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Demi Moore e Jenniferr Aniston registe contro il cancro al seno



Immedesimarsi in chi ha avuto un cancro al seno e raccontarlo. Un sasso lanciato nello stagno e poi star lì a vedere fin dove arrivano i cerchi d’acqua. Ci provano tre grandi star, le attrici Demi Moore, Jennifer Aniston e la cantante Alicia Keys. Saranno le registe del film Project Five, ognuna di loro ne dirigerà un segmento. La pellicola sarà prodotta per il canale americano Lifetime. Nell’impresa le tre stelle non saranno sole, verranno aiutate dalla regista Patty Jenkins (tra le sue pellicole Monster del 2003) e da una quinta autrice ancora sconosciuta.

Perché un film del genere? Non certo per riportare dati e statistiche ma per raccontare l’impatto che questa malattia ha sulla vita di una donna e della sua famiglia. Saranno cinque trame tessute da AMORE, SPERANZA e CORAGGIO.

Produttori del progetto, la Aniston e Marta Kauffman (creatrice del celeberrimo Friends che ha reso famosa Jennifer Aniston) insieme a Paula Wagner, Kristin Hahn, Kevin Chjinoy e Francesca Silvestri.

Ecco il commento di Jennifer: “Con Project Five vogliamo intrattenere il pubblico e allo stesso tempo informarlo. Provocare il dialogo, incentivare la ricerca e diffondere la prevenzione. Vogliamo scuotere gli animi e dare forza e coraggio a chi si ammala di un cancro così diffuso”.

E Demi? A noi piace ricordarla come nel film Ghost, protagonista di un AMORE che dura oltre la VITA.

Da Il giornale.it

Cancro al seno e fumo di sigaretta

Che il fumo faccia male alla salute è cosa ben nota a tutti, ma un recente studio ne ha accertato lo stretto legame con cause di morte soprattutto derivanti dalla possibilità di contrarre malattie come il tumore maligno al seno. In particolare, il pericolo di morte sarebbe molto più alto (+39%) che per le pazienti che non hanno mai fumato in vita loro.

Lo studio è opera del dottor Dejana Braithwaite, assistente professore di epidemiologia del cancro all’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’Università della California a San Francisco. I risultati saranno presentati a Philadelphia in occasione dell’annuale meeting dell’American Association for Cancer Research sulla prevenzione del cancro.

L’indagine ha preso come riferimento 2.265 donne statunitensi di diverse etnie e tutte con diagnosi di carcinoma mammario accertato da nove anni. I ricercatori hanno quindi esaminato la possibilità che il fumo incida o meno sui tassi di mortalità e in che percentuale, sia per cancro al seno che per altre cause di morte.

È così emerso che le fumatrici, ex-fumatrici, o comunque con 100 o più sigarette fumate nella loro vita, hanno una probabilità più alta di morire di cancro al seno, pari a 39 punti percentuali, e ancora maggiore di morire per altre cause, praticamente il doppio. Mentre, in studi precedenti, non è stato rilevato alcun legame con il fumo passivo.

Tra le cause di questi risultati si ipotizza ci siano le sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta , che renderebbero il cancro al seno più aggressivo. Anche se i dati dovranno essere accertati e comprovati da ulteriori studi, sembrano comunque un buon motivo per smettere di fumare e per non iniziare. Questi dati dovrebbero essere diffusi fra le giovani perché, si sa, “prevenire è meglio che curare”.


Per approfondimenti sul cancro al seno www.senologia.eu a cura del Prof. Massimo Vergine

Scoperte nuove mutazioni genetiche per il cancro al seno


Scoperte nuove mutazioni genetiche che possono rendere gli individui maggiormente soggetti al cancro al seno.

La notizia, che potrebbe avere importanti sviluppi nella diagnostica e nelle campagne di prevenzione, arriva dal Mayo Clinic, un’organizzazione no profit sia di ricerca che di pratica medica con sedi nel Minnesota, in Arizona e in Florida (USA), con il coinvolgimento di 20 centri di ricerca in 11 paesi differenti. I risultati sono stati pubblicati su Nature Genetics.

