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Sharon Stone "Sono guarita dal cancro al seno"

Sharon Stone posa in copertina nuda a 57 anni, mostrandosi fiera della sua femminilità: "A un certo punto inizi a chiederti che cosa significhi essere sexy - ammette la diva di Basic Instinct - Significa essere consapevoli di se stessi, divertirsi e piacersi abbastanza da apprezzare la persona che sei".
L'attrice americana fa ancora parlare della sua bellezza che non è stata immune da difficoltà. La star del cinema infatti, come molte donne, ha affrontato la malattia del cancro al seno, sconfiggendola anni fa.
Sulle pagine dei tabloid più famosi la Stone ammise di aver vinto il cancro: "Il fatto è che c' è tanta gente, anche fra di voi, disposta a pagare un biglietto d' ingresso al cinema per vedere il mio seno. Mi sembra quindi un discorso interessante per tutti raccontare del grande spavento provato quando sono risultata positiva a un test per cancro ai linfonodi"
Sharon fu colpita dalla patologia all'età di 33 anni, per due volte gli esami clinici le rilevarono tracce di cancro alle ghiandole: "In pratica avevo un nodulo in ogni area linfatica del mio corpo - rivela la star del cinema -  Fortunatamente per me sono riuscita a sconfiggere il male facendo ricorso ai miei pensieri più positivi e affidandomi a cure olistiche e lo dico in senso molto personale. Mi ci sono voluti molti mesi per guarire, e quei mesi hanno cambiato la mia vita. Prima di tutto ho evitato di bere caffè: dieci giorni dopo aver smesso, già non avevo tracce di tumore in nessuna delle ghiandole linfatiche. E pensare che adoravo il caffè" .
La Stone posa disinibita per una nota copertina, mostrando ora un seno sano, che le ha procurato in passato non pochi pensieri negativi. Non a caso, superata la malattia, ha scelto negli anni di sostenere varie campagne a favore della salute pubblica. Partecipa spesso a eventi per la raccolta fondi contro l'Aids, per l' Associazione nazionale pediatrica e programma campeggi estivi per i bambini indigenti e malati di cancro. 
 
 
 
Per maggiori informazioni sul tumore del seno www.senologia.eu

L'autopalpazione nella prevenzione del tumore al seno


Una donna su nove si ammala di tumore al seno nel corso della vita. Ma, grazie alla prevenzione, è possibile avere una diagnosi precoce e affrontare con serenità  la malattia
Tra le forme di prevenzione, quella più semplice è l’autopalpazione che le donne dovrebbero fare almeno una volta al mese
Le donne fertili dopo il ciclo mestruale, e quelle in menopausa lo stesso giorno di ogni mese. E’ una forma di autocontrollo, molto semplice e veloce: non dura più di venti minuti.
Ecco le regole più importanti per l’autoesame al seno:
  • Mettete dietro la nuca il braccio dallo stesso lato del seno che volete esplorare e usate la mano opposta per la palpazione;
  • Cercate eventuali anomalie: noduli o addensamenti o zone più dure nella mammella. Se le trovate, parlatene con il vostro medico.
  • Mettetevi in piedi, con il seno scoperto, per qualche minuto davanti allo specchio. Così potete controllare che non ci siano irregolarità o alterazioni del profilo e della superficie delle mammelle;
  • Alzate il braccio del lato del seno da esaminare e con l’altra mano controllate il cavo ascellare;
  • Osservate e strizzate, con molta delicatezza, i capezzoli per scoprire se ci sono rientranze o eventuali secrezioni;

Per maggiori informazioni sulla prevenzione del tumore al 

seno  www.senologia.eu

Novità nelle chemioterapie per il tumore del seno

SAN ANTONIO -( TEXAS )

Nuove combinazioni di farmaci offrono maggiori possibilità di cura alle donne con un tumore del seno. Secondo gli esiti a cui sono giunti diversi studi presentati nei giorni scorsi durante il Breast Cancer Symposium di San Antonio (Texas), infatti, utilizzare mix di medicinali che colpiscono con maggiore precisione determinate cellule cancerose significa aumentare in modo considerevole i tassi di sopravvivenza e guarigione delle pazienti. «La principale novità emersa da queste ricerche - commenta Pierfranco Conte, responsabile del Dipartimento di oncologia dell’Università di Modena - è l’utilità di una cura con nuovi farmaci anche nei casi di una neoplasia operabile, per rendere la chirurgia meno invasiva e ottenere una risposta completa dalla chemioterapia: ovvero eliminare del tutto le cellule tumorali sia nella mammella che nei linfonodi».

