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Sharon Stone "Sono guarita dal cancro al seno"

Sharon Stone posa in copertina nuda a 57 anni, mostrandosi fiera della sua femminilità: "A un certo punto inizi a chiederti che cosa significhi essere sexy - ammette la diva di Basic Instinct - Significa essere consapevoli di se stessi, divertirsi e piacersi abbastanza da apprezzare la persona che sei".
L'attrice americana fa ancora parlare della sua bellezza che non è stata immune da difficoltà. La star del cinema infatti, come molte donne, ha affrontato la malattia del cancro al seno, sconfiggendola anni fa.
Sulle pagine dei tabloid più famosi la Stone ammise di aver vinto il cancro: "Il fatto è che c' è tanta gente, anche fra di voi, disposta a pagare un biglietto d' ingresso al cinema per vedere il mio seno. Mi sembra quindi un discorso interessante per tutti raccontare del grande spavento provato quando sono risultata positiva a un test per cancro ai linfonodi"
Sharon fu colpita dalla patologia all'età di 33 anni, per due volte gli esami clinici le rilevarono tracce di cancro alle ghiandole: "In pratica avevo un nodulo in ogni area linfatica del mio corpo - rivela la star del cinema -  Fortunatamente per me sono riuscita a sconfiggere il male facendo ricorso ai miei pensieri più positivi e affidandomi a cure olistiche e lo dico in senso molto personale. Mi ci sono voluti molti mesi per guarire, e quei mesi hanno cambiato la mia vita. Prima di tutto ho evitato di bere caffè: dieci giorni dopo aver smesso, già non avevo tracce di tumore in nessuna delle ghiandole linfatiche. E pensare che adoravo il caffè" .
La Stone posa disinibita per una nota copertina, mostrando ora un seno sano, che le ha procurato in passato non pochi pensieri negativi. Non a caso, superata la malattia, ha scelto negli anni di sostenere varie campagne a favore della salute pubblica. Partecipa spesso a eventi per la raccolta fondi contro l'Aids, per l' Associazione nazionale pediatrica e programma campeggi estivi per i bambini indigenti e malati di cancro. 
 
 
 
Per maggiori informazioni sul tumore del seno www.senologia.eu

LA DIAGNOSI IN SENOLOGIA

LA DIAGNOSI IN SENOLOGIA

mammografiaNelle strategie per il controllo del tumore alla mammella la fase diagnostica riveste da sempre un’importanza fondamentale: minori sono le sue dimensioni al momento della diagnosi maggiori sono per la donna le probabilità di guarigione definitiva. Probabilità che raggiungono valori vicini al 100% nel caso in cui il tumore del seno venga scoperto grazie al contributo delle indagini strumentali, quindi prima ancora di diventare clinicamente evidente, come è stato ampiamente indicato in molte e recenti segnalazioni della letteratura scientifica. Il complesso processo di sviluppo e crescita tumorale vede infatti una latenza di molti anni, durante il quale la malattia non manifesta sintomi che possono indurre il medico o la donna a sospettarne l’esistenza. In questo caso, però, segni minimi ed indiretti che possono essere rilevati dalle indagini strumentali e, in particolare, dalla mammografia. A titolo di esempio va ricordato che, quando ci si trova di fronte ad una neoplasia della mammella di un centimetro, sono mediamente trascorsi circa dieci anni dall’inizio della sua insorgenza.
La diagnosi precoce del tumore al seno  non consente solo di ottenere altissime percentuali di guarigione ma offre alle pazienti anche due altri importantissimi vantaggi: la certezza di poter essere curate con interventi sempre meno mutilanti e invasivi e, spesso, di poter evitare il ricorso alla chemioterapia.

