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Tumori al seno: nuova scoperta su proteine su fattori responsabili


Una proteina mutata, p53, e un enzima, Pin1: un’accoppiata micidiale che rende i tumori della mammella particolarmente pericolosi. A individuarla, grazie anche ai contributi dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), è stato un team internazionale coordinato da Giannino Del Sal, docente di Biologia cellulare dell’Università di Trieste e responsabile dell’Unità di oncologia molecolare del Laboratorio nazionale CIB di Trieste. Una scoperta importante, che servirà a predire l’esito della malattia e a prevedere la risposta delle pazienti ai trattamenti, fornendo un aiuto concreto nella lotta a questa forma di tumore che ogni anno uccide un milione di donne nel mondo.

Da tempo era nota la presenza, nelle cellule cancerose, di mutazioni capaci di trasformare il fattore p53 in un promotore tumorale (vedi Galileo, “Sotto il controllo di Numb”; “Tutti i partner di p53”). Ora, però, gli studiosi hanno rivelato un suo importante complice, l’enzima Pin1, la cui espressione è particolarmente elevata nelle cellule tumorali aggressive e che invadono gli altri tessuti. Analizzando oltre 200 casi di carcinoma mammario, gli autori della ricerca, pubblicata su Cancer Cell, hanno infatti mostrato che esiste una correlazione fra la presenza di queste due molecole e l’esito infausto della malattia.

“Un aspetto critico al momento della classificazione della malattia – ha spiegato Del Sal - è l’identificazione, attraverso biomarcatori specifici, dei casi a elevato rischio di ricorrenza; un altro è la capacità di predire la risposta delle pazienti alle terapie, requisito fondamentale per poter migliorare le strategie di cura e per guidare le scelte terapeutiche. Il nostro lavoro fornisce un contributo proprio in questo ambito”. Dal programma genetico messo in atto dalla combinazione di p53 e Pin1, infatti, è stato già possibile estrapolare un ulteriore gruppo di 10 geni che potrebbero servire come indicatori dell’evoluzione tumorale.

De Sal e colleghi sperano che l’analisi dei livelli di espressione di Pin1 rientri presto tra i metodi di prognosi, insieme alla rilevazione dello stato mutazionale di p53: “Questo permetterebbe di discriminare meglio i casi di carcinoma mammario con una minore probabilità di sopravvivenza, e quelli che rispondono in maniera inefficace agli interventi terapeutici, in particolare a un certo tipo di chemioterapia adiuvante. Capire quali pazienti mostrano queste caratteristiche, e perché, è fondamentale per poter progettare nuove strategie di attacco al tumore”, ha concluso il ricercatore


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Commercianti di Napoli in campo a favore della prevenzione del tumore al seno

I commercianti napoletani scendono in campo per la prevenzione del tumore al seno. Confcommercio affiancherà Komen Race nei prossimi mesi promuovendo la Race for the cure, in programma il 7, 8 e 9 ottobre, che prevede la realizzazione di stand e la creazione di una task force per avvicinare la popolazione alla prevenzione del tumore al seno come spiega Pietro Russo, presidente di Confcommercio. Una iniziativa che ha già dato i suoi frutti: basti pensare che nella passata edizione nell'ambulatorio all'aperto "Villaggio della Salute" è stato fatto lo screening di oltre cinquecento donne, e sono stati individuati cinque tumori. Per maggiori informazioni sul tumore al seno www.senologia.eu

Incidenza del tumore al seno in aumento tra le giovani

Roma -

E' in aumento in Italia l'incidenza del tumore al seno, specie tra le piu' giovani. In particolare, nelle donne tra i 25 e i 44 anni si registra negli ultimi 6 anni un aumento del 28,6%. E' il dato contenuto nell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, condotta dalla Commissione Igiene e Sanita' del Senato, che verra' presentata domani. Nel complesso, si legge nel documento, si registra un aumento dell'incidenza del tumore al seno del 13,8 per cento negli ultimi sei anni; "particolarmente allarmanti i dati relativi alle donne under 45 per le quali si calcola un incremento del 28,6 per cento nella fascia di eta' compresa tra i 25 e i 44 anni". Una popolazione, ammonisce l'indagine, "attualmente esclusa da qualsiasi campagna di screening, anche per le donne con elevato rischio familiare e eredo-familiare".

Malgrado l'importanza dello screening mammografico per la prevenzione, peraltro inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza, in Italia si registra la "situazione paradossale" per cui si fanni meno mammografie che Pap test: "A livello nazionale si stima infatti che poco meno di una donna su cinque (18 per cento) abbia eseguito il test di screening mammografico come prevenzione individuale (si va dall'8,5 per cento dell'Umbria al 41,1 per cento della Liguria), rispetto a circa una donna su tre dello screening cervicale (37 per cento)". La situazione e' a macchia di leopardo: "Rimane bassa la percentuale di donne sottoposte a screening su tutta la popolazione italiana, la quale si aggira intorno al 33,3 per cento del totale nazionale.