IL RECETTORE HER2
- Il recettore Human Epidermal Growth Factor 2 è legato all’amplificazione di un oncogene, cioè di un gene che predispone alla malattia, presente in quantità eccessive in circa un quarto dei casi di carcinoma della mammella: delle circa 40mila nuove diagnosi effettuate ogni anno in Italia, dunque, fra le 7 e le 10mila sono HER2 positive. «Fino a pochi anni fa le forme HER2 positive venivano considerate fra le più aggressive e letali - dice Paolo Pronzato, direttore dell’oncologia medica dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova -. Oggi è invece il più curabile, perché una volta identificato un bersaglio preciso da colpire i ricercatori sono stati in grado di mettere a punto delle cure efficaci».

EFFICACIA DEI MIX - Lo studio di fase III NeoAllto, condotto da Jose Baselga del Massachusetts General Hospital Cancer Center su 455 pazienti con neoplasia HER2 positiva ai primi stadi, ha così provato la validità della combinazione fra l’anticorpo monoclonale trastuzumab (che blocca l’attività di Her2 sulla superficie esterna della cellula) e l’inibitore della tirosin-chinasi lapatinib (che lo ferma all’interno) in aggiunta alla chemioterapia tradizionale con placlitaxel. Le partecipanti sono state trattate per quattro mesi prima dell’intervento e per altri nove mesi con uno solo dei due medicinali o con il mix di entrambi (oltre alla chemio standard). Al termine delle cure, la metà delle donne che aveva ricevuto il mix non mostrava più alcun segno di malattia, mentre lo stesso risultato è stato raggiunto solo nel 25-30 per cento delle pazienti che avevano ricevuto solo trastuzumab o solo lapatinib. Un secondo trial tedesco (GeparQuinto, diretto da Gunter von Minckwitz dell’Università di Franconforte, fase III) ha confrontato gli stessi due farmaci, somministrati singolarmente ma sempre in aggiunta a chemioterapia con antracicline e taxani, su 620 donne con la medesima forma iniziale di neoplasia. Questi i risultati: il 31 per cento delle donne trattate con trastuzumab ha visto scomparire completamente la propria malattia, rispetto al 22 per cento di quelle curate con lapatinib. Una terza sperimentazione, sempre di fase III, ha coinvolto 444 pazienti con carcinoma mammario HER2 positivo in stadio avanzato: una metà ha ricevuto una compressa di lapatinib una volta al giorno e paclitaxel una volta alla settimana, l’altra metà placebo e paclitaxel. Anche in questo caso i risultati hanno provato che l’unione fra i due medicinali produce un aumento della sopravvivenza totale e una riduzione del 26 per cento del rischio di morte. Infine, anche gli esiti dello studio di fase II Neosphere, provano come la combinazione di pertuzumab e trastuzumab più chemioterapia (docetaxel) in donne con carcinoma mammario HER2 positivo favorisca la completa scomparsa del tumore al seno in fase precoce.

PROBLEMI DA AFFRONTARE
- Se gli esiti positivi di questi trial sono importanti per le malate, due grosse questioni s’impongono parlando di trattamenti basati su mix fra i nuovi farmaci. Sommare più medicinali, infatti, significa unire fra loro anche sia gli effetti collaterali che i costi per il Sistema sanitario nazionale delle terapie che già oggi richiedono diverse migliaia di euro al mese per ogni paziente (le più recenti stime dicono che si è passati da 1,2 milioni di euro del 2004 a 2,2 milioni del 2008: in quattro anni il denaro sborsato dagli ospedali per farmaci oncologici è quasi raddoppiato, soprattutto per la maggiore diffusione di farmaci innovativi). Quanto alle conseguenze indesiderate, quelle più frequenti rilevate negli studi riguardano diarrea, neutropenia (calo dei globuli bianchi), rash cutaneo, calo dell’appetito, nausea, anemia, debolezza. «L’oncologo dev’essere sempre la figura di riferimento indispensabile per i malati - sottolinea Paolo Marchetti, responsabile dell’Oncologia medica al Sant’Andrea di Roma - perché è lui che deve assisterli e trovare le soluzioni nel caso di effetti collaterali, soprattutto importanti, onde evitare che questi sospendano le cure a causa della tossicità. E se i trattamenti orali sono un'ottima cosa, perché il paziente può prendere la pastiglia prescritta a casa da solo, il controllo dell’oncologo resta cruciale».