INDAGINI DIAGNOSTICHE IN SENOLOGIA


Autoesame -(autopalpazione)

La maggior parte dei tumori viene ancora oggi scoperta in seguito al riscontro da parte della paziente della presenza di uno o più segni sospetti. Questo purtroppo avviene perché ancora molte, troppe, donne per varie ragioni non si sottopongono a controlli senologici regolari utili per cogliere la malattia in fase asintomatica. Per questo è importante che le donne siano almeno correttamente informate e imparino a conoscere il proprio seno per potersi rivolgere con tempestività al medico in caso di comparsa di noduli, alterazioni della cute, retrazione dei capezzoli, secrezioni ecc. L’esecuzione periodica dell’autoesame deve essere quindi raccomandata, senza peraltro colpevolizzare le donne che non desiderano eseguirlo, tenuto conto del fatto che può essere causa di falsi allarmi e di falsa rassicurazione e che l’evidenza scientifica oggi disponibile non ne dimostra un impatto in termini di riduzione di mortalità.

Visita senologica

È l'esame di base in senologia clinica in particolare nel caso di donne che presentano sintomi e rappresenta l'occasione per affrontare con la donna il problema del tumore della mammella. Fa parte integrante degli accertamenti diagnostici, fornendo guida alla esecuzione e aiuto alla interpretazione. Anche se eseguita da professionisti di grande esperienza, la visita senologica presenta dei limiti intrinseci nel riconoscere le lesioni tumorali di dimensioni limitate, così come non è spesso in grado di fornire indicazioni attendibili sulla natura dei reperti riscontrati. L'esame clinico deve essere quindi integrato, che in presenza di un qualsiasi reperto o segno minimamente dubbio, da altri test complementari.
Non si può peraltro affidare solo alle indagini strumentali una visione d’insieme della persona e del suo stato di salute, in relazione alla prevenzione o alla cura del tumore al seno, ma è necessario accompagnare la donna attraverso un percorso il più rassicurante possibile, del quale la visita senologica è primo passo ma anche punto di riferimento costante.

Mammografia

La mammografia, tecnica morfologica capace di esplorare la mammella in tutta la sua completezza è, fra le indagini attualmente disponibili, quella che consente di individuare il maggior numero di tumori in fase iniziale. Nonostante la sua elevata sensibilità non è per altro in grado tuttavia di identificare tutti i tumori, soprattutto nelle mammelle a maggior densità. Per tale ragione, la mammografia va ripetuta periodicamente e costantemente. Concetto, questo, che il medico dovrebbe spiegare chiaramente alle donne, per motivarle a controllarsi con regolarità evitando peraltro ansie ingiustificate. Eseguire la mammografia nelle donne di età superiore ai 35 anni è sempre opportuno in presenza di un sintomo perché permette, da un lato, di migliorare sensibilità diagnostica globale e, dall’altro, di evitare nei casi risultati inequivocabilmente benigni il ricorso alla biopsia. La mammografia è un esame privo di rischi perché viene eseguito con apparecchi dedicati, in grado di produrre ottime immagini con dosi di radiazioni molto contenute e ulteriormente ridotte con l’avvento e la diffusione della tecnologia digitale.

Ecografia

L'ecografia è una metodica basata sull’uso degli ultrasuoni e non prevede in nessun modo l’impiego di radiazioni ionizzanti. In senologia è l'esame di elezione nelle donne giovani che presentano di sintomi, come integrazione della mammografia in presenza di seno denso o di reperti dubbi e nella valutazione di impianti protesici. Nonostante il continuo evolversi della tecnologia, l'ecografia rimane ancora esame complementare alla clinica ed alla mammografia e non dovrebbe essere utilizzata come unico esame diagnostico se si eccettuano le situazioni già enunciate. Associata alla mammografia, ne incrementa la sensibilità sia su lesioni palpabili che non palpabili.

Risonanza magnetica

La risonanza magnetica della mammella si avvale di apparecchiature dotate di programmi in grado garantire l’esecuzione di uno studio panoramico dinamico di entrambe le mammella grazie all’elaborazione delle immagini precedentemente acquisite. Allo stato attuale, la risonanza non è proponibile come primo esame di diagnostica senologica ma solo come tecnica da impiegarsi ad integrazione di mammografia e dell’ecografia. Le indicazioni principali all’esame sono: lo studio di donne a rischio genetico o elevato rischio familiare per carcinoma mammario, la ricerca di eventuali altri focolai di malattia occulta in caso di lesioni già diagnosticate con tecniche tradizionali e candidate ad intervento chirurgico conservativo, la valutazione delle donne con protesi perché risulta ancor più efficace dell’ecografia per valutare l’integrità degli impianti. Il mancato rispetto di queste indicazioni riportate oltre ad ostacolare il corretto iter diagnostico, rischia di creare false aspettative da parte delle donne ed inutili e costose richieste di controlli a distanza di tempo o biopsie.