Era già noto che gli individui con mutazioni distruttive del gene BRCA1 incrementano il rischio di sviluppare cancro al seno, ma oggi, con questa scoperta, sappiamo che gli stessi individui hanno altre mutazioni sullo stesso gene che influenzano il medesimo rischio. Ciò è potenzialmente importante per la progettazione di farmaci individuali, cioè diretti ad un singolo soggetto con la sua specifica mappatura genetica, come sottolinea anche Fergus Couch, che ha guidato la ricerca: “Questi risultati potrebbero essere utili per aiutare a determinare il rischio individuale di cancro al seno”.



Il gene BRCA1, abbreviazione di Breast Cancer 1 (cancro al seno 1, dove 1 è usato per distinguerlo dall’altro gene BRCA2), è espresso nelle cellule del seno e di altri tessuti, dove svolge il ruolo di riparazione del Dna danneggiato insieme ad altri componenti cellulari. Di fatto è un soppressore tumorale perché ostacola la proliferazione di Dna alterato potenzialmente generatore di cancro. Per questo motivo alcune sue mutazioni incrementano il rischio di sviluppare la malattia, perché inibiscono o disattivano la sua capacità di sopprimere le cellule alterate.

In particolare sono 5 le alterazioni sul BRCA1 che rendono l’individuo più esposto al tumore maligno della mammella: da questo dato sono partiti i ricercatori per individuare quale altre mutazioni potessero influenzare il rischio di cancro, effettuando degli studi di associazione genomica, ovvero confrontando le mappature genetiche di individui, gene per gene, che mostrassero o no alterazioni del BRCA1 in aggiunta alle 5 già note, e verificando poi se queste si fossero tradotte in reali fattori di rischio per il cancro al seno.

Gli autori hanno per prima cosa studiato 550mila alterazioni genetiche nei 1193 possibili percorsi mutanti del gene BRCA1 presi lungo l’intero genoma umano. Gli individui analizzati avevano un’età inferiore ai 40 anni e avevano sviluppato una forma invasiva di cancro alla mammella.

I dati sono stati confrontati con altri 1190 percorsi mutanti dello stesso gene che non avevano sviluppato il cancro in individui di età simile. Successivamente hanno mostrato come altri pazienti che non avevano mutazioni nel gene BRCA1 ma erano stati colpiti dalla malattia (6800 in tutto) erano estrogeno-recettori negativi, cioè avevano un tumore che non possiede i recettori per gli estrogeni. Su quest’ultima analisi verranno approfondite le ricerche.

Lo studio non solo ha incrementato la conoscenza scientifica del problema cancro al seno, ma ha messo le basi per lo sviluppo di farmaci specifici e per l’eventuale modifica delle strategie di prevenzione contro la malattia.


Pee approfondimenti www.senologia.eu


A cura del prof. Massimo Vergine

Nuova molecola in studio per il tumore al seno

I tumori al seno non sono tutti uguali: ce n'e' un tipo in particolare, il cosiddetto HER-2 positivo”, che in Italia, ogni anno, colpisce circa 8mila donne.


E' molto aggressivo e ha bisogno di un trattamento specifico. Da oggi, però, c'è una novità: si chiama T-Dm1 ed è unamolecola che, pur essendo ancora in sperimentazione, ha già mostrato risultati eccellenti e convinto i ricercatori ad annunciarne la disponibilità per i pazienti nel 2013.


La molecola T-Dm1 è formata da due componenti: iltrastuzumab, un anticorpo monoclonale, che ha la capacità di colpire con precisione le cellule malate senza danneggiare quelle sane e che, in questo caso, funge da vettore, trasportando all'interno delle cellule tumorali un'altra sostanza, la DM1, un potentissimo farmaco per lachemioterapia che, se venisse usato normalmente e senza vettore, risulterebbe altamente tossico per l'organismo.