Purtroppo molti Centri di riferimento per il Centro-Sud registrano bassi volumi di attivita' (meno di 10 mila e spesso meno di 5 mila esami all'anno) e nessun Centro di riferimento regionale supera i livelli auspicabili di 20.000 esami per programma. Il detection rate dei carcinomi invasivi inferiori o uguali al centimetro si attesta intorno all'1,18 per 1000 esami alla prima chiamata e all'1,28 nel caso di test ripetuto; la proporzione delle lesioni in situ e' pari al 13,3 al primo esame e al 14,7 al secondo test. Questi dati risultano nettamente inferiori rispetto al Nord dove il detection rate delle lesioni invasive e' salito al 5,4 per 1000 esami, anche se purtroppo rimane ancora alto il tasso di richiami". Attualmente i programmi di screening diagnosticano in forma anticipata circa 6.000 casi di tumore all'anno, che corrispondono al 35 per cento circa dei tumori della mammella che si manifestano in un anno fra i 50 e 69 anni, ovverosia la popolazione complessiva ideale target dello screening. Il numero potenziale di nuove neoplasie diagnosticate in forma anticipata, se venissero ampliate in tutta Italia le fasce di screening, potrebbe essere di circa 1.100 tumori nella fascia d'età compresa tra i 45 ei 49 anni e di circa 1.700 tumori nella fascia tra i 70 ei 74 anni.

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In aumento l'incidenza del tumore al seno tra le giovani

Roma -

E' in aumento in Italia l'incidenza del tumore al seno, specie tra le piu' giovani. In particolare, nelle donne tra i 25 e i 44 anni si registra negli ultimi 6 anni un aumento del 28,6%. E' il dato contenuto nell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, condotta dalla Commissione Igiene e Sanita' del Senato, che verra' presentata domani. Nel complesso, si legge nel documento, si registra un aumento dell'incidenza del tumore al seno del 13,8 per cento negli ultimi sei anni; "particolarmente allarmanti i dati relativi alle donne under 45 per le quali si calcola un incremento del 28,6 per cento nella fascia di eta' compresa tra i 25 e i 44 anni". Una popolazione, ammonisce l'indagine, "attualmente esclusa da qualsiasi campagna di screening, anche per le donne con elevato rischio familiare e eredo-familiare".


Malgrado l'importanza dello screening mammografico per la prevenzione, peraltro inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza, in Italia si registra la "situazione paradossale" per cui si fanni meno mammografie che Pap test: "A livello nazionale si stima infatti che poco meno di una donna su cinque (18 per cento) abbia eseguito il test di screening mammografico come prevenzione individuale (si va dall'8,5 per cento dell'Umbria al 41,1 per cento della Liguria), rispetto a circa una donna su tre dello screening cervicale (37 per cento)". La situazione e' a macchia di leopardo: "Rimane bassa la percentuale di donne sottoposte a screening su tutta la popolazione italiana, la quale si aggira intorno al 33,3 per cento del totale nazionale.

Purtroppo molti Centri di riferimento per il Centro-Sud registrano bassi volumi di attivita' (meno di 10 mila e spesso meno di 5 mila esami all'anno) e nessun Centro di riferimento regionale supera i livelli auspicabili di 20.000 esami per programma. Il detection rate dei carcinomi invasivi inferiori o uguali al centimetro si attesta intorno all'1,18 per 1000 esami alla prima chiamata e all'1,28 nel caso di test ripetuto; la proporzione delle lesioni in situ e' pari al 13,3 al primo esame e al 14,7 al secondo test.

Questi dati risultano nettamente inferiori rispetto al Nord dove il detection rate delle lesioni invasive e' salito al 5,4 per 1000 esami, anche se purtroppo rimane ancora alto il tasso di richiami". Attualmente i programmi di screening diagnosticano in forma anticipata circa 6.000 casi di tumore all'anno, che corrispondono al 35 per cento circa dei tumori della mammella che si manifestano in un anno fra i 50 e 69 anni, ovverosia la popolazione complessiva ideale target dello screening. Il numero potenziale di nuove neoplasie diagnosticate in forma anticipata, se venissero ampliate in tutta Italia le fasce di screening, potrebbe essere di circa 1.100 tumori nella fascia d'età compresa tra i 45 ei 49 anni e di circa 1.700 tumori nella fascia tra i 70 ei 74 anni. .


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Il betacarotene aiuta a prevenire il cancro

Le notizie positive sugli antiossidanti non finiscono mai di stupirci: un ultima scoperta è stata fatta gli scienziati della dagli scienziati della Thomas Jefferson University (Philadelphia, Usa) che mettono in luce che combattere lo stress con gli antiossidanti aiuta a prevenire il cancro.

Gli esperti hanno svelato come un tumore possa alimentarsi tramite le scorie prodotte dall'ossidazione cellulare: in particolare, hanno scoperto che la perdita di una proteina controllata dal gene Cav1, detta caveolina-1, alimenta lo stress ossidativo dei mitocondri, ovvero le "centrali energetiche" delle cellule.

