggere le cellule tumorali che stanno formando la metastasi dall'attacco del sistema immunitario".
Lo studio, condotto prima in laboratorio su animali, è stato poi esteso all'analisi delle metastasi polmonari di pazienti con carcinoma al seno. In queste metastasi è stata confermata la presenza di cellule contenenti osteopontina.
 "Questa scoperta – concludono i ricercatori – sarà rilevante per sviluppare futuri farmaci in grado di contrastare le molteplici azioni dell'osteopontina nello sviluppo delle metastasi".


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Tumore al seno, un nuovo gene che aumenta il rischio

In molti conoscono la predisposizione legata ai geni BRCA, ma sono anche altri i fattori nascosti nel DNA che possono aumentare il pericolo di trovarsi faccia a faccia con un tumore al seno. Ecco cos'ha scoperto un gruppo di ricercatori che include anche esperti italiani

                                                                          
La genetica gioca un ruolo di tutto rispetto nella comparsa del tumore al seno. A insegnarcelo sono stati anche fatti di cronaca: in molti ricorderanno la scelta di Angelina Jolie e di Sharon Osbourne, che consapevoli di essere portatrici di varianti genetiche che predispongono all'insorgenza di questa forma tumorale hanno deciso di sottoporsi a interventi di mastectomia preventiva. Quelli che hanno allarmato le due VIP non sono però gli unici geni associati al cancro al seno. Un nuovo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un gruppo internazionale di ricercatori che include anche esperti italiani ha infatti quantificato l'aumento del rischio di avere a che fare con questo tumore associato a mutazioni nel gene PALB2.
Gli autori dello studio hanno coinvolto nelle loro analisi 154 nuclei famigliari provenienti da Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Italia e Stati Uniti, tutti accomunati da una caratteristica: la negatività alle mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 note per la loro associazione con il tumore al seno. In questo modo è stato possibile stimare, in presenza di un gene PALB2 mutato, un aumento del rischio di cancro alla mammella pari a 6-8 volte nella fascia di età compresa tra i 40 e i 60 anni e di 5 volte dopo i 60 anni.
Parlando i percentuali tutto ciò significa che nelle donne portatrici di questa mutazione il rischio di tumore al seno aumenta del 14% a 50 anni d'età e del 35% dopo il compimento dei 70 anni. Per di più la mutazione in PALB2, come quelle nei geni BRCA, è associata anche alla predisposizione al cancro all'ovaio, il cui rischio aumenta di 2,3 volte nelle donne portatrici. Ad essere in pericolo non è però solo l'organismo femminile. Questa variante genetica, infatti, aumenta la predisposizione al tumore alla mammella anche negli uomini, fra i quali il rischio aumenta di 8,3 volte.


I ricercatori hanno approfondito ulteriormente le analisi spostando l'attenzione sul ruolo giocato dalla familiarità per il tumore. Ne è emerso che la presenza della mutazione in PALB2 aumenta del 33% il rischio di tumore al seno nelle persone al di sotto dei 70 anni senza casi di cancro alla mammella in famiglia. Se, però, in famiglia sono presenti più casi di tumore al seno a esordio precoce il rischio aumenta del 58%.
"L'innovazione portata da questa ricerca è aver quantificato il rischio per chi ha la mutazione PALB2", spiega Paolo Radice, direttore del Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. "La predisposizione al cancro alla mammella per varianti di questo gene, normalmente impegnato nella riparazione dei danni al Dna, era nota da tempo ma la reale entità del rischio non era ancora stata definita".
Radice aggiunge una precisazione importante: "Avere tale mutazione non equivale alla certezza di ammalarsi", spiega l'esperto. Cosa si dovrebbe fare, quindi, se si dovesse scoprire di esserne portatori? La decisione più saggia è sottoporsi a monitoraggi attenti e continui. In altre parole, anche in questo caso non bisogna trascurare l'importanza della prevenzione secondaria e della diagnosi precoce.

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"Tumore al seno, il rischio aumenta se la pillola contiene molti estrogeni"

"Tumore al seno, il rischio aumenta se la pillola contiene molti estrogeni"
Lo rivela uno studio appena pubblicato su Cancer Research. Fra gli anticoncezionali orali pericolosi anche quelli con dosi alte di etinodiolo diacetato  o con dosaggi di norethindrone. Mentre altre tipologie, comprese quelle con basso livello di estrogeni, non sembrano comportare rischi elevati


I fattori di rischio del tumore al seno possono essere i più diversi: dall'età alla familiarità, passando per la predisposizione genetica, l'obesità e le sostanze cancerogene diffuse nell'ambiente circostante. Ma le probabilità di contrarlo sembrano aumentare del 50 % per chi usa determinate tipologie di pillole contraccettive. Soprattutto se contengono un alto livello di estrogeni. O, almeno, questo è ciò che dimostrano i dati di un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica dell'associazione americana per la ricerca sul cancro Aarc, American Association for Cancer Research .