L'efficacia della molecola, ormai nota come"anticorpo armato" è stata testata in uno studio clinico di fase II i cui risultati sono stati presentati a Milano in occasione del congresso della Società Europea di Oncologia Medica(ESMO).


La ricerca ha coinvolto complessivamente 137 donne con tumore del seno “HER2 positivo” a uno stadio metastatico, di cui metà sono state trattate con trastuzumab associato a un chemioterapico e l’altra metà con la nuova molecola.


Dal punto di vista dei benefici, non ci sono state sostanziali differenze tra i due gruppi che invece si sono riscontrate dal punto di vista degli effetti collaterali: le donne trattatte con la nuova terapia hanno manifestato alopecia solo nel 2% dei casi, a fronte di un 66% nel caso di terapia tradizionale. Anche gli altri tipici effetti indesiderati come la diminuzione dei globuli bianchi e la diarrea sono risultati nettamente inferiori.



Marco Venturini, Presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) commenta: Si apre una nuova era su due fronti: da un lato abbiamo a disposizione un'arma rivoluzionaria da utilizzare nel tumore del seno “HER2 positivo”; dall'altro, T-Dm1 è un esempio efficace di quella che viene definita “veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio”. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche".


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Malattia di Paget del seno

Simile a un eczema, la patologia è in realtà un cancro

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Si tratta di una forma rara di cancro al seno e molte volte passa inosservata a causa del suo aspetto apparentemente innocuo.
Parliamo della malattia di Paget del capezzolo, un'alterazione simil flogistica della pelle del capezzolo che sembra un'eruzione cutanea ma che in realtà è provocata da un tumore duttale infiltrante della mammella.

A livello anatomo-patologico la neoplasia si sviluppa dalle strutture duttali principali (dotti galattofori), quindi infiltra progressivamente, con una crescita caratteristica, la cute del capezzolo e dell'areola. Nel tessuto mammario circostante sono presenti edema ed iperemia. Frequentemente è presente un'essudazione linfatica o purulenta dal capezzolo.
Il capezzolo viene colpito da ciò che appare come un eczema, a cui segue una lesione intorno alla quale si forma una crosta. A causa del prurito e del dolore, spesso si interviene con semplici creme per la dermatite, ma ciò non fa che tardare l'esatta diagnosi e favorire lo sviluppo del cancro.

Quali sono i sintomi?

1. Un rossore persistente, una trasudazione o la formazione di una crosta sul capezzolo che provoca un prurito o una sensazione di forte calore.
2. Un puntino sul capezzolo che non guarisce.
3. In generale, viene colpito solo un capezzolo. Come viene diagnosticato il tumore? Se il medico che vi visita constata un’anomalia, dovrebbe proporvi di fare immediatamente una mammografia di entrambi i seni. Anche se un rossore, un prurito o la formazione di una crosta possono somigliare ad una dermatite, il medico dovrebbe sospettare la presenza di un tumore se il problema tocca solo uno dei due seni. Dovrebbe chiedere una biopsia del tessuto infettato per stabilire con certezza la diagnosi.

La malattia di Paget compare soprattutto dopo i quarant'anni e si può presentare sotto due forme: la forma mammaria, più comune, che interessa come detto il capezzolo e la forma extra-mammaria, che colpisce nella maggior parte dei casi la vulva, ma può riguardare entrambi i sessi e regioni anatomiche caratterizzate dalla presenza di ghiandole sudoripare, come ad esempio le ascelle o lo scroto negli uomini.

La malattia di Paget non va confusa con il morbo di Paget, una malattia cronica dell'osso, ed è legata alle cellule di Paget, che rappresentano una varietà rara di differenziazione di cellule primitive epidermiche. Si possono riscontrare isolate oppure raggruppate a nidi negli strati intermedi dell’epitelio o nel contesto degli annessi cutanei, in particolare nelle ghiandole apocrine. In genere, la malattia di Paget ha lo stesso grado di invasività di un tumore qualsiasi, ma il problema principale è costituito dalla diagnosi tardiva.



