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mercoledì 28 dicembre 2016

Chemioterapia e effetti collaterali






Come gestire gli effetti collaterali della chemioterapia.
La gestione degli effetti collaterali legati ai farmaci chemioterapici è notevolmente migliorata negli ultimi anni, grazie a nuove conoscenze sulla fisiopatologia e a nuovi farmaci in grado di far fronte agli effetti collaterali soprattutto di tipo acuto.
La chemioterapia viene effettuata per uccidere le cellule tumorali che crescono molto rapidamente, ma può anche avere conseguenze sulle cellule sane con un alto tasso di ricambio. Tra di esse troviamo le cellule della bocca e dell’intestino, le cellule del midollo osseo che fabbricano le cellule ematiche e le cellule che responsabili della crescita dei capelli. La chemioterapia causa effetti collaterali proprio quando danneggia queste cellule sane.


Anche se la chemioterapia può comportare effetti collaterali fastidiosi, questi devono sempre essere comparati con i benefici che il trattamento produce. Gli effetti collaterali che più interferiscono con una buona qualità della vita (diarrea, vomito, dolori, fatigue) sono spesso prevenibili o comunque controllabili con la somministrazione di farmaci specifici.

Potenziali effetti collaterali:
- Stanchezza (fatigue)
- Ridotta funzionalità del midollo osseo
- Effetti sull’apparato gastro-intestinale
- La caduta dei capelli
- Modificazioni della cute
- Modificazioni a carico delle unghie
- Effetti sui nervi di mani e piedi
- Effetti sul sistema nervoso
- Modificazione della funzione renale
- Modificazioni dell’udito
- Alterazioni della funzione cardiaca
- Insorgenza di tumori secondari


Stanchezza: Spesso i pazienti accusano notevole stanchezza durante la chemioterapia. Tale sensazione può persistere per un certo tempo anche dopo la conclusione del trattamento. Per chi normalmente ha molta energia, sentirsi sempre stanco può essere molto frustrante e difficile da accettare. Questo è abbastanza normale e può essere una conseguenza dei farmaci e della reazione dell’organismo alla malattia oppure può dipendere semplicemente dal fatto che il sonno non è ristoratore. È bene dosare le forze non solo sul lavoro, ma anche nella vita familiare, e riposare molto. Di solito la stanchezza scompare gradualmente alla conclusione del trattamento, ma alcuni pazienti continuano a sentirsi stanchi anche a distanza di molti mesi. La stanchezza cronica (fatigue) rappresenta un insieme di sintomi fisici e psichici tra i più debilitanti e meno trattati tra i malati oncologici, perché questi spesso non ne parlano con i medici come, invece, solitamente fanno per altri disturbi (dolore, diarrea, ecc.).
 G li interventi farmacologici possono senz'altro giovare, ma i migliori risultati si ottengono dalla combinazione delle terapie con un adeguato sostegno psicologico
.Si deve, inoltre, considerare che i rimedi possono agire sui singoli sintomi: analgesici per il dolore; eritropoietina in caso di abbassamento del livello dei globuli rossi; supplementi di ferro o vitamine in caso di carenza di queste sostanze; antidepressivi o psicostimolanti e/o interventi psicologici nei pazienti depressi; corticosteroidi, integratori alimentari e inibitori delle citochine per ricostituire la massa muscolare.

 Ridotta funzionalità del midollo osseo: La chemioterapia può ridurre il numero delle cellule staminali contenute nel midollo osseo, le quali danno origine alle cellule ematiche:
  • i globuli bianchi: sono fondamentali per combattere le infezioni;
  • i globuli rossi: contengono l’emoglobina che favorisce il trasporto dell’ossigeno in tutto l’organismo;
  • le piastrine: favoriscono la coagulazione del sangue e prevengono le emorragie.
Tutte le cellule ematiche rimangono nel midollo osseo fino alla loro maturazione e poi confluiscono nella circolazione sanguigna per svolgere le funzioni cui sono preposte. Dato che il trattamento chemioterapico comporta la riduzione del numero delle cellule ematiche, si rendono necessari periodici prelievi di sangue per controllare i livelli di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.