Il betacarotene previene il cancro
Questo processo si traduce in un supplemento di "carburante" per diversi tipi di tumori, compresi quelli al polmone e al seno: le sostanze che fanno da protagonista in questo scenario sono gli antiossidanti, in particolare il betacarotene, precursore della Vitamina A, che possiamo trovare in grandi quantità nelle carote, albicocche, peperoni, pomodori e spinaci.

Michael Lisanti, che ha presentato lo studio su "Cancer Biology & Therapy", spiega che gia da tempo, gli antiossidanti sono stati catalogati come elementi efficaci per la riduzione del cancro, ma mancava una prova genetica, che ora è data da quest'ultima scoperta.

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Tumore al seno: locandine in tutta Italia per promuovere la prevenzione

Tumore al seno: locandine in tutta Italia per promuovere la prevenzione

Promossa dal ministero della Salute, è la prima campagna dedicata esclusivamente alla prevenzione del carcinoma alla mammella. Fino a marzo, locandine su tutto il territorio nazionale e messaggi diffusi sulle principali testate di stampa specializzata femminile. Il messaggio: “Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore”.

"Il tumore al seno colpisce 1 donna su 11. E nessuna vuole mettersi nei suoi panni".
"Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore". Questo lo slogan della campagna di prevenzione contro il tumore al seno promossa dal ministero della Salute. Ad accompagnare le parole, un'immagine dal forte impatto che introduce direttamente al problema privilegiando un approccio emozionale: un reggiseno steso ad asciugare è privo di una coppa.
La campagna di comunicazione contro il tumore al seno è la prima campagna del ministero della Salute dedicata esclusivamente alla prevenzione del carcinoma alla mammella, che rappresenta il tumore più frequente e la prima causa di mortalità di origine oncologica nelle donne. Obiettivo prioritario è sensibilizzare tutte le donne al problema e favorire una maggiore attenzione nei confronti della prevenzione, in particolare di quella secondaria. In secondo luogo, la campagna vuole motivare all'azione ed incentivare le donne nella fascia di età a rischio ad aderire ai programmi di screening rispondendo alla lettera invito inviata dalle strutture del Servizio sanitario nazionale e a presentarsi nei centri per effettuare la mammografia.
Il messaggio sarà veicolato principalmente sulle testate più diffuse della stampa specializzata femminile e, in particolare su quelle più lette dalle donne adulte. Sono state programmate uscite sulle riviste settimanali e mensili e annunci stampa sui principali quotidiani e sulla free press.
Prevista anche l'affissione di locandine sugli impianti presenti nelle strutture sanitarie del circuito Multimedia Hospital in tutto il territorio nazionale e, successivamente, sui mezzi di trasporto pubblici e attraverso i circuiti delle affissioni cittadine.
La campagna si protrarrà fino a marzo 2011.

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Tumore al seno: allo studio una nuova proteina

Ancora un passo in avanti nella lotta contro il tumore al seno: una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Plos-One ha evidenziato il ruolo di una proteina che gioca un ruolo particolare e pericoloso nello sviluppo del carcinoma mammario.

Si Chiama hMena e si è appena scoperto che se è in compresenza con il già noto gene Her2 (nel 70 % dei casi) il tumore al seno si sviluppa in maniera più aggressiva. Non solo: esperimenti condotti in vitro su cellule prelevate da un carcinoma mammario, hanno rilevato come bloccando la proteina hMena, si riesce a rallentare la proliferazione dellecellule cancerose attivata dal gene Her2, ipoteticamente anche fino ad un blocco totale!


La preziosa scoperta è stata frutto del lavoro di un team di scienziati coordinati da Paola Nisticò del Laboratorio di Immunologia dell’Istituto NazionaleTumori Regina Elena in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e l’Istituto San Raffaele di Milano. La potenzialità di questa scoperta è ovvia. Spiega la Nisticò: ” Si potrebbero individuare farmaci inibitori di hMena per interrompere i segnali che ne permettono la cooperazione col gene Her2, migliorando così il decorso clinico dei tumori al seno più aggressivi. Inoltre Il ruolo di queste strutture di filamenti proteici e le loro modificazioni nei tumori rappresentano una nuova area di ricerca che studia i meccanismi biochimici e biomeccanici che aiutano il tumore nella sua crescita. Da qui la necessaria interazione tra biologi, bioingegneri e fisici “.

La proteina in questione, individuata di recente dalla stessa ricercatrice e dalla collega Francesca Di Modugno, è assente nell’epitelio delle mammelle sane e compare invece nelle lesioni benigne che evolvono in tumori. E’ chiaro che potrebbe divenire un importante marker di diagnosi precoce per il cancro al seno oltre che un decisivo target terapeutico.


