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Estée Lauder e AIRC uniti per sconfiggere il cancro

Estée Lauder e AIRC uniti per sconfiggere il cancro

Partirà a ottobre la Campagna BCA (Breast Cancer Awareness) dedicata alla prevenzione e alla cura del tumore al seno di Estée Lauder Companies e AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). Madrina della campagna Ant
Prenderà il via a ottobre la XXIII edizione della Campagna BCA, Breast Cancer Awareness, dedicata alla prevenzione del tumore al seno di Estée Lauder Companies, che quest’anno per la prima volta ha come partner AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Creata nel 1992 da Evelyn H. Lauder con il lancio dell’iniziativa Nastro Rosa, ormai simbolo universale, con la missione della sconfitta dei tumori alla mammella attraverso l'educazione e la ricerca medica, è attualmente, attiva in più di 70 Paesi, raccogliendo oltre 55 milioni di dollari per sostenere la ricerca globale, servizi educativi e medici.

Negli ultimi 20 anni, la Breast Cancer Research Foundation (BCRF) ha dedicato quasi 42 milioni di dollari di finanziamenti a 166 progetti di ricerca in tutto il mondo. Oltre alle donazioni private, i fondi sono stati raccolti attraverso iniziative dei dipendenti, vendite di prodotti del Gruppo e contributi da molti brand di Estée Lauder. The Estée Lauder Companies Italia quest’anno ha scelto di sostenere per la prima volta AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, da 50 anni impegnata a finanziare la migliore ricerca oncologica. In questi anni la ricerca ha fatto passi da gigante nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e della cura dei tumori femminili, contribuendo a migliorarne la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, portandola fino all’87% per il tumore del seno.

I dati relativi all’incidenza sottolineano però che, nonostante le buone notizie, la guardia non va abbassata: si stima che ogni anno 48 mila donne in Italia vengano colpite da tumore alla mammella (Fonte: AIOM e AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2014).

Madrina italiana della campagna è Antonella Clerici che ricorda come si è avvicinata alla missione di AIRC: “Molti anni fa Sandra Mondaini mi passò il testimone di madrina dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Da subito ho accettato questo ruolo con grande entusiasmo. Oggi sono molto orgogliosa di rinnovare il mio impegno con la campagna italiana Nastro Rosa di Estée Lauder in favore di AIRC”.

Quest’anno Estée Lauder Companies Italia sosterrà l’attività di AIRC, devolvendo 5 euro per ogni prodotto venduto nel mese di ottobre.
 
Per maggiori informazioni sul tumore al seno vai su www.senologia.eu
a cura del prof. Massimo Vergine

TUMORE AL SENO: ORMONOTERAPIA E QUALITA' DI VITA

Su 31.000 nuovi casi di tumore della mammella, che si registrano all’anno in Italia, circa 2.000 riguardano giovani donne di età inferiore ai 40 anni. Significativo è l’aumento della sopravvivenza da questa malattia grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e delle modalità terapeutiche e l’ impegno clinico teso al recupero della qualità di vita delle donne colpite da questa malattia.

L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE) da tempo ha dato vita al PROgetto MEnopausa e TErapie Oncologiche – PROMETEO: Centro di diagnosi e cura dei sintomi e segnali di menopausa nelle donne sottoposte a trattamenti oncologici. Infatti l’utilizzo di farmaci per la terapia ormonale del tumore della mammella, come il Tamoxifene o Inibitori dell’Aromatasi, è da un lato indispensabile nella cura, in quanto garantisce un’importante riduzione della recidiva, ma dall’altro lato comporta rilevanti effetti collaterali, primo fra tutti la menopausa precoce ed i sintomi ad essa correlati.