Per approfondimenti sul tumore del seno www.senologia.eu a cura del prof. Massimo Vergine

Tumore al seno : è importante la prevenzione



Tumore al seno: l'importanza della prevenzione


Quella al seno è la forma di tumore che più colpisce le donne, secondo i dati diffusi dall'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Ogni anno in Italia ci sono circa 37mila nuove diagnosi: più o meno 152 donne ogni centomila si ammalano di questa forma di tumore, cioè circa una su dieci. Il tumore al seno è la prima causa di mortalità femminile tra i decessi causati da tumori, raggiungendo un tasso di mortalità del 17 per cento. Sempre secondo l'Airc l'età è uno dei principali fattori di rischio, perché l'80 per cento dei casi riguarda donne sopra i 50 anni.
Poi c'è la familiarità: nel 10 per cento delle donne che si ammalano ci sono stati anche altri casi in famiglia. Ma contano anche le alterazioni genetiche (riscontrate in un 50 per cento di casi) o l'influenza dello stile di vita, con fattori come l'obesità o il fumo.

Ma dal tumore alla mammella si guarisce sempre più, e la diagnosi precoce potrebbe essere determinante. Sempre secondo l'Airc, se il tumore mammario viene diagnosticato nel primissimo stadio di sviluppo, si guarisce nel 98 per cento dei casi. E oltre 400mila italiane sono già guarite, secondo l'Aiom, l'Associazione italiana oncologia medica, che ha raccolto nel libro “Ho vinto io. Guarire dal tumore al seno” (Giunti editore) dieci storie di donne guarite e che ora guardano avanti. Secondo i dati diffusi dall'Aiom in occasione del lancio del libro, ad aprile, tra le 400mila donne guarite, 500 hanno anche avuto figli dopo la malattia, segno che questa patologia non è più così invalidante come lo era un tempo.

Tra gli accorgimenti raccomandati dai medici dell'Airc per la prevenzione ci sono l'esercizio fisico regolare, non fumare, mangiare pochi grassi e molti vegetali, quindi frutta e verdura a volontà, in particolare sono consigliati broccoli, cavoli, cipolle, tè verde e pomodori. E anche allattare, perché secondo alcuni studi la completa maturazione della ghiandola mammaria, che avviene con l'allattamento, comporta un suo rafforzamento. Indipendentemente dall'età, è consigliabile anche fare una visita al seno da un ginecologo o un medico esperto. Inoltre è utile eseguire regolarmente l'autopalpazione del seno, per individuare quanto prima noduli o irregolarità da segnalare subito al medico. L'ecografia è l'esame riservato alle donne giovani, ma è necessario farla solo su indicazione medica, se si sentono dei noduli al tatto. I controlli regolari sono raccomandati a partire dai cinquant'anni, età che scende a 40-45 solo se ci sono altri casi in famiglia. Il Centro nazionale screening consiglia a chi ha superato i cinquant'anni di sottoporsi ogni due anni alla mammografia.

«Quella del tumore al seno è la storia di una malattia che si può battere», sostiene l'oncologo Umberto Veronesi, che per sottolineare l'importanza della diagnosi precoce cita un dato: «Più di un terzo dei pazienti arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 100 per cento». Tra l'altro l'anno scorso Veronesi ha lanciato la campagna “Mortalità zero”, con lo scopo di azzerare la mortalità del tumore al seno entro il 2020.


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Umberto Veronesi" passi avanti nel tumore del seno"



ALGHERO -

Il gotha della medicina sarda si è riunito stamane (venerdì) nell'Hotel Calabona ad Alghero per il Meeting di aggiornamento sul trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario. Il convegno promosso dall'Aou Sassari, l'Istituto di Clinica Chirurgica e l'Università degli Studi di Sassari ha avuto un ospite d'eccezione quale il Professore Umberto Veronesi, scenziato conosciuto in tutto il mondo per le ricerche sui tumori.