ACCERTAMENTI SUGGERITI *


Donne senza sintomi

Età inferiore ai 40 anni
Il primo test consigliato è l'esame clinico. In presenza di segni obiettivi che meritino un ulteriore accertamento diagnostico si dovrà ricorrere alla ecografia e, se necessario, alla mammografia e al prelievo con ago. Il solo controllo ecografico di routine, in assenza di segni obiettivi, non trova giustificazione. Prima di una stimolazione ormonale o di posizionamento di impianto protesico potrebbe essere utile sottoporre a mammografia la donna sopra i 35 aa.
Età 40-49 anni
In questa fascia di età i controlli sono consigliati ogni 12-18 mesi. Date le maggiori difficoltà diagnostiche, derivanti dalla maggior frequenza di seni ad alta densità, potrà essere valutato l’impiego a fianco della mammografia anche dell'esame clinico e dell’ecografia, specie in presenza di fattori di documentata familiarità per tumore mammario e/o ovarico.
Età oltre 50 anni
L’esame da raccomandare è la mammografia con periodica biennale. A fianco di questa, come per le quarantenni, potrà essere valutato l’impiego dell'esame clinico e dell’ecografia. Il prolungamento della vita media suggerisce di continuare i controlli periodici almeno fino ai 74 anni. La letteratura evidenzia un rischio di incidenza di tumore al seno significativamente superiore per le donne in terapia da almeno 5 anni, e, in alcuni studi, si ipotizza una minore sensibilità dell'esame mammografico a causa di un aumento della radiodensità delle strutture mammarie. Questi elementi sembrerebbero giustificare l’opportunità di incrementare la frequenza dei controlli (ad esempio, a intervalli annuali).

Donne con sintomi clinici

Età inferiore ai 40 anni
In rapporto alla ridotta incidenza del carcinoma mammario e quindi al modesto rischio di queste donne di esserne affette, l'esame clinico eseguito può essere sufficiente. Tuttavia, in caso di riscontro di vera patologia focale, risulta indispensabile il ricorso all'ecografia, alla mammografia ed eventualmente all’ accertamento con agoaspirazione.
Età superiore ai 40 anni
La mammografia, la visita senologica e l'ecografia, associate, consentono la diagnosi corretta della maggior parte della patologia in atto e pone al riparo dalla mancata diagnosi di carcinomi radiologicamente non rilevabili. Lo studio con ecografia è indispensabile sia in caso di non buona esplorabiltà radiologica della mammella (mammelle dense) sia in caso di riscontro mammografico o clinico di noduli di natura non chiara.
* sintesi dalle linee guida della Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario.

Per maggiori approfondimenti sulla diagnosi e terapia del tumore al seno  www.senologia.eu   a cura del Prof Massimo Vergine

L’Oréal Paris: Campagna Nastro Oro prevenzione tumore seno



L’Oréal Paris riconferma anche quest’anno l’impegno e la partecipazione all’ iniziativa, la “Campagna Nastro Oro. Il tumore al seno non si può prevenire. Si deve.” 
Per la prevenzione del tumore al seno. Dal 22 aprile al 9 maggio nei punti vendita Ipercoop e dal 13 maggio al 30 maggio nei punti vendita Supercoop, per ogni suo prodotto acquistato, L’Oréal Paris devolverà 50 centesimi alla Fondazione Umberto Veronesi, che finanzierà borse di studio per medici senologi. Non ci stancheremo mai di ripetere che quando si parla di tumore la prevenzione è fondamentale; ecco perchè iniziative come questa sono molto importanti e lodevoli. Il simbolo scelto per indicare il sostegno diL’Oréal Paris alla “Campagna Nastro Oro.