Un risultato che accende ancora una volta i riflettori su rischi e benefici dei farmaci ormonali comunemente prescritti al giorno d'oggi per regolare il controllo delle nascite. Anche se, precisano gli autori, si tratta di conclusioni che hanno bisogno di essere ulteriormente confermate e al momento non sono significative a tal punto da sovvertire le pratiche cliniche contemporanee né tantomeno da scoraggiare le donne ad adottare le terapie che hanno l'obiettivo di evitare gravidanze indesiderate.

La correlazione. La correlazione, del resto, non è del tutto una novità. Precedenti indagini hanno già suggerito che gli ormoni presenti negli anticoncezionali orali possono favorire lo sviluppo precoce di carcinomi mammari o renderli più aggressivi. Ad esempio, un'analisi condotta nel 1996 su 53,297 femmine malate e 100,239 senza alcun disturbo ha evidenziato che il rischio cresce durante l'assunzione della pillola, si riduce quando aumenta il tempo trascorso dall'ultimo utilizzo, per poi scomparire del tutto nel giro di dieci anni.

Dagli esordi fino a oggi però questi sistemi contraccettivi sono cambiati in modo considerevole e gli ormoni contenuti al loro interno sono stati gradualmente ridotti con continuità. Così la maggior parte delle ricerche a nostra disposizione si basa su notizie che fanno riferimento a delle tipologie di anticoncezionali non più utilizzate.

Studiate 21.952 cartelle cliniche. Per colmare questa lacuna gli studiosi del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, a Washington, hanno consultato il database elettronico di un grande sistema d'assistenza sanitaria statunitense, il Group Health Cooperative (GHC). Grazie a informazioni dettagliate sulla prescrizione delle medicine, comprese le date e i dosaggi, i ricercatori hanno passato al setaccio le cartelle cliniche di 21.952 donne sane d'età compresa tra i 20 e i 49 anni; e 1.102 coetanee, cui tra il 1990 e il 2009 è stato invece diagnosticato un invasivo carcinoma della mammella. Risultati: coloro che prendevano, o avevano recentemente preso, la pillola avevano circa il 50 % di probabilità in più di finire nel secondo gruppo, rispetto a chi non l'avesse mai usata o non l'assumesse da più di un anno.

Non solo. Il rischio variava a seconda delle diverse formulazioni esaminate. "Nel nostro studio", ha commentato a Reuters Elizabeth F. Beaber che ha guidato il team di scienziati, "i contraccettivi orali associati a un maggiore pericolo di contrarre il tumore al seno sono quelli che contengono un'alta dose di estrogeni, o di etinodiolo diacetato (un progestinico sintetico), più certi tipi di dosaggi trifasici con 0.75 microgrammi di norethindrone. Mentre altre tipologie, comprese quelle con basso livello di estrogeni, non sembrano comportare rischi elevati".

I dati. Più nello specifico, ingerire pillole con dentro un'alta quantità di estrogeni, cioè dai 50 agli 80 microgrammi, aumenterebbe di 2,7 volte l'eventualità di sviluppare il carcinoma; usare quelle con un livello medio l'amplierebbe di 1,6 volte e quelle con etinodiolo diacetato di 2,6. Mentre le possibilità triplicherebbero con i dosaggi trifasici che prevedono nel complesso l'assunzione di 0.75 microgrammi di norethindrone.

Richiedere sempre il parere di un esperto. C'è, quindi, da preoccuparsi? Come ha fatto notare il magazine The Atlantic, che ha riportato la notizia, i sistemi ad alto dosaggio in realtà sono poco comuni. Inoltre, altri studi hanno dimostrato che la pillola ha anche un importante effetto protettivo nei confronti del tumore dell'ovaio e dell'endometrio. Poi si tratta pur sempre di una medicina e in quanto tale ha degli effetti collaterali. Commenta Vincenzo Adamo, professore ordinario di Oncologia Medica all'Università degli studi di Messina: "Questo ulteriore studio dimostra
che l'uso dei contraccettivi orali deve essere considerato come una vera terapia e seguito con attenzione da esperti e competenti. Perché se da un lato non possiamo non considerare i benefici del controllo delle attività ormonali (ad esempio sul piano riproduttivo, della regolazione del ciclo, della cura della dismenorrea), dall'altro può esserci il rischio di un incremento del carcinoma mammario. E, quindi, il loro utilizzo va affrontato con buon senso e controllo".