Durante la mattinata si è parlato dei progressi rilevanti ottenuti nei campi della farmacologia e delle tecnologie bio-mediche. Innovazioni che si sono tradotte in cambiamenti radicali nel trattamento diagnostico e terapeutico del carcinoma al seno. La chirurgia, in questo ambito, è sempre più spesso di tipo "conservativo", mirando alla salvaguardia dell'areola-capezzolo con le nuove tecniche della "nipple-sparing mastectomy".

Su quest'ultimo argomento, in particolare, l'illustre oncologo milanese ha tenuto una "lectio magistralis", evidenziando l'importanza di evitare un ulteriore mutilazione estetica del seno e riducendo così l'impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.

«Non si deve avere paura, non sempre ma molto di più rispetto al passato di tumore si riesce a guarire, sia tra gli uomini, sia tra le donne». Importanti risultati si sono ottenuti - ha rimarcato Veronesi - nei tumori femminili ma anche maschili, come alla prostata e ai polmoni, determinando un allungamento medio della vita delle persone. Purtroppo, i medici presenti in sala hanno evidenziato l'incidenza molto alta dei carcinomi mammari in Sardegna, una delle maggiori in Italia, calcolata come un caso ogni 40 soggetti. La "ricetta" prescritta è l'investimento nella tecnologia, e anche quà l'isola è tra le regioni fanalino di coda nella Penisola.

Nella foto: Umberto Veronesi in sala


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Il fitness è alleato contro il cancro al seno

l fitness è l’alleato contro il cancro al seno

Nuova ricerca dal National Cancer Insitute USA, le donne in post-menopausa se hanno praticato fitness abitualmente nei dieci anni precedenti presentano un fattore rischio di sviluppare il tumore al seno inferiore. Un'altra notizia che esorta a fare dell'attività fisica uno stile di vita e una regola per la propria salute e non un semplice rimedio estetico.
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Purtroppo, ancora oggi, il tumore al seno è una delle patologie più diffuse tra le donne occidentali; i numeri non lasciano spazio all’immaginazione, si parla di 182.460 nuovi casi diagnosticati soltanto nel 2008 negli Usa e di 2222 casi in Italia. Le donne in post-menopausa che praticano fitness o esercizio fisico sembrerebbero però meno soggette a sviluppare il tumore del seno, questo secondo il US National Cancer Institute (USNCI).

Per arrivare a tale risultato è stato chiesto a oltre 110mila donne in post-menopausa di dare una valutazione al livello di attività fisica tenuto alle età di 15, 18, 19-29, 35-39 anni. Le donne in post-menopausa che avevano esercitato attività fisica moderata per almeno sette o più ore a settimana negli ultimi 10 anni presentavano un fattore di rischio inferiore del 16% di sviluppare il cancro al seno rispetto a quelle che non facevano alcuna attività fisica. Questo collegamento tra attività fisica e rischio di tumore al seno non avviene anche per le donne in età fertile o più giovani.
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Tumore al seno: il vaccino funziona

Tumore al seno: il vaccino funziona

Il siero ha avuto effetto sul 100% dei casi di laboratorio, evitando l'insorgere di neoplasie


Cleveland
- E' stato sperimentato al Clinic Learner Research Institute il nuovo vaccino che potrebbe aiutare migliaia di donne a prevenire il cancro al seno. Il siero, sperimentato finora solamente in laboratorio e non ancora testato sull'uomo, potrebbe eliminare definitivamente l'insorgere di neoplasie alla mammella, agendo come un vaccino contro noduli ai linfonodi.

Secondo le statistiche sono oltre 1,1 milioni in tutto il mondo le donne a cui ogni anno viene diagnosticato un tumore al seno. "Se dovesse funzionare negli esseri umani come sulle cavie, sarebbe una conquista monumentale", ha dichiarato il responsabile dell'equippé di ricercatori di Cleveland Vincent Tuohy, precisando tuttavia che prima di una possibile distribuzione del vaccino sul mercato ci vorranno ancora alcuni anni. Durante i test di laboratorio il siero ha funzionato sul 100% dei casi di laboratorio, evitando completamente l'insorgere dei tumori.

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Il carcinoma mammario

Carcinoma mammario

Che cos'è?


Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità percarcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

Qual è la causa dell'insorgenza del carcinoma mammario?