Per maggiori informazioni sulla prevenzione del tumore al seno  www.senologia.eu

I FIBROADENOMI DELLA MAMMELLA


fibroadenomi prevenzione

I fibroadenomi sono tumori benigni si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi  mammari possono essere asportati in anestesia locale, ma recidivano di frequente. Dopo aver fatto asportare diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito. Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.


ASPETTO CLINICO 

Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA 

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO

Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi. 

La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente. 

A cura del Prof. Massimo Vergine

Per maggiori informazioni sui fiboadenomi e patologie benigne della mammella vai   su:  
                                         www.senologia.eu

Tumori: morte per cancro al seno più bassa da 40 anni

TUMORI: MORTE PER CANCRO SENO PIU' BASSA DA 40 ANNI
(ANSA) - ROMA, 18 APR - In calo la mortalita' causata dal tumore al seno, che tocca il livello piu' basso da 40 anni e si attesta a 23,3 donne ogni 100mila (tenendo conto dell'invecchiamento della popolazione). Sono i dati che l'Airtum, l'associazione italiana registro tumori, presentera' la prossima settimana alla XIV riunione nazionale (in programma a Sabaudia dal 21 al 23 aprile). In Italia, prima di compiere 84 anni, una donna su 8 riceve una diagnosi di tumore al seno e una su 33 muore a causa di questa malattia (oltre 11mila decessi l'anno). Ma il dato grezzo non deve trarre ''in inganno'', come spiega Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Airtum. Se e' vero che ''nel 1970 morivano 24 donne ogni 100.000 e oggi ne muoiono piu' di 37'' bisogna pero' considerare che ''oggi la popolazione italiana e' piu' vecchia, e il tumore al seno colpisce piu' le donne in eta' avanzata rispetto alle giovani''. L'aumento della popolazione anziana, insomma, ''incrementa il numero assoluto di donne che si ammalano''. Ma standardizzando per via statistica i dati, ''cancellando l'effetto dovuto all'invecchiamento, si vede che oggi le donne muoiono meno di 40 anni fa''. Secondo l'analisi dell'associazione, nel 1970 ogni centomila donne ne morivano 24,4. Dopo un picco di aumento della mortalita' registrato negli anni Novanta (il dato grezzo saliva a 40, standardizzato a 30) oggi si assiste a una diminuzione (23,3) che rimane elevata anche senza cancellare l'effetto dell'invecchiamento della popolazione (da 40 degli 90 a 37,6 del 2006). Nel periodo analizzato (1970-2006), la mortalita' delle donne sotto i 50 anni e' rimasta stabile (7 su 100.000) mentre le maggiori variazioni si sono verificate nelle donne tra i 50 e i 70 anni. In questa fascia d'eta' nel 1970 morivano 55 donne ogni 100.000 e nel 1990 si e' raggiunto un picco di 70 decessi ogni 100.000. Poi e' cominciata una fase di calo, piu' forte al Centro Nord (in media -1,8% l'anno), meno marcata e leggermente posticipata al Sud (-1,3% dal 1993) fino ad arrivare nel 2006 a un tasso di mortalita' del 53/100.000 (56 nel Centro-Nord e 45 al Sud). Risultati ottenuti anche '''grazie ai programmi di screening'' che permettono una diagnosi precoce della patologia. (ANSA)



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Tumori: integratori aumentano il rischio di cancro al seno del 19%

ASCA) - Roma, 14 apr - Assumere integratori di vitamine e minerali quotidianamente potrebbe far aumentare il rischio di sviluppare il cancro al seno: e' quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, e pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori hanno seguito piu' di 35.000 donne di eta' compresa tra 49 e 83 anni per un periodo di dieci anni. Nel corso dello studio 974 donne si sono ammalate di cancro. Dall'incrocio dei dati rilevati su stile di vita, attivita' fisica, abitudine al fumo e alimentazione delle donne sotto osservazione e' emerso che le signore di mezza eta' che avevano assunto regolarmente gli integratori avevano fatto registrare il 19% in piu' di probabilita' di sviluppare il tumore al seno.