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Tumore al seno, un passo in avanti: con micrometastasi si può evitare l’intervento chirurgico

La commissione scientifica del 16th Milan breast cancer conference ha selezionato, tra oltre 100 studi presentati al congresso internazionale, ancora in corso a Milano, quello presentato dai chirurghi, patologi e medici nucleari dell’azienda ospedaliera di Perugia.
Alcuni particolari Lo studio è stato illustrato questa mattina durante i lavori davanti ad esperti provenienti da tutto il mondo dal professore Antonio Rulli, e per il rigore scientifico e il tema proposto ha raccolto ampi consensi dalla comunità scientifica internazionale. Nella relazione, viene messo in risalto un aspetto che riguarda il tumore al seno, la positività del linfonodo sentinella. Lo studio infatti ha voluto specificare i parametri che determinano la decisione, in presenza di micrometastasi, della opportunità della dissezione ascellare.
Lo studio «Nel lavoro che abbiamo presentato, siamo riusciti a stabilire un target obbiettivo dei casi clinici in cui, pur con micrometastasi, è possibile soprassedere all’intervento chirurgico dei linfonodi ascellari – puntualizza Rulli, responsabile della struttura dipartimentale Breast unit dell’azienda ospedaliera di Perugia -. Questa tecnica ci ha permesso, oltre ad evitare un secondo intervento chirurgico, anche di conoscere il peso della malattia nel linfonodo sentinella, stabilendo che, sotto a duemila copie /nano litro, è possibile evitare la dissezione ascellare, senza conseguenze sulla sopravvivenza globale e libera da malattia».
Rulli Ad oggi tra gli operatori sanitari che si occupano del tumore al seno, c’erano contrastanti pareri sull’argomento, con soluzioni che ingeneravano dubbi nelle donne colpite da tumore. Rulli ha inoltre indicato al congresso che su 262 donne operate di tumore al seno in un anno e mezzo, a 45 di queste è stato accertato che la malattia aveva colpito il linfonodo sentinella, ma sulla base dei parametri valutati, nove di esse non sono state sottoposte ad intervento chirurgico per asportazione dei linfonodi ascellari. «Anche questo risultato ci permette di esprimere soddisfazione, perché come è noto a molti, la terapia del tumore al seno – analizza Rulli – da tempo ha subito profondi cambiamenti: si è passati da interventi chirurgici demolitivi a interventi chirurgici di uguale efficacia dal punto di vista oncologico, ma decisamente di minore impatto psicologico e di conseguenza più tollerabili per la donna, con il risparmio della porzione di ghiandola mammaria non interessata dalla patologia. Negli stadi precoci della malattia, la terapia chirurgica consiste in un intervento di tipo conservativo di quadrantectomia sul seno e nella valutazione del coinvolgimento dei linfonodi ascellari, tramite l’analisi del linfonodo sentinella che è la prima stazione linfatica di drenaggio del quadrante mammario interessato dalla patologia. In caso di metastasi nel linfonodo sentinella, si procede alla dissezione ascellare ovvero all’asportazione chirurgica dei linfonodi dell’ascella. Da quasi due anni nell’azienda ospedaliera di Perugia viene utilizzata una tecnica di valutazione del linfonodo sentinella denominata Osna (one step nucleic acid amplification) grazie alla quale il linfonodo viene analizzato durante l’intervento al seno, con risposta di una eventuale metastasi linfonodale già durante il primo intervento chirurgico. Questa metodica permette di procedere alla dissezione ascellare risparmiando alla donna un secondo intervento chirurgico ed una nuova ospedalizzazione oppure nel caso di negatività del linfonodo stesso, di fornire subito alla paziente la risposta di un parametro importante per la scelta della terapia adiuvante successiva».
Le firme Lo studio presentato a Milano è stato firmato oltre che dai professori Antonio Rulli, Giuseppe Noya ed Angelo Sidoni, anche dai dottori Paolo Gerli, Francesco Barberini, Ambra Mariotti, Isabella Sabalich, Salvatore Messina, Daniela Caracappa ed Enrico Prosperi e Chiara Listorti.