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Il fitness è alleato contro il cancro al seno

l fitness è l’alleato contro il cancro al seno

Nuova ricerca dal National Cancer Insitute USA, le donne in post-menopausa se hanno praticato fitness abitualmente nei dieci anni precedenti presentano un fattore rischio di sviluppare il tumore al seno inferiore. Un'altra notizia che esorta a fare dell'attività fisica uno stile di vita e una regola per la propria salute e non un semplice rimedio estetico.
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Purtroppo, ancora oggi, il tumore al seno è una delle patologie più diffuse tra le donne occidentali; i numeri non lasciano spazio all’immaginazione, si parla di 182.460 nuovi casi diagnosticati soltanto nel 2008 negli Usa e di 2222 casi in Italia. Le donne in post-menopausa che praticano fitness o esercizio fisico sembrerebbero però meno soggette a sviluppare il tumore del seno, questo secondo il US National Cancer Institute (USNCI).

Per arrivare a tale risultato è stato chiesto a oltre 110mila donne in post-menopausa di dare una valutazione al livello di attività fisica tenuto alle età di 15, 18, 19-29, 35-39 anni. Le donne in post-menopausa che avevano esercitato attività fisica moderata per almeno sette o più ore a settimana negli ultimi 10 anni presentavano un fattore di rischio inferiore del 16% di sviluppare il cancro al seno rispetto a quelle che non facevano alcuna attività fisica. Questo collegamento tra attività fisica e rischio di tumore al seno non avviene anche per le donne in età fertile o più giovani.
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Tumori: integratori aumentano il rischio di cancro al seno del 19%

ASCA) - Roma, 14 apr - Assumere integratori di vitamine e minerali quotidianamente potrebbe far aumentare il rischio di sviluppare il cancro al seno: e' quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, e pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori hanno seguito piu' di 35.000 donne di eta' compresa tra 49 e 83 anni per un periodo di dieci anni. Nel corso dello studio 974 donne si sono ammalate di cancro. Dall'incrocio dei dati rilevati su stile di vita, attivita' fisica, abitudine al fumo e alimentazione delle donne sotto osservazione e' emerso che le signore di mezza eta' che avevano assunto regolarmente gli integratori avevano fatto registrare il 19% in piu' di probabilita' di sviluppare il tumore al seno.


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Tumore al seno : il 30% dei cancri al seno è causato da obesità

TUMORI: 30% DEI CASI CANCRO SENO CAUSATO DA OBESITA'

(ASCA) - Roma, 26 mar - Tre casi di cancro al seno su dieci potrebbero essere evitati con uno stile di vita piu' sano. E' quanto sostiene una relazione presentata ieri alla European Breast Cancer Conference di Barcellona, di cui da' notizia il DailyMail online, dai ricercatori dell'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che hanno messo in evidenza che dal 25 al 30% delle donne inglesi a cui ogni anno viene diagnosticato il tumore alla mammella potrebbe evitarlo semplicemente adottando uno stile di vita piu' salutare a base di una dieta equilibrata e moderato esercizio fisico.

''Questi studi - afferma Carlo La Vecchia dell'Universita' di Milano - forniscono prove convincenti del fatto che bere alcolici, essere fisicamente inattivi e avere grasso corporeo in eccesso sono tutti fattori di rischio per il cancro al seno''.

Ulteriori ricerche dovranno essere effettuate, spiegano i ricercatori, per comprendere l'effettiva importanza di un peso corporeo nella norma come fattore preventivo nei confronti del cancro alla mammella: Robert Baan, esperto della IARC, ha messo in evidenza come non sia ancora chiaro se le donne gia' in sovrappeso, dimagrendo, potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, oppure se il danno a lungo termine e' gia' stato fatto.


