Il Carcinoma duttale in situ e lobulare in situ sono tumori maligni?



Il carcinoma duttale e il carcinoma lobulare  si definiscono in situ quando sono confinati all’interno  della membrana basale e non hanno oltrepassato questa : prendono origine rispettivamente dai dotti galattofori e dai lobuli. Benchè siano accomunati da questa caratteristica si comportano in maniera differente.
Il carcinoma lobulare in situ è stato a lungo considerato un precursore del tumore lobulare invasivo, vale a dire lo stadio precoce di questa forma tumorale. Da ciò derivava la conclusione che il decorso naturale di questa condizione sarebbe stata l’evoluzione in tumore invasivo.
Da qualche tempo , però, la ricerca ha indotto a ritenere che il carcinoma lobulare in situ sia più simile all’iperplasia atipica che al carcinoma invasivo e che quindi le donne che ne sono affette abbiano semplicemente un aumentato rischio di sviluppare un tumore al seno infiltrante 
( indipendentemente dalla localizzazione del carcinoma lobulare in situ) che può essere stimato nell’1%  l’anno.: Ciò ha cambiato in modo con cui si affronta questa condizione  Il più delle voltesi opta per “controlli periodici ravvicinati”, vale a dire l’esecuzione di controlli periodici che verifichino il decorso della lesione e identifichino precocemente l’eventuale comparsa di nuovi noduli e variazioni delle microcalcificazioni:
Diverso è il caso del carcinoma duttale in situ: In tal caso, il carcinoma, se non trattato, in molti casi tende a evolversi in una forma invasiva: Tuttavia non è possibile sapere né in quali donne diventerà invasivo né con quale velocità si verificherà questa progressione: Il carcinoma duttale in situ viene quindi quasi sempre trattato per prevenire l’insorgenza di un carcinoma invasivo con un intervento di chirurgia conservativa. Studi recenti hanno però suggerito che anche in questo caso si possa ricorrere, con il consenso della donna, alla strategia della vigile attesa. Si tratta di una scelta che può dipendere da molti fattori , non ultimi il carattere della persona, la costanza nel sottoporsi ai controlli e la disponibilità nel luogo di residenza di centri con competenze e apparecchiature adatte.
Il carcinoma duttale in situ un tempo era molto raro, ma la sua diffusione è cresciuta nell’ultimo ventennio, probabilmente perchè viene spesso identificato con la mammografia e con l’aumentare dei programmi di screening.  Si tratta quindi di un aumento di incidenza quasi certamente apparente, legato alle aumentate capacità diagnostiche.


Per approfondimenti sul tumore della mammella    www.senologia.eu

Tumori nelle donne , anche se aumentano le guarigioni si fa ancora poca prevenzione


 Il 63% delle pazienti italiane ha superato la malattia. In occasione della Seconda Giornata della Salute della Donna, l'associazione Italiana di Oncologia Medica fa il punto sulle neoplasie nella popolazione femminile



Le donne che hanno superato un tumore sono in costante aumento: sono oggi il 63% delle italiane colpite da una neoplasia. Nel tumore al seno,la percentuale è ormai dell'85%. Dati incoraggianti che proprio in questi giorni, alla vigilia della Seconda Giornata della Salute della Donna (22 aprile), è importante ricordare.

I numeri di tumori nelle donne e l'aderenza alla diagnosi precoce. Ci sono altri numeri su cui è importante puntare l'attenzione: 176.200 sono le donne che solo lo scorso anno si sono ammalate di cancro in Italia; un milione e 700 mila sono invece quelle che oggi vivono con alle spalle una diagnosi. A fare il punto è l'Associazione italiana di Oncologia Medica (Aiom), che aderisce alla Giornata promossa dal Ministero della Salute. E che sottolinea l'importanza degli screening per la diagnosi precoce, a cui ancora troppe poche donne partecipano: “Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per affrontare la malattia ma è essenziale migliorare l’adesione agli screening anti-cancro”, spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “Nel 2015 – continua – sono state invitate circa 1 milione e 728 mila italiane a eseguire la mammografia, fondamentale per individuare il tumore del seno in fase precoce, ma solo il 55% ha aderito. Preoccupa in particolare la differenza fra Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%). Ancora insufficiente anche l’adesione al Pap-test per l’individuazione del tumore della cervice uterina, uno dei più frequenti nelle giovani donne (under 50), al quinto posto con 2.300 nuove diagnosi stimate nel 2016 in Italia”. Nel 2015 – fa sapere l'Aiom – sono state invitate a eseguire l’esame poco più di 1 milione e 624mila donne, ma ha aderito solo il 39,8%. Per la prima volta dal triennio 2008-2010 l’adesione è scesa, seppure di poco, sotto il 40%.