La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

Età
Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l'aumentare dell'età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;

Precedenti familiari
Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;

Fattori genetici
In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l'ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcunigeni;

Lesioni benigne
Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l'iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;

Gravidanza
Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l'aumento dell'età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;

Ormoni
Il rischio di insorgenza aumenta con l'aumentare dell'esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;

Obesità
L'obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;

Dieta
Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ?


Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e lachemioprevenzione.

Lo screening senologico
È il metodo preventivo più importante e si basa sull'esecuzione di una mammografiabiennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l'autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.

Chemioprevenzione
È un approccio sperimentale basato sull'utilizzo di farmaci, prevalentementeantiestrogeni, che prevengano l'insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?


Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l'esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell'areola.
Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?


È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l'esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l'esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l'esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell'esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l'estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario?


Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, lachirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia.
Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l'effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un'ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.



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L'aspirina può ridurre il rischi del cancro al seno


Che un farmaco comune come l’aspirina possa essere il futuro dei trattamenti per coloro che hanno il cancro al seno?

Secondo quanto è infatti emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori delle Università di Harvard e Brigham, Aspirina e Ibuprofene sono in grado di ridurre il rischio di tumore mammario.


La ricerca in questione è stata condotta su oltre 4.000 donne con il tumore al seno, seguite in un arco temporale che va dal 1976 al 2002. Le pazienti sono state seguite per tutta la durata della loro malattia e ciò che è stato rilevato è che le donne che stavano assumendo Aspirina (per altre cause non direttamente correlate al cancro) avevano una cospicua percentuale di rischio di morte in meno rispetto a coloro che non la assumevano.

Nello specifico, assumere due aspirine alla settimana ridurrebbe tra il 64 e il 71% il rischio di morire per le pazienti affette da tumore al seno, mentre il rischio di metastasi si abbasserebbe tra il 43 e il 60%.

Purtroppo i ricercatori non hanno capito il perché della riduzione di tali rischi grazie all’Aspirina, ma se i risultati della scoperta verranno in futuro accertati e confermati parallelamente con altri studi, potrebbe essere fatto un grossissimo passo in avanti per il trattamento della malattia. Ciò che appare maggiormente in rilievo è il fatto che i farmaci sopramenzionati hanno certamente effetti collaterali molto, molto più lievi rispetto alla dura chemioterapia.


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Tumore del seno: la prolattina può bloccare lo sviluppo di un oncogene

Un ormone, che stimola produzione latte materno, blocca lo sviluppo di un oncogene

I ricercatori del Kimmel Cancer Center presso la Thomas Jefferson University (Usa) hanno scoperto che la prolattina, un ormone prodotto dall’ipofisi che promuove lo sviluppo del seno e la produzione di latte materno, può bloccare la proteina BCL6, un oncogene responsabile di una forma particolarmente aggressiva di cancro al seno.
La proteina BCL6 è già stato dimostrato giocare un ruolo nel cancro mammario e nel peggiorare le prognosi. Mentre, il ruolo della prolattina nel cancro è in larga misura influenzato da un percorso proteinico detto Stat5, ha commentato il professor Hallgeir Rui del Medical Oncology presso il Jefferson Medical College.



Nel caso del cancro al seno, l’inattivazione di Stat5 è legata al cancro della mammella scarsamente differenziato. «Abbiamo scoperto che la prolattina può bloccare l’espressione della proteina BCL6, e ha dimostrato che STAT5a, ma non la variante STAT5b molto simile, è coinvolta in questo processo come mediatore di prolattina» ha poi aggiunto il prof. Rui.
«Pensiamo che la prolattina abbia un ruolo importante nella prevenzione dei tumori al seno più aggressivi, e che vi sia un nesso tra la perdita di Stat5 e l’aumento di BCL6 nel rendere il cancro al seno più aggressivo», conclude infine il prof. Rui.