“Il Centro PROMETEO è uno dei rari Centri Specialistici in Italia che si prende cura delle donne con malattia oncologica pregressa o in atto – spiega il Dott. Luciano Mariani Responsabile degli ambulatori ginecologici dell'Istituto Regina Elena - La nostra attenzione è rivolta soprattutto alle donne in cui lo stato di menopausa viene indotto direttamente o indirettamente dai trattamenti per la cura della patologia neoplastica ed è strutturato in senso multidisciplinare.” Il 30 gennaio prossimo, si svolgerà a Roma presso l’Istituto Regina Elena un incontro tra esperti di fama mondiale, tra cui il prof.Jack Cuzick, Professore di epidemiologia al Wolfson Institute of Preventive Medicine di Londra, tra i massimi esperti mondiali in metanalisi sui principali temi oncologici e di prevenzione, occasione di un serio confronto tra oncologi e ginecologi su queste tematiche a cavallo tra le due specialità. “Il cancro della mammella - spiega il Dott. Enrico Vizza, Direttore della Ginecologia Oncologica IRE - rappresenta oggi, nonostante i significativi progressi nel campo della prevenzione, della diagnosi e del trattamento, un evento traumatico per qualsiasi donna.”

Il trattamento ormonoterapico adiuvante (con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi), prolungato nel tempo, è indispensabile nella cura del cancro della mammella. Se l’utilizzo di questi farmaci garantisce un’importante riduzione della recidiva, rilevanti effetti collaterali gravano sulla qualità di vita della donna. I più importanti riguardano la comparsa della menopausa precoce ed i sintomi ad essa correlati, tra cui quelli vasomotori (sudorazioni, vampate), disturbi del sonno e concentrazione, disturbi della sessualità, del tratto uro-vescicale, osteoporosi ed altri ancora. Questi sintomi, o le paure legati ad essi, sono motivo di grande ansia nella donna e di richiesta di continue consulenze. “Le donne operate per carcinoma della mammella – afferma la Dott.ssa Patrizia Vici, responsabile dell’SSO sul carcinoma della mammella, Oncologia Medica B dell’Istituto Regina Elena - fortunatamente hanno una lunga aspettativa di vita, e pertanto l’obiettivo di noi oncologi è quello di ottenere la migliore qualità di vita possibile per queste donne. E’di grande rilevanza, quindi l’'individuazione e la gestione "corretta" degli effetti collaterali, a breve e lungo termine, noti e meno noti, delle terapie "precauzionali" utilizzate in questi casi, nonché la conoscenza di altre problematiche emergenti, quali le interferenze farmacologiche causate da alcuni farmaci di supporto. Ad esempio alcuni antidepressivi, possono interferire pesantemente con l'efficacia di alcune terapie oncologiche “ormonali”, oppure, la presenza di alcune varianti geniche individuali possono controindicare la scelta di uno specifico trattamento. Non meno importante è la collaborazione con altri specialisti, in particolare i ginecologi, che si trovano frequentemente a gestire le nostre pazienti sulle problematiche "ginecologiche" e non, quali secchezza vaginale, riduzione della libido, aumento di peso, algie osteoarticolari e osteoporosi, depressione, vampate etc. affinché vengano effettuate prescrizioni congrue e non dannose per la paziente. Oggi è possibile fare molto per queste pazienti e per i molteplici sintomi che rilevano.”

Il prof. Silverio Tomao, oncologo medico dell’Università la Sapienza di Roma, ribadisce “l’importanza di instaurare una collaborazione multidisciplinare tra oncologi medici e ginecologi e, ancora, psicologi/psichiatri ed eventuali altre competenze coinvolte nella complessa gestione di queste pazienti. L’aumento significativo della sopravvivenza di queste donne ha infatti modificato, in parte, la filosofia di approccio di noi medici e, auspicabilmente, tale approccio sarà sempre più mirato anche alla qualità di vita delle pazienti e non esclusivamente alla sopravvivenza. ” “Nelle giovani pazienti, - sottolinea il Dott. Enrico Vizza - la scelta del trattamento chemio-radioterapico deve considerare le possibili ripercussioni che si possono determinare sulla fertilità della donna stessa. Al momento attuale la preservazione della fertilità si avvale della crioconservazione, della vitrificazione degli ovociti oppure della crioconservazione del tessuto ovarico, che rappresenta uno degli obbiettivi più ambiziosi della ricerca, in quanto può permettere una gravidanza futura a donne affette da malattie oncologiche.” “Questa giornata di studio – afferma il Prof. Francesco Bevere, Direttore Generale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano - rappresenta pienamente la missione principale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, sempre orientata a valorizzare le capacità tecnico professionali dei nostri specialisti e dei nostri ricercatori, l’appropriatezza clinica delle nostre cure e l’innovazione tecnologica, ponendo nel contempo la massima attenzione al rispetto dell’integrità e della dignità della persona, ed al miglioramento della qualità della vita delle donne dopo una malattia così importante. Siamo abituati ad accompagnare le persone in ogni momento del loro difficile percorso.”