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Una proteina è legata ai tumori al seno resistenti alle terapie

Una proteina è legata ai tumori al seno resistenti alle terapie

Presente in 90% casi forme aggressive
Pubblicato il 11/12/10 da Apcom in Scienze e tecnologie|

11 dic. (Apcom) -
Un team di ricerca internazionale coordinato dalla Monash University di Victoria in Australia ha identificato una proteina con un ruolo importante nello sviluppo del cancro al seno. Il team di Clare Fedele e Christina Mitchell ha scoperto che la proteina INPP4B è presente nei tessuti in circa il 90% dei casi dei tumori alla mammella più aggressivi. L'obiettivo delle ricercatrici è ora identificare gli anticorpi legati alla proteina, per anticipare le mosse del tumore e migliorare i trattamenti. Si tratta, infatti, di forme tumorali che hanno mostrato una più forte resistenza alle terapie specifiche. "Conoscendo la correlazione tra la quantità della proteina INPP4B e il cancro ci offre maggiori informazioni sui trattamenti alternativi", scrivono le autrici dello studio sulla rivista Pnas.


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Tumori al seno: al Nord il 90% donne fa screening mammario, al Sud solo il 40%

Tumori al seno

al Nord il 90% donne fa screening mammario, al Sud solo il 40% 06 dicembre 2010.
Nonostante sia oramai riconosciuto che il tumore alla mammella, il più comune tra le donne (ogni anno 40 mila nuovi casi), si può contrastare e sconfiggere grazie alla diagnosi precoce, nel nostro Paese l'adesione allo screening mammario da parte della popolazione presenta notevoli differenze tra il meridione e il resto della Penisola, passando da una percentuale del 90% al Nord al 40% delle regioni meridionali.
E' quanto emerge da un convegno organizzato dall'Andos, l'associazione nazionale donne operate al seno, d'intesa con la commissione Affari Sociali di Montecitorio, proprio per sottolineare "la diversità di adesione allo screening mammario tra Nord e Sud".

Negli ultimi 10 anni "sono stati fatti molti passi avanti - spiega la coordinatrice nazionale dell'associazione, Flori Degrassi - ma i dati parlano chiaro: al Nord la percentuale delle donne che effettua lo screening mammario è del 90%, al centro del 60% e al Sud del 40%".
Con casi negativi come a Catania, dove l'adesione nel 2009 non ha superato la soglia del 30%.A sottolineare il ruolo fondamentale svolto da Andos in questo campo è stato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: "Dobbiamo lavorare per provare a ridurre questo gap tra Nord e Sud. Un divario che ritengo sia anche culturale e che dunque - ha detto - non può prescindere dal ruolo fondamentale svolto dalle associazioni, che con la loro azione contribuiscono a migliorare l'efficacia delle politiche di prevenzione".
Martini ha poi aggiunto che "il governo punta moltissimo sullo screening, come dimostra il nuovo piano oncologico", e che l'altro aspetto importante è cercare di coinvolgere sempre di più la medicina del territorio.

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Tumore al seno: una guida per le donne

Tumore al seno: una guida per le donne

Da AstraZeneca sei opuscoli ricchi di informazioni e consigli sugli aspetti più importanti del dopo diagnosi e trattamento per le donne affette da tumore al seno.


23 NOV -

Sono circa 450 mila le donne che combattono o hanno superato un tumore al seno in Italia. Una patologia che colpisce 37 mila le donne, quattro volte su cinque con più di 50 anni.
Per loro e per dare un supporto agli oncologi AstraZeneca ha realizzato l'iniziativa “Io vado avanti”, sei opuscoli, redatti da altrettanti esperti, ricchi di informazioni e consigli sugli aspetti più importanti del dopo diagnosi e trattamento. Una guida per ritrovare il benessere e la serenità con sé stessa e con i propri cari: dalla gestione dei problemi dermatologici alla prevenzione di complicanze; dalla riscoperta della propria femminilità, al controllo del peso e alla prevenzione dell'obesità.
Ecco le indicazioni principali:

Parlane in famiglia

Il 30% delle donne trattate per un tumore al seno si può sentire meno femminile e oltre la metà attraversa un periodo di depressione. Per poter “andare avanti” occorre affrontare la paura e lo smarrimento, gestire lo stress con coraggio e determinazione e cercare il supporto nelle relazioni su cui ci si sente di poter contare. Può aiutare a ritrovare più benessere il cercare sostegno affettivo di chi è vicino, vincere le resistenze e imparare a raccontarsi liberamente, non isolarsi, mantenere un contatto con le amicizie e ridistribuire i compiti all’interno della famiglia.

Mangia bene

Nella vita quotidiana è bene dare la precedenza agli alimenti vegetali, ai cereali integrali, al pesce e all’acqua; variare i colori degli alimenti, della frutta e verdura, dei pasti principali, e ridurre il consumo di alimenti contenenti grassi saturi, come il latte e i derivati e le carni rosse, di zuccheri a rapido assorbimento, come i cereali raffinati, le bevande zuccherate i succhi di frutta e lo zucchero bianco.