Il nuovo Test HPV. Alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test HPV (Human Papilloma Virus) a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Numerosi studi, infatti, hanno evidenziato una maggiore sensibilità del test HPV nell’individuazione di lesioni tumorali rispetto al Pap-test. “Il nostro Paese – continua Pinto – primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’HPV test come test primario dello screening cervicale. È un cambiamento che sta progressivamente prendendo piede: nel 2015, 49 programmi di screening hanno utilizzato la ricerca del Dna di tipi ‘ad alto rischio’ di papillomavirus umano come test primario di screening. La proporzione di donne invitate allo screening con questo esame è ora del 16%, quasi doppia rispetto al 2012. L’adesione è stata del 50,1%, superiore a quella generale all’invito allo screening”.



Prevenzione primaria: attenzione al fumo. I tumori più frequenti nelle donne sono quello della mammella (30%), colon-retto (13%), polmone (6%), tiroide (5%) e corpo dell’utero (5%). In particolare, il tumore del polmone sta aumentando: “Il vizio del fumo è sempre più al femminile”, conclude Pinto: “Anche se questa abitudine è più diffusa negli uomini (33%), va comunque evidenziato che, nel complesso, il 23% delle italiane è fumatore abituale. Un dato inquietante che indica la necessità di intraprendere azioni ad ampio spettro di contrasto al tabagismo. Infatti tra il 1999 e il 2011 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20,4% tra gli uomini, mentre è aumentata del 34% nelle donne”.

Tumore alla mammella: cura per le donne anziane


Ogni anno il tumore alla mammella viene diagnosticato in circa 50.000 donne. La sopravvivenza a 5 anni era del 74% nel 1997, oggi si avvicina al 90%.
Questa tendenza positiva non riguarda però le pazienti di età superiore ai 70 anni. Infatti mentre globalmente la mortalità si è ridotta dell’1.3% l’anno, questo dato nelle donne anziane si ferma allo 0.4%.
Il problema è di grande rilevanza se si considera che in Italia ogni anno il tumore alla mammella colpisce oltre 17.000 donne di età superiore ai 70 anni e che attualmente in Italia vivono più di 240.000 donne anziane alle quali è stata diagnosticata questa patologia.
Il problema diventa ancora più rilevante se consideriamo le donne in cui la diagnosi è posta in età più giovanile ma che presentano una ripresa della malattia in età avanzata.

Il sottotrattamento è un problema noto che riguarda questa popolazione. Le cause sono molteplici e vanno da un non-adeguato inquadramento dello stato di salute della paziente a una ridotta rappresentazione della stessa negli studi clinici con conseguenti limitate evidenze nell’applicare le innovazioni terapeutiche nella pratica clinica.

Si discute di questo tema, sempre più attuale dato l’invecchiamento strutturale della popolazione, al Primo incontro nazionale sul trattamento della paziente anziana affetta da carcinoma mammario, Campi Bisenzio ( Firenze ), diretto da Laura Biganzoli, Responsabile del Programma di Oncologia Geriatrica presso l’Unità Operativa di Oncologia Medica del Nuovo Ospedale di Prato - Istituto Toscano dei Tumori, USL Toscana Centro.

Si stima infatti che nel 2050 in Italia gli ultrasessantacinquenni saranno il 35.9% della popolazione totale, con una aspettativa di vita media pari a 82.5 anni ( 80 per gli uomini e 85 per le donne ).
In questo contesto, considerando che l’età rappresenta il principale fattore di rischio di tumore alla mammella, assumendo che l’incidenza di questo tumore continui a rimanere costante, assisteremo a una crescita esponenziale del numero di donne sopra i 70 anni a cui viene diagnosticata la patologia.
Due punti fondamentali sono migliorare l’approccio alla paziente anziana e aumentare l’evidenza dei trattamenti.

Con paziente anziana s’intende una popolazione estremamente eterogenea composta da un lato da donne definite fit, cioè donne che hanno una vita assolutamente indipendente e attiva e anche una vita sociale florida, e dall’altro lato da donne fragili affette e afflitte da un alto livello di comorbidità.
Tra questi due estremi esiste un’ampia casistica.
Si deve pertanto pensare alla personalizzazione della cura tenendo in considerazione l’eterogeneità della paziente, il cui stato di salute deve essere adeguatamente valutato.

Per aumentare l’evidenza dei trattamenti è fondamentale promuovere studi clinici specificatamente condotti nella paziente anziana e abbattere l’età come criterio di esclusione da studi clinici condotti nella popolazione generale, rendendo così possibile condurre analisi di sottogruppo nella popolazione anziana.

Un altro importante strumento è quello di creare tavoli di lavoro, con Esperti del settore, per condurre una analisi critica della letteratura e produrre quella che viene chiamata una Expert opinion.

Dalla collaborazione tra EUSOMA ( European Society of Breast Cancer Specialists ) e SIOG ( International Society of Geriatric Oncology ) sono state prodotte le Raccomandazioni sul trattamento della paziente anziana con carcinoma della mammella, che sono state pubblicate sulla rivista Lancet Oncology. ( Xagena Medicina )

Fonte: GIOGer ( Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica ), 2017



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