Diagnosi di tumore della mammella: in alcuni casi utile alternare risonanza magnetica e mammografia


Diagnosi di tumore mammario: può essere utile per le donne ad alto rischio alternare la mammografia all’MRI ?
gen 12th, 2010 |

Ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas negli Stati Uniti, in occasione del 31esimo CRTC-AACR San Antonio Breast Cancer Symposium, hanno presentato i risultati di una ricerca sull’importanza del’impiego della risonanza magnetica per immagini ( MRI ) alternata, ad intervalli di sei mesi, alla mammografia, nell’individuazione del tumore alla mammella.

La MRI è conosciuta per essere un esame più sensibile, rispetto alla mammografia, nell’individuazione dei tumori al seno, con una percentuale di accuratezza che va dal 71 al 100% rispetto al 16-40% della mammografia.

I test di screening da effettuare annualmente nelle donne ad alto rischio dovrebbero pertanto comprendere: mammografia alternata a risonanza magnetica, e un esame clinico del seno.

I Ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center, si sono posti l’obiettivo di verificare i vantaggi nell’eseguire una mammografia e dopo 6 mesi la risonanza magnetica, con l’obiettivo di uno screening a cadenza semestrale.

Nello studio pilota, i Ricercatori hanno condotto una revisione retrospettiva dei dati di 334 donne ad alto rischio di sviluppare tumore al seno, che avevano preso parte al Programma di screening nel periodo 1997-2007 presso il MD Anderson Cancer Center. Le donne erano state sottoposte a cicli di screening, includendo in questo studio anche le donne ad alto rischio di tumore ovarico, le donne che a seguito di biopsia presentavano atipia o carcinoma lobulare in situ, le donne con una pregressa storia di tumore al seno, e le donne con una percentuale di rischio di sviluppare cancro al seno del 20% o superiore. Di questo gruppo, il 26%, cioè 86 donne ad alto rischio di sviluppare tumore mammario, è stato sottoposto allo screening alternato ( mammografia / risonanza magnetica ); il 46% ha completato la prima fase di screening con MRI, il 28% ha completato il secondo ciclo, il 13% ha eseguito i 3 cicli, e il 4% ha completato i 4 cicli previsti. Le altre 248 donne sono state sottoposte ad un intervento preventivo di mastectomia oppure a trattamento con chemioterapici.

Tutte le partecipanti allo studio hanno eseguito, ogni 6 mesi un esame clinico del seno.

Il periodo osservazionale mediano è stato di 2 anni con un range da 1 a 4 anni.

Tra le 86 donne sottoposte al programma di screening che prevedeva l’alternarsi tra mammografia e MRI sono stati individuati, 9 tipi di cancro diversi ( 5 casi di carcinoma duttale invasivo, 3 casi di carcinoma lobulare invasivo e 2 casi di carcinoma duttale in situ ). Cinque di questi tipi di tumore ( 55% ) sono stati identificati solo mediante risonanza magnetica e non mediante mammografia, 3 dei 9 tipi di tumore ( 33% ) sono stati identificati sia mediante risonanza magnetica che mammografia, solo 1 tipologia di tumore ( 11% ), della dimensione di 1mm, non è stata individuata da entrambi i metodi di screening.

Da notare che nessun tipo di tumore è stato rilevato con la sola mammografia.

Dallo studio è emerso che la risonanza magnetica per immagini permette di identificare la maggior parte dei tumori a differenza della mammografia. Inoltre è stato notato che 5 degli 8 tumori, individuati mediante risonanza magnetica,non erano stati individuati, 6 mesi prima, con la mammografia che aveva dato esito negativo o aveva segnalato la presenza di formazioni benigne.

Secondo i Ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center sarebbe più vantaggioso per le pazienti sottoporsi a screening eseguendo la risonanza magnetica per immagini, prima della mammografia, al fine di rilevare anche le più piccole lesioni. ( XagenaForum2009 )

Per approfondimenti sul tumore del seno www.senologia.eu

“Apprendere tecniche di autoipnosi migliora la qualità della vita dei pazienti con diagnosi di tumore al seno “ . A sostenerlo è un interes...