Effetti sull’apparato gastro-intestinale

Nausea e vomito: Sono associati all’assunzione di alcuni chemioterapici, ma oggi, grazie alla disponibilità di alcuni antiemetici molto efficaci, possono essere prevenuti o controllati con facilità.
La nausea può insorgere in tempi diversi a seconda del tipo di farmaco chemioterapico. Generalmente inizia dopo qualche ora dalla somministrazione e, in casi sporadici, può protrarsi per diverso tempo. In caso di chemioterapici che provocano frequentemente nausea, gli antiemetici sono di solito somministrati (endovena o in compresse) contestualmente alla seduta terapeutica. Se, invece, la nausea non è frequente, sono forniti antiemetici in compresse da prendere soltanto in caso di necessità. Tra i farmaci usati per ridurre o prevenire la nausea e il vomito figurano anche alcuni derivati del cortisone.
Alcuni pazienti accusano nausea prima della chemioterapia. In questi casi può essere indicato anche l’uso di ansiolitici.

Consigli pratici:
  • Consumare un pasto leggero alcune ore prima della seduta di trattamento, ma non mangiare nulla immediatamente prima della sua effettuazione.
  • Evitare cibi fritti, grassi o che abbiano un odore forte.
  • Consumare piccoli pasti e spuntini più volte al giorno e masticare bene prima di deglutire.
  • Mangiare dei cibi secchi (es. toast o cracker) prima ancora di scendere dal letto.
  • Bere molto, lentamente, a piccoli sorsi; prima di mangiare evitare di ingerire una quantità eccessiva di liquidi. Sorseggiare una bibita gassata è un rimedio popolare contro la nausea.
  • Non riempirsi lo stomaco di liquidi prima di mangiare.
  • Se subito dopo la somministrazione di chemioterapici l’odore di cucina è particolarmente disgustoso, mangiare cibi freddi o appena tiepidi o eventualmente non mangiare né cucinare.
  • Potrebbe essere utile attuare qualche terapia complementare.

Perdita dell’appetito: Alcuni chemioterapici possono ridurre l’appetito. I derivati dell’ormone progesterone, in particolare il megestrolo acetato, possono aiutare a combattere l’inappetenza.
Diarrea: Alcuni chemioterapici possono avere effetti sulle cellule che formano la mucosa di rivestimento dell’apparato digerente, causando diarrea.

Consigli pratici
  • Ridurre il consumo di fibre evitando cereali, verdura e frutta crude.
  • Bere molto (fino a 2 l al giorno), in particolare succo di agrumi, per reintegrare i liquidi persi.
  • Evitare alcool e caffè, e limitare il consumo di latte e di bevande a base di latte.
  • Preferire cibi leggeri (latticini stagionati, pesce, pollo, uova ben cotte, pane bianco, pasta o riso), evitando i cibi molto saporiti o grassi.
  • Preferire la frutta cotta o in scatola a quella fresca o secca. Le banane e la polpa grattugiata di mela hanno proprietà astringenti.
  • Assumere fermenti lattici.
Se la diarrea persiste è opportuno consultare il medico, che potrà prescrivere farmaci appositi.

Stitichezza: Alcuni chemioterapici (o più frequentemente alcuni farmaci somministrati per controllare gli effetti collaterali, come la nausea, oppure alcuni antidolorifici) possono provocare stipsi. Se notate modificazioni dell’attività intestinale o se siete preoccupati per gli effetti della chemioterapia sull’apparato digerente, parlatene con l’oncologo, che potrà suggerirvi di consultare un medico nutrizionista.

Consigli pratici
  • Aumentare il consumo di fibre attraverso l’uso di cereali, frutta e verdura crude, bevendo anche succhi di prugna e bevande calde.
  • Preferire i rimedi naturali come sciroppo di fichi, prugne e succo di prugne.
  • Bere molti liquidi. Le bevande calde possono aiutare. Per alcuni il caffè ha effetto lassativo.
  • Svolgere un’attività fisica moderata: aiuta a mantenere la regolarità dell’intestino.
Se la stipsi persiste è opportuno consultare il medico.

Infiammazione di cavo orale, faringe ed esofago:
Alcuni chemioterapici provocano una sensazione di bruciore o dolore alla bocca e/o alla gola, e a volte producono anche delle piccole ulcere che, si manifestano generalmente cinque-dieci giorni dopo la terapia e possono infettarsi. Quest’effetto collaterale è descritto dai medici come mucosite.