Per maggiori informazioni sul tumore del seno www.senologia.eu

Ricrescita del seno dopo cancro: sviluppata una nuova tecnica grazie alle cellule staminali


Salute, sviluppata tecnica per ricrescita seno dopo cancro
giovedì 12 novembre 2009 11:43


SYDNEY (Reuters) - Gli scienziati australiani hanno sviluppato una tecnica chirurgica che permetterà alle donne colpite da un tumore al seno e reduci da una mastectomia di vederselo ricrescere, con i primi test clinici che dovrebbero iniziare tra i tre e i sei mesi.

La procedura consiste nell'inserimento di una camera a forma di seno, contenente un campione di tessuto grasso femminile, sotto la pelle del petto. Un vaso sanguigno viene poi connesso al tessuto grasso, in modo da permettergli di crescere e di riempire la camera in un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi.

Il Bernard O'Brien Institute of Microsurgery di Melbourne, pioniere nella sperimentazione della procedura, ha detto oggi di sperare di riuscire a sviluppare una camera biodegradabile in due anni, che vorrebbe dire che questa, una volta riempita, si dissolverebbe.

"Abbiamo testato questa tecnica su molti tipi di animali e pertanto abbiamo fatto abbastanza test preclinici da essere fiduciosi di poter passare a sperimentarla sugli esseri umani", dice il dottor Phillip Marzella, il dirigente a capo dell'istituto.

"Nei prossimi tre-sei mesi cominceremo un esperimento pilota, una prova con cinque o sei donne solo per dimostrare che il corpo è in grado di riprodurre il tessuto grasso del seno", ha detto Marzella a una radio locale.

Marzella ha detto che la tecnica si basa sulla funzione che porta il nostro corpo a riempire autonomamente i vuoti interni, ma che una sostanza gelatinosa può essere iniettata per stimolare la crescita.

"La natura detesta il vuoto, così la stessa camera, dal momento che è vuota, tende ad essere riempita dal corpo", ha spiegato.

Le donne che si sottoporranno all'esperimento hanno subìto tutte una mastectomia o una mastectomia parziale, che ha lasciato un difetto o un problema di asimmetria dei seni. Secondo quanto rivelato da un rapporto dell'istituto sulla tecnica chirurgica, l'esperimento non porterà alla crescita di un seno intero ma solo di grasso nell'area cava, per dimostrare che la procedura è praticabile. Continua...

Questa procedura rigeneratrice potrebbe offrire alle donne un'alternativa alla ricostruzione del seno e agli impianti che seguono una mastectomia, spiega Marzella, aggiungendo che questa tecnica potrebbe essere impiegata anche per ripristinare altre parti del corpo danneggiate.

"Speriamo di poter lavorare su altri organi usando lo stesso principio, una camera d'aria che protegge e contiene cellule che crescono e recuperano la loro normale funzione", dice.

Il National Breast and Ovarian Cancer Centre australiano ha detto che la nuova procedura, se dovesse essere coronata da successo, sarebbe un importante passo avanti nel campo delle tecniche per curare il tumore al seno.

"E' un'idea davvero eccitante, in termine di ingegneria dei tessuti, per le donne che hanno subito una mastectomia", dice la dottoressa Helen Zorbas, membro dello
stesso istituto.


Inserito il 13/11/09 Prof. Massimo Vergine

Tumori al seno: basse recidive se il tumore è meno di 1 cm.


Tumori seno:se -1 cm basse recidiveLo rivela studio condotto da esperti dell'Ieo di Milano


(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Oggi e' piu' facile guarire ed evitare le recidive per il cancro al seno, quando viene scoperto di piccole dimensioni. Lo rivela uno studio, su 2.130 donne operate per tumore al seno, condotto dagli esperti dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano che ha come coautore Umberto Veronesi. Il carcinoma di diametro inferiore al centimetro, non diffuso ai linfonodi, ha un basso rischio di ripresa. Il rischio aumenta se sulla membrana delle cellule c'e' il recettore.

