UE approva nuovo farmaco per il carcinoma mammario metastatico


; Il nuovo trattamento blocca alcune molecole coinvolte nella rescita di cellule tumorali



Il tumore metastatico. Le donne con carcinoma al seno metastatico Hr+/Her2- rappresentano circa il 60% di tutti i casi di cancro al seno metastatico. In presenza di metastasi, è importante riuscire a evitare che il tumore peggiori, mantenere sotto controllo i sintomi della malattia e ottenere una buona qualità di vita il più a lungo possibile. palbociclib è stato approvato per essere somministrato assieme a un inibitore dell'aromatasi (un altro farmaco usato contro alcuni tipi di tumore al seno). L'approvazione riguarda anche l'uso di palbociclib in combinazione con un altro antitumorale, il fulvestrant, in donne che hanno ricevuto una precedente terapia endocrina.

I trial sull'efficacia. L'approvazione europea si basa sui numerosi dati ricavati dai trial Paloma 1, 2 e  3. Tutti questi studi hanno dimostrato che palbociclib, in combinazione con una terapia endocrina, prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola terapia endocrina o alla terapia endocrina con placebo. “Le evidenze di efficacia e sicurezza su palbociclib sono forti" spiega Paolo Marchetti, Professore Ordinario di Oncologia Medica, Direttore U.O.C. di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea di Roma. "Lo studio Paloma-3 di fase III ha messo in evidenza che le pazienti trattate con una terapia antiormonale, come fulvestrant, se trattate con palbociclib in aggiunta, presentavano un miglioramento dei parametri con una riduzione del rischio di ripresa di malattia di oltre il 50% e con una tollerabilità molto buona. I pochi effetti collaterali sono ben gestibili e non particolarmente invalidanti per la donna”.

I vantaggi di un trattamento aggiuntivo. “Anzichè trattare con la sola terapia antiormonale, non appena palbociclib sarà disponibile anche in Italia, avremo un trattamento aggiuntivo con notevoli vantaggi" posegue Marchetti. "Anche in prima linea, in associazione aifarmaci antiormonali come gli inibitori delle aromatasi, palbociclib si è dimostrato efficace nel ridurre la probabilità di una ripresa di malattia (studio di fase III Paloma-2). Questo rende possibile offrire alle donne un trattamento efficace e con un profilo di tossicità gestibile, con indubbi vantaggi nel controllo di una malattia che in passato aveva spesso avuto un'evoluzione negativa. L'efficacia della inibizione delle CDK 4/6 sia in prima linea sia in seconda linea di trattamento, rende disponibili  per le nostre pazienti risultati che in passato non riuscivamo ad ottenere, con un prolungamento del controllo di malattia e una buona qualità della vita”.

L'impatto sulla qualità di vita. "Le pazienti con carcinoma metastatico della mammella in Europa hanno bisogno di avere a disposizione nuove opzioni terapeutiche - commenta Kathi Apostolidis, sopravvissuta due volte al cancro al seno e Vice Presidente della European Cancer Patient Coalition - Il carcinoma mammario metastatico ha un impatto molto pesante sulla vita delle pazienti e delle loro famiglie, ma grandi speranze sono riposte nei nuovi trattamenti che hanno il potenziale per migliorare la qualità di vita e i risultati clinici



 