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Prevenzione del tumore al seno, sarà più facile con la mammografia 3D


Un nuovo test per aumentare la percentuale di rilevazione di tumori al seno e ridurre i falsi allarmi. Si chiama tomosintesi o mammografia 3D: funzionerà quasi esattamente come una normale mammografia, con la differenza che nelle mammografie la macchina è fissa, mentre nella tomosintesi si muove intorno al seno, creandone con i raggi X un'immagine in tre dimensioni.

La notizia viene riportata dal New York Times, che cita uno studio pubblicato dal Journal of the American Medical Association, secondo cui i primi risultati sono promettenti, ma non definitivi. Il dibattito nella comunità scientifica è aperto. Il nuovo test è stato approvato dagli Stati Uniti nel 2011 ed è impiegato al momento in circa 1.100 dei 13.500 centri per mammografie attivi nel Paese. Ogni anno si eseguono circa 38 milioni di mammografie negli Stati Uniti, per un costo di circa otto miliardi di dollari.


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Prevenzione del tumore alla mammella e " breast unit"

Il 17 giugno in un Convegno organizzato da Europa Donna si parlerà di Breast Unit, la rete di centri per la cura a le prevenzione della malattia in attesa di essere regolamentate dal Ministero della Salute



 
Il tumore al seno è considerato uno dei grandi big killer al femminile, e purtroppo i dati ci informano che sempre più donne giovani si ammalano di questa terribile malattia. Terribile ma... non imbattibile.
Grazie alla prevenzione, alla diagnostica precoce, e alle nuove terapie oncologiche sempre più personalizzate, infatti, è oggi possibile sconfiggere il cancro alla mammella senza mutilare (se non strettamente necessario), la donna e consentendole di continuare la sua vita anche durante le cure.

Aspettative di sopravvivenza decisamente superiori e possibilità di estirpare del tutto la neoplasia sono, dunque, i risultati alla portata di molte più donne, e questo lo dobbiamo anche ad una maggiore sensibilizzazione femminile sull'importanza di prendersi cura della propria salute. Visite senologiche fin da giovani, mammografia dopo i 45 anni, autopalpazione per l'autodiagnosi da effettuare regolarmente dall'adolescenza, sono tutti ottimi strumenti per proteggere la salute del seno, una parte del corpo femminile tanto bella quanto delicata.
Per agevolare l'accesso della popolazione femminile alle migliori cure e alle tecniche di screening diagnostico più all'avanguardia, da qualche anno, anche nel territorio italiano, si sono costituite le Breast Unit su modello europeo. Si tratta di centri presenti in diverse strutture ospedaliere, che accorpano studi di senologia multidisciplinari in grado di seguire la paziente dai primi controlli alle cure più sofisticate in caso di malattia conclamata.
Le Breast Unit sono in attesa di una normativa che le regolamenti, in modo che lo stesso modello, con lo stesso livello standard di qualità delle terapie, sia offerto in ogni regione d'Italia secondo dei parametri imposti dall'Unione Europea. L'obiettivo è quello di creare una Breast Unit ogni 500mila abitanti in tutta Europa. E L'Italia?
Per fare il punto della situazione, il 17 giugno l'Associazione Europa Donna ha organizzato un Convegno a Milano, sostenuto, tra gli altri, dalla regione Lombardia e dalla Fondazione Umberto Veronesi, e presentato da Michele Mirabella,il simpatico e bravissimo conduttore di Elisir.
Sarà un'occasione d'oro per stimolare il Ministero della Salute ad accelerare i tempi di approvazione del decreto per la regolamentazione della Breast Unit (ancora in sospeso), e per parlare alle donne di quanto sia necessario che diventino più responsabili e consapevoli di come prendersi cura della propria salute.




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Ambulatorio per visita senologica - Roma

L'ambulatorio di senologia e dedicato alla prevenzione, diagnosi e cura della patologia mammaria. 
Attraverso la prima visita senologica, qualora fosse necessario sono garantiti entro pochi giorni tutti gli accertamenti diagnostici, quali: Ecografia mammaria, Mammografia, eventuale Agoaspirato e Biopsia. Tutto questo e' possibile grazie all'inserimento immediato della paziente in un percorso diagnostico sulla mammella che coinvolge oltre al Chirurgo senologo anche il Radiologo, l'Oncologo, l'Anatomopatologo.
 