02 Nov 23:04

www.senologia.eu

Dalla mastectomia alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatoo enormi passi avanti: a cura di Umberto Veronesi

Dalla mastectomia completa alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatto enormi passi avanti. Come racconta un grande oncologo
La primavera fa pensare alla vita e l'azalea della ricerca, che da 25 anni in questa stagione appare nelle piazze e nelle strade per iniziativa dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è un appuntamento con la vita.

Perché dico questo? Perché questi 25 anni simboleggiati dall'azalea della ricerca corrispondono a una vera rivoluzione nella cura dei tumori femminili e a progressi quasi impensabili, risultato di ricerche avanzate che si sono poste come obiettivo la salvaguardia della vita e della salute delle donne. Dalla diffusione della chirurgia conservativa del seno alla disponibilità di trattamenti mirati, fino alla diffusione dell'assistenza psicologica alle pazienti, tutto concorre a spiegare il rapido miglioramento delle prognosi.

Vorrei cominciare dal tumore del seno, il campo in cui mi sono principalmente battuto. Qui il progresso è stato enorme e veramente in direzione della vita. Trent'anni fa la metà delle donne ammalate non ce la faceva: oggi l'85 per cento guarisce. Inoltre più di un terzo delle pazienti (un dato che mi entusiasma) arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 99 per cento.

La storia della cura del tumore mammario ha fatto registrare, in questi ultimi 25 anni, continui passi in avanti. È avvenuto grazie alle scoperte fatte negli ambiti più diversi: nella biologia, nella chirurgia, nella terapia farmacologica, nella radioterapia, senza dimenticare una diagnostica per immagini che è andata diventando sempre più raffinata e precisa.

È avvenuto anche perché si è sviluppata la capacità di comprendere la portata di alcune di queste scoperte e, soprattutto, di adattarvisi con mutamenti culturali anche molto significativi, che hanno comportato talvolta il capovolgimento di alcune impostazioni terapeutiche consolidate da anni.
Uno degli esempi più significativi è l'evoluzione della chirurgia del cancro al seno. Fino agli anni Ottanta, infatti, era ritenuta imprescindibile l'asportazione totale della mammella colpita, dei linfonodi ascellari che si supponeva potessero essere interessati, e sovente anche della mammella controlaterale.

Il risultato era una mutilazione devastante, che comportava gravi conseguenze psicologiche per la donna. Si è cominciato allora a pensare che forse era possibile asportare soltanto la parte realmente colpita e si è giunti a considerare prima l'asportazione solo della mammella interessata, poi del tumore e della zona circostante (con la quadrantectomia) e da ultimo solo della massa neoplastica, con la tumorectomia. Nel proporre per primi la quadrantectomia, i miei collaboratori ed io eravamo stati molto isolati, ed eravamo stati feriti da molte critiche.

Poi arrivarono i risultati, ottimi. La nostra ricerca aveva preso in considerazione 701 donne con tumore di diametro inferiore a 2 cm., sottoposte all'intervento tradizionale di mastectomia oppure a quello innovativo di quadrantectomia. Le seguimmo per 20 anni, e il lungo follow up ci ripagò con una notizia di contenuto rivoluzionario: il tasso di guarigione era stato identico nei due gruppi. Poi arrivarono i riconoscimenti.

C'è un orgoglio che non deriva da vanità, ma dalla coscienza di aver lavorato duramente e nella direzione più utile. Per fare quel 'bene dei malati' che è un concetto in cui io credo ancora, anche se sembra passato di moda. Lasciatemi quindi dire che mi sono sentito orgoglioso quando, nel 2002, un editoriale del 'New England Journal of Medicine' promosse in modo definitivo la chirurgia conservativa del seno.