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Tumore al seno : conoscerlo per sconfiggerlo

VITERBO - Screening, farmaci e multidisciplinarietà gli alleati delle donne viterbesi nella lotta alla malattia.

Quale percorso terapeutico per le donne colpite dal tumore al seno? Quali prospettive di cura? Se ne parlerà lunedì prossimo, 8 marzo, a partire dalle 16,30 presso l'Aula Magna storica dell'Università degli Studi della Tuscia, durante un incontro aperto al pubblico dal titolo: "Il Tumore al seno. Conoscerlo per sconfiggerlo". Iniziativa organizzata nell'ambito della campagna nazionale "Fermare il Tumore".

In Italia ogni anno si registrano quasi 40mila nuovi casi di tumore alla mammella, circa 4.200 nel Lazio. E, secondo le stime più recenti, sono oltre 51mila le donne laziali colpite dalla malattia: numeri che valgono alla regione il secondo posto tra tutte le regioni italiane in termini di prevalenza, cioè il numero di donne che attualmente convivono con la malattia.


"Nell'area viterbese - precisa Enzo Maria Ruggeri, direttore dell'Unità operativa Oncologia dell'ospedale Belcolle di Viterbo - non si riscontrano dati in contrapposizione con la tendenza regionale che, comunque, mostra un'incidenza e una prevalenza tra le più alte del nostro Paese".

La diffusione della malattia è in costante aumento: una donna su otto nell'arco della vita è colpita dal tumore al seno ma, fortunatamente, muoiono sempre meno donne. Questo grazie alle campagne di screening, a un approccio diagnostico-terapeutico multidisciplinare, a una maggior conoscenza della biologia del tumore della mammella, alla disponibilità di terapie più mirate, e allo sviluppo di terapie adiuvanti, precauzionali dopo intervento chirurgico, altamente efficaci nel ridurre il rischio di ripresa della malattia. "Oggi - aggiunge - Ruggeri la sopravvivenza è molto più alta grazie alla diagnosi precoce, al miglioramento delle tecniche chirurgiche, delle terapie radianti e delle terapie mediche post chirurgiche, chemioterapiche e ormonali".

A Viterbo le donne colpite dalla malattia possono contare su competenze qualificate e su un gruppo di senologia del quale fanno parte tutti i professionisti impegnati nell'intero percorso che va dalla prevenzione alla diagnosi e cura della patologia, dal supporto psicologico all'assistenza post ospedaliera. Un lavoro di gruppo che pone al centro di ogni scelta la donna e le sue necessità, non solo terapeutiche. "Il percorso che seguiamo nella nostra struttura - precisa Patrizia Frittelli, dirigente responsabile dell'Unità operativa dipartimentale di Chirurgia Senologica di Belcolle - si avvale di specialisti dedicati alla cura del tumore al seno e questo garantisce alle donne di essere seguite da personale molto competente".

In assenza di familiarità o altre patologie, è raccomandata tra i 30 e i 40 anni un'ecografia annua, mentre dopo i 40 anni si fa la prima mammografia, associata a un'ecografia nei casi di mammelle molto dense. In presenza di noduli sospetti all'ecografia segue l'ago aspirato o l'ago biopsia, mentre solo in casi particolari si fa ricorso alla risonanza magnetica. Le donne in cui sia riscontrato un tumore al seno sono poi seguite all'interno della struttura in un percorso "protetto" seguendo un approccio multidisciplinare. "Grazie alla diagnosi precoce, oggi possiamo intervenire per tempo - sottolinea Patrizia Frittelli - e seguire un approccio chirurgico molto conservativo, anche ricorrendo alla tecnica del linfonodo sentinella che ci consente di risparmiare alla paziente le problematiche legate all'asportazione dei linfonodi ascellari".