L'autopalpazione nella prevenzione del tumore al seno


Nella Prevenzione del tumore al seno la diagnosi precoce  è uno strumento fondamentale per riconoscere in tempo e curare quel male devastante che colpisce anche le donne di giovane età e in questo quadro, l’autopalpazione del seno s’inserisce come preziosa modalità che ognuna può mettere in pratica per fronteggiare l’insorgere di un’eventuale malattia. 
È un esame efficace ed economico che consente di individuare anche la più piccola anomalia in fase precoce e che, insieme ai test di screening come la mammografia (consigliata dopo i 40 anni), l’ecografia al seno e le regolari visite senologiche dai 20 anni in poi, diventa un’arma potente letteralmente a portata di mano delle donne.
Non bisogna avere né fretta né timori quando si decide di effettuare un’autopalpazione, da eseguire con calma e senza distrazioni di sorta e soprattutto con la costanza mensile, dato che è proprio la frequenza a consentire di intervenire in tempo contro questo insidioso nemico della salute femminile. Le donne fertili è bene che comincino a calendarizzare l’autoesame subito dopo la fine del ciclo mestruale, mentre coloro che sono in post menopausa potranno scegliere un periodo del mese per procedere di 30 giorni in 30 giorni. 
Ma come si effettua l’autopalpazione del seno?
1- Davanti allo specchio, il seno nudo va osservato in modo obiettivo e critico, scevro da qualsiasi valutazione estetica, sia per l’aspetto, eventuali asimmetrie, il colore dei capezzoli.
2- Sollevare le braccia e notare le modifiche del seno al cambio di posizione, senza tralasciare la zona delle ascelle e possibile rigonfiamento dei linfonodi.
3- Osservarsi di fianco, osservando il profilo del seno sia a riposo che con contrazione del muscolo pettorale. A questo punto può cominciare l’autopalpazione vera e propria, usando sempre la mano opposta alla mammella da esaminare.
4- Si parte dal centro, quindi dal capezzolo, e delicatamete si effettua una mappatura completa del seno in senso orario, senza tralasciare alcun punto, perché ogni porzione deve essere sottoposta ad una sorta di scansione per individuare ogni più piccolo rigonfiamento, nodulo, tumefazione. Se si percepisce qualche ‘pallina’ di troppo, in genere si tratta di formazioni del tutto benigne.
In ogni modo, mai sottovalutare nulla, soprattutto quando si scopre un’anomalia, anche piccola, che prima non c’era, così da valutare se si tratta di un nodulo mobile o fisso, dolente al tatto o meno, in che zona del seno si trova, se è collegato a modifiche del capezzolo (ad esempio secrezioni sierose o cambiamento del colore dell’areola).
5- Una visita senologica, infine, aiuterà a liberarsi da ogni dubbio, così da non sminuire né esasperare dei particolari che vanno sempre sottoposti all'esame del senologo


A cura del prof. Massimo Vergine

Per approfondimenti   www.senologia.eu http://www.senologia.eu/

Ereditarietà dei tumori al seno ed alle ovaie

Sindromi neoplastiche ereditarie
I tumori sono malattie tipicamente multifattoriali, alla cui insorgenza, cioè, concorrono molte concause, sia di tipo ambientale che genetico. Nella maggior parte dei casi (le cosiddette forme sporadiche, oltre 80% dei casi) l’insorgenza di un tumore in un singolo individuo appare casuale o eventualmente associata all’esposizione a specifici fattori di rischio (per esempio, il fumo di sigaretta o le radiazioni) o a particolari stili di vita (per esempio, le abitudini alimentari, o la sedentarietà). In alcuni casi, tuttavia, una o più tipologie di tumore possono colpire più individui della stessa famiglia (forme familiari). Lo studio approfondito di queste circostanze ha condotto alla identificazione di alterazioni genetiche che possono essere trasmesse di generazione in generazione (cioè ereditate) e che sono fortemente legate alla trasformazione di una cellula normale in una tumorale. Ad oggi, conosciamo un gran numero di sindromi neoplastiche ereditarie, cioè condizioni in cui la ricorrenza familiare di tumore riconosce come causa principale la trasmissione ereditaria di specifiche alterazioni genetiche.
Mentre in alcuni casi, ereditare una di queste alterazioni genetiche comporta quasi certamente lo sviluppo di un tumore (come nel caso delle mutazioni del gene APC nei soggetti affetti da Poliposi Adenomatosa Familiare del colon), in altri casi l’alterazione genetica eventualmente ereditata non conferisce certezza di sviluppare la neoplasia, ma determina un aumento sensibile del rischio che questo accada, rispetto alla popolazione generale.