Consigli pratici
  • Mangiare polpa di ananas fresco per tenere la bocca fresca e umida.
  • Fare regolarmente degli sciacqui e lavarsi i denti delicatamente mattina e sera e dopo ogni pasto, usando uno spazzolino a setole morbide oppure del tipo per bambini.
  • Se il sapore del dentifricio disgusta o se lavarsi i denti dà la nausea, eseguire sciacqui di bicarbonato di sodio (un cucchiaino sciolto in un bicchiere di acqua tiepida).
  • Usare il filo interdentale tutti i giorni.
  • Mantenere le labbra umide applicando vaselina o, se lo si preferisce, un balsamo.
  • Non bere alcolici, non fumare, non usare spezie piccanti, aglio, cipolla, aceto e cibi salati, in quanto possono alterare ancora di più il gusto, oltre a irritare la bocca.
  • Mantenere la bocca sempre umida.
  • Aggiungere salse e condimenti ai cibi in modo da ingerirli più facilmente.
  • Bere almeno 1,5 l di liquidi (acqua, tè, caffè leggero, succhi di frutta e verdura e bibite non gassate) al giorno.
  • Evitare bevande acidogene quali succo d’arancia e di pompelmo; preferire, invece, il succo di mela e le tisane fredde che hanno un effetto più lenitivo.
  • Informare il medico curante se si nota la comparsa di arrossamenti o ulcere, poiché potrebbe essere necessario un trattamento farmacologico per favorirne la cicatrizzazione e prevenire o risolvere un’eventuale infezione del cavo orale.
Alterazioni del gusto: La chemioterapia può modificare il gusto, per cui i cibi possono risultare più salati, amari o avere un sapore metallico. Anche in questo caso l’effetto è temporaneo e il senso del gusto torna normale alla conclusione del trattamento.

Consigli pratici
  • Mangiare solo ciò che piace.
  • Fare uso di spezie e aromi per cucinare.
  • Preparare pietanze marinate o accompagnare i piatti con salse molto aromatiche.
  • Preferire i cibi dai sapori forti (es. frutta fresca), che sono rinfrescanti e lasciano in bocca un sapore molto gradevole.
  • Preferire i cibi freddi ai cibi caldi.


Caduta dei capelli: È uno degli effetti collaterali più noti e più temuti dei chemioterapici. Alcuni farmaci non hanno effetti sui capelli, altri li indeboliscono al punto che si spezzanoda spezzarli, a livello del cuoio capelluto, o molto vicino ad esso, già una-due settimane dopo l’inizio del trattamento; alcuni li fanno cadere completamente, mentre altri provocano una caduta talmente modesta da passare inosservata. In ogni caso i capelli ricrescono alla conclusione dei cicli di chemioterapia. Se i capelli cadono, l’entità del fenomeno dipende dal tipo di farmaco o dalla combinazione di farmaci usatausato, dal dosaggio e dalla reazione individuale al trattamento. I capelli iniziano a cadere di solito nell’arco di alcune settimane dall’inizio del trattamento, ma in casi molto rari ciò può accadereraramente possono cadere anche dopo qualche giorno. Il fenomeno può interessare anche i peli delle ascelle, la peluria che ricopre il corpo e il pube, ed anche ciglia e sopracciglia.

Consigli pratici:
  • Se la chemioterapia può provocare la caduta dei capelli, tagliarli piuttosto corti prima di cominciare il trattamento. I capelli lunghi pesano, quindi esercitano sul cuoio capelluto una trazione, che ne accelera la caduta.
  • Usare shampoo delicati.
  • Evitare trattamenti che prevedono l’uso di prodotti chimici aggressivi (es. permanente e colore) durante la terapia e per i primi tre mesi successivi.
  • Evitare di spazzolarsi o pettinarsi i capelli con troppo vigore - una spazzola per bambini a setole morbide può essere più indicata.
  • Non usare phon, arricciacapelli e bigodini, ma asciugare i capelli tamponandoli con un asciugamano.
  • Discutere con personale specializzato la possibilità di acquistare una parrucca, in modo che questa sia quanto più simile possibile per colore e struttura ai capelli naturali.
  • Indossare eventualmente cappelli, foulard o turbanti. 


 Alterazioni della cute: Alcuni farmaci chemioterapici possono avere effetti sulla cute, che può cambiare leggermente colore, tendere a disidratarsi ed essere più sensibile all’esposizione al sole. Tali effetti possono peggiorare con il nuoto, soprattutto se praticato in piscina con acqua addizionata di cloro. In caso di eruzione cutanea rivolgersi al medico curante.