Riscopri la femminilità

Curare la pelle e l’estetica nel modo giusto aiuta a sentirsi meglio, a superare gli inconvenienti che le terapie antitumorali possono portare e a continuare a sentirsi donne, belle, attraenti. È meglio preferire saponi liquidi molto delicati o saponette arricchite di lipidi naturali e creme lenitive, ricche di oli emollienti vegetali; curare la cicatrice con attenzione e costanza e riscoprire l’importanza del trucco.

Non sei sola

Le leggi del nostro ordinamento offrono un sistema assistenziale di grande tutela e contemplano una serie di aiuti socioeconomici in favore del paziente, come per esempio l’assistenza psicologica presente in molti Centri, lo stato di invalidità almeno per il periodo di trattamento (con sostegno economico quando si supera l’invalidità del 74%) e permessi e congedo straordinario retribuiti per i familiari che assistono una donna con handicap grave.

Riconoscersi e riprendere

L’attività fisica effettuata in precedenza svela nel tempo i suoi effetti benefici nell’affrontare le terapie e nel successivo recupero. Dopo l’operazione l’esercizio fisico può aiutare la riabilitazione e proseguirlo, quando possibile, durante la chemioterapia e la radioterapia è un ottimo antidoto per combattere la fatica, mantenere il peso forma e svolgere le proprie attività quotidiane.


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Cancro al seno e fumo di sigaretta

Che il fumo faccia male alla salute è cosa ben nota a tutti, ma un recente studio ne ha accertato lo stretto legame con cause di morte soprattutto derivanti dalla possibilità di contrarre malattie come il tumore maligno al seno. In particolare, il pericolo di morte sarebbe molto più alto (+39%) che per le pazienti che non hanno mai fumato in vita loro.

Lo studio è opera del dottor Dejana Braithwaite, assistente professore di epidemiologia del cancro all’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’Università della California a San Francisco. I risultati saranno presentati a Philadelphia in occasione dell’annuale meeting dell’American Association for Cancer Research sulla prevenzione del cancro.

L’indagine ha preso come riferimento 2.265 donne statunitensi di diverse etnie e tutte con diagnosi di carcinoma mammario accertato da nove anni. I ricercatori hanno quindi esaminato la possibilità che il fumo incida o meno sui tassi di mortalità e in che percentuale, sia per cancro al seno che per altre cause di morte.

È così emerso che le fumatrici, ex-fumatrici, o comunque con 100 o più sigarette fumate nella loro vita, hanno una probabilità più alta di morire di cancro al seno, pari a 39 punti percentuali, e ancora maggiore di morire per altre cause, praticamente il doppio. Mentre, in studi precedenti, non è stato rilevato alcun legame con il fumo passivo.

Tra le cause di questi risultati si ipotizza ci siano le sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta , che renderebbero il cancro al seno più aggressivo. Anche se i dati dovranno essere accertati e comprovati da ulteriori studi, sembrano comunque un buon motivo per smettere di fumare e per non iniziare. Questi dati dovrebbero essere diffusi fra le giovani perché, si sa, “prevenire è meglio che curare”.


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Scoperte nuove mutazioni genetiche per il cancro al seno


Scoperte nuove mutazioni genetiche che possono rendere gli individui maggiormente soggetti al cancro al seno.

La notizia, che potrebbe avere importanti sviluppi nella diagnostica e nelle campagne di prevenzione, arriva dal Mayo Clinic, un’organizzazione no profit sia di ricerca che di pratica medica con sedi nel Minnesota, in Arizona e in Florida (USA), con il coinvolgimento di 20 centri di ricerca in 11 paesi differenti. I risultati sono stati pubblicati su Nature Genetics.

Era già noto che gli individui con mutazioni distruttive del gene BRCA1 incrementano il rischio di sviluppare cancro al seno, ma oggi, con questa scoperta, sappiamo che gli stessi individui hanno altre mutazioni sullo stesso gene che influenzano il medesimo rischio. Ciò è potenzialmente importante per la progettazione di farmaci individuali, cioè diretti ad un singolo soggetto con la sua specifica mappatura genetica, come sottolinea anche Fergus Couch, che ha guidato la ricerca: “Questi risultati potrebbero essere utili per aiutare a determinare il rischio individuale di cancro al seno”.



Il gene BRCA1, abbreviazione di Breast Cancer 1 (cancro al seno 1, dove 1 è usato per distinguerlo dall’altro gene BRCA2), è espresso nelle cellule del seno e di altri tessuti, dove svolge il ruolo di riparazione del Dna danneggiato insieme ad altri componenti cellulari. Di fatto è un soppressore tumorale perché ostacola la proliferazione di Dna alterato potenzialmente generatore di cancro. Per questo motivo alcune sue mutazioni incrementano il rischio di sviluppare la malattia, perché inibiscono o disattivano la sua capacità di sopprimere le cellule alterate.