Alterazioni genetiche e rischio di tumori al seno
Per quanto riguarda i tumori al seno (ed alle ovaie) circa il 5-10% dei casi è associato ad alterazioni genetiche ereditabili, ed in questi casi, di solito, la malattia si manifesta in più membri della stessa famiglia.
Nel 1994/95 sono stati identificati i due principali geni coinvolti nell’ereditarietà dei tumori al seno e alle ovaie: BRCA1 e BRCA2. Le proteine codificate da questi geni sono molto importanti per la riparazione dei danni al DNA e la regolazione del ciclo cellulare. Ciascun individuo possiede due copie di questi due geni, ed il loro normale funzionamento non comporta alcun rischio per la salute. Tuttavia alcuni individui possono avere una copia alterata di BRCA1 o BRCA2. I dati delle statistiche (metanalisi) più recenti indicano che i portatori di mutazioni di BRCA1 hanno un rischio del 55-65% di sviluppare un tumore al seno entro i 70 anni, mentre le mutazioni di BRCA2 conferiscono un rischio del 45-47%. Inoltre i soggetti portatori di mutazioni di BRCA1 hanno un rischio del 39% di sviluppare un tumore ovarico, mentre per i soggetti con mutazione di BRCA2 questo rischio è del 11-17%. Nelle donne che già hanno sviluppato un tumore della mammella il riscontro di una mutazione in uno di questi due geni comporta una maggiore probabilità di sviluppare un altro tumore nella mammella sana o nelle ovaie.
È importante sottolineare che la precisa entità del rischio varia per ciascuna donna portatrice di mutazione ed andrà accertata in ogni singolo caso da un professionista competente, nell’ambito di una valutazione generale dell’individuo, del suo quadro clinico, della sua storia familiare e della sua esposizione ad altri fattori di rischio.
Anche gli uomini portatori di alterazioni nel gene BRCA2 hanno maggior probabilità di manifestare un tumore della mammella, altrimenti molto raro in questo sesso, e presentano un lieve aumento del rischio di sviluppare un tumore della prostata.
Raramente la ricorrenza familiare di tumori al seno può essere associata a mutazioni in altri geni tra cui PTEN e p53 (responsabili rispettivamente della sindrome di Cowden e della sindrome di Li-Fraumeni), mentre la ricorrenza di tumori all’ovaio può essere anche associata alla sindrome di Lynch, legata alle mutazioni dei geni del MMR. Sebbene mutazioni in altri geni (tra cui CHEK2, ATM, BRIP1, PALB2) siano state segnalate in famiglie con ricorrenza di tumori al seno, si stima che il loro effetto sul rischio di ammalare sia più basso rispetto a BRCA1 e BRCA2 ed il loro rilievo per la gestione clinica dei portatori di mutazione è, ad oggi, ancora dibattuto.

Trasmissione genetica
Molti soggetti portatori di alterazioni genetiche in BRCA1 e BRCA2 si chiedono quale sia la probabilità di aver trasmesso questa condizione ai propri figli. È importante sottolineare che sia uomini che donne portatrici di un gene BRCA alterato, indipendentemente dal manifestarsi o meno della malattia, possono trasmettere la mutazione ai propri figli con una probabilità del 50% per ciascun figlio.

Prevenzione nei soggetti portatori di mutazioni dei geni BRCA1/2
In considerazione dell’elevato rischio di ammalare di tumore, i soggetti portatori di mutazioni in BRCA1 e BRCA2 necessitano di adeguate misure di prevenzione. Le misure preventive minime consistono nel monitoraggio periodico dello stato del seno tramite autopalplazione, esame obiettivo da parte di un medico, ecografia, risonanza magnetica nucleare e/o mammografia. È opportuno che questo programma di “sorveglianza” venga eseguito secondo un calendario prestabilito e con una cadenza semestrale/annuale, in centri altamente qualificati nello specifico settore. Analoghe procedure di “sorveglianza” devono essere disposte per il monitoraggio delle ovaie.
Le procedure di sorveglianza puntano ad una diagnosi quanto più precoce possibile e si sono dimostrate effettivamente efficaci nel ridurre la mortalità per tumori al seno in individui portatori di mutazioni di BRCA1 e BRCA2, ma non sono ovviamente in grado di ridurre il rischio di insorgenza di tumore. Ad oggi solo la mastectomia bilaterale preventiva è una misura efficace nell’abbattere il rischio di tumore al seno di oltre il 90%. Ugualmente, solo la salpingo-ovariectomia preventiva abbatte di una egual misura il rischio di tumore ovarico. È importante sottolineare che questa ultima procedura riduce del 50% anche il rischio di tumore al seno.
Sono allo studio alcuni protocolli di prevenzione farmacologica, ma non vi sono al momento dati definitivi sulla loro efficacia in soggetti geneticamente predisposti.
Come per la valutazione del rischio individuale, è in ogni caso opportuno che le misure preventive più idonee siano scelte da ciascun soggetto a rischio insieme a un equipe di professionisti competenti nello specifico settore.