Il passo successivo è stato quello di riconsiderare il significato e il modo di affrontare i linfonodi ascellari, un problema cruciale per la strategia di prevenzione delle metastasi. Anche qui la scelta - che ha proceduto di pari passo con la ricerca 'traslazionale', quella che porta subito i risultati al letto del malato - ha guardato in avanti e ha verificato la possibilità di un intervento conservativo. Tale è stata l'innovazione della metodica del linfonodo-sentinella, ormai adottata in tutto il mondo.
Sempre su questa strada, che si può riassumere nell'obiettivo di passare 'dal massimo trattamento tollerabile al minimo efficace', si è giunti poi alla radioterapia intraoperatoria, che ha un doppio vantaggio: quello di poter essere somministrata durante l'operazione, quando la zona da irradiare è ancora allo scoperto (quindi con grande precisione ed efficacia) e quello di poter concentrare la dose efficace in una sola seduta, evitando disagevoli trasferimenti alle pazienti che abitano lontano dall'ospedale, e dribblando l'ostacolo costituito, in molte regioni, dalla scarsità delle strutture di radioterapia.

Siamo infine arrivati al progetto Roll, acronimo inglese che sta per 'Radioguided Occult Lesion Investigation'. È la più moderna tecnica di asportazione chirurgica dei tumori del seno non palpabili: una piccola quantità di tracciante radioattivo viene iniettata nella zona da operare, che viene successivamente rimossa chirurgicamente grazie alla guida di una sonda che capta la radioattività. All'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, di cui sono il direttore scientifico, sono state già operate così oltre mille (e sottolineo) pazienti.

Le ricadute di questo nostro lavoro vogliamo metterle a disposizione di tutto il mondo, e in particolare dei paesi che hanno meno opportunità di cure avanzate. Come l'Egitto, dove la mia Fondazione e la Scuola Europea di Oncologia hanno lanciato una campagna di prevenzione del tumore del seno in collaborazione con l'Ambasciata italiana e con l'Ospedale italiano Umberto I del Cairo. Una delle caratteristiche di questa campagna è il coinvolgimento attivo della comunità, proprio quel concetto di Welfare Community fondato su un tipo di società che impara ad aver cura della propria salute: l'autopalpazione del seno viene insegnata a giovani donne-medico egiziane, che poi educano le donne locali a questa tecnica e le istruiscono a chiedere la visita all'Ospedale Umberto I in caso di sospetti. In un paese a prevalenza islamica, che si trova a fare i conti con storici ostacoli culturali, questa rete di donne ha tutte le caratteristiche per poter funzionare.

Anche per gli altri tumori femminili i progressi degli ultimi 25 anni sono stati significativi: voglio ricordare innanzitutto la netta diminuzione dei tumori del collo dell'utero, grazie alle grandi campagne informative sul pap test. Ormai l'esame periodico è passato nella cultura collettiva, e fin da giovanissime le donne sanno che si tratta di un esame strategico per la salvaguardia della vita e della salute: le piccole lesioni precancerose vengono operate con risultati positivi al 100 per cento, proprio perché scoperte in tempo.

Adesso all'arma preventiva del pap test è andata ad aggiungersi una delle migliori scoperte degli ultimi anni: la messa a punto di un vaccino contro il papillomavirus, che si trasmette con i rapporti sessuali ed è responsabile della quasi totalità dei tumori del collo dell'utero. Un grande passo avanti è stata la decisione, presa tre anni fa dal ministero della Salute, di vaccinare tutte le dodicenni, e sicuramente tra non molto si vedranno i risultati di questa grande campagna di prevenzione. Noi dell'Istituto Europeo di Oncologia abbiamo voluto dare una mano con un progetto che è nello stesso tempo d'interesse clinico e d'interesse scientifico, vaccinando cioè mille ragazze di 18 anni dell'area milanese, e seguendole poi gratuitamente per cinque anni.

Nel fare il bilancio dei progressi compiuti negli ultimi 25 anni, non si può dimenticare il ruolo della genetica. I test genetici, soprattutto, appaiono come una delle strade del futuro per fare prevenzione. Ci sono adesso test genetici per varie malattie. Nel campo dei tumori femminili, ricordo il caso della predisposizione ai tumori della mammella per la mutazione dei geni Brca 1 e 2, che sono utilissimi per la definizione del rischio. L'unico problema di questi test è il loro costo, reso alto perché coperto da brevetto. Bisogna fare un grande sforzo di ricerca per seguire l'esempio dell'Ifom di Milano, che ha messo a punto per il rischio di tumore del seno un test genetico che cosa dieci volte di meno di quello in commercio, e che dà la risposta in sole 48 ore.
Il valore principale della conoscenza del fattore di rischio, come appunto il Brca 1 e 2, è la possibilità di prevenire la comparsa di una malattia. Per fare un esempio, uno studio che sta per iniziare all'Ie è quello di trattare le ragazze positive al test con un principio attivo, la ferentinide, derivata dalla vitamina A che in uno studio precedente ha dimostrato di ridurre il rischio di tumore mammario nelle giovani donne.