In particolare sono 5 le alterazioni sul BRCA1 che rendono l’individuo più esposto al tumore maligno della mammella: da questo dato sono partiti i ricercatori per individuare quale altre mutazioni potessero influenzare il rischio di cancro, effettuando degli studi di associazione genomica, ovvero confrontando le mappature genetiche di individui, gene per gene, che mostrassero o no alterazioni del BRCA1 in aggiunta alle 5 già note, e verificando poi se queste si fossero tradotte in reali fattori di rischio per il cancro al seno.

Gli autori hanno per prima cosa studiato 550mila alterazioni genetiche nei 1193 possibili percorsi mutanti del gene BRCA1 presi lungo l’intero genoma umano. Gli individui analizzati avevano un’età inferiore ai 40 anni e avevano sviluppato una forma invasiva di cancro alla mammella.

I dati sono stati confrontati con altri 1190 percorsi mutanti dello stesso gene che non avevano sviluppato il cancro in individui di età simile. Successivamente hanno mostrato come altri pazienti che non avevano mutazioni nel gene BRCA1 ma erano stati colpiti dalla malattia (6800 in tutto) erano estrogeno-recettori negativi, cioè avevano un tumore che non possiede i recettori per gli estrogeni. Su quest’ultima analisi verranno approfondite le ricerche.

Lo studio non solo ha incrementato la conoscenza scientifica del problema cancro al seno, ma ha messo le basi per lo sviluppo di farmaci specifici e per l’eventuale modifica delle strategie di prevenzione contro la malattia.


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A cura del prof. Massimo Vergine

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab( per i tumori tripli negativi) al Congresso ESMO

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab al Congresso ESMO

- Roma, 5 ott -

Merck Serono ha annunciato che saranno presentati nuovi dati provenienti da diversi studi su Cetuximab in una gamma di tumori solidi – inclusi i primi risultati di Fase II nel tumore al seno e alla prostata. Questi risultati saranno presentati al prossimo 35° Congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) che si svolgerà a Milano dall'8 al 12 ottobre 2010. Lo si legge in una nota.

Durante il Congresso ESMO, saranno presentati i risultati di uno studio randomizzato di fase II relativi a Cetuximab nel tumore al seno triplo negativo (TNBC, triple negative breast cancer). IL TNBC non esprime recettori per estrogeno, progesterone o HER 2 e non risponde quindi alla terapia ormonale o anti-HER 2. Nonostante il TNBC possa essere trattato con la chemioterapia, sono frequenti recidive precoci o metastasi. Questi nuovi risultati su Cetuximab sono quindi particolarmente importanti, poiché il TNBC rappresenta una minaccia significativa per le donne colpite da questo tipo di tumore, per le quali esistono pochissime opzioni di trattamento o speranze di cura.

Inoltre, nuovi risultati relativi a Cetuximab nel tumore alla prostata saranno presentati per la prima volta al Congresso ESMO. Secondo gli esperti, rispetto al 2009, si prevede che quest'anno il numero di casi diagnosticati per questa patologia aumenterà del 13%1, a conferma di una chiara e urgente necessità di nuovi trattamenti efficaci.

Oltre a questi dati promettenti di Cetuximab in queste nuove indicazioni, Merck Serono presenterà anche i risultati più recenti dai principali studi su Cetuximab in aree di trattamento già esistenti.
Saranno presentati nuovi risultati dal già noto studio di Fase III CRYSTAL, che ha stabilito l’importanza del biomarcatore KRAS nel tumore metastatico del colon retto. Il modello di terapia personalizzata ha rivoluzionato la gestione dei tumori. Merck Serono ha rappresentato un elemento trainante nei progressi compiuti nell’approccio terapeutico al tumore metastatico del colon retto, grazie agli importanti risultati nei numerosi studi condotti su Cetuximab.

Gli sviluppi recenti nello studio del tumore a cellule squamose della testa e del collo (SCCHN squamous, cell carcinoma of the head and neck) hanno generato un cambiamento di paradigma nel trattamento di questa patologia. I risultati provenienti da due indagini chiave quantificheranno il ruolo di Cetuximab nel trattamento di questa patologia. Oltre ad essere l’unico farmaco per il quale sia stata dimostrata la caratteristica di terapia mirata, Cetuximab - come trattamento in associazione – è uno standard di cura nei pazienti colpiti da patologia localmente avanzata o da patologia metastatica e/o recidivante.



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Nuove speranze per la cura del tumore al seno

Nuove speranze per la cura
del tumore al seno


Esperti riuniti a Modena

L'evento raggrupperà patologi, radiologi, chirughi e ricercatori provenienti dai migliori istituti mondiali con l'obiettivo di mostrare i risultati ottenuti finora nella lotta al carcinoma mammario
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Si terrà dal 15 al 17 settembre il “6 Modena Breast Cancer Conference” promosso dall’Accademia Nazionale di Medicina. L’individuazione di profili genetici che predicono l’aggressività dei carcinomi mammari e le sensibilità alle terapie, la necessità di instaurare più percorsi assistenziali multidisciplinari che vadano dalla banca dei tessuti alla diagnostica molecolare, le nuove tecniche di imaging e pianificazione terapeutica interdisciplinare, l’utilizzo di tecniche avanzate di biologia molecolare e di imaging per individuare il più precocemente possibile le donne a rischio e infine la creazione di studi clinici che coinvolgano l’industria farmaceutica, i ricercatori di base e i ricercatori clinici per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci.