Indicazioni al test genetico
L’identificazione dei soggetti da sottoporre ad analisi genetica per la predisposizione al tumore della mammella/ovaio richiede una valutazione complessa di diversi parametri, dal momento che la storia familiare solo molto raramente dimostra i chiari segni della trasmissione genetica mendeliana (autosomica dominante). In generale, possono suggerire la necessità di un consulto presso un professionista esperto le seguenti caratteristiche:

  • molteplicità degli affetti da tumore (seno e/o ovaie) in parenti di I e II grado
  • giovane età all’esordio
  • neoplasie multicentriche (p.e., bilaterali)
  • associazione tumore mammella e ovaio (nello stesso individuo o in membri della stessa famiglia)
  • tumore mammella maschile

Sulla base delle storia personale e familiare di malattia, il consulente esperto suggerirà o meno l’opportunità di ricorrere ad una indagine genetico-molecolare. Nell’ambito di una famiglia con ricorrenza di tumore al seno, l’analisi genetico-molecolare viene di solito effettuata inizialmente in un soggetto ammalato di tumore. La presenza di una mutazione nel primo soggetto analizzato indica l’opportunità di estendere l’indagine genetico-molecolare a tutti i familiari (che abbiano raggiunto la maggiore età) per determinare il loro stato di in merito alla mutazione e quindi il loro rischio individuale di ammalare.

La ricerca sull’ereditarietà dei tumori al seno
Oltre a BRCA1 e BRCA2, mutazioni in altri geni (tra cui CHEK2, ATM, BRIP1, PALB2, MRE11, NBS1, RAD50 ed altri) sono state segnalate in famiglie con ricorrenza di tumori al seno. Ad oggi tuttavia queste alterazioni non sono indagate di routine per via di limiti tecnici ed economici. Le nuove strategie di sequenziamento del DNA (Next Generation Sequencing) si sono già dimostrate valide per il superamento di questi limiti e, tra breve, consentiranno di analizzare ampi pannelli genici oltre a BRCA1 e BRCA2. È importante sottolineare, tuttavia, che l’effetto di queste alterazioni genetiche sul rischio di ammalare sembra più basso rispetto a BRCA1 e BRCA2 ed il loro rilievo per la gestione clinica dei portatori di mutazione è, ad oggi, ancora dibattuto e necessita di approfonditi studi clinici.
La ricerca sul genoma umano ha recentemente condotto all’identificazione di variazioni genetiche ricorrenti nella popolazione (polimorfismi), la cui frequenza appare diversa tra soggetti sani e soggetti malati di tumore al seno o alle ovaie. È possibile quindi che in un prossimo futuro la valutazione del rischio di ciascun individuo di ammalare di tumore al seno possa essere valutato attraverso lo studio di mutazioni rare e ad alto impatto causale (come quello di BRCA1 e BRCA2) integrato dallo studio di alterazioni frequenti ed a basso impatto causale (analisi dei polimorfismi).
Da un punto di vista clinico, infine, sono allo studio alcuni protocolli di prevenzione farmacologica per i soggetti con predisposizione genetica che mirano alla riduzione del rischio di ammalare di tumore al seno senza dover ricorrere alla chirurgia preventiva.