Per arrivare alle loro conclusioni i ricercatori hanno condotto uno studio su diversi tipi di tumore al seno sia su modello animale, su cellule coltivate in laboratorio e su campioni di cancro della mammella umano. I risultati sono stati
pubblicati suula rivista "cancer Research"

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Cure per il tumore del seno

Roche ha annunciato nuovi dati di follow-up a lungo termine di due studi pivotal su larga scala che hanno valutato l’utilizzo di trastuzumab in adiuvante per il trattamento del tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale, presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS). Entrambi gli studi – l’N9831 condotto dal North Central Cancer Treatment Group (NCCTG), e il BCIRG006 effettuato dal Breast Cancer International Research Group – hanno dimostrato che trastuzumab ha ridotto di circa un terzo il rischio di recidiva del tumore in donne con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. Entrambi gli studi hanno inoltre dimostrato la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni in almeno l’80 per cento delle donne che hanno ricevuto trastuzumab per un anno. I trial hanno anche confermato il profilo favorevole di sicurezza cardiaca di trastuzumab con il follow-up a lungo termine. Inoltre, entrambi gli studi hanno dato risposta alle domande della comunità medica circa la migliore modalità di somministrazione del farmaco.
Il BCIRG006 è uno studio indipendente randomizzato di Fase III mirato a valutare l’uso di due trattamenti chemioterapici (docetaxel e carboplatino) associati con trastuzumab successivamente al trattamento adiuvante iniziale con chemioterapia a base di doxorubicina e ciclofosfamide per la cura del carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce. Lo studio è stato condotto dal Breast Cancer International Research Group (BCIRG). L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da malattia, mentre quelli secondari erano la sopravvivenza globale, la tossicità e i marker patologici e molecolari predittivi dell’efficacia.
Lo studio ha dimostrato che trastuzumab somministrato in associazione con un regime a base di antracicline riduce il rischio di recidiva del 36 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 37 per cento. I risultati dello studio hanno dimostrato anche che trastuzumab somministrato in associazione con regimi liberi da antracicline ha ridotto il rischio di recidiva del 25 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 23 per cento. In entrambi i casi, i risultati erano statisticamente significativi.
Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso al mondo. Ogni anno vengono diagnosticati oltre un milione di nuovi casi e quasi 400.000 persone perdono la vita a causa di questa malattia. La caratteristica del carcinoma mammario HER2 positivo è la presenza di maggiori quantità di proteina HER2 sulla superficie delle cellule tumorali. Questo fenomeno è noto come positività HER2 e colpisce circa il 20-25 per cento delle donne affette da carcinoma mammario.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, creato per identificare e bloccare l’attività di HER2, una proteina prodotta da un gene specifico a potenziale cancerogeno. Il meccanismo di azione di trastuzumab è unico in quanto attiva il sistema immunitario e inibisce i recettori HER2 per combattere il tumore. Si è dimostrato efficace nel trattamento del carcinoma mammario HER2 positivo, sia nello stadio iniziale che in quello avanzato (metastatico). L’uso di trastuzumab è stato approvato anche in associazione con un inibitore dell’aromatasi per il trattamento delle pazienti in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico co-positivo al recettore HER2 e al recettore ormonale. Nello stadio iniziale della malattia (adiuvante), trastuzumab è approvato per l’uso dopo il trattamento chemioterapico standard (adiuvante). Trastuzumab viene commercializzato negli Stati Uniti da Genentech, in Giappone da Chugai e a livello internazionale da Roche. Dal 1998, trastuzumab è stato utilizzato per curare quasi 600.000 donne affette da carcinoma mammario HER2 positivo in tutto il mondo.
Roche Con sede centrale a Basilea, Svizzera, Roche è uno dei principali gruppi al mondo leader nell’area salute ed opera nei settori farmaceutico e diagnostico, con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda di biotecnologie al mondo, con farmaci innovativi nelle aree oncologia, virologia, malattie infiammatorie, metabolismo e sistema nervoso centrale. È leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica istologica del cancro ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. Fornire farmaci e strumenti diagnostici che permettano miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti è la strategia di Roche nella Medicina Personalizzata. Roche conta oltre 80.000 dipendenti nel mondo e nel 2008 ha investito quasi 9 miliardi di franchi svizzeri in ricerca e sviluppo registrando un fatturato di 45,6 miliardi di franchi svizzeri. Roche è proprietaria di Genentech, negli Stati Uniti e ha interessi di maggioranza in Chugai Pharmaceutical, Giappone. www.roche.com


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a cura del Prof. Massimo Vergine

Rischio di recidiva a distanza del carcinoma mammario positivo per il recettore ormonale 20 anni dopo la diagnosi iniziale

La somministrazione di terapia endocrina per 5 anni riduce sostanzialmente i tassi di recidiva durante e dopo il trattamento nelle donn...