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Tumore al seno: la chiave delle metastasi scoperta da una ricerca italiana


 Identificato, dai ricercatori dell'Istituto nazionale tumori di Milano, un nuovo meccanismo responsabile delle metastasi nel tumore del seno.
Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research e, per gli esperti, aggiunge un tassello "di vitale importanza" per la comprensione dei meccanismi con il quale il cancro si diffonde nell'organismo, e quindi potrà aiutare a migliorare la ricerca di una cura più efficace.
Alla base di tutto c'è una proteina chiamata osteopontina, che normalmente è presente al di fuori delle cellule ed è coinvolta nel regolare diversi processi fisiologici, tra cui la stessa sopravvivenza cellulare. Il ruolo di questa molecola, nel tumore, è però duplice: "L'osteopontina prodotta dalla cellula tumorale ne assicura la sopravvivenza in un ambiente ostile – spiegano i ricercatori – mentre quella trattenuta all'interno dei globuli bianchi contribuisce a proteggere le cellule tumorali che stanno formando la metastasi dall'attacco del sistema immunitario".
Lo studio, condotto prima in laboratorio su animali, è stato poi esteso all'analisi delle metastasi polmonari di pazienti con carcinoma al seno. In queste metastasi è stata confermata la presenza di cellule contenenti osteopontina.
 "Questa scoperta – concludono i ricercatori – sarà rilevante per sviluppare futuri farmaci in grado di contrastare le molteplici azioni dell'osteopontina nello sviluppo delle metastasi".


Per maggiori informazioni sul tumore al seno  www.senologia.eu

Carcinoma mammario con metastasi : con la chemioterapia può aumentare la sopravvivenza

Genova: carcinoma mammario metastatico, ricerca dimostra che si può aumentare la sopravvivenza

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato, questa la scoperta dell'oncologa Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova

Le donne con carcinoma mammario metastatico possono vivere in
media più a lungo se il trattamento chemioterapico viene prolungato
anche dopo che è stato raggiunto il controllo della malattia. Sono questi i risultati dell'importante ricerca scientifica, condotta dall'oncologa Alessandra Gennari dell'Ospedale Galliera di Genova, e presentati nell'ambito del 35° Congresso della Società Europea di Oncologia Medica, attualmente in corso a Milano. Lo studio affronta un' importante area di dibattito sul trattamento del tumore al seno fornendo nuove evidenze scientifiche sulla base delle quali impostare la terapia.

“Nella pratica clinica- spiega Alessandra Gennari, impegnata da anni
questo ambito specifico di ricerca e coordinatrice del gruppo che ha
eseguito lo studio - il numero di cicli di chemioterapia che viene
somministrato al momento della ricaduta, è spesso determinato oltre che
dalla risposta al trattamento anche dal profilo di tossicità dei farmaci
utilizzati, dalla tollerabilità della paziente e dall'attitudine
dell'oncologo curante. Questo studio dimostra che il prolungamento della
chemioterapia, oltre l'ottenimento della risposta, può favorire la
cronicizzazione della malattia metastatica consentendo nella paziente un
allungamento della vita e permettendo una buona qualità della stessa
mediante un migliore controllo dei sintomi”.

L' analisi ha identificato 11 studi clinici randomizzati internazionali, di cui uno condotto in Italia e coordinato dalla stessa dr.ssa Gennari, che hanno confrontato chemioterapie di durata più breve con chemioterapie di durata più lunga su un totale di circa 2.300 donne con carcinoma mammario metastatico. Globalmente una durata più lunga di chemioterapia si è associata con una riduzione del 34% del tasso di progressione di malattia. Per progressione si intende un aumento significativo nella dimensione delle lesioni metastatiche e/o la comparsa di nuove metastasi. Inoltre lo studio ha anche evidenziato che
una durata più lunga di chemioterapia riduceva in media il tasso di
morte del 9%.

“Questi risultati – continua Gennari - giustificano pertanto la pratica clinica di prolungare la chemioterapia per la malattia metastatica in assenza di tossicità significative o progressione di malattia. Inoltre, i dati sollevano nuovi argomenti di discussione clinica e scientifica quali l'integrazione di questi risultati con l'utilizzo di farmaci diretti verso bersagli molecolari come nel caso delle terapie ormonali e di altri farmaci biologici. Sulla base di questi risultati si apre un
nuovo scenario in cui l'oncologo può valutare la pianificazione di schemi prolungati di chemioterapia adeguando dosi e tempistica nella singola paziente al fine di non incidere negativamente sulla qualità della vita”.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia dell'IST di Genova, il DISAL – Università di Genova, l'IRST Meldola (FC) , l'Università di Sindney, ed è stato possibile grazie al contributo dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Cellule staminali e cancro al seno


Cancro al seno, più grave se le staminali sono numerose


08 gennaio 2010.


Cellule staminali non solo killer, ma anche in grado di determinare, in base al loro numero, la gravità della progressione del tumore al seno, una delle malattie che colpisce circa 35.000 donne ogni anno.

La scoperta è dei ricercatori italiani dell' Ifom-Ieo (Istituto europeo di oncologia di Milano).Gli studiosi sanno già da tempo che i vari tipi di tumore alla mammella presentano caratteristiche estremamente diverse, che ne influenzano l'aggressività, il decorso clinico, ed infine la prognosi. Ora un gruppo di ricercatori italiani guidati da Pier Paolo Di Fiore e Pier Giuseppe Pelicci, ha scoperto che questa eterogeneità è riconducibile al differente contenuto in cellule staminali tumorali.La ricerca, pubblicata dalla rivista internazionale Cell e condotta al Campus Ifom-Ieo da scienziati dell'Ifom(Fondazione Istituto Firc di Oncologia Molecolare) e all'Università degli Studi di Milano, dimostra che non solo le cellule staminali del cancro sono le vere responsabili dell'insorgenza e del mantenimento dei tumori mammari, ma anche che il differente numero di cellule staminali in essi contenuto rappresenta l'elemento determinante per spiegare la diversa aggressività dei vari tipi di tumore del seno.In particolare lo studio evidenzia che i casi più aggressivi sono quelli in cui il tessuto tumorale è più ricco di cellule staminali, anche se queste rappresentano una frazione esigua della massa tumorale.

Tuttavia, sono loro le reali responsabili della nascita e dello sviluppo di un tumore, in quanto sono capaci di duplicarsi praticamente senza limiti."Proprio queste cellule - spiega Di Fiore - sostengono la crescita del tumore. In modo simile a quanto accade per le cellule staminali normali nel fisiologico processo di generazione dei tessuti, le cellule staminali tumorali rappresentano la vera forza motrice in grado di promuovere e sostenere la proliferazione del tessuto tumorale''. Queste cellule, purtroppo, sono anche in molti casi capaci di resistere alla chemioterapia ed alla radioterapia: da qui la loro pericolosità.

Approfondimenti sul tumore al seno http://www.senologia.eu/

a cura del Prof. Massimo Vergine

Prevenzione nei tumori femminili

“Negli ultimi anni, rispetto ai tumori femminili si sono registrati maggiore sopravvivenza, più agevole accesso alle cure e migliore qual...