IN BREVE
  • Circa il 5-10% dei tumori al seno dipende da cause genetiche individuabili.
  • La ricorrenza in famiglia di tumori al seno e/o alle ovaie e la giovane età all’esordio della malattia sono i principali indicatori di una possibile forma ereditaria.
  • I geni più frequentemente coinvolti nelle forme ereditarie di tumore al seno sono BRCA1 e BRCA2.
  • Le alterazioni genetiche di BRCA1 e BRCA2 possono essere trasmesse ed ereditate dai maschi e dalle femmine indistintamente, ma causano malattia più frequentemente (ma non esclusivamente) nelle femmine.
  • I portatori di mutazioni di BRCA1 e BRCA2 hanno un elevato rischio di ammalare di tumori al seno ed alle ovaie.
  • Questi soggetti necessitano pertanto di opportune misure preventive di riduzione del rischio di ammalare di tumore.

Giuseppe Giannini
Prof. Ordinario di Patologia Generale
Sapienza Università di Roma
Responsabile PRGM Diagnostica Molecolare dei Tumori Ereditari
Policlinico Umberto I


Per approfondimenti sul tumore delkla mammella

   www.senologia.eu    a cura del Prof. Massimo Vergine

La terapia ormonale nel tumore della mammella


 Molte pazienti chiedono alcune informazioni sulla terapia ormonale; inserisco quindi alcune informazioni generali su questo argomento
 
Che cosa è la terapia ormonale?
L’ormonoterapia, o terapia ormonale, consiste nella somministrazione di farmaci in grado di interferire con
l’attività degli estrogeni, ormoni ritenuti coinvolti nell’insorgenze e nello sviluppo di almeno due terzi dei
tumori mammari. Per tale motivo si ritiene che la loro riduzione possa essere un trattamento efficace.
I meccanismi di azione fondamentali dell’ormonoterapia sono sostanzialmente tre:

1. impedire alla cellula tumorale di essere influenzata
dagli ormoni prodotti dall’organismo attraverso la
somministrazione di un antiestrogeno (Tamoxifen);

2. inibire la produzione di estrogeni, bloccando l’azione
di un enzima, aromatasi, che trasforma gli androgeni in
estrogeni (inibitori dell’aromatasi);

3. inibire la produzione degli estrogeni prodotti dalle
ovaie utilizzando gli analoghi dell’LHRH (ablazione
ovarica).

In quali ca si è indicata la terapia ormonale?
L’ormonoterapia è efficace soltanto nelle donne in cui è stata dimostrata la presenza di recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali.
Il tumore si definisce in questo caso estrogeno-positivo (ER+) e/o progesterone-positivo (PGR+).

Come avviene la scelta del trattamento?
La scelta del trattamento più indicato per ogni donna dipende da una serie di fattori, i principali dei quali
sono:
• caratteristiche della malattia
• trattamenti già ricevuti
• presenza di recettori specifici sulle cellule neoplastiche
• stato menopausale.

L’oncologo discuterà con voi quale tipo di terapia ormonale sia più indicato nel vostro caso, consigliando
una terapia ormonale con tamoxifen o con un inibitore dell’aromatasi o potrebbe essere offerta la sequenza



dei due farmaci per un tempo complessivo di almeno cinque anni.
Il Tamoxifene

Cosa è il tamoxifene?
Il tamoxifene appartiene alla classe degli antiestrogeni. Ilmeccanismo di azione di tali sostanze consiste nell’impedire che l’estrogeno si combini con le cellule tumorali e ne stimoli la crescita.
Il tamoxifene può essere attivo sia nelle donne che non hanno raggiunto la menopausa (stato pre-menopausale) sia alle donne che sono già in menopausa (stato post-menopausale).
Il tamoxifene è la terapia più comune per le donne in stato pre-menopausale.
Con quali nomi si trova in commercio?

Il tamoxifene è disponibile sia come specialità medicinale (Nolvadex®, Kessar®, Nomafen®, Tamoxene®)
sia come farmaco generico (Tamoxifene Ratiofarm, Tamoxifene Segix, Tamoxifene TAD). Se lei è intollerante al lattosio, essendo questo eccipiente presente in quasi tutte le preparazioni commerciali, può richiedere al suo medico di prescriverle un farmaco galenico privo di lattosio.
Quando devo assumere il farmaco?
Il farmaco può essere assunto appena disponibile indipendentemente dal ciclo mestruale.
Come devo assumere il farmaco?
Il farmaco, in forma di compressa o capsula, si assume per bocca tutti i giorni all’incirca alla stessa ora (vi è
una tolleranza di 2-3 ore).
Quali effetti collaterali provoca?
Di solito causa effetti collaterali di lieve entità, tra i quali si possono includere:
• vampate di calore e sudorazione
• aumento di peso, ritenzione idrica
• secchezza vaginale
• insonnia
• dolori scheletrici
• sbalzi di umore e depressione.