La manifestazione raggrupperà oltre 250 patologi, radiologi, chirurghi, oncologi medici, ricercatori clinici e ricercatori di base dai più prestigiosi istituti mondiali. Tra gli obiettivi: fare il punto sui risultati ottenuti, sulle aspettative terapeutiche ancora insoddisfatte, i progressi nelle conoscenze biologiche, le nuove terapie in sperimentazione.

Il carcinoma mammario, ricordano gli esperti, è una delle neoplasie a più elevata curabilità: in Italia a fronte di circa 40.000 nuovi casi all’anno si registrano circa 11.000 decessi tanto che oggi la probabilità di guarire per una donna a cui venga diagnosticato supera oramai il 90%.


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A cura del Prof. Massimo Vergine

L’ esercizio fisico diminuisce il rischio di tumore al seno

L’ esercizio fisico diminuisce il rischio di tumore al seno


Basta meno di un’ora al giorno di moderato esercizio fisico per abbassare del 12% il numero di casi di tumore al seno o all’intestino. La raccomandazione viene dalla fondazione no profit britannica World Cancer Research Fund, secondo cui nella sola Gran Bretagna si potrebbero evitare 5.500 vittime del cancro al seno e 4.600 di quello dell’apparato digerente.

Secondo gli esperti, che hanno formulato le raccomandazioni dopo uno studio pubblicato dal British Medical Journal sul boom della chirurgia per perdere peso, una camminata robusta o anche solo i lavori di casa fatti in maniera energica per 45 minuti sono sufficienti a ridurre sensibilmente il rischio per le donne, mentre per il tumore all’intestino è sufficiente mezz’ora al giorno: “Solo un terzo delle persone sa che l’esercizio fisico è direttamente legato al rischio di tumori – ha spiegato Rachel Thompson, capo dell’organizzazione – fare esercizio fisico non vuol dire sudare e sforzarsi ogni giorno, ma bastano alcuni piccoli accorgimenti per produrre grandi benefici”.



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Tumore al seno : al via la sperimentazione del vaccino


Notizie incoraggianti arrivano dai ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, USA: pare infatti che i risultati finora ottenuti sulla cavie da laboratorio del vaccino per il tumore al seno, abbiano dato ottimi risultati.
Il cancro al seno è la neoplasia più diffusa tra le donne, e questo vaccino potrebbe essere in grado di immunizzarle; la sperimentazione sulle cavie, ha evidenziato una notevole diminuzione di sviluppo di tale neoplasia, tanto da consentire la sperimentazione anche sull’essere umano, a partire dal prossimo anno.

Le candidate ideali per testare il vaccino, come quelle che devono assolutamente sottoporsi ad esami di prevenzione, sono donne con più di quarant’anni, con familiarità al cancro; troppo presto per sapere gli effetti collaterali del vaccino purtroppo, ma dai test eseguiti sinora, è stato evidenziato un problema con le donne in gravidanza, in quanto il vaccino potrebbe incidere negativamente sulla produzione di latte materno.

Roma e Lazio per la lotta del tumore al seno


Dopo il successo ottenuto dalla mini maratona “Race for the Cure – di corsa contro i tumori del seno” domenica 16 maggio alle Terme di Caracalla, A.S. Roma e S.S. Lazio, partner ufficiali della manifestazione, hanno voluto contribuire ulteriormente alla raccolta fondi della "Susan G. Komen Italia" donando le ultime maglie ufficiali di questa stagione per un'asta benefica.

Sul sito di eBay, accessibile da www.komen.it/asta, sono già all’asta (fino a giovedì 27 maggio) le maglie autografate della Roma provenienti dalla finale di Coppa Italia (Totti, De Rossi, Vucinic, Mexes, Juan, Riise, Toni, Pizarro, Perrotta, Burdisso e Julio Sergio) e le maglie autografate della Lazio (Rocchi, Zarate, Floccari, Ledesma e Dias) provenienti dalla partita Lazio-Udinese.

I fondi raccolti saranno utilizzati dalla Komen Italia in tutto il territorio nazionale per la realizzazione di nuovi progetti di prevenzione, di supporto e di formazione nel campo della lotta ai tumori del seno, malattia che rappresenta la principale causa di morte nella popolazione femminile e che fa registrare 37.000 nuovi casi l'anno con 11.000 decessi.


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Broccoli e germogli contro i tumori


Broccoli e germogli contro i tumori. Che consumare i vegetali della famiglia delle crucifere sia un buon modo per prevenire l’ insorgere di diversi tipi di tumore grazie ad alcuni elementi protettivi in esse contenute è ormai noto.