L'incontro di lunedì 8 marzo sarà l'occasione per ribadire alle donne che dal tumore al seno si può guarire, grazie alle cure oggi disponibili che consentono una risposta terapeutica "su misura" per ogni donna. Durante l'evento si parlerà anche del ruolo che l'informazione e la prevenzione possono svolgere nella lotta contro la malattia. A tutte le partecipanti, inoltre, saranno distribuiti un opuscolo informativo e un DVD, realizzato con le interviste di alcuni dei relatori che trattano i principali argomenti oggetto dell'incontro.

Un approccio integrato alla cura della malattia è la sfida del futuro: informazione, prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti personalizzati possono oggi vincere la lotta contro il tumore. Conoscerlo per sconfiggerlo.

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Tumore al seno: test genetico predice l'efficacia del farmaco

AGI) - Washington, 1 mar. -

Un nuovo test genetico sviluppato da alcuni scienziati inglesi puo' predire se un trattamento per il cancro al seno sara' o no efficace. Lo afferma uno studio pubblicato da Lancet Oncology. Partendo da 829 geni coinvolti nelle cellule del tumore, i ricercatori del Cancer Research Institute di Londra ne hanno isolati sei che hanno un impatto sull'effetto del farmaco paclitaxel, usato nella chemioterapia del 15 per cento delle pazienti ma che in circa meta' dei casi non e' efficace. Per arrivare agli 'eletti' e' stato necessario eliminare uno a uno gli altri verificando l'efficacia della terapia nelle cellule in laboratorio. Dopo aver individuato i geni, gli oncologi sono stati in grado di dimostrare che effettivamente l'espressione o meno di questi influenza l'esito della terapia. Ora si sta cercando di applicare lo stesso metodo ad altri farmaci e ad altri tipi di tumore. .

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L'aspirina può ridurre il rischi del cancro al seno


Che un farmaco comune come l’aspirina possa essere il futuro dei trattamenti per coloro che hanno il cancro al seno?

Secondo quanto è infatti emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori delle Università di Harvard e Brigham, Aspirina e Ibuprofene sono in grado di ridurre il rischio di tumore mammario.


La ricerca in questione è stata condotta su oltre 4.000 donne con il tumore al seno, seguite in un arco temporale che va dal 1976 al 2002. Le pazienti sono state seguite per tutta la durata della loro malattia e ciò che è stato rilevato è che le donne che stavano assumendo Aspirina (per altre cause non direttamente correlate al cancro) avevano una cospicua percentuale di rischio di morte in meno rispetto a coloro che non la assumevano.

Nello specifico, assumere due aspirine alla settimana ridurrebbe tra il 64 e il 71% il rischio di morire per le pazienti affette da tumore al seno, mentre il rischio di metastasi si abbasserebbe tra il 43 e il 60%.

Purtroppo i ricercatori non hanno capito il perché della riduzione di tali rischi grazie all’Aspirina, ma se i risultati della scoperta verranno in futuro accertati e confermati parallelamente con altri studi, potrebbe essere fatto un grossissimo passo in avanti per il trattamento della malattia. Ciò che appare maggiormente in rilievo è il fatto che i farmaci sopramenzionati hanno certamente effetti collaterali molto, molto più lievi rispetto alla dura chemioterapia.


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La dieta mediterranea contro il tumore al seno


La dieta Mediterranea, pochi grassi animali, frutta, verdura, legumi, pesce e olio extra vergine di oliva riesce a modulare i livelli degli estrogeni dannosi per le donne e responsabili dell'insorgenza del tumore al seno.

Studi recenti hanno evidenziato come nei paesi occidentali il fumo e la cattiva alimentazione causano oltre il 65% dei tumori.
Esiste uno stretto legame fra dieta e cancro: quando le donne asiatiche, che in genere hanno una bassa incidenza di cancro al seno si spostano negli Stati Uniti, l'incidenza della patologia aumenta progressivamente nel corso delle generazioni successive fino a diventare del tutto simile a quella delle donne statunitensi.