In particolar modo l'ambulatorio di Senologia si occupa di gestire il pre e postoperatorio della terapia chirurgica della mammella ed eventuale chirurgia ricostruttiva sia contemporanea che successiva alla terapia chirurgica quale quadrantectomia o mastectomia radicale.
Le prestazioni ambulatoriale sono garantite per appuntamento. Qualora ci sia un caso che necessiti di visita urgrnte si può  fissare per appuntamento telefonico diretto con il medico. In sede di visita senologica e opportuno portare tutti gli esami precedenti, quali ecografie, mammografie o copie di cartelle cliniche di eventuali interventi al seno. Qualora siano necessari  approfondimenti diagnostici si daranno tutte le informazioni e le vie preferenziali per eseguirle nel piu breve tempo possibile.
Per ottenere una prestazione specialistica in convenzione e' necessaria la prenotazione e la richiesta del vostro medico di fiducia su ricettario regionale  Previo contatto telefonico si potranno avere tutte le informazioni per prenotare una visita professionale in regime di intramoenia.

Policlinico Umberto I - Roma
IV Clinica Chirurgica  - Orario ambulatorio di Senologia per visita senologica:
Lunedi' ore 09,00 - 11,00
Mercoledi' ore 09 - 10,00-
Venerdi ore 9-10,30

Visite in intrmoenia Giovedi' ore 14,00 - 18,00 Studio One Day Medical Center
 - Roma

Visite ambulatoriali di senologia


 Prof. Massimo Vergine
Università' "La Sapienza" Roma Policlinico Umberto I Dipartimento Scienze Chirurgiche
Studio: One day Medical Center - Via Ambrosini 114 Roma Tel. 0645212038
Cell: 3396166430 

Numero verde  del Prof. Massimo Vergine
per visite senologiche
 
 
Per gli appuntamenti si prega di Telefonare direttamente  al n. 339 6166430
o - al numero verde 800 984 377  o inviare email con vostro nome, cognome e telefono e sarete contattate in breve tempo
 
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L'autopalpazione nella prevenzione del tumore al seno


Tumore al seno: come eseguire l'autopalpazione

Nella Prevenzione del tumore al seno la diagnosi precoce  è uno strumento fondamentale per riconoscere in tempo e curare quel male devastante che colpisce anche le donne di giovane età e in questo quadro, l’autopalpazione s’inserisce come preziosa modalità che ognuna può mettere in pratica per fronteggiare l’insorgere di un’eventuale malattia. 
È un esame efficace ed economico che consente di individuare anche la più piccola anomalia in fase precoce e che, insieme ai test di screening come la mammografia (consigliata dopo i 40 anni), l’ecografia al seno e le regolari visite senologiche dai 20 anni in poi, diventa un’arma potente letteralmente a portata di mano delle donne.
Non bisogna avere né fretta né timori quando si decide di effettuare un’autopalpazione, da eseguire con calma e senza distrazioni di sorta e soprattutto con la costanza mensile, dato che è proprio la frequenza a consentire di intervenire in tempo contro questo insidioso nemico della salute femminile. Le donne fertili è bene che comincino a calendarizzare l’autoesame subito dopo la fine del ciclo mestruale, mentre coloro che sono in post menopausa potranno scegliere un periodo del mese per procedere di 30 giorni in 30 giorni. 
Ma come si effettua l’autopalpazione?
1- Davanti allo specchio, il seno nudo va osservato in modo obiettivo e critico, scevro da qualsiasi valutazione estetica, sia per l’aspetto, eventuali asimmetrie, il colore dei capezzoli.
2- Sollevare le braccia e notare le modifiche del seno al cambio di posizione, senza tralasciare la zona delle ascelle e possibile rigonfiamento dei linfonodi.
3- Osservarsi di fianco, osservando il profilo del seno sia a riposo che con contrazione del muscolo pettorale. A questo punto può cominciare l’autopalpazione vera e propria, usando sempre la mano opposta alla mammella da esaminare.
4- Si parte dal centro, quindi dal capezzolo, e delicatamete si effettua una mappatura completa del seno in senso orario, senza tralasciare alcun punto, perché ogni porzione deve essere sottoposta ad una sorta di scansione per individuare ogni più piccolo rigonfiamento, nodulo, tumefazione. Se si percepisce qualche ‘pallina’ di troppo, in genere si tratta di formazioni del tutto benigne.
In ogni modo, mai sottovalutare nulla, soprattutto quando si scopre un’anomalia, anche piccola, che prima non c’era, così da valutare se si tratta di un nodulo mobile o fisso, dolente al tatto o meno, in che zona del seno si trova, se è collegato a modifiche del capezzolo (ad esempio secrezioni sierose o cambiamento del colore dell’areola).
5- Una visita senologica, infine, aiuterà a liberarsi da ogni dubbio, così da non sminuire né esasperare dei particolari che vanno sempre sottoposti all'esame del senologo

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