Consigli pratici
  • In caso di esposizione al sole indossare un cappello, abiti comodi e coprenti, e proteggere le zone esposte con creme ad alto fattore protettivo onde evitare scottature.
  • Radersi con il rasoio elettrico evitando l’uso delle lamette per ridurre il rischio di tagli o abrasioni.
  • Se la cute si disidrata e dà prurito, massaggiarla delicatamente con una crema idratante per alleviare il fastidio.



Alterazioni delle unghie: Alcuni chemioterapici possono rallentare la crescita delle unghie, che sono percorse da linee bianche; talvolta le unghie cambiano forma o colore, diventando più chiare o più scure; possono anche diventare più fragili e tendere a sfaldarsi. Applicare unghie finte o smalto aiuta a nascondere eventuali alterazioni.



Effetti sui nervi periferici: Alcuni chemioterapici possono influire sui nervi periferici, in particolare quelli delle mani e dei piedi (neuropatia periferica). In conseguenza di ciò si può accusare formicolio o una sensazione che è spesso descritta come ‘puntura di aghi’. Questo fenomeno prende il nome di parestesia. Se notate la comparsa di questo disturbo, che comunque tende a scomparire alla conclusione del trattamento, informate l’oncologo, che può decidere di sospendere o modificare il trattamento se il problema si acuisce. Con alcuni farmaci (ad esempio oxaliplatino) questi disturbi sono accentuati dal freddo, e si possono provare parestesie o dolore anche al cavo orale se si assumono cibi troppo freddi.


Effetti sul sistema nervosoAlcuni chemioterapici possono indurre ansia, agitazione, vertigini, insonnia o mal di testa. Alcuni pazienti lamentano difficoltà di concentrazione. Se notate questi sintomi informate l’oncologo, che potrà prescrivervi i farmaci più indicati per alleviarli.


Alterazioni della funzione renaleAlcuni chemioterapici, come il cisplatino e l’ifosfamide, possono compromettere la funzione renale. Ciò si può prevenire tramite somministrazione di liquidi per via endovenosa prima del trattamento. La funzione renale è tenuta sotto rigoroso controllo mediante analisi del sangue che si eseguono prima di ogni seduta terapeutica.


Modificazioni dell’udito: Alcuni chemioterapici riducono la capacità dell’orecchio di percepire i suoni acuti. Potreste anche percepire un rumore continuo (tinnito), che può risultare molto fastidioso. In caso di pur minima alterazione dell’udito, informate l’oncologo.


Alterazioni della funzione cardiaca: Alcuni farmaci (es. antracicline) possono compromettere il funzionamento del cuore, riducendone la forza di contrazione. È quindi importante controllare il buon funzionamento del cuore prima di iniziare il trattamento con questi farmaci e monitorarlo periodicamente anche al termine della terapia.


Insorgenza di tumori secondari: Seppur raramente, alcuni farmaci chemioterapici possono accrescere il rischio di sviluppare particolari tipi di tumore o di leucemia, anche a distanza di molti anni dal trattamento. L’oncologo soppeserà attentamente questo rischio rispetto ai benefici della chemioterapia nel trattamento della malattia attuale. Inoltre, avrà cura di affrontare e discutere con voi il problema nel caso in cui la chemioterapia proposta possa aumentare il rischio di un secondo tumore.

In collaborazione con AIMAC ( associazione italiana malati di cancro )

Per approfondimenti sul tumore della mammella   www.senologia.eu 

A cura del prof. Massimo Vergine

mercoledì 17 marzo 2010

Il carcinoma mammario

Carcinoma mammario

Che cos'è?


Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità percarcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

Qual è la causa dell'insorgenza del carcinoma mammario?


La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

Età
Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l'aumentare dell'età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;

Precedenti familiari
Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;

Fattori genetici
In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l'ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcunigeni;

Lesioni benigne
Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l'iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;

Gravidanza
Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l'aumento dell'età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;

Ormoni
Il rischio di insorgenza aumenta con l'aumentare dell'esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;

Obesità
L'obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;

Dieta
Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ?


Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e lachemioprevenzione.

Lo screening senologico
È il metodo preventivo più importante e si basa sull'esecuzione di una mammografiabiennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l'autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.

Chemioprevenzione
È un approccio sperimentale basato sull'utilizzo di farmaci, prevalentementeantiestrogeni, che prevengano l'insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?


Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l'esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell'areola.
Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?


È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l'esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l'esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l'esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell'esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l'estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario?


Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, lachirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia.
Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l'effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un'ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.



Per maggiori informazioni sul tumore del seno www.senologia.eu