L'occidentalizzazione, infatti, determina l'acquisizione di tutta una serie di abitudini di vita scorrette quali una vita sedentaria e un'alimentazione ricca di grassi che soppiantano la vita attiva e la dieta ricca in fitoestrogeni.
Lo studio Mediet condotto a partire dal 2002 sotto la guida del dottor Giuseppe Carruba direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'ospedale civico di Palermo ha seguito a partire dal 2002, 100 donne sane in menopausa

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Ricrescita del seno dopo cancro: sviluppata una nuova tecnica grazie alle cellule staminali


Salute, sviluppata tecnica per ricrescita seno dopo cancro
giovedì 12 novembre 2009 11:43


SYDNEY (Reuters) - Gli scienziati australiani hanno sviluppato una tecnica chirurgica che permetterà alle donne colpite da un tumore al seno e reduci da una mastectomia di vederselo ricrescere, con i primi test clinici che dovrebbero iniziare tra i tre e i sei mesi.

La procedura consiste nell'inserimento di una camera a forma di seno, contenente un campione di tessuto grasso femminile, sotto la pelle del petto. Un vaso sanguigno viene poi connesso al tessuto grasso, in modo da permettergli di crescere e di riempire la camera in un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi.

Il Bernard O'Brien Institute of Microsurgery di Melbourne, pioniere nella sperimentazione della procedura, ha detto oggi di sperare di riuscire a sviluppare una camera biodegradabile in due anni, che vorrebbe dire che questa, una volta riempita, si dissolverebbe.

"Abbiamo testato questa tecnica su molti tipi di animali e pertanto abbiamo fatto abbastanza test preclinici da essere fiduciosi di poter passare a sperimentarla sugli esseri umani", dice il dottor Phillip Marzella, il dirigente a capo dell'istituto.

"Nei prossimi tre-sei mesi cominceremo un esperimento pilota, una prova con cinque o sei donne solo per dimostrare che il corpo è in grado di riprodurre il tessuto grasso del seno", ha detto Marzella a una radio locale.

Marzella ha detto che la tecnica si basa sulla funzione che porta il nostro corpo a riempire autonomamente i vuoti interni, ma che una sostanza gelatinosa può essere iniettata per stimolare la crescita.

"La natura detesta il vuoto, così la stessa camera, dal momento che è vuota, tende ad essere riempita dal corpo", ha spiegato.

Le donne che si sottoporranno all'esperimento hanno subìto tutte una mastectomia o una mastectomia parziale, che ha lasciato un difetto o un problema di asimmetria dei seni. Secondo quanto rivelato da un rapporto dell'istituto sulla tecnica chirurgica, l'esperimento non porterà alla crescita di un seno intero ma solo di grasso nell'area cava, per dimostrare che la procedura è praticabile. Continua...

Questa procedura rigeneratrice potrebbe offrire alle donne un'alternativa alla ricostruzione del seno e agli impianti che seguono una mastectomia, spiega Marzella, aggiungendo che questa tecnica potrebbe essere impiegata anche per ripristinare altre parti del corpo danneggiate.

"Speriamo di poter lavorare su altri organi usando lo stesso principio, una camera d'aria che protegge e contiene cellule che crescono e recuperano la loro normale funzione", dice.

Il National Breast and Ovarian Cancer Centre australiano ha detto che la nuova procedura, se dovesse essere coronata da successo, sarebbe un importante passo avanti nel campo delle tecniche per curare il tumore al seno.

"E' un'idea davvero eccitante, in termine di ingegneria dei tessuti, per le donne che hanno subito una mastectomia", dice la dottoressa Helen Zorbas, membro dello
stesso istituto.


Inserito il 13/11/09 Prof. Massimo Vergine

Rischio di recidiva a distanza del carcinoma mammario positivo per il recettore ormonale 20 anni dopo la diagnosi iniziale

La somministrazione di terapia endocrina per 5 anni riduce sostanzialmente i tassi di recidiva durante e dopo il trattamento nelle donn...