I farmaci, infine. È un campo in cui è cambiato tutto, grazie all'applicazione delle conoscenze biolemolecolari. Si è passati da una strategia in cui si cercava di distruggere le cellule neoplastiche con farmaci antiproliferativi che agivano però su tutte le cellule, a molecole che invece individuano i punti deboli o comunque le caratteristiche peculiari delle cellule cancerose, e colpiscono solo quelle.

Sono i farmaci 'intelligenti', e mai definizione è stata più appropriata. Va da sé che gli effetti collaterali delle terapie sono assai minori. L'ultima frontiera, la più avanzata, sarà quella delle terapie dirette contro le cellule staminali dei tumori. È una strada molto promettente. Il futuro continua.
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Lilt, un concerto contro il tumore al seno

Salute

Una serata di sensibilizzazione in Cittadella

Lilt, un concerto contro il tumore al seno

di G.G.


Venerdì 30 ottobre,
presso la Cittadella di Alessandria, alle 20, si terrà un concerto, eseguito dall’Orchestra Classica di Alessandria, promosso dalla Lega Italiana Tumori.
La LILT, tra le sue missioni, ha quella di prevenire e diagnosticare precocemente le neoplasie, attivando visite ambulatoriali, all’interno dell’Ospedale S.S. Antonio e Biagio, completamente gratuite per tutto l’anno.

I primi ambulatori di Senologia e di Ginecologia divengono operativi per la prima volta nel 1994, anche se già dal 1985 si effettuano visite di senologia gratuite. Ad oggi gli ambulatori sono 7: Senologia, Ginecologia, Dermatologia, Counselling riabilitativo, Psico-Oncologia, Dietologia e Oncologia, Maxillo Facciale.

Le prestazioni mediche sono Pap-test e Pap-net per prevenire i tumori al collo dell’utero, visite senologiche per quelli della mammella, mappatura nei con videotermatoscopio per quelli della cute, poi ancora visite al cavo orale, di counselling riabilitativo, psico-oncologiche, di dietologia oncologica e corsi di dissuefazione dal fumo.

L’attività dal 2007 ad oggi è intensa e in continuo aumento. Infatti si è registrato un incremento significativo del numero delle visite effettuate: l’Ambulatorio di Senologia è passato da 1.100 visite nel 2007 alle 1.170 nel 2008 fino ad arrivare a 697 solo al 12/10/2009.

L’ambulatorio di Dermatologia è passato da 1.395 visite nel 2007 a 1.480 nel 2008 fino alle 1.631 al 12 ottobre. Sono ambulatori considerati “il fiore all’occhiello” della Nostra città, tanto che, per far fronte alla forte richiesta di visite, sono attivi con frequenza giornaliera e contano su un organico di 3 medici specialisti per la Dermatologia e 5 per la Senologia.

Oltretutto le spese di gestione degli ambulatori sono solo l’1,77% del totale delle spese, poichè i medici svolgono le prestazioni gratuitamente e sono inseriti tra i volontari della LILT, essendo quest’ultima un’Associazione di volontariato, qualificata come ONLUS.

Non solo: il lavoro della LILT in certi casi supplisce alle mancanze e integra i servizi offerti dall’ASO di Alessandria: ad esempio Ë l’unica struttura della Provincia a disporre del Videodermatoscopio, macchinario utile alla prevenzione del tumore della cute e svolge bimensilmente Pap-test, servizio non più offerto dall’Azienda Ospedaliera alessandrina.

Prevenzione nei tumori femminili

“Negli ultimi anni, rispetto ai tumori femminili si sono registrati maggiore sopravvivenza, più agevole accesso alle cure e migliore qual...