Ma da oggi sappiamo anche che broccoli e germogli sono in grado, una volta insorto il tumore al seno, di inibire lo sviluppo delle cellule staminali tumorali, interrompendo quindi l’ accrescersi della massa neoplastica. A rivelarlo uno studio della University of Michigan Comprehensive Cancer Center pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research.

L’artefice di tutto ciò sarebbe il sulforafano, in grado, oltre che di prevenire il cancro al seno, di uccidere le cellule staminali che danno origine alla neoplasia e che le permettono di crescere. “Il sulforafano è stato studiato in precedenza per i suoi effetti antitumorali, ma questo studio dimostra che nel cancro al seno riesce a inibire anche lo sviluppo delle staminali tumorali”, spiega Duxin Dom, che ha guidato la ricerca.

Lo studio è stato condotto in laboratorio su un gruppo di topi e ha dato risultati fondamentali perché le chemioterapie attuali non funzionano contro le cellule staminali neoplastiche, per cui il cancro può ripresentarsi e diffondersi. “Questa ricerca – spiega Max Wicha, direttore del Comprehensive Cancer Center UM – suggerisce un potenziale nuovo trattamento. Lo sviluppo di terapie che prendano di mira la popolazione di cellule staminali neoplastiche è fondamentale per combattere la patologia”. Lo studio, che “garantisce ulteriore valutazione clinica”, non è ancora stato testato sugli esseri umani.


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TUMORI:FORUM SCREENING MAMMOGRAFICO, GOVERNO CONVOCHI REGIONI IN RITARDO

TUMORI:FORUM SCREENING MAMMOGRAFICO, GOVERNO CONVOCHI REGIONI IN RITARDO

(ASCA) - Roma, 27 apr - ''Salute Donna onlus chiede pubblicamente di voler considerare l'accesso omogeneo allo screening mammografico una priorita' dell'azione di governo per i prossimi anni''. Inizia cosi' la lettera aperta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, letta oggi da Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus, in occasione del Forum Istituzionale ''Screening mammografico, un Diritto delle donne, un Dovere delle Istituzioni'' organizzato a Roma, in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale Screening e il Gruppo Italiano Screening Mammografico con il sostegno di Roche.

In particolare, nella lettera, Salute Donna chiede al Governo di ''convocare al piu' presto i rappresentanti delle Regioni che sono in ritardo nell'attuazione dei programmi di screening e fissare insieme a loro una road map che le porti ad allinearsi ai livelli nazionali entro i prossimi 5 annI''.

Infatti, ''nonostante i progressi degli ultimi anni, permane un forte squilibrio tra le aree del Nord-Centro ed il Sud del nostro paese: mentre nelle regioni del Nord e del Centro oltre l'80-90% delle donne e' invitato a fare la mammografia, nel Sud non sono nemmeno il 40% le donne invitate''.

Nella lettera Salute donna chiede anche che ''il Comitato istituito presso il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali con il compito di monitorare e verificare l'appropriatezza delle prestazioni e di certificare l'esatto adempimento degli obblighi regionali in materia sanitaria, convochi le Associazioni pazienti al Tavolo congiunto di verifica'' e, infine, di ''sollecitare tutte le Regioni a invitare Asl e medici di famiglia a promuovere attivamente l'accesso allo screening, informando le donne sull'importanza di aderire ed eseguire una mammografia ogni due anni''.


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Tumore al seno : il 30% dei cancri al seno è causato da obesità

TUMORI: 30% DEI CASI CANCRO SENO CAUSATO DA OBESITA'

(ASCA) - Roma, 26 mar - Tre casi di cancro al seno su dieci potrebbero essere evitati con uno stile di vita piu' sano. E' quanto sostiene una relazione presentata ieri alla European Breast Cancer Conference di Barcellona, di cui da' notizia il DailyMail online, dai ricercatori dell'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che hanno messo in evidenza che dal 25 al 30% delle donne inglesi a cui ogni anno viene diagnosticato il tumore alla mammella potrebbe evitarlo semplicemente adottando uno stile di vita piu' salutare a base di una dieta equilibrata e moderato esercizio fisico.

''Questi studi - afferma Carlo La Vecchia dell'Universita' di Milano - forniscono prove convincenti del fatto che bere alcolici, essere fisicamente inattivi e avere grasso corporeo in eccesso sono tutti fattori di rischio per il cancro al seno''.

Ulteriori ricerche dovranno essere effettuate, spiegano i ricercatori, per comprendere l'effettiva importanza di un peso corporeo nella norma come fattore preventivo nei confronti del cancro alla mammella: Robert Baan, esperto della IARC, ha messo in evidenza come non sia ancora chiaro se le donne gia' in sovrappeso, dimagrendo, potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, oppure se il danno a lungo termine e' gia' stato fatto.


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Torna l'OTTOBRE ROSA per la prevenzione del tumore al seno

CIVITAVECCHIA – Torna anche quest’anno “Ottobre Rosa”, la campagna di prevenzione contro i tumori al seno. Durante tutto il mese, l’off...