Gli effetti collaterali possono comunque dipendere dalla predisposizione personale alla tendenza a ingrassare e a quanto si sia vulnerabili alla depressione. Un ottimo rimedio per contrastare questi effetti collaterali è l’attività fisica regolare almeno tre volte a settimana.
Nelle donne in età postmenopausale, il tamoxifene accresce leggermente il rischio di sviluppare, a distanza
di anni, tumore dell’endometrio, trombosi agli arti inferiori e ictus. Fortunatamente si tratta di evenienze
molto rare, di solito curabili anche grazie alla diagnosi tempestiva garantita dai controlli suggeriti dai medici
di riferimento.

I benefici del tamoxifene per il trattamento dei tumori della mammella superano di gran lunga i rischi
degli effetti collaterali per la maggior parte delle pazienti.

Per ottenere il farmaco occorre una prescrizione particolare?
 Il farmaco, di basso costo, è ottenibile con normale ricetta rilasciata dal Medico di Medicina Generale.

Inibitori dell’aromatasi

Cosa sono gli inibitori dell’aromatasi?
Gli inibitori dell’aromatasi sono farmaci che riducono la quantità di estrogeni in circolo nell’organismo e di
conseguenza la quantità di ormoni che raggiungono le cellule tumorali nel seno.
Gli inibitori dell’aromatasi sono riservati alle donne già in menopausa; in queste donne la produzione
di estrogeni da parte delle ovaie è praticamente inesistente, ma nei muscoli, nel fegato e nel tessuto
adiposo l’enzima aromatasi converte gli androgeni in estrogeni.

Con quali nomi si trovano in commercio?

I farmaci più comunemente usati sono anastrozolo
(Arimidex®), letrozolo (Femara®) e exemestane
(Aromasin®).
Si assumono sotto forma di compressa giornaliera.
Quali effetti collaterali provocano?

Gli effetti collaterali più comuni sono:
• vampate di calore
• stanchezza
• dolori articolari
• secchezza vaginale
• nausea.

Il trattamento prolungato con gli inibitori dell’aromatasi potrebbe indurre osteoporosi. Per questo motivo l’ oncologo potrebbe ritenere opportuno sottoporvi a controlli regolari della densità ossea e consigliarvi l’assunzione di farmaci per rallentare o contrastare questo processo.
Al contrario del Tamoxifene, questi farmaci non aumentano il rischio di trombosi degli arti inferiori, di
tumore dell’utero o di ictus.
Quando devo assumere il farmaco?
Il farmaco può essere assunto appena disponibile indipendentemente dal ciclo mestruale.
Come devo assumere il farmaco?
Il farmaco, in forma di compressa, si assume per bocca tutti i giorni all’incirca alla stessa ora (vi è una tolleranza di 2-3 ore).
Per ottenere il farmaco occorre una prescrizione
particolare?
Per ottenere il farmaco dal sistema sanitario nazionale occorre rivolgersi al Medico di Medicina Generale con la
“Scheda di segnalazione diagnosi e
piano terapeutico” rilasciata dallo specialista oncologo, che ha validità
semestrale o annuale. Il Medico di Medicina Generale può quindi emettere la ricetta per il ritiro del farmaco in farmacia.

Analoghi dell’LHRH
Cosa sono gli analoghi dell’LHRH?

Sono sostanze che inibiscono la produzione degli estrogeni da parte delle ovaie con conseguente
blocco del ciclo mestruale (ablazione o soppressione ovarica).

In quali casi è indicata l’ablazione ovarica?
Nelle donne in età pre-menopausale l’ablazione ovarica consente di abbassare i livelli di estrogeni e di indurre una menopausa temporanea, contribuendo quindi a bloccare la crescita delle cellule tumorali.
I livelli ormonali possono ritornare normali alla conclusione del trattamento, in alcuni casi anche senza
la ripresa del ciclo mestruale.
Gli analoghi dell’LHRH vengono spesso usati in associazione con un altro antiestrogeno per un periodo
di almeno due anni.
Quali effetti collaterali provocano?
Gli effetti collaterali del trattamento sono simili a quelli della menopausa fisiologica e comprendono vampate di calore e sudorazione, diminuzione della libido, cefalea e sbalzi d’umore.
Con quali nomi si trovano in commercio?
I nomi di questi farmaci sono: triptorelina embonato (Decapeptyl®), goserelin (Zoladex®), leucoprorelina
acetato (Enantone®).

Quando devo farmi praticare il farmaco?
La prima somministrazione deve avvenire il primo giorno delle mestruazioni. Le successive devono avvenire
puntualmente ogni 28 giorni. È possibile che la prima somministrazione non impedisca il flusso mestruale,
che potrebbe presentarsi come normale per uno o due mesi.
Come devo farmi praticare il farmaco?

Zoladex® e Enantone® si somministrano sotto forma di iniezioni sottocutanee.
Decapeptyl® per via intramuscolare.

Per ottenere il farmaco occorre una prescrizione
particolare?
Per l’erogazione del farmaco da parte del Sistema Sanitario Nazionale occorre rivolgersi al Medico di
Medicina Generale con la “Scheda di segnalazione diagnosi e piano terapeutico” rilasciata dallo specialista
oncologo, che ha validità semestrale o annuale, in relazione alla quale il Medico di Medicina Generale
può emettere la ricetta per il ritiro del farmaco in farmacia.
Si tratta di farmaci molto costosi.
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Anticorpi monoclonali (terapia biologica)
Cosa è la terapia biologica?

Negli ultimi anni sono stati studiati farmaci capaci di colpire solo le cellule tumorali, agendo su un bersaglio
contenuto esclusivamente o prevalentemente nelle cellule tumorali. A questi farmaci (definiti “biologici”)
appartengono gli anticorpi monoclonali, che si sono dimostrati in grado di colpire e distruggere le cellule
tumorali senza danneggiare quelle sane.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali?
Gli anticorpi monoclonali sono simili agli anticorpi che ci difendono dalle infezioni e da altre malattie,
ma hanno la caratteristica di essere stati realizzati dai ricercatori per raggiungere ed eliminare determinate
cellule tumorali che si riconoscono dalla presenza di recettori specifici.
Alla classe degli anticorpi monoclonali utilizzati nel trattamento dei tumori mammari appartiene il
trastuzumab (Herceptin®).

In quali casi è indicato l’uso dell’Herceptin?
Il trastuzumab (Herceptin) agisce unicamente sui carcinomi della mammella che presentano in grande
eccesso un recettore chiamato HER 2. Nel carcinoma mammario Herceptin è in grado di ridurre
il rischio di recidiva dopo il trattamento chirurgico.
Herceptin può essere utilizzato in combinazione con altri farmaci anche per il trattamento di carcinomi
mammari in stadio avanzato, recidivante o diffuso ad altri organi.
Quali effetti collaterali provoca?
Gli effetti collaterali sono di solito lievi: alcune pazienti possono sviluppare sintomi similinfluenzali,
diarrea, mal di testa, reazioni allergiche. In alcuni casi Herceptin può produrre un danno cardiaco,
di solito di lieve entità che nella maggior parte dei casi è reversibile dopo la sospensione del trattamento.
Tuttavia, al momento si ignorano gli effetti a lungo termine di qualunque danno a livello cardiaco; per tale
motivo Herceptin non è indicato per il trattamento di pazienti con problemi cardiaci.
Quali sono le modalità di somministrazione
degli anticorpi?
Gli anticorpi vengono somministrati per endovena ogni 3 settimane, esclusivamente in ambito ospedaliero.
Sono farmaci molto costosi.

A cura del prof. Massimo Vergine

Per approfondimenti    www.senologia.eu


Utilità dei test genomici nel tumore della mammella

Ulteriori conferme per il test Oncotype Dx arrivano dal San Antonio Breast Cancer Symposium. Così è possibile predire l’utilità della ch...